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<title>Roberto Carvelli</title><link>http://www.carvelli.it/dblog/</link>
<description>Roberto Carvelli</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[Il Suo regalo di Mezzanotte]]></title>
	<description><![CDATA[<a href="http://&lt;object width=" height="340">
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	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2171]]></link>
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	<dc:date>2010-03-08T09:09:24+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Inutile finestra]]></title>
	<description><![CDATA[Ottenuta altra proroga. Un gatto mi attraversa la strada mentre sono in moto a 100km/h sulla Palmiro Togliatti. Tocco forse leggermente la coda o le zampe posteriori ma lo vedo fortunatamente per entrambi, sgattaiolare (morfologia del linguaggio!) nel verde &quot;bonificato&quot; dall'ex Casilino900. A parte questa piccola fuga (sarebbe stata davvero una beffa) per andare a vedere lo spettacolo di Baliani da Tabucchi (Piazza d'Italia) al Teatro Quarticciolo non ho fatto altro che stare sdraiato a letto per la caviglia. Visti: <em>Dottor Stranamore</em>, un film ceco di cui non ricordo il nome, <em>Il sangue dei vinti</em>, ed <em>Eros</em> di cui linko qui sotto la bella sigla dedicata da Veloso a Il Maestro Michelangelo Antonioni il cui episodio &egrave; scritto malissimo. Ho avuto sempre un'impressione del regista ferrarese da <em>Identificazione di una donna</em> in qua: che si sia concentrato sul tema della donna (il titolo non &egrave; casuale) cogliendo particolari ma sottintendendo - purtroppo poco credibilmente - universi. E' come se intuisse ma non avesse strumenti per dire. E' come se sapesse ma non sapesse dire e questo &egrave; problematico se non &egrave; chiaro che il film &egrave; problematico (vedi di nuovo il titolo dichiarativo). Anche l'episodio del film a pi&ugrave; film di Antonioni contiene piccole non-verit&agrave;, problematicit&agrave; rivestite d'intuizione. Il risultato &egrave; nichilismo e inettitudine amorosa. Nulla che ci porti pi&ugrave; avanti o pi&ugrave; indietro, in una zona scura in cui sviscerare il magma che non erutta. In definitiva a parte la bellezza rotonda e imperiale&nbsp;di Luisa Ranieri poco altro rimane per pensare qualcosa di utile o in corsa verso la necessit&agrave;.<br /><a href="http://&lt;object width=" height="344">
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	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2170]]></link>
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	<dc:date>2010-03-08T08:21:57+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
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	<title><![CDATA[Lucio Piccolo (ancora da Dea)]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font face="Tahoma" size="3">Mobile universo di folate <br />di raggi, d&rsquo;ore senza colore, di perenni <br />transiti, di sfarzo <br />di nubi: un attimo ed ecco mutate <br />splendon le forme, ondeggi&agrave;r millenni. <br />E l&rsquo;arco della porta bassa e il gradino liso <br />di troppi inverni, favola sono nell&rsquo;improvviso <br />raggiare del sole di marzo. </font></p>
<p><br /><strong><font size="3">Lucio Piccolo</font></strong>&nbsp; </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2169]]></link>
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	<dc:date>2010-03-05T16:33:36+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[And so it is just like you said it would be ]]></title>
	<description><![CDATA[<a href="http://&lt;object width=" height="344">
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	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2168]]></link>
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	<dc:date>2010-03-05T08:35:39+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Vi espongo i fatti (6)]]></title>
	<description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3"><u>Tex-Mex</u></font></h2>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify">&nbsp;</p>
<p><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">La prima sera che sono usciti, Carlo ha portato Anna in un locale tex-mex. Una scelta curiosa, c&rsquo;&egrave; da convenirne. Forse persino audace. In tutti i casi una scelta un po&rsquo; giovanile. Ma Carlo <i>&egrave;</i> giovane. Il problema semmai &egrave; Anna, il suo disagio, la sua completa impreparazione a una Anna che esce con un ragazzo che in definitiva pensa a lei in un certo modo. Impossibile equivocare. In ogni caso quella sera fortunatamente ha scelto una mise decisamente adatta e l&rsquo;ingresso in una festa di coppiette trentenni o poco meno non la mette a disagio pi&ugrave; di tanto.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Intanto c&rsquo;&egrave; da dire che ci ha pensato un bel po&rsquo; prima di dire s&igrave;. Ha pensato ovviamente alla differenza di et&agrave; e ne ha parlato anche a Carlo che con la forza ottusa e sorda della sua et&agrave; &egrave; riuscita a convincerla che non ha poi tutta questa grande importanza. Che &egrave; un tema pi&ugrave; sociale che vitale (non gli &egrave; venuta una parola migliore ma voleva dire <i>reale</i>). Pi&ugrave; che convincerla bisognerebbe dire che l&rsquo;ha stremata di insistenza. Insomma sono usciti: Anna ha detto un suo s&igrave; non convinto ma interlocutorio e a scadenza (&ldquo;una sera tanto per vedere come va&rdquo; ha detto a una sua amica, una mia amica ovvero Sara). </font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Quanto ci aveva impiegato a dire di s&igrave;? Vediamo: due settimane? Forse tre. Un aperitivo con amici? No, due. Carlo nell&rsquo;ordine le ha proposto: concerto, cinema, cena a casa sua, cena in una pizzeria molto economica dalle parti di casa sua (anche questo un colpo basso che non va a segno). Anna deve aver pensato che la casa di Giuseppe comparisse un po&rsquo; troppo, come se fosse uno sfondo fisso delle varie proposte di uscita. Prefigurando un<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>possibile seguito troppo intimo? Forse s&igrave; ma non ne ha fatto un tema di riflessione troppo insistita.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Eppure Anna alla morte del marito a un certo punto ha messo in conto un ritorno a un&rsquo;epoca aurea della sua vita prima di Augusto &ndash; vita tutto sommato di breve corso ma che lei ricorda significativa &ndash; fatta di storie veloci e spensierate, con un sesso rapido nell&rsquo;esecuzione e nell&rsquo;architettura. Un discorso che tutto sommato mette in relazione con la politica di quegli anni e per questo ora tende a dimenticarlo o a metterlo in una sezione speciale della sua esperienza di vita.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify">&nbsp;</p>
<p><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">La prima sera, dunque, Anna &egrave; con Carlo in un locale messicano. Ai tavolini coppie giovani, comitive che non superano i trentacinque anni. Lei dovrebbe essere a disagio ma, per incoscienza &ndash; la stessa con cui ha accettato l&rsquo;invito &ndash;, non<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>lo &egrave;. Poco prima di uscire si &egrave; guardata attentamente allo specchio a tutta figura della camera da letto e si &egrave; data una decina di anni di meno. Giusto &egrave; stato non indossare i jeans che spesso alla sua et&agrave; rischiano di evidenziare una ricerca stucchevole di camuffamento. Sensato &egrave; stato non eccedere nel decollet&eacute; e nelle trasparenze. Dignitosa la ricerca di un colore, qualcosa che desse un segno di leggerezza, di disinvoltura. Turchese non &egrave; il colore di quell&rsquo;anno. Forse turchese non sar&agrave; mai il colore di un anno ma forse proprio per questo non rischia di essere demod&eacute;. Il grosso lo aveva fatto: la scelta di dire s&igrave;, di accettare e basta l&rsquo;invito. Una piccola carica di ottimismo e di incoscienza.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Siedono a un tavolino come tutte le altre coppie. Giovani per effetto di quella normalit&agrave;. Giovani per conseguenza di quell&rsquo;essere mascherati fra coppie tutte concentrate nel essere a due o nel divertimento di una cena goliardica a celebrazione di un&rsquo;amicizia cementata attorno a una condivisione. Chi erano quei gruppetti? Universitari? Colleghi? Gente che si conosceva bene, in ogni caso. Familiarit&agrave; traslata su un tavolo imbandito di esotismo, piatti da spiegare, commentare, riferire a viaggi fatti o da fare. Un piccolo teatro che garantiva a Carlo e, specialmente, ad Anna l&rsquo;anonimato di cui aveva bisogno un&rsquo;uscita per certi versi imbarazzante. O almeno questo era il suo punto di vista. </font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify">&nbsp;</p>
<p><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Si pu&ograve; dire che la birra messicana &egrave; per lo pi&ugrave; imbevibile. Sto parlando dal punto di vista di Anna. &ldquo;Ti sembro una da fette di limone nel collo di una bottiglia di alcol sciacquettato?&rdquo; una volta le ho sentito dire e credo che non abbia mancato di ridire cose simili a un Carlo a quel punto disposto a convertirsi a un semplice <i style="mso-bidi-font-style: normal">capsula viola</i> o a un <i style="mso-bidi-font-style: normal">corvo</i> senza nessun imbarazzo ideologico o bisogno di congruit&agrave; geografica. Eccoli che sorseggiano vino, un&rsquo;etichetta molto commerciale, e poi enchiladas, burritos, quesadillas (tutta roba yankee mex), carne e peperoni per un conto che non senza fatica pagher&agrave; Carlo soprattutto affinch&eacute; il tema della differenza di et&agrave; non possa diventare &ndash; &egrave; una cautela di Anna &ndash; una suggestione di ruoli genitoriali. Di cosa parlino a tavola non &egrave; dato sapere. Se lo chiedessero a Carlo direbbe &ldquo;di tutto&rdquo; mentre Anna riassumerebbe in un bel &ldquo;niente&rdquo; il suo &ldquo;tutto&rdquo;. E deve essere il solito discorso del bicchiere mezzo pieno o vuoto a seconda del punto di osservazione.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify">&nbsp;</p>
<p><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Ora stanno uscendo. Al momento del conto &ndash; poco prima, come si conviene &ndash; Anna ha chiesto al cameriere dove fosse il bagno per dare la possibilit&agrave; a Carlo di essere galante e/o adulto e ora Carlo &egrave; al tavolo che rimesta nel portafogli per capire se usare una carta o il contante. Sceglie la prima e attende il foglietto per lo scarabocchio della firma.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Escono dal locale con Anna sorridente e Carlo gongolante. Gentilezza contro aspettativa. La conclusione &egrave; un viaggio allegro verso casa di Anna che sembra preludere a un seguito ma questo &egrave; solo il punto di vista di Carlo. Per Anna la serata pu&ograve; finire cos&igrave;. Con un po&rsquo; di risate, cordialit&agrave; e basta.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Che begli occhi che hai? &ndash; chi parla &egrave; Carlo.</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Davvero pensi...?</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Meee <i>(simula un pulsante)</i> risposta sbagliata. Dovresti dire &ldquo;sono per sedurti meglio&rdquo;...</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Dovrei dire &ldquo;per vederti meglio&rdquo;, la fiaba &egrave; cos&igrave;.</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Vedo che, nonostante le scuole cattoliche, Cappuccetto Rosso non fa parte della tua educazione sessuofobica... </font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">No, in effetti, non ne fa parte. Perch&eacute; dici sessuofobica?</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Perch&eacute; finch&eacute; la leggevo da bambino mi &egrave; sembrava una storia organizzata per farci odiare gli animali, poi mi &egrave; sempre sembrata una allegoria razzista... la differenza quelle cose l&igrave;. Qualche anno fa, mentre la leggevo a un nipotino ho avuto una rivelazione e ho capito che in realt&agrave; &egrave; una storia che vuole mettere in guardia le bambine inesperte dalle aggressioni di uomini malintenzionati. <i style="mso-bidi-font-style: normal">Che mani grandi? Che bocca spaventosa?</i> Mi sembrano tutte metafore di un pericolo sessuale.</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Anna sorride. La macchina si ferma: sono arrivati sotto casa di lei. Anna ringrazia e dice &ldquo;sono stata bene&rdquo; che &egrave; una frase che forse una donna non dovrebbe mai dire a un uomo la prima sera se non &egrave; sicura che ne possa seguire una seconda e, soprattutto, se non vuole rischiare una coda finale. Meglio dire &ldquo;sono stanca/ ho un gran sonno/ domani mi devo svegliare un po&rsquo; prima&rdquo; frasi che non offendono. Che chiudono con cortesia. Che non mettono in discussione la serata o in dubbio una successiva.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify">&nbsp;</p>
<p><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">&ldquo;Sono stata bene&rdquo; &egrave; al limite una frase che va detta fuori dalla macchina, chiudendo lo sportello. Ma Anna l&rsquo;ha detta ancora in macchina e atteso un po&rsquo;. Quel minimo che a una persona intraprendente come Carlo venisse alla mente e allo stesso tempo all&rsquo;esecuzione di un tentativo di bacio che Anna accetta in prima. Ma poi subito interrompe sgusciando dalla macchina.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Grazie ma vado.</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Spero di non aver sbagliato qualcosa&hellip; <i style="mso-bidi-font-style: normal">(Anna che &egrave; gi&agrave; fuori e ora sta socchiudendo lo sportello fa per rispondere nella fessura d&rsquo;aria tra macchina e cielo).</i></font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span new="" times="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">No, va bene. Vado per&ograve;. </font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Terribile, se ci pensate, l&rsquo;uso di quel &ldquo;per&ograve;&rdquo;. Non poteva farne a meno? A Carlo pesa come uno schiaffo. E deve essere anche il modo in cui &egrave; stato pronunciato. La guarda sgattaiolare nel portone e pensa &ldquo;mai pi&ugrave;, non la rivedr&ograve; mai pi&ugrave;&rdquo;. Pensa. Ma forse dovrebbe augurarsi piuttosto. Ma siamo cos&igrave; stupidi noi esseri umani (specie se di genere maschile e ancora in attivit&agrave; riproduttiva! Ovvero? Ovvero che stupidi noi maschi di tutte le et&agrave;).</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2167]]></link>
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	<dc:date>2010-03-04T15:07:16+01:00</dc:date>
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<item>
	<title><![CDATA[Inizia così]]></title>
	<description><![CDATA[<a href="http://&lt;object width=" height="344">
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	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2166]]></link>
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	<dc:date>2010-03-04T09:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[E' morto Calvino o forse no]]></title>
	<description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">Ieri ho assistito alla lettura della lezione americana di Calvino dedicata alla leggerezza, la pi&ugrave; citata e forse conosciuta. Leggeva Fabrizio Bentivoglio, introduceva Alessandro Piperno. E sono stati entrambi bravi. Interessante l’intervento di Piperno che ha ragionato su vita (e anche morte) e letteratura nei loro reciproci intrecci. A volte paradossali. E il caso di Calvino che ci lascia nell’atto d’ultimare una lezione sulla fine. A ben vedere ognuno ha la vita che si merita. E la morte, pure. A ben vedere il Caso-Calvino (e parlo qui della morte) &egrave; corrispettivo sub specie sistematicit&agrave; del Caso-Balzac o del Caso-Proust. Scrivere &egrave; in definitiva uno degli atti di hubrys meno riconosciuti - </font><font face="Times New Roman" size="3">o pi&ugrave; tollerati, se preferite. Ma veder giocare con le cose del mondo, veder creare mondi agli dei non &egrave; mai piaciuto. Lo pensiamo anche da atei? Da agnostici? Possiamo confessare anche dal punto di vista delle confessioni meno deistiche che non porta bene tirare i dadi del mondo? Giocare le fish della letteratura sul tavolo della vita? </font></p>
<p> </p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">Sparare su Calvino &egrave; diventato negli ultimi tempi uno degli sport pi&ugrave; in voga. In voga &egrave; il concetto anche di un Calvino disimpegnato (l’ultimo) di contro a un Calvino impegnato (vale la pena approfondire leggendo il libro di Carla Benedetti) e quindi “letterariamente” corretto. Provo a ricordare il perch&eacute; della mia amicizia con gli ultimi libri di Calvino. In specie <i style="mso-bidi-font-style: normal">Palomar</i>, secondariamente (molto secondariamente) <i style="mso-bidi-font-style: normal">Le citt&agrave; invisibili</i>, pi&ugrave; fortunate e felici (e dunque tollerate). E’ finita quella fascinazione? Forse s&igrave;. Non li ho pi&ugrave; riletti o quasi. Eppure se oggi mi trovo sulla sponda di questo mare frastagliato e incongruo che &egrave; la mia visione della letteratura (non sono letterato di mestiere, ho scritto solo dei libri e tutto questo a ben vedere pu&ograve; non avere davvero a che fare con la letteratura – n&eacute; con <i style="mso-bidi-font-style: normal">l</i> n&eacute; con <i style="mso-bidi-font-style: normal">L</i> –, dedico la maggior parte del mio tempo ad altro) guardo a Calvino come a un autore che ha impiegato la sua <i style="mso-bidi-font-style: normal">hubrys</i> nella ricerca della difficile ricomposizione delle antitesi scienza-natura, postumit&agrave;-contemporaneit&agrave;, mito-storia, passato-presente (si leggano le riflessioni sui classici oltre che le Lezioni di cui sopra). Non nella dicotomia forma-contenuto. O non particolarmente (non pi&ugrave; di quanto riguardi chiunque si attrezzi anche ingenuamente a tentare due colonne di superenalotto della creazione letteraria o para-tale). Insomma alla giusta distanza credo che Calvino paghi una tracotanza un po’ fredda anche se interessante. Pi&ugrave; di quanto potrebbe pagarla un Moravia maestro di efficace scrittura o immensamente di pi&ugrave; (nel frattempo a morte di ideologia e inattualit&agrave; del barocco) un D’Annunzio di troppo estetizzante scrittura. Non c’&egrave; glacialit&agrave; in Calvino, non c’&egrave; formalismo, vuoto. Mi sembra che le <i style="mso-bidi-font-style: normal">Lezioni americane </i>siano il degno testimone – anche nella loro incompletezza – del pensiero coerente di uno scrittore che &egrave; nato classico e quindi ha rischiato di per s&eacute; e da subito la morte. Che ha messo il camice della sperimentazione e ha quindi accolto su s&egrave; il rischio della adulterazione. Ci vogliono controprove prima che un preparato sia una medicina. Ci vogliono anni prima di dire che una moda diventi un fondamentale, un brano uno standard o anche solo un evergreen. E’ quello che spesso rischia la esaltazione o detrazione di un’epoca (s&igrave; AnniOttanta, no AnniOttanta e via cos&igrave;). Calvino &egrave; nato classico – e non &egrave; questo un giudizio di valore (n&eacute; positivo) – in quanto ha da subito giocato su un tavolo grande e su tanti tavoli. Credo che bisogna aspettare che muoia per rivalutarlo e Calvino, purtroppo per lui, non &egrave; ancora morto. Ecco perch&eacute; &egrave; lecito (e provvidenziale per l’autore) che si spari ancora sul suo corpo in caduta come nella barzelletta purtroppo giunta anche all’epica presidenziale e perci&ograve; decaduta di veridicit&agrave; comica. </font></p>]]></description>
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	<dc:date>2010-03-03T12:28:24+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Questo dovete ricordare]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><strong><font face="Times New Roman" size="5">&quot;<em>Dipendi dalla Legge e non dalla persona</em>, <br />questo dovete ricordare&quot;.</font></strong></p>
<p align="center"><strong><font face="Times New Roman" size="4">Nichiren Daishonin - <em>Le quattordici offese</em> (SND,5,175)&quot;</font></strong></p>]]></description>
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	<dc:date>2010-03-03T09:12:16+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[A moment, a love, a dream, a laugh, a kiss, a cry, our rights, our wrongs (won’t stop til it’s over)]]></title>
	<description><![CDATA[<p><a href="http://&lt;object width=" height="340">
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	<dc:date>2010-03-03T09:07:07+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Vi espongo i fatti (5)]]></title>
	<description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" color="#ffffff"><strong><u>In attesa, una premessa</u> </strong></font>
<p align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" color="#ffffff">&ldquo;Le persone hanno per cos&igrave; dire</font> un verso. Deve essere come con i capelli&rdquo; cos&igrave; mi ha detto Sara (che &egrave; l&rsquo;amica grazie alla quale so alcune cose di Giuseppe e Anna). &ldquo;Le persone hanno un verso, una riga. Alle volte le persone hanno pure delle vertigini, se &egrave; per questo, e a certe teste matte succede. Capelli ispidi, frezze. Le persone hanno un verso rispetto a noi. Li prendiamo sempre per lo stesso lato e alla fine questo rivolgerci a loro in quello stesso modo crea una direzione che dopo &egrave; difficile cambiare. Ho sempre pensato a noi con le persone secondo questo piccolo teorema di cosmesi. In pratica, senza averne coscienza creiamo un verso rispetto a noi, un verso che ci sia confortevole e poco importa se &egrave; un verso che ci piaccia davvero, che vada bene per sempre. Anzi, spesso, senza averne coscienza finiamo per creare un verso sbagliato. Che poi non ci piace pi&ugrave; e non abbiamo la forza di cambiare o di aspettare di veder cambiare. Ecco fatto, l&rsquo;ho detto. Noi disegniamo un verso per gli altri che non va bene. Perch&eacute; lo facciamo?&rdquo; Sara mi guarda interrogativa ma non rispondo. E allora lei, come se recitasse un&rsquo;ovviet&agrave; dice: &ldquo;Perch&eacute; &egrave; il modo pi&ugrave; semplice&rdquo;.</font></p>
</font></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span times="" new="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Ma non per forza il migliore&hellip; - dico io.</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span times="" new="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Non per forza no, ma il pi&ugrave; facile. E questo &egrave; quello che conta, per tutti.</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span times="" new="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Per tutti? Sei sicura?</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Per tutti, &egrave; sicura. Sono con Sara. In un bar del Centro. Per essere precisi: siamo seduti ai tavolini di un bar di Piazza Venezia che &egrave; una cosa abbastanza stupida da fare se sei nato a Roma. Perch&eacute; siamo seduti l&igrave; con davanti aperitivi con le bandierine, club sandwich e toast con le bandierine? </font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Le dico: &ldquo;Sembra di stare all&rsquo;ONU!&rdquo; e Sara ride.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000"><font color="#ffffff"><span style="mso-list: Ignore"><font size="3">-</font><span times="" new="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><font size="3">Di qualche anno fa? &ndash; dice Sara indicando il vessillo URSS incollato a uno stecchino che mi &egrave; capitato sul mini-tramezzino: forse un fondo di magazzino o un gadget nostalgico.</font></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" face="Times New Roman" color="#ffffff" size="3">Siamo seduti a un bar con un cameriere che parla un po&rsquo; tutte le lingue. Tante e tutte con un frasario ridotto. Siamo seduti in una specie di aeroporto internazionale. Comitive che stazionano in attesa di qualcosa da bere o da mangiare. Un qualcosa di non necessariamente buono. Un qualcosa che precede l&rsquo;ingresso a un museo o un monumento. In attesa, loro e noi, e in attesa Carlo e Anna &ndash; che hanno consumato appena qualche aperitivo con amici nei pomeriggi che precedono la sera in cui usciranno da soli &ndash; in attesa, Anna, anche del suo incontro con Giuseppe di l&agrave; da venire.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2162]]></link>
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	<dc:date>2010-03-02T14:36:39+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Eppure un tempo ridevi]]></title>
	<description><![CDATA[<a href="http://&lt;object width=" height="344">
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	<dc:date>2010-03-02T10:27:07+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Così, così]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font face="Comic Sans MS" size="4"><strong>A letto cos&igrave;</strong></font></p>
<p>Avviata e dovendo terminare<br />col tuo nome l'opera mia,<br />mi chiedi, Mecenate,<br />di rimettermi come un tempo in gara,<br />dopo che troppo ho dato<br />spettacolo di me<br />e ricevuto ormai<br />la bacchetta del congedo.<br />Ma non &egrave; pi&uacute; quell'et&agrave;, quello spirito.<br />Appese le armi nel tempio di Ercole,<br />Veianio si &egrave; rifugiato in campagna<br />per non dovere al popolo<br />implorare la grazia<br />dai bordi dell'arena.<br />Spesso sento una voce risuonare<br />nelle mie orecchie all'erta:<br />'Stacca per tempo<br />il cavallo che invecchia,<br />se hai buon senso,<br />prima che sfiancato stramazzi<br />e desti il riso sul traguardo'.<br />Cos&iacute; con gli altri futili piaceri<br />lascio la poesia.<br />Ora m'interrogo<br />solo su cosa sia la verit&agrave;,<br />la convenienza, e medito su questo;<br />raccolgo e ordino<br />tutto ci&ograve; che mi potr&agrave; poi servire.<br />E non mi domandare a che maestro,<br />a quale scuola chieda sicurezza:<br />non mi sono venduto a nessun credo<br />e cos&iacute; dove il corso mi trascina<br />arrivo come un ospite.<br />A volte mi prende la furia<br />e m'immergo nelle lotte civili,<br />custode della verit&agrave; ideale,<br />suo inflessibile seguace;<br />poi, senza rendermene conto,<br />scivolo nelle norme di Aristippo<br />e tento di dominare le cose,<br />non di esserne dominato.<br />Come lunga sembra la notte<br />se l'amata t'inganna,<br />lungo il giorno per chi lavora al soldo<br />e lento l'anno<br />per i ragazzi oppressi<br />dal rigido controllo della madre;<br />cos&iacute; penose e pigre<br />per me trascorrono le ore<br />che rimandano la speranza<br />e il proposito d'iniziare a volo<br />quell'opera che giova a ricchi e poveri<br />e nuoce negletta a giovani e vecchi.<br />Fissare dei principi<br />e in questi cercare conforto:<br />non resta altro.<br />Se non puoi spingerti cos&iacute; lontano<br />con lo sguardo come Linceo,<br />non vedo perch&eacute; rifiutare<br />di medicarsi gli occhi infermi;<br />e se non puoi sperare<br />di possedere i muscoli<br />dell'invitto Glicone,<br />non c'&egrave; ragione per lasciare<br />che la gotta nodosa<br />inchiodi il nostro corpo.<br />Si andr&agrave; fin dove ci &egrave; concesso,<br />se oltre non si pu&ograve;.<br />Vi sono,<br />per l'animo che arde d'avarizia<br />e d'insana passione,<br />parole e formule<br />che possono lenire il suo dolore<br />e allontanare gran parte del male.<br />Se poi ti gonfia una smania di gloria,<br />vi sono rituali<br />che, solo a ripeterli fedelmente<br />tre volte,<br />possono guarirti senza timore.<br />Nessuno,<br />invidioso irascibile pigro,<br />beone, libertino,<br />&egrave; selvaggio cos&iacute;<br />che non lo si possa ammansire,<br />se accetta di ascoltare<br />con attenzione<br />i precetti della saggezza.<br />Evitare il vizio, questa &egrave; virt&uacute;,<br />ed esser privi di pazzia<br />il principio della saggezza.<br /><br /><strong>(Orazio - Epistola&nbsp;I - A&nbsp;Mecenate)</strong></p>
<p><font face="Comic Sans MS" size="4"><strong>Sveglia cos&igrave;<br /><a href="http://&lt;object width=" height="344">
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	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2160]]></link>
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	<dc:date>2010-03-02T09:07:04+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Le cose non ti proteggono: possono indurti a credere che ti aiutino, ma non ti salvano]]></title>
	<description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" size="3">Mi piace la domenica il Corriere Della Sera. Spesso articoli interessanti come in questa scorsa edizione quello di Paolo Di Stefano sulla NarraVita (la Narrativa che incorocia con la scrittura personale,&nbsp;dell'Io presunto, diciamo cos&igrave;), un tema che ho a cuore. Un articolo molto documentato. Mi fermo, poi, su un'intervista a un artista che so a molti non piace e che a me interessa molto. Alla domanda cosa vorrebbe dunque ancora dalla vita? <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Cattelan">Maurizio Cattelan</a> &ndash; che deve aver rinunciato alla controfigura da intervista &ndash; risponde testuale: &ldquo;Trovare la serenit&agrave; dentro di me. L&rsquo;unica cosa con la quale te ne vai da questo mondo. Pi&ugrave; invecchi pi&ugrave; ti rendi conto che le cose non ti proteggono: possono indurti a credere che ti aiutino, ma non ti salvano&rdquo;. Leggo e rileggo l&rsquo;ultima frase allo sfinimento. Leggo e rileggo. Senza saziarmi n&eacute; sfinirmi.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2159]]></link>
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	<dc:date>2010-03-01T15:07:27+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[L'eau à la bouche (ancora Sarajlic da Dea)]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Dea (altra attenta lettrice)&nbsp;si commuove leggendo la poesia di Izet Sarajlic&nbsp;e le viene l'aquolina in bocca cos&igrave; manda questa poesia dello stesso cantore bosniaco. Spero venga anche a voi l'acquolina ma di abbracci e balli lenti come nel video di Gainsbourg oltre che di versi senza disgrazie di Sarajlic. le due cose vi auguro.</p>
<p><font size="3"><font face="Times New Roman"><strong>Cerco una strada per il mio nome <br /></strong>&nbsp;<br />Passeggio per la strada della nostra giovinezza<br />e cerco una strada per il mio nome.</font></font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">Le strade ampie, rumorose le lascio ai grandi della storia.<br />Cosa stavo facendo mentre si faceva la storia?<br />Semplicemente ti amavo.</font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">Cerco una strada piccola, semplice, quotidiana,<br />lungo la quale, inosservati dalla gente,<br />possiamo passeggiare anche dopo la morte.</font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">Non importa se non ha molto verde,<br />e neanche propri uccelli.</font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">&Egrave; importante che in essa possano trovare rifugio<br />Sia l&rsquo;uomo che il cane in fuga dalla battuta di caccia.</font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">Sarebbe bello che fosse lastricata di pietra,<br />ma tutto sommato questa non &egrave; la cosa pi&ugrave; importante.</font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">La cosa pi&ugrave; importante &egrave;<br />che nella strada con il mio nome<br />a nessuno capiti mai una disgrazia.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2158]]></link>
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	<dc:date>2010-03-01T12:29:25+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Carvelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Capitani e anime]]></title>
	<description><![CDATA[<p><br />Preparato l'orto per la semina (dal verde emerge il rosso di un radicchio ancora vivo e bello). Tagliato l'albicocco dei vicini. Letto <em>Amalia</em>, un racconto di Tecchi di cui parler&ograve;. Rivisto in francese il film di Sautet di cui gi&agrave; vi scrissi.<br /><br />Visto <strong>INVICTUS</strong>, il nuovo film di Eastwood - senza farlo respirare che uno spettacolo appena. Non batter&agrave; la bellezza sentimentale di <strong>Million dollar baby,</strong> l'essenzialit&agrave; di <strong>Mystic River,</strong> la significativit&agrave; (per me) di <strong>Gran Torino</strong>. Ma resta una nuova grande prova di regia. Non &egrave; facile fare film agiografici, camminare sul dritto sentiero della retorica, scrivere il gi&agrave; scritto, far piangere il gi&agrave; pianto e non irritare.<br />La poesia (&egrave; di un poeta inglese, Henley) che recita Nelson Mandela nel film&nbsp;&egrave; questa e la posto per mandarla o farla mandare a memoria. Un buon punto di partenza per affrontare l'ingiustizia dove sia. Siamo noi i capitani delle nostre anime.</p>
<p><br /><font face="Times New Roman" size="3">Dal profondo della notte che mi avvolge<br />buia come il pozzo pi&ugrave; profondo che va da un polo all&rsquo;altro,<br />ringrazio gli dei chiunque essi siano<br />per l'indomabile anima mia.<br /><br />Nella feroce morsa delle circostanze<br />non mi sono tirato indietro n&eacute; ho gridato per l&rsquo;angoscia.<br />Sotto i colpi d&rsquo;ascia della sorte<br />il mio capo &egrave; sanguinante, ma indomito.<br /><br />Oltre questo luogo di collera e lacrime<br />incombe solo l&rsquo;orrore delle ombre<br />eppure la minaccia degli anni<br />mi trova, e mi trover&agrave;, senza paura.<br /><br />Non importa quanto sia stretta la porta,<br />quanto piena di castighi la vita.<br />Son Io il signore del mio destino.<br />Son Io il capitano dell'anima mia.</font></p>
<p>Visto il film <strong>La bocca del lupo</strong>. Chi l'ha visto con me l'ha trovato pretenzioso. Io scollato (o incollato, meglio). Una impropria unione di cose belle. Questa s&igrave; pretestuosa e intellettualistica. Insincera. E mi &egrave; dispiaciuto perch&eacute; era somma di cose belle. Giustapposte per far felice la nostra classe intellettuale, farle gridare al miracolo, all'arte (ed &egrave; vero che il film d'autore &egrave; alle volte un genere - citazione - come un horror o uno spy). Peccato. Posto la bella canzone di Gainsbourg (Serge) che a un certo punto campeggia in un balletto scamuffo, una strizzata d'occhio alla Roberta Torre, Almodovar, Corsicato (ennesima e insincera pur se bella commistione di generi citati).</p>
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	<link><![CDATA[http://www.carvelli.it/dblog/articolo.asp?articolo=2157]]></link>
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	<dc:date>2010-03-01T10:38:06+01:00</dc:date>
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	</channel></rss>