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 il letto di Kyoto... di Carvelli
 
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“Cos’è questa? Tristezza? Chissà, forse./ Un motivo che conosco a memoria./ Che sempre si ripete. E sia./ Che continui così./ E risuoni anche nell’ora estrema,/ come la gratitudine degli occhi/ e delle labbra per ciò che qualche volta/ ci costringe a guardare lontano./ E fissando in silenzio il soffitto,/ perché visibilmente la calza resta vuota,/ capirai che tanta avarizia è solo indizio/ del diventare vecchio./ È tardi ormai per credere ai prodigi./ E sollevando lo sguardo al firmamento/ scoprirai sul momento che proprio tu/ sei un dono sincero.”

Josif Brodskij
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 15/07/2009 @ 09:25:22, in diario, linkato 531 volte)
Come eravamo qualche anno fa? Di che parlavamo? Quali gusti avevamo? Che ci facevamo mettere sul cono? E cosa chiediamo ora? I desideri che abbiamo. I libri che leggiamo. I CD che compriamo. le cose che ci emozionano. Le stesse di prima? Chissà. Chissà se allora come oggi guardiamo questa zona vuota a cui non sappiamo dare un nome con quel piccolo brivido che sconcerta mentre da qualche altra parte qualcun altro prova la stessa vertigine?
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Di Carvelli (del 14/07/2009 @ 12:45:01, in diario, linkato 618 volte)

Per non smentirmi ecco che cito dal racconto di cui dicevo ieri, superbo, di Mavis Gallant dal neo-tradotto Un fiore sconosciuto. Il racconto si chiama L'altra Parigi. Vi presento Howard e Carol una coppia appena costituita fuori dalla loro America nelle brume transalpine. Credo che possano insegnare qualcosa pur non rendendosene conto e non insegnandolo a loro stessi. Come la vita. Che spesso insegna solo vista da fuori.

 

“Il fatto di non essere innamorata di Howard Mitchell non provocava a Carol il minimo sgomento. Da una serie di utili lezioni scolastiche sul matrimonio aveva imparato che un interesse comune, come ad esempio la predilezione per i setter irlandesi, costituiva la vera base per la felicità, e che l’illusione dell’amore era un flagello imposto dall’industria cinematografica, oltre a essere quasi interamente responsabile dell’alta percentuale di divorzi. Situazioni economiche simili, stabilità finanziaria, appartenenza allo stesso credo religioso – erano questi i pilastri dell’unione matrimoniale”.

 

 

E più avanti…

 

“Carol, con grande efficienza, affrontò quasi all’istante la questione dell’innamoramento. L’amore non richiedeva altro che le condizioni giuste, come una pianta di geranio. (…) Per tutto l’inverno, dunque, cercò queste condizioni a Parigi. Quando, in un primo momento, non accadde nulla, Carol diede la colpa al clima. Era spesso convinta che si sarebbe perdutamente innamorata di Howard se solo avesse smesso di piovere. Attese, imperterrita, tempi migliori”.

 

 

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Di Carvelli (del 14/07/2009 @ 10:03:49, in diario, linkato 526 volte)

Il fatto è questo: l'idealismo non fa bene. E il fatto è semplice. Voglio dire, una di quelle cose chiare che però non puoi spiegare. Ci provi e non riesci. Il fatto che non si può spiegare è la differenza tra "vivere di idee" (ho scritto "vivere"!) o perdersi dietro ad esse. Sì bisogna inseguire i propri sogni. Sì bisogna arrivare fino alla fine di tutto quello che desideriamo. Ma quale è la fine? Quale la linea al di là della quale l'idea è idealismo? Come una piccola malattia della nostra inettitudine, del nostro non voler concludere concretizzare, non voler crescere non volerci misurare con la concretezza sporca di quello che siamo davvero fuori da quella bella bolla vuota. A un certo punto la canzone dice "tanto io capisco soltanto il tatto delle tue mani".

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Di Carvelli (del 13/07/2009 @ 14:12:05, in diario, linkato 529 volte)

Non è un fatto sbagliato mangiare more formaggio e caffè per colazione. Neppure leggere sotto il sole. Neppure stare ore a osservare una cicatrice. Forse è un buon consiglio "non farsi notare". La gente è gelosa delle proprie cicatrici. Anche di quelle interiori spesse volte. Sono stato da qui a lì. Un po' rischiando, un po' salvandomi. L'ape è entrata nel casco, ha punto ed è morta. Forse dovremmo imparare dall'ape: l'ultimo gesto deve essere disperato e definitivo. Forse solo così la morte non brucia. Un piccolo suicidio che nasconde la forza del caso. Riusciremo? Compro e leggo il nuovo libro tradotto di Mavis Gallant. Lo compro sotto un sole accecante, costretto alla solita attesa che il sigaro sfumi. E' sabato. Prendo un caffè in centro. Mi siedo ai tavolini. fa un caldo allucinante. Un quarto d'ora. Persino il cameriere ha rinunciato. Prendo esempio. Entro e lo prendo al banco. Il mare fa forte: onde e vento. Faccio una promessa. Mantengo sempre le promesse, mi fa bene. E, dunque, ne faccio un'altra. Che mi porti un po' più in là. Il racconto di Mavis Gallant è bellissimo. Ne parlo diffusamente domani. Mi spiace non aver letto ancora tutto. Solo tre libri tradotti. Forse dovrei sforzarmi di più di leggere in originale. Si chiama L'altra Parigi. E' la storia di un matrimonio. Ma che dico: è la storia di un amore. Neppure. E' la storia di una di quelle cose che somigliano a quelle che ho detto, si presentano nella stessa combinazione di senso ma nulla hanno a che fare con le dette parole. Le cose speso sono così, senza parole.

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Di Carvelli (del 13/07/2009 @ 10:56:01, in diario, linkato 563 volte)
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Di Carvelli (del 10/07/2009 @ 15:44:35, in diario, linkato 1026 volte)

Rubo queste tre poesie di Barbara Coacci da il primo amore.

Bucato, pioggia, cantiere
Barbara Coacci


Bucato
 
C'erano cose poco importanti
il bucato ad esempio
dimenticato a lungo sul balcone
 
la camicia da notte sbatteva
i polsi contro la ringhiera
insidiata dal vento
più che dalle tue mani
 
è stato il rumore a farci impazzire
come la sera il nulla
fa impazzire i cani
 
 
Pioggia
 
Muri di gelatina dietro ai vetri
linee di gronda per il deflusso
intorno ai palazzi. Dai tetti mollicci
un'acqua sporca che glassa le strade
le fughe tronche dei vicoli
il ronzio dei frigoriferi
del famigliare
 
 
Cantiere (II)
 
Bordi di lamiere dove il sole
si rovescia improvviso
cedere dell'occhio per un lampo inaspettato
 
un cielo turchese
espande la sete
oltre il recinto del cantiere
 
qui una volta ho baciato un fidanzato
ridevamo forte nella stessa luce


________________________


Da Nessuna nuova, edizioni La Camera Verde, 2009.

 

www.ilprimoamore.com

 

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Di Carvelli (del 10/07/2009 @ 14:35:05, in diario, linkato 543 volte)
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Di Carvelli (del 10/07/2009 @ 12:03:19, in diario, linkato 549 volte)
"La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa". La frase è di Karl Marx - avete presente? Quel signore barbuto di cui tutti si vergognano di essere stati amici anni fa? No, non Dio, Marx. Come dite? Più o meno... Bando agli scherzi mai ho trovato frase più profetica. Coem se fosse una formula matematica da applicare a tutto. L'unica incognita è sempre in quale delle due fasi ci troviamo. Visto che c'è chi ride delle disgrazie e chi non ha nessun senso dell'umorismo. Come sia: la storia si ripete e il resto non è bello.
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Di Carvelli (del 09/07/2009 @ 09:11:41, in diario, linkato 615 volte)
Come mi chiama il vento io vado. Come il sole. Come. Sapevo già tutto prima. Che povero vantaggio! So tutto da prima. Lo so, lo sapevo anche se faccio finta di nulla. E come mi chiama il vento io vado. Ché ci si chiede di passare. Passare e basta. Questo siamo. Questo sei. Non sono cosa, diceva. Altro sono. E come mi chiama il vento vado. Che poi ritorno.
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Di Carvelli (del 08/07/2009 @ 14:25:46, in diario, linkato 611 volte)
Dimmi la parola, Roberto, che voglio sentire. Usa le lettere che vuoi ma ti prego combinale per farmi felice. Ti scongiuro. Metti ordine in questa confusione, leva tutto questo sole. Fai piovere su di me un'acqua leggera che spenga l'incendio. Di' il mio nome nel vuoto e dopo riempilo della tua presenza. Lascia agli altri le magie coi trucchi. Dammi la malìa, dammi la vita. Solo così sarò vita. Solo così sarò viva. Ti prego, Roberto. Ti prego.
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