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 firenze... di Carvelli
 
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Dunque, poiché la cosa della quale si parte in cerca non può né deve avere un volto, come riconoscere i mezzi per raggiungerla se non dopo averla raggiunta, e che mai potrà essere la meta se non una meta apparente? Un precettore orientale non parla diversamente, là dove asserisce che il discepolo deve camminare per arrivare, spingersi avanti con la forza del suo spirito al fine di ricevere la sua illuminazione. Il compiersi dell'illuminazione è pari al subitaneo schiudersi del loto o al ridestarsi del sognatore. Non è dato aspettarsi la fine di un sogno, ci si desta spontaneamente quando il sogno è finito. I fiori non si apriranno se ci si aspetta che s'aprano, ciò avverrà da sé quando il tempo sarà maturo. L'illuminazione verso la quale si procede così non si raggiunge. Essa verrà da sé, quando il tempo sia maturo.

Cristina Campo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 24/10/2012 @ 09:32:44, in diario, linkato 425 volte)

Nessuno fa come noi

Nessuno va e viene
da una pallida
dichiarazione d'intenti.
Nessuno libera
il gregge delle promesse
nell'aperta valle
da cui nulla mai è tornato.
Né attende a una posa
di selciato
né mai vi cammina.
Nessuno come noi
litiga per la pace,
per avere il privilegio
del bacio
che suggella,
della parola
che placa.
Nessuno fa come noi.
Gli altri sono i contabili
del buonsenso.
A noi e solo a noi
il brevetto
della felicità.

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Di Carvelli (del 24/10/2012 @ 09:31:52, in diario, linkato 416 volte)
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Di Carvelli (del 23/10/2012 @ 09:49:05, in diario, linkato 1237 volte)
Qui c'è quiete, qui sto bene,
qui i prati sono freschi e puri,
e la luce del sole e la zona dell'ombra
son buoni l'un l'altro come bambini ubbidienti.
Qui la mia vita,
che è un forte struggimento,
non so più che struggimento, è sciolta,
qui il mio volere è sciolto.
Sono così quieto, così caldo e vivo,
passano linee per il sentimento,
non so, è tutto confusione
eppure tutto è contraddetto.
Non sento più alcun lamento,
eppure il lamento è nello spazio,
in modo così lieve, così chiaro, così sognato,
e di nuovo non so più nulla.
So solo che qui è tranquillo,
spoglio da ogni spinta ad agire,
qui sto bene, qui posso riposare,
qua nessun tempo mi misura il tempo.


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Di Carvelli (del 23/10/2012 @ 09:41:52, in diario, linkato 460 volte)
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Di Carvelli (del 22/10/2012 @ 09:22:35, in diario, linkato 433 volte)
Cos'è la letteratura per me. Cos'è un libro per me. A cosa mi serve leggere. E nessun punto di domanda. Perché sono tutte risposte. Perché la domanda è una risposta. La risposta è la scelta. Scegliere è il mestiere della letteratura. Il suo specifico. Scegliere è cercare. Qualche volta trovare. Fortunatamente (o fortunosamente) trovare. Cerco un libro che mi spiega. Che spieghi il meccanismo delle cose che non so, di quelle che avverto senza saperle dire. Cerco un libro che apre. Che apra quelle nuvole grigie che nascondono le cose e i sentimenti che ho intuito. Che metta in contatto queste urgenze. E vengo a Richard Yates. Di cui avevo letto e apprezzato Revolutionary road. Anche se ne avevo percepita una bellezza perfetta ma distante. Algida. La stessa che ritrovo negli Undici racconti. Una riuscita scuola di scrittura: bellezza messa in forma propria. Eppure è in Easter parade che avverto la scossa vivida dell'incontro che cerco. Quello con il saper rivelare. Quello con il disegno più grande che uno scrittore magari si limita a tratteggiare con segni molto leggeri ma necessari e prossimi alla evidenza di una verità più ultima. Più grande è lo scrittore più chiaro è il disegno. Più vibrante la parola che lo dice. Vibrante ma essenziale. Vivida la luce. Abbagliante ma schermata per renderne chiara ma sostenibile la visione.
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Di Carvelli (del 22/10/2012 @ 09:20:19, in diario, linkato 439 volte)
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Di Carvelli (del 19/10/2012 @ 15:33:07, in diario, linkato 404 volte)
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Di Carvelli (del 19/10/2012 @ 08:54:11, in diario, linkato 578 volte)
sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli
uccelli che sono il segreto del vivere
qualsiasi loro canto è meglio del sapere
e gli uomini che non li sentono sono vecchi

sempre la mia mente vaghi affamata
intrepida assetata e agile
e anche s'è domenica il torto sia mio
ché se la gente ha ragione non è giovane

e che io non faccia mai nulla di utile
e il mio amore per te sia più che sincero
perché nessuno giammai fu così stolto
da non attirarsi con un sorriso il cielo
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Di Carvelli (del 19/10/2012 @ 08:52:02, in diario, linkato 408 volte)
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Di Carvelli (del 17/10/2012 @ 10:05:56, in diario, linkato 428 volte)
Rimasto indietro sulle visioni recenti inizio da ieri sera. Anche se con poca emozione e dico sì andate al cinema ma non per forza a vedere On the road. Perché fotografia a parte si tratta di un film che manca un po' lo scopo accontentandosi di una visione parziale e di strada. Senza riuscire ad approfondire più di tanto il viaggio della vita di cui è metafora quella strada che attraversa gli States. Bravi gli attori ma in se stessi. Come esercitazioni di uno stile che tiene in piedi questo tributo mal riuscito a una grande opera narrativa USA (vedi anche Chiedi alla polvere: dimostrazione che è meglio punire di sorvegliare quando si ha a che fare con un talismano, epocale o assoluto che sia).
Andate al cinema a vedere Reality perché sì questo è forse il film italiano migliore del momento. Certo si allunga un po' nell'attesa dell'ingresso nella casa e nelle manie di persecuzione che avvelenano il sogno del successo ma alla fine è un'opera importante e riuscita nelle sue ambizioni di trascesa sociologia. Contrariamente a The Truman Show il protagonista in fine entra nel invece di uscire dal sogno di realtà (edulcorata). E lo fa nel solo modo che conosce: di soppiatto, fondendo tristemente aspirazioni di cui si nutre (malamente) e mezzi di cui disponde (inconsapevolmente). Una favola cruenta con un fine lieto solo nelle intenzioni di chi si condanna alla propria sconfitta di realtà.
Andate al cinema a vedere Tutti i santi giorni perché Virzì è riuscito a fare un film sull'amore partendo dal suo frutto(?) più immediato e quintessenziale divertendoci amaramente sulla incolpevole necessità di aggrapparci a qualcosa per dire di esistere affettivamente. Effettivamente. E' in questo sostanziale - e strutturale - sbilanciamento che l'amore opera e dispone. Il cupido più vero crea lacci e cordate e in questi tiene assieme personalità diverse, aspirazioni inappagate. Dove c'è amore c'è una salita che magari non arriva mai alla sua vetta. Un'aspirazione, una ossessione e un bisogno. E' il suo bello, direbbe qualcuno. Questo tentare. Delle volte anche questo frustrato non riuscire. C'è a chi piace. E c'è che ogni tanto finisce per piacere un po' a tutti. E per dispiacere. Ma si gioca così.
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