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 Il lettorigattiere di aegina... di Carvelli
 
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Non esistono terre pure o terre impure di per sè, ma solo la bontà o la malvagità della nostra mente.

Nichiren Daishonin
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 17/05/2013 @ 08:58:43, in diario, linkato 463 volte)
Lo confesso: io
non ho nessuna speranza.
I ciechi parlano di una via d'uscita. Io
ci vedo.

Quando gli errori sono esauriti
siede come ultimo compagno
di fronte a noi il nulla.
 
Di Carvelli (del 17/05/2013 @ 08:57:32, in diario, linkato 494 volte)
 
Di Carvelli (del 16/05/2013 @ 08:48:04, in diario, linkato 519 volte)
Il tetto è storto. L'acqua scende. L'acqua si ferma. Tra le gobbe delle tegole. L'acqua va e viene. Il tetto è storto. Anche l'acqua è storta. Il cielo è storto se lo guardi con le nuvole. Anche chi abita nella casa è storto. Tutto è uguale a qualcosa. Tutto influenza qualcuno o qualcosa.
 
Di Carvelli (del 16/05/2013 @ 08:46:58, in diario, linkato 466 volte)
 
Di Carvelli (del 15/05/2013 @ 08:42:46, in diario, linkato 880 volte)

A Rina

Senza di te un albero
non sarebbe più un albero.
Nulla senza di te
sarebbe quello che è.

 
Di Carvelli (del 15/05/2013 @ 08:40:52, in diario, linkato 419 volte)
 
Di Carvelli (del 14/05/2013 @ 08:43:24, in diario, linkato 450 volte)
Lei dice la parola "svenevole". Lui dice: "è la parola più bella che abbia mai sentito". Lei dice: "è la parola più bella che conosco". Lui dice: "è la parola detta da te che è bella". Lei dice ancora "svenevole". E a lui sembra che nel dirla svenga e anche a lui sembra di svenire in tutto quel languore che ora è diventato anche il suo.
 
Di Carvelli (del 14/05/2013 @ 08:42:14, in diario, linkato 460 volte)
 
Di Carvelli (del 13/05/2013 @ 08:59:06, in diario, linkato 474 volte)
Di queste cose piccole da diario che dovrei scrivere qui dentro. Di queste cose piccole di cui poco scrivo. Nonostante la dicitura incontrovertibile. Diario. Di queste cose piccole non scrivo. Non scrivo perché troppo personali. Anche se il personale qui sparisce sempre. Per lasciare posto sempre e comunque a una trasfigurazione. Dove non scrivo mai davvero di me e mai davvero di altri. Inizia così e non... C'è questa amica. Cosa significa per me amica? Che senso do a questa parola? Quanti sensi do a questa voce così larga da contenere dieci numeri di dizionario? C'è questa amica, non è un buon inizio. Molti anni meno di me e molti anni che ci conosciamo appena. Ci siamo trovati di nuovo per lavorare insieme a una cosa. Vuoi per il genere di cosa a cui lavoriamo insieme - noi con altri - ci siamo trovati in una particolare forma di intimità. Anche qui, dieci numeri di vocabolario. Intimità, per come uso la parola qui, vuol dire trovarsi vita a vita, storia a storia, verità a verità. E' bene che lo dica subito: non c'entra mai e mai c'è entrata lontanamente qualche fascinazione di altro tipo. E va premesso vista l'inevitabile supposizione, il rischio del fraintendere. Dunque dicevo: vita a vita. Senza schermi - forse quegli schermi che la fascinazione fa creare, che un altro terreno suppone, consiglia, rivela. Vita a vita vuol dire essere completamente veri, definitivamente noi stessi. Con la nostra fragilità, a volte la banalità della nostra finitezza. C'è questa amica e io ho diversi motivi per pensare che quello che fino adesso mi ha funzionato ora non funziona. Senza scendere nella declinazione diffusa di questo malessere basti dire che gran parte delle cose che faccio non mi soddisfano. La maggioranza delle cose che faccio, delle persone che vedo, del modo in cui le vedo. Le persone che ho scelto, quelle che mi hanno scelto. Tutte le scelte e le non scelte mie e di altri. Non si tratta quindi delle persone o delle cose. (Anche se la tentazione di attribuire le colpe agli altri è zuccherina). Si tratta proprio di un modo. Di un profilo, di uno sguardo che metto su tutto e tutti. C'è questa amica e io senza saperlo ancora sto cercando uno sguardo nuovo. E forse anche lei. Ometto un elemento importante. Volutamente ometto il mezzo per cui lavorerò - lavoreremo - a questo cambiamento. Lo faccio per correttezza. Perché non è questa la sede di una rivelazione. Ma adesso torno al titolo. C'è questa amica e io vorrei che ci fosse per noi sempre il modo di dire "C'è questa amica" e che questo modo significhi: accompagnarsi insieme verso il meglio di ognuno. Farsi forti di un cammino condiviso che rinforzi la decisione di andare ciascuno verso il proprio (ripeto "proprio" per necessità) meglio. Accompagnarsi in parallelo. Senza l'ambizione di convergenze che non ci devono essere, che non ci possono essere. Che non è giusto che ci siano. Perché lo sguardo che stiamo cercando... quello sguardo, quel punto di vista - fatta la tara al mezzo, al percorso che facciamo insieme - è solo nostro. Ci appaia solo nella via. Non nel traguardo. C'è questa amica e io vorrei che ci fosse ancora per me. E qualcosa di simile anche per voi. C'è questa amica in definitiva non è un invito all'amicizia ma a fare strada. Se serve, insieme. Fare strada al cambiamento.
 
Di Carvelli (del 13/05/2013 @ 08:29:13, in diario, linkato 466 volte)
 
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