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Chi incomincia...
Di Carvelli (del 28/09/2006 @ 09:14:57, in diario, linkato 1177 volte)

"Il primo libro non bisognerebbe mai averlo scritto, dice Calvino. E' vero. Uno si domanda se doveva essere necessariamente quello o se non avrebbe potuto essere invece un altro. Così fatalmente ogni primo libro diventa una 'falsa partenza', che però ti condiziona, perché gli altri libri che verranno in seguito, anche se lo contraddicono, non potranno prescinderne." Così scrive, questo è lo start de L'APPRENDISTA SCRITTORE (minimum fax) di Raffaele La Capria.

Così scrive La Capria del suo primo libro a cui rimprovera un intimismo da cui poi si sarebbe affrancato. Scrivo questo, leggo questo mentre esiste già l'ISBN (quel simpatico numeretto da detenuto che alberga nella IV di copertina dei libri) del mio libro namberuan che Coniglio editore si appresta a rimandare a gennaio in libreria con il suo tutolo originario: LA RIVOLUZIONE SPIEGATA ALLE COMMESSE. Esiste già una copertina (bella) che non pubblico stante i tempi ancora distanti e i previsti e gli imprevisti ripensamenti. Il libro conterrà pagine in più e in meno, cose nuove e cose rinnovate. Ma a parte ogni rivisitazione e conferma mi viene da domandarmi se e come potre prendere le distanze da questo primo libro e se ne conservo ripensamenti. Intanto mi domando come sempre se sia questo il mio primo libro e non piuttosto LETTI, già uscito in parte in rivista, o le decine di racconti pubblicati in ogni dove di rivista semplicemente spedendoli e basta, mandandoli in lettura e basta. Non sono forse quelle le prime cose? Forse no. Bebo (questo il nome del protagonista del mio primo libro) è un personaggio-libro, di un libro che è bildungsroman, saggio, raccolta di novelle (nel senso antico della questione), campionatura di voci, trattamento cinematografico. E proprio nell'essere tutto, tutto questo, forse ne è molto ma molto meno. Il suo essere meno (meno letterario, meno libro, meno canone) lo rende però un non-libro. O, quantomeno, non un libro-inizio ma un libro-fine. E siccome non ha fine (non finisce né ha scopi reconditi) è un libro che può continuare ed è giusto (oggi, o meglio a gennaio) che abbia futuro. Un nuovo futuro. Il futuro di chi riparte. Con spirito nuovo ma da quel che è.