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 letto di nicola a toro... di Carvelli
 
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"Ho vissuto solo così a lungo che tutto quello che mi circonda è personale, privato. Non mi meraviglierei se non ci fosse più nessuno in grado di capire quel che dico". "Io ti capirò," disse con tenerezza. "Dammi solo un po' di tempo... e capirò tutto quello che dirai." Si strinse nelle spalle. "Ho anch'io un mio modo personale di scherzare..." "Da oggi in avanti..." dissi, "uniremo di nuovo i nostri codici privati e ricostruiremo un'intimità a due". "Sarà molto carino," disse. "Ancora uno stato a due," dissi. "Sì," disse.

Kurt Vonnegut
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Roberto Carvelli


WebLog
 
Di Carvelli (del 05/02/2012 @ 13:53:52, in Diario, linkato 5 volte)
Camminiamo pattinando sulla Tuscolana incerti sul da farsi. Cioè camminare. Ovvero camminiamo incerti. Oggi si va così in immaginarie tute turchese scintillante con sbuffi e volteggi. Per ora senza cadute reali. Ma immaginate sì.
 
Di Carvelli (del 04/02/2012 @ 10:06:49, in diario, linkato 6 volte)
Finalmente è arrivata la neve è ha fatto bianchi i due giardini. Quello di dietro, dove scrivo, proietta una luce abbagliante nella stanza. Sul divano il mio gatto google conta le pecore o i topi o i pappagalli o i pettirossi che ha ucciso come il killer seriale che è. Ma non questo a cui ho dato da mangiare un po' di fette biscottate e che va e viene un po' impaurito. Ogni tanto il limone si scrolla di dosso un po' di neve. Sul sentiero le impronte di google che comunque ha voluto fare una mezzora di passeggiata prima di ricadere nel sonno invernale. Io al pc scrivo sistemando i lavori in corso che viaggiano in parallelo al mio lavoro già corso. Le casse mandano un vecchio cd di gillespie e machito ed è l'unica cosa equatoriale della giornata. Fuori un silenzio spettrale e nemmeno un segno di ruote sulla strada ma il mio emporio indiano non cede neppure davanti al gelo e promette una salvezza alimentare di cui comunque non avrò bisogno. Il telefono tace come è giusto che sia oggi. Compreso il team di calcetto che, come la serie A, credo abbia accettato seppur a malincuore il salto del turno. Il resto ce lo diremo dopo il disgelo. Almeno quello atmosferico.
 
Di Carvelli (del 03/02/2012 @ 14:56:20, in diario, linkato 9 volte)
 
Di Carvelli (del 03/02/2012 @ 09:38:41, in diario, linkato 12 volte)
Fiocchi qui o lì, dicono. Bianco qui o lì, riferiscono. Qui solo pioggia. Qui solo acqua e ombrelli. Qui nient'altro che zuppame vario. Di stivali. Di scarponcini. Di caviglie scoperte. E di tante parole per dire ancora no. Non neve.
 
 
Di Carvelli (del 02/02/2012 @ 09:00:49, in diario, linkato 18 volte)
che sollievo
poter anche dire almeno una volta:
no non era efficiente
e cambiava spesso lavoro
no non era diligente
e lavorava soltanto
se non aveva altra scelta

se no
preferiva leggere SPORT o PLAYBOY
si piazzava al cinema già al pomeriggio
(EDDIE CONSTANTINE era il suo preferito)
sorseggiava cognac nei caffè all’aperto
meditava sulla grazia delle donne
o sulle colombe sopra il campanile

in primavera vagava
nel verde tenero e sfacciato dei campi
l’estate la passava a pancia all’aria
bene oliato e comodo in piscina
poi in autunno se ne andava
lungo i boschi silenziosi
prima di cercarsi per l’inverno
un lavoro
e un’amica
perché non gli piaceva
passare le feste da solo

che sollievo
in un mondo
che si scardina
per troppa efficienza:
un uomo che ha saputo
godersi i giorni buoni
prima che dopo qualche giorno cattivo
ora
arrivasse per lui l’ultimo
 
Di Carvelli (del 01/02/2012 @ 14:37:23, in diario, linkato 16 volte)
 
Di Carvelli (del 01/02/2012 @ 09:49:55, in diario, linkato 21 volte)
Alla fine sì, l'ho compilato il censimento. Buon ultimo o quasi, ho fatto il mio dovere, anche per l'ansia da multa serpeggiante. L'ho fatto online dopo aver perso il plico e aver richiesto con fatica nuove password. L'ho fatto veloce ma con tante domande. Qualcuno mi ha detto più delle sue. A me è servito per riflettere sui miei tanti microspostamenti quasi tutti di quartiere. Un casa-ufficio di davvero imbarazzante rapidità. Quasi un telelavoro anche se non so quanto ancora durerà. La casa intendo. Mi domando ora se il mio fosse vero telelavoro. Se fossi lì in pigaiama a digitare su una tastiera a conversare online coi colleghi e le colleghe. Che penseremmo ognuno dell'altro? Ci piaceremmo di più? Ci troveremmo migliori? Più interessanti? Più bravi? Ci odieremmo di più o ci ameremmo meglio? Lì nel chiuso delle nostre case, davanti al nostro schermo, magari scrivendoci senza imbarazzi o con qualche cautela in più? Ma tutte queste cose le penso io, non l'Istat. Però mi piacerebbe che una delle domande mi avesse lasciato lo spazio per poter dire o immaginare che ne sarebbe di me senza spostamenti. Con gli spostamenti. In casa. Fuori casa. Senza metro e moto.
 
Di Carvelli (del 31/01/2012 @ 09:29:11, in diario, linkato 15 volte)
 
Di Carvelli (del 31/01/2012 @ 09:24:40, in diario, linkato 18 volte)
Calamari a colazione. Dici compari/ ma io capisco/ calamari/ è che è presto/ e io non sono proprio un ragazzo/ sveglio/ anzi non sono proprio/ un ragazzo/ anzi/ non sono/ ancora.
 
Di Carvelli (del 30/01/2012 @ 15:46:38, in diario, linkato 19 volte)
Nell'ultimo numero di Internazionale si parla di questo curioso Buena Vista SC algerino. Vi linko uno dei brani di questa orchestra.
http://youtu.be/8incLTxVuqc 
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Di Carvelli (del 30/01/2012 @ 15:42:43, in diario, linkato 16 volte)

Restare o andare? Suggestioni dalla Magliana
di Roberto Carvelli

“Da ragazzino in quel quartiere ci stava da schifo. Voleva andarsene a tutti i costi” scrive Emanuele Ponturo ne L’odio. Una storia d’amore (fermento), e ce l’ha con la Magliana. Certo è uno strano destino quello di nascere, vivere e, talvolta, morire in un quartiere di cui leggi più in cronaca nera che in cronaca bianca. Di cui senti più per morti ammazzati che buche dell’asfalto. Tanto più che, nell’epoca in cui Ponturo scrive, la Magliana è nominata in associazione con quel “Banda della” che le ha dato più onori in cronaca (e poi in letteratura e saggistica) delle catacombe di Generosa o di quel gioiello che è la chiesetta di Santa Passera. E sono solo due dei motivi di una bellezza non secondi all’incanto del fiume che ci scorre giusto sotto. Eppure una cementificazione senza posa l’ha resa un quartiere di densità abitativa ordinatamente compulsiva. E l’ordine, in questo caso, non ha nulla di particolarmente amabile. Tutti palazzi allineati, costruiti senza una fantasia architettonica, che hanno messo insieme famiglie una sull’altra, una a fianco all’altra e nessun posto per parcheggiare. “Hotel Magliana. Una volta fuori dalla birreria, Stefano si era incamminato a piedi verso l’albergo. Quando era arrivato, non immaginava che sarebbe stato così facile trovarne uno proprio da quelle parti, pensava di doversi spostare verso il centro. E invece l’insegna stava lì, a poche centinaia i metri. (…) Un’entrata anonima, un lungo corridoio, tendaggi pesanti, la statua di una Venere a lato della reception, una riproduzione kitsch fatta di gesso. (…) Un albergo nella periferia della Magliana, nel culo di Roma. (…)”. In mezzo al nulla ripetuto di questi palazzi persino un albergo che, agli occhi del protagonista di questo nero Cappuccetto Rosso, Stefano, arriva come una sorpresa. Sì, anche nella sua Magliana adolescenziale c’è un luogo in cui distendersi anche se è per fare l’amore a ore. Un amore che qui diventa un’ossessione forse proprio per tutta quest’ansia di costruire delle strategie di fuga. Reali e dal reale. Eppure la Magliana potrebbe essere bella. Vitale in tutti i suoi insistiti negozioni di cubatura sproporzionata. Arredamenti, cucine, moda. Supermercati a sfinimento: e viene da pensare a quanto quest’ansia alimentare spesso vada di pari passo con la semplicità e la povertà di un quartiere. Un corollario di autovendite che non ha quasi pari: marca per marca e con locazioni, anche in questo caso, sterminate. L’EUR giusto lì in un orizzonte di marmo bianco, il cinodromo – ora centro sociale – a due passi e coi ricordi di chi scavalcava per andare a vedere di nascosto i levrieri correre dietro la lepre. In Germania, leggo da wikipedia, c’è addirittura una cittadina, Fulda, in cui per gemellaggio col quartiere è nata una Maglianastrasse. Ma non mi viene da sorridere anzi mi scuote un orgoglio che, non abitandoci, potrei risparmiarmi. Ci finisco su Maglianastrasse – quella vera – in un sabato pomeriggio in cui già si sentono nell’aria le premesse di serate in discoteca, capelli fatti o da fare, comitive, make up pesanti, nail art fantasiosa e a caro prezzo nonostante la crisi, perizomi: il tutto come se, similmente all’ansia culinaria, la seduttività fosse direttamente proporzionale al bisogno di fuga. E finisco in un bar che sembra quasi un piccolo avamposto. Dar Negro: un museo di storia fotografica. Dentro c’è l’epica di un bar che non è un bar ma un quartiere. Che è stato radio, che è punto d’incontro. Qui fuori sì che ci starebbe bene una di quelle orribili scritte “e non solo”. Ma, a riprova di un’onestà di fondo, non è premessa da nessun invito la ridda di cose che ci puoi trovare. Dalla pentola al detersivo, al surgelato, al domopak. Alla parete si allinea una vicenda personale che passa tutti i pantaloni: a tubo, a zampa di elefante, attillatissimi, di pelle nera. E i mocassini e le vacanze e le star di passaggio. Delle volte penso che i bar di quartiere rappresentino una agenzia sociale (come piacerebbe dire ai sociologi più ottimisti), anche di saperi. Tanto quanto un comando di vigili o di polizia, una biblioteca, una scuola. Qui un chinotto è un chinotto, un caffè un caffè e un tramezzino quello che deve essere. E come va va. Anzi: che vada come deve andare.
www.paesesera.it/Societa/Restare-o-andare-Suggestioni-dalla-Magliana

 
Di Carvelli (del 30/01/2012 @ 09:25:48, in diario, linkato 23 volte)
 
Di Carvelli (del 29/01/2012 @ 10:36:25, in Diario, linkato 19 volte)
Scrive Derek Walcott: poetry is still treason/ because it is truth. Che Matteo Campagnoli traduce: la poesia è sempre tradimento/ perché è verità. Oggi penso con insistenza a questi due versi come a un'espressione matematica che devo risolvere entro domani.
 
Di Carvelli (del 27/01/2012 @ 15:10:38, in diario, linkato 22 volte)
 
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