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Lettera a --
Di Carvelli (del 24/09/2009 @ 12:27:06, in diario, linkato 843 volte)

Ciao –

 

sono parole mie vero “aver paura di aver coraggio”? Mi ero dimenticato di avertelo detto. E’ proprio così che ci si sente, a volte. Ora tocca a te. Spero che ti duri poco. A me – non so dire purtroppo – tocca quasi ogni giorno. Non sono una persona forte, coraggiosa. No. Sono solo una persona audace, sfrontata, arrogante. Ho solo l’involucro esterno del coraggio. Una sua parte davvero inessenziale, marginale. Mi metto in mezzo alla battaglia da solo e dopo sono costretto a combattere. Spesso anche a perdere (e senza avere le risorse per gestire la sconfitta, un fatto triste e isolato per un esercito così piccolo, di uno stato così pacifico). Bisognerebbe andare preparati alla guerra. Con le armi giuste, la divisa giusta. Ma agli audaci capita anche di non avere allenamento, strategia. Ai folli capita. E in parte…

 

Questione seconda ma non secondaria. Sai che c’è? In effetti il limite è sottile tra massima felicità e massima normalità e anche questo fa tremare i polsi.

 

Sono convinto che per noi c'è la sicurezza (non ho detto “possibilità”) di una felicità più grande (è in questo che sento, che vorrei sentire la normalità). Difficile da credere. Difficile da provare (alle volte, solo alle volte, addirittura difficile da intuire… e per fortuna che esiste il sesto senso!). Una felicità talmente ampia da comprendere anche la nostra (quella che pensiamo nostra e solo nostra) infelicità. Una felicità, come dire, assoluta. Dovremmo continuare a ricordarci di essere più a lungo possibile dentro questa felicità più grande dentro la quale c'è anche la felicità più piccola (quella che noi pensiamo possa essere la più grande o l'unica possibile)… che sguardo piccolo che a volte abbiamo... E così stiamo sempre a guardare la felicità piccola, la nostra enorme elefantiaca spropositata piccola felicità.

 

Ad ogni modo magari capiterà che parleremo ancora, a voce.

 

Un saluto.