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Lettera su lettere
Di Carvelli (del 01/12/2009 @ 12:31:14, in diario, linkato 652 volte)

Cara**

ti scrivo in una lettera breve quello che penso a proposito di quello che mi hai scritto. Prendo spunto da un libro meraviglioso che ho finito di leggere stamattina presto. Dovevano essere le sei e avevo messo in forno una crostata di albicocca. Non so perché l'ho fatto. Forse per ingannare questa sveglia anticipata. Ti scrivo una lettera su delle lettere. Il libro meraviglioso di cui ti dicevo infatti è composto in massima parte di lettere. E si parla di amore. Che è il tema su cui tu mi interroghi. Del poco che so, del poco che mi viene in mente lo inizio da questo libro di Inoue Yasushi che si intitola Il colpo di fucile. Il tema dell'amore vi compare in una forma diffusa che spazia tra l'amore filiale, quello materno, quello di coppia, quello fuori dalla coppia. Contro la coppia: dovrei dire per il senso comune che si dà all'amare chi ...è amato da qualcun'altro? Non so se esistono diritti e prmogeniture in amore. Ci sono pagine di una semplicità toccante ma è di una cosa sola che vorrei dire con questa lettera. Amare ed essere amati. E' di questo che si dice a un certo punto. L'autrice di una lettera si lamenta infatti di non ver amato abbastanza e se ne rincresce (capisce, ma è in punto di morte, che era l'altra la strada giusta). Vedi, ora sento di poterti dire che in tutte le tue parole non sento altra preoccupazione che quella di "essere amata". Uso le tue parole, te ne accorgi? Essere amata: abbastanza... da lui... per un tempo lungo... Come se fosse un ricatto, come se fosse un diritto. Quello che vorrei dirti è che davvero questa tua attesa non renderà la tua vita più leggera, la tua ricerca più contenta. So che sei affezionata all'idea di qualcuno che faccia cose per te. Che ti dimostri la tua importanza (tu dici "unicità", sì così dici) come se dipendesse dalla considerazione altrui. Il tempo è poco e forse non direi niente di notevole anche se avessi più minuti e più carta. Allora lo dico così. Come mi viene. Come un augurio. Spero che tu abbia la fortuna di scoprire prima del dolore di una mancanza di ritorno quanto puoi dare e nel dare avere da subito. Un ricevere che davvero per la prima volta ti farà sentire, completa, contenta, in pace. La tua piccola guerra di attese con cui stai aspettando un gesto ti sta annientando - questo sento. E confusa: una confusione in cui tutto e tutti sembrano alla stessa stregua, in una specie di videogioco in cui si passa un quadro o un altro e quello è amore (che poi è sempre amore che ti ama). Non posso essere più chiaro e sincero di così. Non sarebbe neppure giusto. So solo che il dolore che hai sentito dopo la fine della tua storia ha a che vedere con questo tuo mancato gesto. Non con il mancato gesto di qualcun altro (anche se le giustificazioni da questo punto di vista sono sempre a portata di mano). E purtroppo sarà ancora così altre volte. Forse non ci sarà più tempo. Forse il tempo non c'è mai. E così t'invito da subito ad amare e nell'amare a tradire te stessa. La te inflessibile e ferma che aspetta, che pretende. La paura che senti è la paura che provi di essere amata e sparirà solo quando le sostituirai la forza di amare. Fare il primo passo, un avvio anche incerto o fatto male, ti solleverà da quella paura della paura. Tradisciti, tradisci e vedrai che il dolore e la paura svaniranno. Sono riuscito a dire cose banali ma serviva che lo facessi. Perché è banale tutta questa storia, spero che tu te ne accorga.