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Roma, 24,XII,09
Di Carvelli (del 24/12/2009 @ 09:19:44, in diario, linkato 842 volte)

Lascio un cielo nuvoloso. Prendo una birra media e patatine fritte. Lascio un cane alla porta che mi aspetterà. Porto una canzone che canterò e ballerò al momento giusto. Lascio una gonna a fiori che nel frattempo saranno ormai appassiti. Porto il pensiero inflessibile del mio amore universale. E di quello un po’ particolare, inflessibile pure lui, che in parte lascio. Come lascio le sfuriate, le litigate, i musi lunghi, un bicchiere scheggiato, una sciarpa infeltrita. Prendo con me un altro po’ di pazienza, un sorriso che non meritavo, una carezza che ho immaginato. Lascio cartoline non spedite, non ricevute, non ancora stampate. Prendo un cappuccino caldo. Lascio un sorso di qualcosa, che non ricordo cosa fosse ma era alcolico, nel bicchiere. Porto un maglione che porto da anni, una fedeltà tutto sommato preziosa. Lascio quello che pensate di me ad altri che non lo pensano, e lo dico sia per il bene che per il male. Anche le lenzuola lascio, le lascio sporche che chi vuole sentire il mio odore lo senta sia che l’ha già sentito, sia che avrebbe voluto. Porto una cosa da dire sperando che ci sia tempo. Una cosa da fare, sperando di farla bene anche se non sarà giusta – si fanno spesso cose non giuste e non sempre è per averne del male. Lascio la speranza della pace, lì non mi servirà perché parto in pace, qualsiasi cosa possa essere successo, qualsiasi cosa possa ancora succedere. Porto un animale da compagnia invisibile che si siederà quando mi siederò, che si alzerà quando mi alzerò e andremo via insieme. Lascio tutto sommato molte cose da fare e molte già fatte. Qualcuna fatta male, d’accordo, ma che magari qualcun altro sistemerà – delle volte ho sbagliato pensando che fosse meglio fare che non fare ma ormai. Prendo un po’ d’aria, un po’ di caldo, un po’ di pioggia, un po’ di tempo. Lascio un sistema di fedeltà non so dire se utile o inutile e comunque lo lascio a chi servirà – a me è servito. Porto un thermos con qualcosa di caldo. Lascio il colore viola, un paracadute, un aquilone, una foglia – tutte cose che volano, differentemente da noi, senza sforzo. Metto un pacchetto di cracker che magari avrò fame. Lascio qualche volto poco sereno e anche la fiducia che cambierà, cambierà ne sono certo, siatene certi. Come sono certo che potranno cambiare tante altre cose che ora non cambiano nonostante tanto dolore. Porto un pezzo di carta e dovrò pensare bene a cosa scriverci. Starò attento a dire le parole giuste, a scriverne meno, anche se non potrò giurare di riuscirci e già sto andando contro i miei proponimenti. Così la chiudo qui e vada come vada.