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E' quello che abbiamo avuto di meglio
Di Carvelli (del 03/02/2010 @ 09:33:32, in diario, linkato 962 volte)

"Viaggiò. Conobbe la malinconia dei piroscafi, i freddi risvegli sotto le tende, lo smarrimento dei paesaggi e delle rovine, l’amarezza delle amicizie troncate. Ritornò. Partecipò alla vita di mondo ed ebbe altri amori. Ma il ricordo incessante del primo glieli rendeva insipidi; e poi anche la veemenza del desiderio e la freschezza delle sensazioni erano svanite. La sua stessa forza d’animo s’era affievolita. Erano trascorsi anni grigi a puntellare l’ozio dell’ intelligenza e l’inerzia del cuore".

Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale. Che titolo straordinario (sottotitolo a parte). Lo avrà dato lui?Sarà stata la convenzione a imporgli il sottotitolo "Storia di un giovane"? Siamo nel sesto capitolo e penultimo. Una specie di finale, prefinale visto che poi il libro si chiude con un settimo capitolo e con quasi questo titolo del post. E' quello che abbiamo avuto di meglio. E il meglio è il passato vissuto insieme e raccontato o raccontabile nella ricomposizione di sguardi tra due amici che fanno bilancio di una vita vissuta insieme. La citazione non la trovo nella versione di Lalla Romano in cui ho riletto il capolavoro di Flaubert. E' passato un po' di tempo e, purtroppo, non ricordo molte delle cose che avrei voluto dire a proposito. Del doppio finale, del gioco della dilazione. Del fatto che spesso l'amore che non si compie è il più perfetto. Quello che rimane nell'incertezza delle tante possibilità, nel perfetto dispiegarsi delle ambizioni e dei sogni. Così quello del protagonista per l'Arnoux. Un amore messo alla prova continua dell'incertezza e tempestato di ripensamenti. Sistole e diastole. Eppure, in definitiva, in conclusione, alle conclusioni definitive quello che abbiamo avuto di meglio.