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Quindici anni fa e tutto quello che comporta ricordare
Di Carvelli (del 27/09/2013 @ 09:16:14, in diario, linkato 620 volte)
Quindici anni fa avevo un’altra religiosità, cantava Vasco anni fa. Più di quindici. Nel 1979 per essere precisi. Quindici anni fa nasceva invece Google. Mi ricordo poco di quindici anni fa. Poco di Google. Arrivo a tutte le cose con un piccolo scarto di anni. Mi ricordo casa di un amico smanettone, una di quelle cene che si aprono con le patatine e i puff e si chiudono con l’insalata di riso. Il vino? Corvo o Galestro. Mi ricordo solo che disse che non bisognava cercare su Google ma su AltaVista. E a me pareva naturale: erano più belle quelle montagne innevate. Le parole sembravano uscire da lì come da una fonte naturale, purissima, altissima eccetera. La casella di posta andava aperta su Hotmail ma io la aprii su Tiscali perché mi piaceva di più il colore e il font. Mi piaceva anche Virgilio ma il nome mi metteva un po’ di ansia. La posta doveva contenere un nomignolo. O, meglio, quelli che smanettavano lo avevano. Il loro nome di battaglia. Forse perché non ci si poteva chiamare Smanettone 1, Smanettone 2, Smanettone 3. Ma c’erano già quelli che avevano la posta di Mclink e ora, quando, l’incontri ti viene da trattarli come profeti. Quando ho iniziato davvero io a smanettare non era più in tempo per i nick. Avevo una posta con nome e cognome intero. In fondo non mi chiamo Massimiliano Massimiliani. Si poteva fare. Le cose sono cambiate da allora. Certe forme di religiosità si esauriscono naturalmente. Altre no. La religiosità dei capperi, la religiosità dei The Smiths, quella dello zabaione, quella delle due ruote, quella dell’autunno. Le cose pratiche seguono invece un loro corso naturale. A dispetto di una delle cose che da sempre ha per me una considerazione capitale ovvero l’estetica. Non riesco a fare una cosa che non mi piace. A mangiare una cosa buona in un piatto brutto. Altrimenti faccio cose che devo fare, mi comporto come mi devo comportare. Quasi sempre. Insomma, mi si può portare a una cena. Non faccio sfigurare a una festa. Non vi faccio vergognare a un evento glamour (ma se potete evitare di invitarmi…). Ho persino una mia forma di fedeltà nel tempo. C’è qualcosa che faccio da quasi venticinque anni e qualcun’altra da prima ancora. Ma una delle cose che faccio sempre, da sempre, anche quando entro in una stanza, in una casa, in un albergo è chiedermi se mi piace. L’altra è interrogarmi in definitiva e in ultimo se mi serve, mi è in qualche modo necessaria e solo dopo, quasi come un aut aut, se è utile se ne verranno delle cose buone per me o altri. Il resto succede nonostante me.