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Su La vita in tempo di pace di Francesco Pecoraro
Di Carvelli (del 28/02/2014 @ 09:02:15, in diario, linkato 811 volte)

 

Il libro di Francesco Pecoraro “La vita in tempo di pace” (Ponte alle Grazie) disegna negli anni che contano – quelli adolescenziali e quelli più tardi e sordi – la vita di Ivo Brandani. Lo fa alla Houellebecq, lo fa nella tradizione del romanzo borghese ma rivisitato nell’oggi. I temi su cui si dipana la narrazione sono la nostalgia di un tempo e un momento migliori (c’è un momento migliore? O forse dovremmo dire che poteva esserlo ora che abbiamo la consapevolezza che qualcosa è passato senza che riuscissimo a stringerlo, pur provando a chiudere le dita attorno a quel qualcosa che oggi ci strizza il cuore?). La parte del leone la fa spesso il sesso. Come in queste righe meditabonde e senili: “Io, se si escludono le cinquantenni sole, mi sento fuori target per chiunque. Sono già abbastanza stupefatto di invecchiare, ma non avevo mai riflettuto sul fatto che significa diventare invisibili agli occhi delle donne… Scopi più o meno con chi ti pare tutta la vita, poi, quando cominci a pensare che in fondo non è poi così difficile, ti accorgi che stai uscendo dall’orizzonte biologico della specie: il tuo corpo non è più considerato utile, né dilettevole…”. È incredibile un attimo e ti senti il target di chiunque e un attimo dopo non sei il target più di nessuno. È incredibile (aggiungo io) finalmente hai capito (con dolore, magari, rincaro io) come funziona il gioco e un attimo dopo non ti interessa più il gioco. La pagina più bella o, forse, lucida del libro – che gli suggerisce il titolo – è la numero 226 e la leggo per voi: “Il Tempo di Pace è solo una guerra silenziosa di tutti contro tutti. Niente di apparentemente feroce e comunque non al mio livello: la guerra tra le persone del mio livello non è mai seria, non prevede quasi mai veri annientamenti, anche se nelle aziende c’è gente che per lo stress e le umiliazioni si suicida, oppure finisce fino alla spasimo e poi un bel giorno va in ditta con la pistola e fa una strage… Da quando il capitalismo non ha più niente e nessuno capace di contrastarlo, trovi metal detector ovunque, non servono per prevenire il terrorismo, ma gli omicidi aziendali… La Pace è guerra di tutti contro tutti: poca la violenza fisica, ma la lotta è maligna e crudele, nel doversi fare spazio, nel lottare per avere una parte anche piccola delle risorse disponibili, o un po’ di potere, per quelli a cui interessa… una guerra senza eroi, combattuta a botte di cocaina, di alcol, di anti-depressivi, di ansiolitici, di sigarette strafumate… Pochi gli eroi ufficiali, pochi i monumenti, tutti volutamente anti-retorici, quindi quasi tutti bruttissimi…”.