“Cos’è questa? Tristezza? Chissà, forse./ Un motivo che conosco a memoria./ Che sempre si ripete. E sia./ Che continui così./ E risuoni anche nell’ora estrema,/ come la gratitudine degli occhi/ e delle labbra per ciò che qualche volta/ ci costringe a guardare lontano./ E fissando in silenzio il soffitto,/ perché visibilmente la calza resta vuota,/ capirai che tanta avarizia è solo indizio/ del diventare vecchio./ È tardi ormai per credere ai prodigi./ E sollevando lo sguardo al firmamento/ scoprirai sul momento che proprio tu/ sei un dono sincero.”
Di Carvelli (del 16/10/2006 @ 09:33:16, in diario, linkato 1225 volte)
Svegliarsi in piena notte o aspettare la notte per assistere ad un film in televisione che senti di dover vedere assolutamente. Sono cose che puoi fare solo di sabato o di venerdì e comunque devi amare il cinema per farle. E anche molto. Il post di oggi è per tributare il giusto merito a Paradjanov (informazioni su di lui qui e qui) e al suo film Sayat Nova. Si tratta di un film prezioso. Un insieme di quadri come tableaux vivant sulla vita di un cantore-poeta georgiano/armeno almeno nelle lingue dei suoi canti. Di Paradjanov avevo già visto La leggenda della fortezza di Suram (che possiedo in una versione VHS da me registrata in qualità dubbia). Sayat Nova è un film del 1970 scandito in frasi come: "Noi cerchiamo noi stessi l'uno nell'altro" o "noi cercavamo un rifugio del nostro amore ma il cammino ci ha condotto a diventare esseri mortali". I piani dell'amore terreno e di quello spirituale si susseguono e si conseguono. La stanza è buia e scorrono le immagini nel televisore come se fosse la cornice di un quadro che cambia. Quadri perfetti che hanno la vocazione di un'arte totale. Pittorica, scenica, filmica. La probabilità del simbolo è forse un inseguimento inutile per l'ora e per il flusso. Servirebbe un frame per frame. Il colore della melagrana che è il secondo titolo della storia di questo poeta è un altro dei simboli controversi e transustanziali. Il nettare del pomo si fonde con il sangue e anche con le tinture delle lane poi lanciate in piatti di rame a sgocciolare.
La notte è passata così in una sua parte, tra quadri che si susseguivano e silenzio. Nella finestra il buio del cielo poi la parola FINE ed un sonno ritardato.