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 letto 2 di M e G a Lubriano... di Carvelli
 
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Dunque, poiché la cosa della quale si parte in cerca non può né deve avere un volto, come riconoscere i mezzi per raggiungerla se non dopo averla raggiunta, e che mai potrà essere la meta se non una meta apparente? Un precettore orientale non parla diversamente, là dove asserisce che il discepolo deve camminare per arrivare, spingersi avanti con la forza del suo spirito al fine di ricevere la sua illuminazione. Il compiersi dell'illuminazione è pari al subitaneo schiudersi del loto o al ridestarsi del sognatore. Non è dato aspettarsi la fine di un sogno, ci si desta spontaneamente quando il sogno è finito. I fiori non si apriranno se ci si aspetta che s'aprano, ciò avverrà da sé quando il tempo sarà maturo. L'illuminazione verso la quale si procede così non si raggiunge. Essa verrà da sé, quando il tempo sia maturo.

Cristina Campo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 17/01/2006 @ 10:20:40, in diario, linkato 1380 volte)

"Si alzò lentamente e andò a aprire. Era Rita, con una vaschetta di gelato in mano. "Ero andata a comparlo per me e ho pensato di prenderne un po' anche per lei," gli disse sorridendo timida. "L'ho disturbata, mi scusi. Ma quando sono stata in ospedale avevo una voglia di gelato che impazzivo... e nessuno me lo portava mai."

"Andò a letto elaborando progetti di fondamentale importante sociale, pensando agli uomini timidi e senza potere che fanno da contrappeso al resto del mondo. Nella sua fantasia ogni potente diventava il parassita di un uomo timido che lo illuminava di nascosto."

copertina

Il ritorno a casa di Enrico Metz


Collana: I Narratori
Pagine: 208
Prezzo: Euro 15

 

 

 

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Di Carvelli (del 16/01/2006 @ 15:57:07, in diario, linkato 1412 volte)
Non so se vi è capitato di passare una serata facendo cose comuni. Che so mangiano. Vedendo un film. Stando con un amico o un'amica. Andando a comprare un pollo in rosticceria per portarlo a casa e mangiarselo a casa da soli. Nient'altro. Una serata. Poco più o meno di questo. Eppure sentire che nella breve scossa di quel niente c'è tutta la faccia piena della vostra infinita felicità.
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Di Carvelli (del 16/01/2006 @ 11:43:57, in diario, linkato 1460 volte)

Ringrazio per la segnalazione link del mio pezzo-riflessione su Dovlatov di tempo fa e lo faccio segnalando un blog davvero interessante, questo

Matr

http://samovar.blogosfere.it/

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Di Carvelli (del 13/01/2006 @ 13:00:09, in diario, linkato 1372 volte)
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Di Carvelli (del 13/01/2006 @ 11:52:57, in diario, linkato 1324 volte)

Oggi ne parlano il manifesto e il Corriere della Sera. Leggete questa storia.

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

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Di Carvelli (del 13/01/2006 @ 09:33:39, in diario, linkato 1371 volte)

“L’Amore e l’Amante vivono davvero in eterno:/ non attaccare il cuore a cose riflesse e prestate!/ Fin quando t’abbraccerai stretto un’amante già morto?/ Abbraccia piuttosto la Vita, che non ha limite mai!”

 

“Anzi siamo più alti degli Angeli! Perché non passiamo oltre dunque? La nostra meta è l’Eterno!”

 

Rûmî – Poesie mistiche (traduzione di Alessandro Bausani)

 

 Perché usiamo la parola “intimità” solo in riferimento alle altre persone? A noi con le altre persone, e così raramente a noi in riferimento con noi stessi? “Nel nostro intimo” per estensione sembra esser diventato “nel nostro privato messo in condivisione con gli altri (non sempre il privato degli altri)”. Perché “intimità” non significa il nostro personale rapporto con noi stessi svincolato da qualsiasi altra relazione esterna? Il diario di oggi è a rotaia. Nasce sul tram e ascolta (spia acusticamente) una conversazione in cui una ragazza parlava ad un’amica (un’amica? O una conoscente, una coinquilina – si sale sull’autobus con un’amica alle 8 del mattino? Forse sì) in intimità (ma eravamo trecento e uno addosso all’altro ed era impossibile non violarla, forse voleva essere violata quella intimità? “Io gli ho regalato questo… io gli sono stata vicina quando…. Che poi io glielo avevo detto che lui… invece non mi ha dato retta…” Ogni frase sembrava far scoppiare dei palloncini di plastica come quando ai lunapark se ne rimane un po’ di plastica afflosciata a pendere da una corda. Esplosa. Finita. Ridotta all’insignificante brandello di un’inutilizzabile fibra. In palio non c’era neppure un orsacchiotto di squallido peluche con gli occhi due ellissi disegnate male.

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Di Carvelli (del 12/01/2006 @ 14:17:40, in diario, linkato 1348 volte)
Tutte le bariste del mondo dovrebbero avere qualcuno che gli scaldi le dita. Soprattutto perché è inverno e fa freddo e metti e leva e caldo e freddo alla fine le dita ce le hanno gonfie e rosse come le dita di chi ha il vizio dell'alcol e sempre fredde e umide anche se sono asciutte e con gli anelli che ci rimangono in mezzo sacrificati al dolore dei polpastrelli che premono per ingigantirsi sempre di più. Tutte le bariste del mondo hanno diritto a qualcuno che scaldi loro le dita e non importa chi sia questo qualcuno e se sia un qualcuno buono o bravo ma un'altra mano più calda e paziente che tenga le loro al caldo di una stretta. Ché se devono tornare a casa sole senza passare per niente altro che non sia un televisore sfiatato sul nulla allora quelle bariste sono costrette a mettere una tisana calda o un te in una tazza e starsene fino a che la stanchezza non diventa sonno con le dita aggrappate ad una tazza fumante che cosa non sanno. E non è giusto. Tutte le bariste meritano le mani di qualcuno. Tutte senza eccezioni.
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Di Carvelli (del 11/01/2006 @ 09:32:46, in diario, linkato 1262 volte)
Ad avere gli occhi tuoi non è mai adesso, non vince mai la morte, non c'è guerra, non c'è dubbio. Piove e non ti bagni, si va avanti. Non ti preoccupare. Dici che è domenica e domenica ci si riposa. Dici che l'Iran fa bene a rifare la bomba e che il mondo sarà più sicuro come lo era quando c'era l'URSS che lì nessuno faceva una mossa né da una parte né dall'altra e dici che la debolezza del fronte antioccidentale ha provocato il formarsi del terrorismo. Ad avere gli occhi tuoi le gonne delle tenniste non sono quelle di una volta e che era più bello sentire il rumore dolce del legno battuto dalla pallina. Dici che un tempo se uno lanciava un giavellotto lanciava un sistema economico, un ideale, una bandiera e che ora si lanciano soldi che non vanno lontani nascosti in una casacca da stilista che lontanamente ricorda un Paese, figurarsi un'idea. E' che, ad avere gli occhi tuoi, il mondo va lento o veloce e non è il fatto questo. Ad avere gli occhi tuoi non c'è metodo, non c'è progetto. Tutto corre verso altro che corre ed è bene che non intruppi. Ché ad avere gli occhi tuoi i disatri aerei e quelle ferroviari e quelli politici... tutto - dici - deriva da questa corsa scomposta.
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Di Carvelli (del 10/01/2006 @ 09:12:46, in diario, linkato 1329 volte)
La confidenza vince sul riserbo il coraggio vince sulla timidezza la macchina vince sul pedone la moto vince sul pedone la macchina vince sulla moto la moto vince sulla bicicletta il cane vince sul gatto la rabbia vince sul perdono la vendetta vince sul perdono la confusione vince sul silenzio la lamentela vince sul dolore il dolore vince sull'annientamento il negro vince sul bianco il bianco vince sul negro le scarpe vincono sui piedi nudi il maglione vince sul petto nudo il sole vince sulla pioggia e sul freddo l'autobus vince su auto moto e biciclette lo spam vince sulle mail private il clacson sul silenzio la televisione vince sul cinema il cinema vince sul teatro il reality vince sulla televisione la muffa vince sulle pareti il fuoco vince sugli alberi l'acqua vince sulle spiaggie il
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Di Carvelli (del 09/01/2006 @ 09:32:16, in diario, linkato 1403 volte)
Mangiare metà delle porzioni. Essere d'accordo ma non del tutto. Sentirsi bene, in parte. Male, per metà. Dire di sì ma non a tutto. Dire di no ma lasciare metà di incertezze, di dubbi, di speranze. Essere affettuosi e un po' freddi. Essere felici con un ma. Essere arrabbiati con un però. Coltivare un sogno ma lasciando un pezzo di realtà. Aspettare alla fermata un autobus che non arriva (ma arriva una spicciolata di passi che fanno pensare al ritorno dalla guerra) e quindi farla per metà a piedi. Lasciare un'altra metà di incertezze attorno a sé, una metà di dubbi, una metà di dolori. Non fare altro che metà di quello che andrebbe fatto. Una metà fatta bene, bella, significativa. Tutto questo potrebbe andar bene comunque. Basta non pensare che è metà, basta sapere che non è metà. Ma tutto quello che abbiamo. Ora.
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