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 Il letto di Mattatoia... di Carvelli
 
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Affamato e inferocito, sapevo che nulla al mondo mi avrebbe costrtto al suicidio. Proprio in quel periodo avevo cominciato a capire l'essenza del grande istinto di conservazione, la qualità dui cui l'uomo è in sommo grado dotato. Vedevo i nostri cavalli sfiancarsi e morire - non posso esprimermi in altro modo, utilizzare altre parole. I cavalli non si distinguevano in nulla dagli uomini. Morivano a causa del Nord, del lavoro troppo gravoso, del cibo cattivo, delle botte - e anche se subivano tutto ciò in misura mille volte inferiore agli esseri umani, i cavalli morivano prima. E capii la cosa più importante: che l'uomo è diventato uomo non perché è una creatura di Dio, né perché nelle mani ha quella cosa straordinaria che è il pollice. Ma perché è FISICAMENTE più forte, più resistente di tutti gli altri animali, e poi perché in seguito ha saputo costringere il proprio spirito a servire con successo il corpo.

Varlam Salamov
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 29/11/2005 @ 16:40:07, in diario, linkato 1530 volte)

Una nota della traduttrice del bellissimo libro della Davis dal sito di minimum fax

la retrospettiva Nevskij
Lydia Davis, Pezzo a pezzo
di Adelaide Cioni

«Ingannare se stessi è peggio che ingannare gli altri».
dai Diari di Tolstoj

«Torno a casa dal lavoro e c'è un suo messaggio: che non viene, che ha da fare. Richiamerà. Aspetto che si faccia sentire, poi alle nove vado da lui, ma non è in casa. Busso alla porta del suo appartamento e poi a tutte le porte dei garage, non sapendo quale sia il suo – nessuna risposta. Scrivo un biglietto, lo rileggo, scrivo un altro biglietto e glielo appiccico alla porta».
da "Storia" di Lydia Davis

Qualche mese fa ero a cena con un gruppo di traduttrici, era una tavolata lunga, e mi trovavo a una delle due estremità. A un certo punto, parlando con Gioia Guerzoni, alla mia sinistra, è venuto fuori che lei aveva tradotto il romanzo di Siri Hustvedt, l'attuale moglie di
Paul Auster, buffo ho detto, io invece ho tradotto i racconti di Lydia Davis, la prima moglie di Paul Auster. Al che Susanna Basso, alla mia destra, ha esclamato, E io ho tradotto Paul Auster! E siamo rimaste tutte e tre un po' sconcertate, per la casualità di quell'anello che si chiudeva lì, fra noi tre, tre ombre di tre scrittori, che oltre a una storia letteraria hanno naturalmente una storia di amori che forse a qualche livello arrivano a toccarsi.
E in effetti, quando ne "La lettera" di Lydia Davis leggo della protagonista che va a cercare il suo ex alla pompa di benzina, dove lavora, e lo trova nell'ufficio a leggere Faulkner sotto le luci al neon – anche se l'autrice non lo dice, e anzi nega ogni riferimento autobiografico – non posso fare a meno di pensare che l'ex in questione sia Paul Auster, che quegli occhi che si alzano verso di lei pieni di circospezione siano gli stessi occhi fondi e neri della copertina dell'edizione originale di Sbarcare il lunario. E così anche nella descrizione dolcissima e straziante dei piedi di lui, mentre è a letto a leggere, e li tiene prima incrociati con «le dita che puntavano ad angoli diversi della stanza» e poi si gira e li tiene uniti, «come le due metà di un frutto», e poi «sempre leggendo, allungava una mano e si sfilava i calzini e li buttava appallottolati sul pavimento».

In fin dei conti però, gli amori in letteratura non sono che un pretesto, un modo come un altro per mettere alla prova la duttilità delle parole, e quindi possiamo anche tralasciare completamente che si tratti o meno di Paul Auster, perché la descrizione del vuoto di significato proprio della fine di un amore, di qualsiasi amore, nelle mani di Lydia Davis diventa una specie di bomba a mano. A lasciare senza fiato è la sua precisione chirurgica, la sua assoluta mancanza di paura nell'inseguire il senso delle cose, di inseguire testardamente il ritmo e l'incedere del pensiero stesso. O meglio del pensiero emotivo. Ingannare se stessi è peggio che ingannare gli altri, questa la frase che legge il protagonista di "Estratti da una vita" aprendo una pagina a caso dai Diari di Tolstoj. E questo sembra voler fare Lydia Davis in Pezzo a pezzo: dis-ingannarsi. Perché tanto, che prima o poi (o sempre) ci si inganni è poco ma sicuro, e allora ripercorrere all'indietro gli eventi, mettere insieme i pezzi di ciò che si è provato, assume il senso di un'indagine emotiva al tempo stesso spietata e dolcissima, nonché, grazie all'ironia dell'autrice, a tratti buffa.
Non è un caso che Lydia Davis sia considerata un mostro sacro della letteratura americana da Rick Moody (che ci ha confessato di meravigliarsi quando la va a trovare e la vede ai fornelli che cucina) e da Dave Eggers: questi 33 racconti sono, semplicemente, necessari.

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Di Carvelli (del 29/11/2005 @ 08:52:35, in diario, linkato 1501 volte)
Adesso penso a quando qualcuno mi ha detto "Ti conosco". In realtà dovrei dire "mi ricordo". Ma non ho la sensazione precisa della frase e di chi. So di averla sentita tante volte e tante volte pronunciata con la stessa identica leggerezza. Ti conosco. Poche volte la variante compromissoria "ho capito come sei... come sei fatto/a". Poche volte dubbi. Ti conosco. Penso a cosa volevi dire. A cosa volevo dire.A cosa significa per ognuno di noi diverso quel diverso "ti conosco". A quanto fosse falso eufemismo per nascondere l'odio che non si può esplicitare. Il non poter dire "non mi piaci" o la presunzione di quell'inquadramento un po' fisso e semplicistico di chi si deve far tornare precisa un'idea su una persona. Sulle persone.
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Di Carvelli (del 28/11/2005 @ 09:54:06, in diario, linkato 1463 volte)

Cara V.

il fatto è che l'amore addosso agli altri è irritante e specie quello un po' infantile e dolciastro, inoltre è irritante vedere una persona che stimi ridursi in una ridicola appendice pulsante della sua ansia di piacere (di piacere ad un altro, ad altri). Il fatto è anche - per dirla tutta, anche a nostro discapito - che l'amore suscita sempre un po' di inconsapevole invidia, l'invidia per quel meccanismo che risucchia gli amanti e li tiene fuori dal resto. L'astrazione dell'amore è fastidiosa. E lo è anche la sua esibizione. Bisogna amarsi in segreto. Ecco perché le coppie anche fisse devono avere una loro segretezza sentimentale e presentarsi come coppia solo quando si sentono al sicuro nell'amicizia (di pochi) o altrimenti devono presentare all'esterno la loro solidità e non il loro sentimento... l'amore deve essere espresso dalla concretezza: quello è il suo prestigioso dato visibile, la sua presenza agli altri. Mentre è fastidioso solo sentire i cuori o i corpi detti. Questo non è bello. Non è bella la confidenza a meno che sia all'amica (chi è l'amica?). Non è bello il racconto intimo. Non è bello il resoconto amatorio sia esso rosso o rosa. Irritante è lo sciacquio del bucato nelle orecchie altrui, la lamentela così come lo è il vanesio pavoneggiarsi con le proprie fortune siano esse erotiche o sentimentali. Esagererei e direi che se l'amore è un racconto non è. Non è amore, almeno. O non è quella marca di eros che tutto confonde. L'eros deve confondere al punto da nascondere l'eros detto (al limite scriverlo per scriverlo, non dirlo). L'indicibilità è la sua marca più autentica.

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Di Carvelli (del 22/11/2005 @ 14:26:06, in diario, linkato 1388 volte)
«Il segreto della molletta»
In attesa dell'incontro
 
 
Sabato, 8 del mattino (ora del risveglio approssimata per molto difetto): - 12 all’ora x
Per prima cosa mi guardo allo specchio. Dopo qualche minuto mi rendo conto che la ragazza che vedo sono io. Lo specchio gioisce della mia presa di coscienza. Sorride. Il ricordo della mia identità mi ricorda che stasera «io» ho un appuntamento con te. Lo specchio torna alla sua classica espressione riflessiva. Mancano dodici ore.
10.00 (ora del risveglio approssimata per poco eccesso): - 10 ore
Senza soffermarmi sulle tre premesse metodologiche di qualsiasi appuntamento che volga a un certo fine (ossia: ceretta, shampoo, scelta delle scarpe), procederei all’analisi della più complessa preparazione mentale. Mentre lo specchio mi riflette, io rifletto: di solito le persone che vogliono sapere come andrà una cosa chiedono consigli a una maga. «Io conosco una maga? », mi domando. «Certo che no», mi rispondo. Lo specchio intristisce. Però mi viene in mente che, pur non conoscendo una maga, so dove trovare una sfera! Anzi, un «globo» magico. L’ha costruito un mago di Varese, che chiamano scultore.
18: - 2 ore
Vado a consultare la trasparenza dal cuore colorato. Ma quando le mie mani assumono la classica posizione da maga-che-consulta- la-sfera, mi accorgo di un forse grave dettaglio: ho lo smalto delle unghie rovinato. Il rosso è in dissolvenza. Forse dovrei ristrutturarmi. Ma no! Tu sei di certo un cultore della bellezza decadente. La considerazione mi lusinga, sebbene sia mia! Da «trasandata» a «decadente ». Piccolo passaggio semantico. Piccolo momento autoterapeutico.
18 e qualcosa: poco meno di 2 ore all’ora x
Mi sdraio e chiudo gli occhi. Cerco nella mia testa qualche idea o parola da estrarre in un’eventuale conversazione prima dell’eventuale primo bacio. La visione dell’interno della mia testa è un vuoto assoluto. Non so cosa mi dirai tu, dunque non so cosa ti risponderò io. Bevo una tisana che si chiama RELAX. Mancano meno di due ore.
19 (in punto): - 1 ora
Per ovviare al vuoto mentale prendo un quotidiano. Ritaglio. Nei quotidiani ci sono molte parole. Me ne metto un po’ in tasca. Me ne copio alcune sulle mani. Cerco di impararne almeno cinque a memoria. Prendo anche dei pezzi di punteggiatura. Virgole, puntini di sospensione... Infine un punto esclamativo!, che incollo sotto l’orologio, così quando mi soffermerò a guardare il mio polso sinistro tu avrai il timore che io mi stia annoiando. Ma poi ti stupirò esclamando qualcosa del tipo: tu droghi il tempo! (Far-spaventare è il presupposto del far-innamorare.)
19.19: - 41 minuti all’ora x
Questi mi sembrano l’ora e i minuti giusti per iniziare a vestirmi. Ho due possibilità: vestire la me-bambina o vestire la me-donnina. Il mio armadio contiene una spaccatura tra gli abiti per l’una e per l’altra. Sì perché, sebbene io sia single, ho almeno due personalità. Quale mostrarti? Opto per la soluzione confusiva: maglietta nera (da bambina o donnina) gonna nera (da donnina) gambaletti a righe (da bambina) rossetto rosso (da donnina) mollettina abbassa-ciuffo (da bambina). Nel caso tu preferisca poi la bambina, potrei estrarre a fine cena un lecca lecca dalla borsetta. Nel caso tu preferisca poi la donnina, potrei togliermi all’ultimo momento la molletta.
 
Chiara Zocchi
Corriere della Sera 11 ottobre 2005
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Di Carvelli (del 22/11/2005 @ 09:21:36, in diario, linkato 1425 volte)
Perché si dorme male o bene? Perché ci si sveglia senza pensieri nel cuore della notte? O ci si alza e si va a bere e si ritorna a dormire? O piove e la pioggia ci sveglia, o piove e lo scopriamo solo in qualche pozza sulla nostra strada alla mattina? Tante domande per una domanda. Per una curiosità. Il perché del sonno e del suo avanzarsi o arretrare rispetto alla nostra veglia. Ai difficili estremi per alcuni più prossimi. Alle volte (spesse volte) lo stupore della quiete del sonno a fronte di pensieri e problemi. Come funzioniamo?
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Di Carvelli (del 21/11/2005 @ 14:11:41, in diario, linkato 1413 volte)

Non so quali parole usare per raccontare il concerto di

Stupore. Sorpresa. Meraviglia. Vorrei poter trovare sfumature per ognuna di queste sensazioni. Saper dire da dove a dove e da quando a quando. Ma comunque sarebbe poco. Non spiegherebbe. E non è che è la linea di un eccesso che mi trattiene o mi avvisa. C'è altro. C'è stato dell'altro. Come un'emozione speciale che una voce può provocare, suggerire, suscitare. Naturalmente. E senza sbavare. Nitida, sfumata ma decisa. Intera. Non importa che ora era quando è iniziato. A che ora è finito. La durata contava ed era quella di Handke di cui qualche giorno fa si disse. Quello che da quando entri in un posto a quando ne esci senti riverberare. Tecnicamente si potrebbe dire che è sorprendente quanto una atmosfera difficile continui e sia un'atmosfera impossibile e nuova il cui approssimarsi lascia il dubbio dell'irrealtà. Questo è il tipo di perfezione che mi appartiene e vorrei chiamare tale. 

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Di Carvelli (del 21/11/2005 @ 09:24:03, in diario, linkato 1657 volte)

"Ho letto delle pagine in cui Goethe/ scrisse d'aver lentamente accumulati/ dei piccoli tesori di parole;/ spicciolo per spicciolo, a poco a poco,/ dei veri e propri scrigni colmi d'oro;/ classica e limpidissima metafora/ che così avvicina lettere e monete/ lettere d'oro, d'argento e di rame/ mezzi accuratamente graduati/ tra la genialità e il destinatario./ Adesso l'inventario è sconfortante:/ impraticabile l'uso dell'oro/ e molto, molto rari argento e rame/ ciascuno, se può, tacita le questue/ con l'acmonital, per le compravendite/ arrangiandosi con le banconote/ o degli assegni, che sono più veloci;/ chi rimastica un po' di economia/ con le carte di credito di plastica."

da LE NEBBIE di  PIERLUIGI CAPPELLO (Campanotto editore)

Sempre nell'intervista su daemon a Cappello, il poeta di Gemona rimarcava che la poesia/il poeta è sempre civile. La poesia è sempre politica (rivengono in mente i versi del premio nobel polacco) e sono risposte che ho sentito per esempio anche da Paolo Conte che risaputamente evade gli inviti alla presenza politica. Qui per esempio si può non dire che Cappello lo sia?

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Di Carvelli (del 18/11/2005 @ 09:02:53, in diario, linkato 2905 volte)
Mi riprometto sempre di raccontare la vera storia di PERDERSI A ROMA. Perché è ricca di simbolismi e naufragi. Ma salto sempre l'appuntamento con la macchina della verità per cui oggi (se non piove) tento o inizio, almeno. PERDERSI A ROMA. Nasce in una casa editrice piccola romana allora dedita a libri-intervista come una serie di interviste a scrittori su Roma quartiere per quartiere. Procede per accumuli di colloqui sino a che un influente lettore e cofondatore della stessa - di contro all'incoraggiamento del collega e ora uno dei due titolari rimasti - mi fa rilievo di sorpresa. Cito testuale: "Scusa ma qualcuno ti ha mai detto di fare queste interviste?" (vorrei far riferimento ai piccoli fax inviati alla casa editrice...così...visto che.... invece mi ritiro davanti alla mala parata). Capitolo 2. Le interviste finiscono alla rivista a cui collaboro da anni: usciranno come librino allegato. S'impagina, si corregge. telefonata del redattore che si complimenta per la varietà delle domande, dei toni, del clima, una bella declinazione a voce della città per bocca di autori. Due giorni dopo, telefonata del titolare nonché direttore che in preda ad un'ansia da psicosi ormai conclamata riferisce di voci sul mio conto..."tu avresti detto a uno che io...." Impossibile far ragionare lo psicotico sulla mia quinquennale (e più) collaborazione e dedizione gratuita alla causa della rivista. Ormai è roba da clinica. Dopo mezz'ora nuova telefonata: il libro fa cagare, è pieno di errori, ma chi l'ha scritto non sembri tu (sorriso... vecchio trucco per fottersi redattrice/i e soggiogare aspiranti tali anche sesso M). Capitolo 3. Telefonata al più (storico) noto editore di cose romane. Sì mi invii la sinossi e tre interviste... Mando. Aspetto. Chiamo. Un anno dopo leggo su la Repubblica recensione di libro di interviste su Roma a intellettuali (piccola variante) tra cui vedo spiccare nome di Cerami da me intervistato e spedito alla suddetta palombella. Capitolo 4. Il libro nella stessa forma ad interviste viene portato in casa editrice EDIZIONI INTERCULTURALI da un'amica editor (ho fatto professione di fede di non inviare mai più nessuna idea scritta a casa editrice visto che già un editore "alternativo" mi ha fottuto prima idea di libro sul porno I DIECI FILM CHE NON DOVREBBERO MANCARE NELLA VIDEOTECA DI UN NON PASSIONATO). Buona accoglienza e familiarità. Si ragiona sul libro. Perplessità santa dell'editore sulle sole interviste. Mi rimetto a pensare ad una forma nuova e a una ricontestualizzazione delle interviste e ho l'idea di unire raccontini storti su luoghi improbabili da guida e citazioni di autori che hanno vissuto o passato Roma e che non ci sono più, come una specie di guida letteraria dei luoghi e un capitolo di definizioni della città (scopro oggi con bell'idea del sindaco Veltroni che uscirà/è uscito un libro con un lavoro organico su tutte le citazioni in letteratura del nome Roma che mi sembra colmare un vuoto e fissare un canone prezioso della città). I tre fili attraverso ragionamenti con l'editor prezioso del libro Daniela D'Angelo - a cui devo alcuni suggerimenti ulteriori di scrittura come il raffinamento e completamento degli aspetti sensoriali già in parte insiti nella scrittura dei racconti - trovano una forma dopo pensieri diversi sulla loro successione. Ottima idea dell'editore sulla unione di elementi grafici al testo (da noi in Italia così rara è l'unione di grafica e disegno alla letteratura diversamente ad esempio dall'Oriente). Ottima realizzazione del grafico (meglio illustratore talentuoso della casa editrice) che replica elementi sfumati della città nelle sezioni che nel frattempo si sono conformate. Il titolo: devesi ad intuizione (aggiustata) dell'amico e compagno di merende Dario Morgante editor anch'esso-ello-egli. Il resto è cura e convinzione di chi ci ha creduto, in primis l(a) editore (senza fare nome), la passione dei librai e l'amicizia di tanti. Oggi saluto e ringrazio Federico da cui ho ricevuto una bella mail e una bella pagina sul camminare.
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Di Carvelli (del 17/11/2005 @ 12:50:42, in diario, linkato 1523 volte)
riccardo orioles
La Catena di San Libero
14 novembre 2005 n. 310
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Sgombero di senza-casa in una citta' italiana. Due lettere in
redazione.

Prima lettera. < La Segreteria Regionale di Forza Nuova esprime
soddisfazione per l'operazione di sgombero degli immigrati
clandestini accampati nella baraccopoli abusiva al centro di
Catania, effettuata con una operazione dalle Forze dell'Ordine in
data odierna. Forza Nuova, insieme ad associazioni di Connazionali
abitanti nella zona, da diversi mesi si era mobilitata con continui
presidi e raccolte firme e finalmente ha raggiunto il risultato di
restituire alla legalita' il quartiere della zona. Certo nel centro
di Catania persistono altre situazioni di illegalita', alcune
gestite dalla malavita locale e altre legate alla prostituzione,
alla droga ed alla immigrazione di extracomunitari che sempre piu'
spadroneggiano ed intimidiscono i pochi Catanesi che resistono nella
zona.
E' auspicabile che le Istituzioni e le Forze dell'Ordine
intensifichino la loro presenza nel quartiere per evitare che quello
che era una volta il "salotto buono" della Citta' diventi preda di
scorribande di tribu' in lotta per il predominio degli affari loschi
da controllare. Forza Nuova rimane accanto ai Connazionali nella
difesa della propria Identita' e della propria Incolumita'.
Distinti saluti. Giuseppe Bonanno Conti, Segreteria Regionale Forza
Nuova, Via Sturzo 235, Catania >

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Seconda lettera. < "Le ruspe entrano in azione all'alba - ci
informano i mezzi di comunicazione - il blitz sequestra cento
persone, uomini, donne e bambini, il terreno e' spianato, tutto
pulito, decente, decoroso!". Non si sa dove le hanno portate. I
volontari non hanno notizie: famiglie smembrate, tragedie terribili
che noi persone perbene, civili e benestanti, non riusciamo neppure
ad immaginare. Ed ora ascoltate la ricostruzione del sindaco
Scapagnini: "Il comune ha saputo dare una grande prova di rispetto
delle persone e di sostegno nei confronti dei piu' deboli per dare
un sostegno umanitario e di prima accoglienza a questa gente".
Tutto bello! Tutto perfetto! Tutto risolto! Il medico supera il
paziente! Nemmeno Berlusconi sarebbe riuscito cosi' bene a
capovolgere la verita'.
Grazie sindaco! A nome dei baraccati anonimi di Corso dei Martiri!
Sac. Salvatore Resca, Via Siena 1, Catania GIOVEDI' 17 A PARTIRE
DALLE 22,30, A CORSO DEI MARTIRI, VEGLIA DI PROTESTA E DI
PREGHIERA >

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Nassirya. L'Alleato che un tempo - a nostra insaputa - bombardava i
quartieri di Londra e rastrellava gli ebrei, adesso - sempre a
nostra insaputa - tortura selvaggiamente i prigionieri e getta bombe
incendiarie sulle case d'abitazione. La Washington Post parla di
"posti neri", black sites, in cui i prigionieri dell'Alleato vengono
"interrogati" e questi posti, sputtanati Abu Ghraib e Guantanamo,
ora sono gli ex-gulag staliniani degli ex (adesso democratici)
satelliti est-europei. Il giudice Garzon ha incriminato per omicidio
alcuni militari Alleati che avevano assassinato un giornalista
spagnolo; l'Alleato, fra le altre cose, non ama i giornalisti - che
infatti misteriosamente spariscono - e neanche i funzionari italiani
che cercano di proteggerli e di portarli al sicuro. Noialtri -
"italiani brava gente" - non ne sappiamo niente, come non ne
sapevamo niente anche prima.
* * *
"Con indomato coraggio, nel segno indefettibile della fedelta'
all'Alleato e ai Valori Cristiani...". Sventolano le bandiere al
vento del deserto e gli uomini della prima fila sono irrigiditi
sull'attenti. "La Patriaaaa!". Livido di sudore, cercando di fare la
faccia marziale, il gerarca venuto da Roma si aggiusta furtivamente
il cinturone. "Venuti a portare la civilta'...". E finalmente le
trombe squillano, il vescovo fa un passo avanti e recita qualcosa ai
morti. Molti sono commossi, qualcuno - fra quelli che resteranno qui
anche dopo - lo e' davvero. Nastasi, Alfano, Orioles, Ruvolo,
Vitagliano, Scuderi... Chi in piedi qua, in mezzo al plotone
schierato, e chi con le scarpe al sole per sempre, in questro pezzo
di Libia in cui "abbiamo portato la civilta'" per ordine del re e di
Mussolini.

All'uscita del campo, dopo il rompete-le-righe, mentre gli SM-79
imbarcano i gerarchi per riportarli a Roma, qualcuno sorregge una
donna - lisa di lacrime, una che ha perso il suo uomo - che, non
essendo sposata in chiesa, davanti alle truppe schierate non l'hanno
lasciata entrare. "Tre uomini di pattuglia alla pista sud!".
"Comandi!". Ed un'altra giornata ricomincia, coll'aereo dei gerarchi
ormai lontano nel cielo e i fanti, qua sulla sabbia, che in silenzio
ora lavorano ma un giorno ricorderanno.

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Falluja. I crimini di guerra commessi dall'esercito statunitense a
Falluja sono stati rimossi dalle cronache a poche ore di distanza
dallo scoop che li ha svelati. Sigfrido Ranucci, inviato da Rainews
24, ha scoperchiato un vaso di Pandora che in teoria varrebbe una
incriminazione davanti alla Corte Penale Internazionale. In pratica
e' diventato una meteora scomparsa rapidamente dall'agenda dei
media.

Tuttavia questa rubrica e' ben consapevole del suo ruolo di servizio
pubblico, e per questa ragione proviamo a recuperare le informazioni
salienti di questo non-scoop, una versione evoluta delle non-notizie
che molti vorrebbero conoscere ma pochi hanno voglia di raccontare.

Ingredienti: un direttore che preferisce fare il cane da guardia del
potere anziche' il cane da salotto, un giornalista che preferisce
consumare le scarpe anziche' la lingua, una fonte diretta
(l'ex-militare statutitense Jeff Englehart) che conserva ancora quel
briciolo di coscienza necessaria a denunciare gli orrori a cui ha
assistito. Informazioni raccolte: l'esercito Usa ha sganciato armi
chimiche su Falluja, tra cui il "fosforo bianco" proibito dall'Onu,
che ha sciolto i corpi di civili e bambini inermi sorpresi nel
sonno.
"E' stato un genocidio - ha dichiarato Englehart - Non e' stata una
guerra, ma un omicidio di massa. Il fosforo bianco quando esplode si
disperde come una nuvola, se colpisce un essere umano lo consuma
fino all'osso. Sono stati uccisi donne e bambini. Anche animali".

Le conseguenze di queste rivelazioni? Prossime allo zero. Con buona
pace di Falluja, prima cancellata dalla carta geografica, e ora
anche dalle nostre coscienze sonnambule, disperse sulle isole dei
famosi e solleticate solo dalle bufale. [carlo gubitosa]

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Geografia. L'Uccidente e l'Uriente.

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Pari opportunita'. Di solito se ne parla a proposito degli
onorevoli: meno maschi piu' donne in parlamento. In Scandinavia
pero' - sapendo dove sta di casa il potere reale - una ministra,
Bekkemellem della Norvegia, ha avvertito le grandi aziende:
sbrigatevi a mettere almeno il quaranta per cento di donne nei
vostri consigli d'amministrazione. Vogliamo piu' donne manager. Se
no, vi chiudiamo d'autorita'".

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Ponte. Dopo i supereurocity (i vecchi eurocity ma con un altro nome)
i manager delle ferrovie hanno istituito il Supplemento No-bug,
pagando il quale si ha diritto a viaggiare in treni senza pulci e
senza cimici.

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Banlieu. Un HML non e' un quartiere e' un agglomerato di tane. Un
gruppo di palazzoni di cemento di fine gusto anni '70 che hanno
cementificato le campagne suburbane della Francia. Accessibili ad
ogni tasca. Ci si muove in branco, ci si annusa, ci si accapiglia,
si campa. Ci si parla in un francese diverso, periferico, si dice
"cat" per dire quattro, "meuf" per dire donna, cose che per certi
versi esistono anche altrove, ma che solo in questi quartieri
acquistano quella complessita' sociale che impedisce l'osmosi col
resto della societa'. Non puoi cercare lavoro come telefonista se
dici "cat", non puoi cercare lavoro se pensi "meuf". Campare vuol
dire delimitarsi un territorio di competenza, bisogna essere eroici,
non politici, ribelli: quanto guadagni tu che mi disprezzi? 10.000
franchi? Io guadagno il doppio, tu che fai? L'insegnante? Io vendo
oppio. E ora facciamo i conti: quante macchine sai incendiare?
Quanti poliziotti (flic), quanti scarafaggi (cafard), quanti
bastardi sai fottere (niquer)? Io sono l'eroe, tu sei labirinto, io
ora vinco, tu quando andrai in pensione, ma ora e' il mio momento e
nel mio momento incendio macchine, tiro pietre e chiavi inglesi. E
se arriva un angelo, uno di quelli buoni, belli e saggissimi prima
l'inculo e poi lo finisco a sprangate. C'e' tempo per perdere e io
perdero' per tanto tempo, ma ora vinco e finche' vinco gioco io. Non
e' passato questo e manco futuro. [tito gandini]

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Paname. "On va bruler Paname!". Come i pirati dei Caraibi,
commentano i giornali. Ma i Caraibi non c'entrano: e' semplicemente
argot, il dialetto parigino che risale almeno al primo Ottocento e
che e' documentato da Hugo ad Hemingway. E in argot "Paname" ha
sempre significato semplicemente Parigi. Da cui due dati oggettivi:
1) i giornalisti, almeno italiani, non hanno idea che sia mai
esistito un dialetto (popolare, borgataro, ecc.) a Parigi; 2) gli
"chasseurs" saranno magrebini quanto volete, ma parlano lo stesso
dialetto dei loro omologhi del 1848, 1871, 1936 ecc. che pure non
erano magrebini. Chi e' l'indigeno, allora, e chi e' lo straniero?
(Ma "bruler" e' un buon sistema? No, per niente. Ma questo e' un
altro discorso).

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Socing. Bocciata ai Comuni la legge "antiterrorismo" di Blair
(carcere senza processo per i sospetti, ecc.). Nei sondaggi erano
approvate solo da venti cittadini su cento. Gl'inglesi
s'interstardiscono a voler rimanere inglesi.

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Sicilia. La stampa internazionale (Newsweek, Liberation, ecc.) ha
alcune cose precise da dire sulla Sicilia:
1. Mafia. "Il fatturato delle mafie italiane rappresenta oggi cento
miliardi di euro annui, il 7,5 per cento del Pil. Secondo la
direzione investigativa antimafia il capitale immobilizzato dalla
mafia e' di circa mille miliardi di euri. Condiziona la politica,
altera l'economia e in certe zone abolisce le liberta' civili".
2. Disinformazione. "Durante Mani pulite tutte le udienze erano
seguite dai media. A Palermo, il processo di uno dei piu' stretti
collaboratori del premier, Dell'Utri, e' stato seguito solo per
qualche giorno e solo al momento della sentenza".
3. Poverta'. "I giovani hanno ripreso a emigrare. L'abbandono
scolastico e' il doppio del resto d'Europa. La mortalita' infantile
e' il quadruplo del nord".
4. Inquinamento. "A Gela, vicino al petrolchimico, un neonato su
venti presenta malformazioni".
5. Lager. "Mentre proseguono gli sbarchi dei clandestini, i centri
di detenzione continuano a essere quasi invisibili per tv e stampa".
* * *
Si parla di Margherita, di Udeur, di Ulivo, di autonomisti e di
moderati. Ma, in realta', si parla - quando si parla onestamente, e
cioe' di rado - di queste cinque cose precise e tutto il resto e'
poesia. Quando in Sicilia un candidato "strano" (Orlando allora, la
Borsellino adesso) suscita "improvvisamente" l'entusiasmo popolare
e' perche' i siciliani, a differenza della loro classe politica,
vivono sulla propria pelle questi cinque problemi. E periodicamente
tentano di scrollarseli di dosso.

________________________________________

Pirati. In un CD musicale della Sony ("Get right with the man" dei
Van Zant) e' stato inserito, a scopo di "protezione", un software
assai simile a un virus che crea files nascosti rimuovendo i quali
si manda in tilt il computer. La scoperta fatta dall'informatico
Mark Russinovich di F-Secure da' adito il sospetto che altri
analoghi - illegali - sistemi di "protezione - possano essere
presenti in altri prodotti Sony. Quest'ultima, dopo lo scandalo, ha
annunciato una patch per visualizzare i files in questione, la cui
rimozione resta comunque impossibile senza istruzioni. Per riceverle
sara' necessario contattare direttamente la Sony.

Bookmark:
http://www.punto-informatico.it

________________________________________

Buone notizie per la Calabria. Il Sottosegretario alle Attivita'
Produttive Pino Galati, calabrese, al termine di una laboriosa
trasferta a Miami (Florida), ha annunciato orgogliosamente il pieno
successo dell'operazione di trapianto dei capelli cui s'era
sottoposto nelle ultime settimane sull'esempio di altri politici del
suo governo. Nel corso di un meeting ("Il sogno possibile") sono
state distribuite immagini di Galati prima e dopo la cura e sono
state altresi' diffuse le dichiarazioni ("Le ingiuste accuse dei
miei avversari politici", "La voglia incomprimibile di cambiare il
mio stile di vita") dello statista calabrese.

________________________________________

Cassazione. Liberato per "decorrenza di termini" (ma esattamente tre
settimane prima della sentenza) un altro fedelissimo di Provenzano,
il "reggente" di Bagheria don Pietro Lo Iacono, amico del
supermanager (mafioso) della sanita' regionale Michele Aiello.
Festeggiamenti di parenti e amici. Lo Iacono, che in passato era
stato indagato anche dal capitano Ultimo (tuttora a piede libero
nonostante questa grave provocazione contro un rispettabile
cittadino), intende adesso dedicarsi a una operosa attivita' di
imprenditore nel rispetto dei valori cristiani e della civile
convivenza.

________________________________________

Kitsch. Su istanza dei giovani della Padanjugend, il governatore
Formigoni ha annunciato l'istituzione di un regolare inno lombardo,
con tanto di bandiera. In Sicilia, sotto Cuffaro, siamo arrivati
prima: da due anni esiste un "inno siciliano" che si chiama
Madreterra, sta fra la sigla di Beautiful e la marcia dei pompieri,
e' costato un sacco di soldi e non parla ne' di mafia ne'
d'antimafia.

________________________________________

Casa. Dal mese prossimo il mio nuovo indirizzo e': R.O.,
via............ numero...... codice postale...... . Le parti in
bianco verranno direttamente riempite dall'amico Silvio B., che s'e'
personalmente impegnato a trovare una casa a me e a venticinque
milioni di altri italiani. Meno male che ci ha pensato lui, perche'
cominciavamo ad avere qualche problema.

________________________________________

Spot. E' pronto il dossier "Mafia e politica 2005" curato dalla
redazione di Antimafia Duemila.

Bookmark:
http://www.antimafiaduemila.com

________________________________________

Franco wrote:
< Ma Diego dove vive? Se una donna non ha latte, dara' al suo
bambino il latte della centrale allungato con un po' d'acqua e
addolcito col miele. Cosi' come fanno le donne non imbottite della
pubblicita' della Nestle'. Almeno in Occidente. In Africa e'
un'altra cosa, ma non e' un buon motivo per giustificare i prezzi
delle aziende >

________________________________________

Nota. Gli ultimi due numeri della Catena non sono arrivati a molti
abbonati per nostri problemi organizzativi. Richiedeteli o copiateli
direttamente da: www.censurati.it, www.peacelink.it o uno degli
altri siti che riprendono la Catena.

________________________________________

umberto wrote:

< Distribuivi garofani rossi
alle mani levate nel pugno
e il gesto restituiva
valori dimenticati
come bandiere
colorate di primavere
che dovevano ancora nascere.
Gli occhi nutrivano silenzi
grandi come orizzonti
e le parole sgorgavano dalle labbra
lievi di tenerezza
fermentate d'ironia
taglienti di sarcasmo
come quelle di tuo figlio... >

________________________________________
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche
semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
riccardoorioles@sanlibero.it -- Fa' girare.
"A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare?" (Giuseppe
Fava)
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Di Carvelli (del 17/11/2005 @ 09:03:47, in diario, linkato 1348 volte)

Mia cara AL

mi ha molto divertito pensare che oltre ad essere amici amori e amanti si possa essere supplenti. In amore, intendo o nell'amicizia. Ma è possibile, per me sì. E' possibile nel lavoro, figurarsi nella vita di cui l'ufficio è una replica mal fatta. Essere supplenti. Sì, ma come si farà? Si prenderà un incarico annuale o si farà una sostituzione breve? Una, massimo due giornate al posto di qualcuno/a e via! Chi lo sa? Supplente nel lavoro lo sono stato di sicuro (altrove non so...non ci ho mai riflettuto) e certo è una cosa un po' delicata. Per esempio: il supplente non può interrogare e men che meno dare voti. Il supplente non può sgridare, imporsi, cambiare le regole già date dal (o dalla) titolare. Non può proporre soluzioni diverse a problemi già risolti o avviati a soluzione da altri. Insomma, il supplente occupa delle ore altrui, gestisce un vuoto ma senza occuparlo troppo. Penso che la tua idea di supplenza amorosa sia perfetta. Penso che davvero molti (di noi?) alla fine facciano questo magari senza averne la certezza o la notizia. O la sensazione. E qui c'entra l'illusione. Delle volte chi comanda non è chi dice di comandare o chi ha il ruolo ma quello che fa fare ad altri o quello che gira attorno a quello che poi fa o dice di fare. E allora: chi decide in amore? Siamo noi o reagiamo ad un coordinato di impulsi che interpretiamo? Mah (l'H si deve sentire per esprimere tutta la perplessità che merita la domanda!) il discorso è lungo e qui è un po' come se fossimo in un bar ... potremmo anche fare a chi la spara più grossa come si fa davanti ad una tazzina di caffè ... e allora mi sembra di sentire un tipo che ci dice che alla fine "signorì comunque è lavoro, una supplenza sì ma pagata, signorì gliela pagano no?" Ma so che alle volte le supplenze ce le paghiamo pure noi e si chiamano stage... beh c'è di peggio ha detto il tipo del bar... beviamoci il caffè e andiamo avanti. Il lavoro cambierà quando ci andrà di cambiarlo. Quando ci andrà talmente tanto che sprizzeremo questa voglia pure dai capelli. Ma per adesso, beviamoci il caffè. No?

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