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 Il letto cullacuccia di Edlin... di Carvelli
 
"
Avevo amato le donne con le quali ero vissuto. Tutte. E con passione. Anche loro mi avevano amato. Ma sicuramente con maggiore sincerità. Mi avevano dato un po' di tempo della loro vita. Il tempo è una cosa essenziale nella vita delle donne. Per loro, è reale. Per gli uomini, relativo. Mi avevano dato molto. E io, cosa avevo regalato? Tenerezza. Piacere. Felicità sul momento.

Jean-Claude Izzo
"
 
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 30/11/2011 @ 18:49:30, in diario, linkato 636 volte)
La mia amica S. ieri era in un negozio dalle parti di casa nostra, via dei Consoli. Dava le spalle alle vetrine e alla strada. Guardava negli occhi il commesso. Poi uno schianto. Poi negli occhi del lavorante una espressione di terrore che non aveva mai visto ma che in un attimo ha letto e capito. Ieri qualcuno si è suicidato nel mio quartiere. Sui giornali nulla. Oggi ne parliamo e ci diciamo che è più interessante sapere che un camion ha schiacciato due a un supermercato. Qualcosa che non atterrisce e che butta fuori. Qualcosa che si può esorcizzare, scagliare fuori o contro qualcosa. Cosa? I freni? Gli autisti? Le discese? Cosa invece per esorcizzare un gesto di coraggio o debolezza? Un gesto che significa “non sto bene”. Nello stesso giorno si è suicidato Lucio Magri nel modo che sapete. Forse giustamente, oppure no, si è saputo. E’ giusto rimuovere? E’ giusto avere paura della emulazione? Cose che mi chiedo e che vi chiedo.
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Di Carvelli (del 30/11/2011 @ 10:02:36, in diario, linkato 635 volte)
Il racconto che leggo stamattina all'alba - prima dell'alba - è di Flannery O'Connor. E s'intitola Tardivo incontro col nemico. Nel racconto c'è un centoquattrenne che già vien dura a mettere insieme solo quei tre numeri in fila. Un vecchio portato come trofeo nelle manifestazioni. Un vecchio che ha davanti più futuro che passato contrariamente a quello che si possa pensare. E a come andrà a finire. Finire e iniziare. Ecco i primi due verbi antitetici della giornata e del racconto. 
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Di Carvelli (del 29/11/2011 @ 09:06:52, in diario, linkato 593 volte)

Ho visto e mi è piaciuto La kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo che è autore anche del soggetto-libro da cui è tratta la storia. Conosco Cotroneo solo come traduttore (bravo) dell'opera di Kureishi (la gran parte). Non come autore, purtroppo. Né letterario né televisivo. Il film è ben fatto. C'è anche una sua cauta ma risoluta morale. Una direzione efficace degli attori, un ottimo disegno di scrittura. mai banale pur se pop. Qualche dubbio sull'abuso numeroso di attori di prima grandezza (non è il caso di una convincente Golino ma certo una riflessione la merita l'impiego di Zingaretti e la generale "troppa grazia" spropositata alla partita). Un po' come una tempesta in un bicchiere. Efficace l'uso di attori meno noti - la seconda linea diciamo così - e qualche giusto rispescaggio. Il film lo consiglio a quanti - non a torto - lamentano una stagione cinematografica debole.

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Di Carvelli (del 28/11/2011 @ 09:19:41, in diario, linkato 2202 volte)

Cito una poesia dal libro che sto leggendo. Balistica di Billy Collins (Fazi). Presto citerò altri versi. Questi provengono dalla postfazione del traduttore, Franco Nasi. Sono versi, ci racconta lo studioso che nella prefazione intervista lungamente il poeta americano, letti da un amico al funerale della madre.


Lo scoubidou
L’altro giorno mentre rimbalzavo lentamente
tra le pareti azzurre di questa stanza,
saltando dalla macchina da scrivere al piano,
dalla libreria a una busta caduta sul pavimento,
mi sono trovato nella sezione S del dizionario
dove i miei occhi sono caduti sulla parola Scoubidou.
 
Nessun biscotto sgranocchiato da un romanziere francese
avrebbe spedito qualcuno più in fretta nel passato –
un passato dove io stavo seduto a un tavolo in un campeggio
accanto a un profondo lago dell’Adirondack
imparando a intrecciare strisce sottili di plastica
in uno scoubidou, un regalo per mia madre.
 
Non avevo mai visto nessuno usare uno scoubidou
né indossarne uno, se è a questo che servono,
ma questo non mi trattenne dall’incrociare
filo con filo, e poi di nuovo,
fino a farne uno scoubidou
quadrato, bianco e rosso, per mia madre.
 
Lei mi diede la vita e il latte dal seno,
io le diedi uno scoubidou.
Si prendeva cura di me, quand’ero a letto ammalato:
mi avvicinava alle labbra cucchiai di medicine,
mi appoggiava alla fronte freddi panni bagnati,
poi mi portava fuori alla luce ariosa;
 
e mi insegnò a camminare e nuotare,
io in cambio le regalai uno scoubidou.
Ecco qui migliaia di pasti, disse,
ed ecco i vestiti e una buona scuola.
Ed ecco il tuo scoubidou, le risposi,
che ho fatto con l’aiuto dell’istruttore.
 
Ecco un corpo che respira e un cuore che batte,
gambe, ossa, denti forti,
e due occhi chiari per leggere il mondo, sussurrò.
Ed ecco, dissi, lo scoubidou, che ho fatto in campeggio.
Ed ecco, vorrei dirle ora,
un dono più piccolo – non l’antica verità
 
che non si può mai ripagare una madre,
ma la triste confessione che quando lei prese
lo scoubidou a due colori dalle mie mani,
ero certo come certo può essere un bambino
che quell’oggetto inutile e senza valore, che avevo intrecciato
per pura noia, bastava per pareggiare i conti.

(traduzione di Franco Nasi)

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Di Carvelli (del 28/11/2011 @ 09:15:52, in diario, linkato 638 volte)

Un altro viaggetto romano

Che ci faccio qui?

Tempi Moderno

 

 

di Roberto Carvelli

“Ultimi rifugi di quell’umanità dolente che insegue nei dintorni della stazione, come in una ‘riserva protetta’, la soddisfazione delle proprie inclinazioni naturali. La notifica da parte dei vigili urbani ai proprietari delle sale del triangolo delle ‘luci rosse’ è questione di ore”. Miracoli della rete, così il Corriere della Sera raccontava – era l’11 maggio 1994 – la chiusura di Moderno e Modernetta, le due sale sotto i portici di piazza Esedra. Per essere precisi l’emiciclo di sinistra, guardando via Nazionale. L’articolo proseguiva con la sentenza: “Si chiede la cessazione immediata delle attività perché esiste un pericolo per la salute pubblica e c’è il rischio di trasmissione di malattie infettive”.

Che ci fosse rischio d’infezioni non sappiamo – era l’era del serpeggiante terrore da untori dell’Aids – ma di certo passeggiare in quell’emiciclo dei portici era a forte rischio reputazionale.

Oggi non si può dire che non si colgano attorno talvolta i germi di una Roma che vive o sopravvive di espedienti sessuali ma il movimento è tanto e non solo più circospetto. Sono al nuovo cinema Moderno (uno della catena The Space) per vedere il film cult del momento quello dei popopopopo de mmmmer(omissis), dei fancu(omissis) Gianluca, dei daje caz(omissis). Il cinema ora è bello, qualche antica traccia del decoro dell’ingresso (è stata una sala di prima visione prima di tingersi di rosso) nel soffitto di stucchi. Il Moderno oggi è super-avanguardia con schermo, proiezioni e sonoro da urlo (nel senso letterale dei decibel). Un po’ americanata da popcorn in versione supersize ma è comodo – cioè non devi lasciare le rotule all’ingresso prima di sederti – e ha il suo bon ton: proiezioni per mamme, matinée per bimbi, sconti per gli under 25 e tablet con sottotitoli per non udenti. Pare passato un secolo da quando dovevi passare davanti di fretta...metti che incontravi qualcuno...eri andato a vedere “Le p0rn0 notti di...”, Moana o Cicciolina? Nooo passavo di qui per caso. Una bacchetta magica dal racconto dell’ispezione: “poltrone rotte, macchie dappertutto, anche di liquidi presumibilmente organici. Servizi igienici fatiscenti, sporchi, aloni di umidità sulle pareti e sul soffitto, distacchi di maioliche”. Non per caso ma per scelta e nel nuovo decoro eccomi a vedere I soliti idioti, successo del duo Biggio-Mandelli  passato dal culto di youtube (che ha amplificato il coraggio di MTV che ha pagato e messo in onda la sit-com situazionista) alla sala. Il film, come vi direbbero i fan, è un po’ una rimasticatura della grande creatività dei brevi esilaranti sketch televisivi ma la gente ride. Al mio fianco un gruppetto di cinesi addirittura si scompiscia senza pause. La Roma del film è un po’ da cartolina (Colosseo, via dei Fori), un po’ pretesto e simbolo del road-movie Milano-Roma che sintetizza la distanza tra Gianluca sellerone di nascita e vita milanesi, amante dei bruchi e del parlare al contrario e il papà rotto a tutte le esperienze della vita e tenuto dalla nostalgia capitolina oltre che dai superalcolici. Due dei personaggi-coppie interpretati dai due ex veejay: bravissimi anche nella coppia di omosessuali e nel bambino politicamente scorretto (escluso dalla sceneggiatura ma ampiamente campionato in Rete). 

Vi sollevo dal riassunto del film come dallo scontro Aldo Grasso/Conchita Di Gregorio La giornalista, in estrema sintesi, inorridisce dinanzi alla diseducatività della pellicola (“uno specchio che rimanda il vuoto”) e al suo successo al botteghino. Per fortuna ancora nessuno si è gaberianamente chiesto se I Soliti Idioti sono di destra o di sinistra...ma succederà o sta succedendo non temete! Vi invito a farvi contagiare anche se con riserbo dagli USA in piazza Esedra e da due risate un po’ ciniche (sapranno tutti gli spettatori prendere le distanze da tanta commedia dell’assurdo?). Cominciando dall’inno vendittiano-guzzantiano che sintetizza il trash di cui si nutre la comicità dei Biggio-Mandelli di sicuro più adatto alla forma breve che alla misura-film.

www.youtube.com/watch?NR=1&v=qnZopZX7NhE

www.paesesera.it/Societa/Tempi-Moderno-Dalle-luci.../126

 

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Di Carvelli (del 27/11/2011 @ 14:55:07, in diario, linkato 698 volte)
se ne è occupata sul domenicale de il sole laura lepri,settimana scorsa,e ieri su repubblica bartezzaghi.i criteri di sistemazione dei libri nelle librerie.per editore?per autore?per anno di uscita?qual è il vostro? il mio per disorganizzazione è la confusione,salvo una piccola libreria dedicata al criterio arca di noè.non più di 200 libri salvati dalla dispersione.
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Di Carvelli (del 25/11/2011 @ 17:49:53, in diario, linkato 734 volte)
Mi è caro questo piccolo libro di Federigo Tozzi, Bestie. Dentro ci si trovano delle frasi-racconto di una forza straordinaria. Spesso incipit di rara fragranza. Commoventi. Disperati. Esempio: "Nel bosco cerco l'albero che, tagliato a bara, imputridirà sotto terra con me. Gli voglio tanto bene: forse, è quello dove ora c'è sopra un merlo".
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Di Carvelli (del 24/11/2011 @ 14:25:17, in diario, linkato 561 volte)
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Di Carvelli (del 24/11/2011 @ 10:10:53, in diario, linkato 568 volte)

Caro Pino

 

Scusa se ti ricordo la nostra chiacchierata ma davvero comincia a essere urgente. Ci sono cose su cui ci dobbiamo pronunciare, non dico definitivamente ma decisamente sì. Questioni che abbiamo lasciato in sospeso e su cui dobbiamo dire la nostra. I Compagni e le Compagne aspettano chiarezza e gliela dobbiamo. Provo a rammentarti i temi così per fare il punto e ricordarceli per quando ci vedremo. A proposito: per te andrebbe bene lunedì dopo la proiezione di Yol? Fammi sapere.

Ti dicevo delle cose su cui va data una linea. Fiorello. Lo so, parto dal più spinoso ma i compagni si chiedono come mai quando era inviso a Berlusconi noi organizzavamo pullman dalla sezione per andarlo a sentire e ora ce ne teniamo alla larga? Un’altra questione – scusa se vado veloce ma serve solo a preparare il terreno per una discussione più approfondita ma che non potrà che essere larga come capirai – è quella della letteratura o meglio dell’editoria. Degli intellettuali molto vicini a un’ala del partito si sono scagliati contro il self-publishing, addirittura scrivendo un documento molto articolato che è stato recepito da tanti con favore. Che facciamo? Che posizione prendiamo? Non vorrei che ci trovassimo in quei cul de sac delle avanguardie e comunque forse dobbiamo recuperare la visione gramsciana della letteratura nazional-popolare. Insomma va deciso qualcosa. Diciamo o non diciamo che c’è bisogno di un filtro? Che c’è o no bisogno di una intellighenzia che decide per il popolo? Che non si può lasciare tutto al caso e al mercato? E anche su facebook, scusa se mi permetto, ma non mi sembra che finora abbiamo preso una linea coerente. Insomma va presa una posizione che come vedi viaggia sulla stessa frequenza: il ruolo della cultura popolare o di massa. Insomma, per essere sincero, non vorrei che ci trovassimo a riabilitare e fare nostri vent’anni dopo i film con Renzo Montagnani che al tempo mandammo all’indice (vedrai che il problema si riproporrà con I soliti idioti). Tutti i discorsi come vedi si fermano al punto della volontà dei più. La rispettiamo? Ne teniamo conto? La ostracizziamo e ci battiamo per un’educazione, una preparazione? Perché facciamo le primarie – scusa la licenza – se non avessimo in conto la volontà generale? C’è poi la solita questione – che mi rendo conto è minore – cara alle compagne, ovvero quella del perizoma e del tanga? Su questo, come sai, tra noi ci sono idee molto diverse. E forse è il caso che chiariamo anche solo per lasciare alla coscienza della singola. Anche su una depilazione, diciamo così, un po’ spinta – magari poi ti rendiconto a voce – c’è da dare un segnale pure se lì c’è più unità di vedute. Ma la mia lista si potrebbe allungare: su Sky, sull’outlet e tutti i consumi di massa, l’I-phone… Spero di non averti confuso le idee aprendo tutte queste finestre ma l’ho fatto per poi provare a trovare con te, quando ci vedremo, una specie di bandolo della matassa che ci aiuti ad affrontare tutto con un metodo che ci sarà utile per il futuro. Aspetto un segnale. Ti ripeto: per me va bene dopo Yol, o anche durante visto che il film l’ho già visto? Fammi sapere.

S.

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Di Carvelli (del 23/11/2011 @ 10:06:39, in diario , linkato 916 volte)

No so se c'è una relazione biunivoca. Se ad amore ricevuto corrisponda amore che si dà a sé e ad altri. Non lo so (come direbbe uno de I soliti idioti). E lo lascio ai computatori di rubriche psicologiche e al vostro buon senso. Anche se sembra asseverata la relazione di reciprocità. 
Giorni fa una mia amica ha ricevuto un sms bellissimo da sua mamma. Ve lo cito.
" Ciao **, con lo sciopero come fai ad andare a casa questa sera? amore è dura la vita vero? ho fatto tante cose oggi. ho trovato un riccio dietro casa,toccandolo è diventato una palla,sembrava morto,invece si vedeva la pancia che si muoveva respirava pieno di paura,l'ho portato vicino al fosso.ti voglio bene bacini".
Mi sono affrettato a dirle che non ho mai ricevuto un messaggio così bello da mia madre né da mio pade.  Non credo che dipenda dal fatto che sono un uomo. Ho ricevuto altre cose né vi potrei dire di avere avuto a che fare con la Gestapo in mura domestiche anche se ci sono state proscrizioni, divieti, punizioni e altre leccornie. Ora sto bene o sto male? Non lo so (vedi sopra). Sono qui, questo solo. Ma se un giorno avessi una figlia o un figlio (non sono di quelli che pensano a "una severa educazione militare per evitare percolose derive di gender") giuro che gli manderò messaggi così belli.  Se non trovo un riccio lo farò con un piccione, una formica, uno storno o un topo se non ci saranno altre tracce animali. Perché fa bene ricevere messaggi così (anche senza i bacini) e non ho bisogno di nessun autorevole esperto per dirlo.

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