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 Il letto cullacuccia di Edlin... di Carvelli
 
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“Cos’è questa? Tristezza? Chissà, forse./ Un motivo che conosco a memoria./ Che sempre si ripete. E sia./ Che continui così./ E risuoni anche nell’ora estrema,/ come la gratitudine degli occhi/ e delle labbra per ciò che qualche volta/ ci costringe a guardare lontano./ E fissando in silenzio il soffitto,/ perché visibilmente la calza resta vuota,/ capirai che tanta avarizia è solo indizio/ del diventare vecchio./ È tardi ormai per credere ai prodigi./ E sollevando lo sguardo al firmamento/ scoprirai sul momento che proprio tu/ sei un dono sincero.”

Josif Brodskij
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 30/06/2010 @ 14:55:03, in diario, linkato 30 volte)
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Di Carvelli (del 30/06/2010 @ 10:27:56, in diario, linkato 41 volte)

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"Là dove ci sembra di trovare un punto debole, è possibile che ci sia invece una fonte di forza. Leggo Goethe e i pensieri mi turbinano in sciami".

Leggo questo pensiero tratto dai Diari di Tolstoj - data 2/VI/1863 - in Tolstoj è morto di Vladimir Pozner, uscito per Adelphi in un turbine di pubblicazioni e un film che ho visto (The last station) sulla morte di questo grande scrittore russo. In effetti la morte dell'autore di Guerra e pace nella stazioncina di Astapovo è molto suggestiva e credo che finirò per prendere almeno uno degli altri libri a essa dedicati. C'è qualcosa di profondo nella vita e nella morte di questo autore non fosse altro che per il significato che esse assumono alla luce del percorso umano e filosofico dello scrittore. Anche il film mi era parso bello e, ora che leggo la cronaca di Pozner, pure ben ricostruito. Tolstoj scappa dalla moglie a cui pure era legato da sincero affetto e da grande collaborazione lavorativa (vedi anche La pazza di casa il bel libro di Rosa Montero che affronta il nesso affetti personali/scrittura) tanto che la donna aveva copiato credo per sei volte Guerra e pace a mano. Alla donna sfugge il senso della conversione finale cristiano-umanitaristica del marito e la grande spinta populistico-rivoluzionaria ma concreta che aziona e finisce per leggere come una diminutio del suo ruolo di compagna e coadiuvatrice la stessa. Forse Tolstoj si sente vicino alla fine ed è ora mosso da uno spirito più alto. Sente di essere chiamato dalla vita in uscita e dalla sua grande esperienza di scrittore a compiti più alti, ultraterreni. Forse si tratta di lasciare questo mondo imprimendo un segno ancora più profondo nel solco già calcato di una grande opera narrativa. La moglie non può capire? Lui non può e non deve dimenticare in questo passaggio lei e il suo ruolo fino a quel momento? Nelle pagine la chiama spesso "la malata". Chissà. Tutte le risposte sono in questo confine labile tra concretezza e idealità, umanità e saggezza superiore. Difficile valutare, anche nella facile scelta per l'una e per l'altra alla luce dei nostri convincimenti. Un uomo, un grande scrittore, con la morte addosso lascia la sua vita e cerca la morte in una stazioncina sperduta. Di questo volevo parlarvi.

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Di Carvelli (del 28/06/2010 @ 15:38:45, in diario, linkato 41 volte)
Quando ero piccolo mi sembra di ricordare che non mi piacesse la Pantera Rosa. I finali sempre prevedibili e non con quella stessa inflessibile connotazione sfigata che aveva willy cojote. Insomma c'era qualcosa che non mi funzionava: forse l'assenza di dialoghi. Forse la musica sempre la stessa. Non so. Anni dopo e ora, invece, mi incanta. Mi piace la musica sempre la stessa (ho nel corso della mia vita sviluppato ossessività), quel passo felpato e danzellante, l'idea di un piano continuo orizzontale fortemente bidimensionale. Ecco, certe volte vorrei che la mia vita fosse tutta così, lungo una linea dove trovo sempre nuove cose. Diverse ma in successione lineare. Lo penso davvero?
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Di Carvelli (del 28/06/2010 @ 12:14:37, in diario, linkato 27 volte)
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Di Carvelli (del 28/06/2010 @ 10:12:37, in diario, linkato 35 volte)

Fai due volte il giro di te stesso.
Metti una omelette sulla piastra.
Dici "questo non lo faccio!"
Poi, lo fai.
Sali tre gradini.
Li riscendi.
Li risali.
Cucini senza sale.
Non dici mai "ti amo".
Ti vesti da lunedì.
Ma pensi che sia domenica.
Dici "un cane!"
E non hai l'aria stupita.
Ancora due volte il giro di te stesso.
Ancora una omelette.
Pensi "lo farò appena posso".
Non lo fai.
Poi succede qualcosa.
Ti sembra di sentire un carillon.
Ed è solo qualcosa che si è rotto dentro di te.
Con dolcezza.

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Di Carvelli (del 28/06/2010 @ 09:15:12, in diario, linkato 30 volte)
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Di Carvelli (del 25/06/2010 @ 15:37:27, in diario, linkato 35 volte)
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Di Carvelli (del 25/06/2010 @ 09:01:11, in diario, linkato 38 volte)
Nel sogno di ieri avevo un furgone, nel sogno di oggi qualcosa che non ricordo ma che doveva essere sensibilmente più bello o poetico. Il sogno di ieri era il sogno "che non era un sogno che avevo un camion e che lo parcheggiavo nel piazzale del mio luogo di lavoro". Il sogno di oggi era "il sogno di un sogno più bello di quello di ieri". Insomma sono due notti che sogno in relazione al sogno. Oggi vivrò in relazione al sogno che non ho ancora sognato e che è più bello del sogno che non ho vissuto. O qualcosa del genere.
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Di Carvelli (del 25/06/2010 @ 08:57:44, in diario, linkato 33 volte)
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Di Carvelli (del 24/06/2010 @ 08:59:17, in diario, linkato 54 volte)
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Ho visto e mi è piaciuto Le quattro volte di Frammartino. Film quasi senza dialoghi con soli rumori d'ambiente. Il film è girato in una Calabria sperduta tra Serra San Bruno e Caulonia, credo. E' un film bellissimo in cui c'è uan storia anche mozzafiato, ardisco. Una storia raccontata attraverso azioni. Alcune ripetitive, alcune vuote. E ci sono capre. Tante capre. Dal partorito all'anziano. Hanno facce d'uomini le capre. Facce ostinate come capre o come uomini. Se posso scegliere scelgo pecora ma vorrei belare. Anche solo per una giornata. Anche sol a una persona che, ostinata, mi fa sempre le stesse stupide domande. Belare.
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