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 il letto open di Sogno... di Carvelli
 
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Proverò a riscrivere tutta la vita non dico lo stesso libro, ma la stessa pagina, scavando come un tarlo scava una zampa di tavolino.

Luciano Bianciardi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 31/03/2010 @ 14:14:26, in diario, linkato 2194 volte)

“Ascolta. Più sono gli uomini che hai avuto e più ti amo. Capisci quel che voglio dire?”
“Perfettamente”.

“Odio la purezza, odio la bontà! Voglio che la virtù non esista in nessun luogo, e che tutti siano corrotti fino al midollo”.

“E allora, caro, dovrei essere proprio il tipo che fa per te, perché io sono corrotta fino al midollo”.

“Ma ti piace? Non sto solo dicendo se ti piaccio io, voglio sapere se ti piace fare l’amore in quanto tale”.

“L’adoro”.

Era soprattutto questo che voleva sentirle dire. Non il semplice amore per una persona, ma l’istinto animale, il desiderio indifferenziato, nudo e crudo.

Sto leggendo 1984 di Orwell.

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Di Carvelli (del 31/03/2010 @ 11:08:32, in diario, linkato 774 volte)

Ha sessant'anni. Ieri parlava con una signora di una settantina d'anni ma non ho fatto il calcolo preciso. Era una signora dall'aria triste che aveva iniziato a raccontare di una vita incentrata sul marito. Conosciuto a 12 anni, spostato a 16. Poi a 23 anni già 2 figli. Mi sono perso nei numeri. Ma era in nero e scontava la morte del marito. La vita si è fermata, mi è sembrato di sentire. La signora, quella da cui sono partito, non ha detto una parola. Hanno parlato delle donne. Del fatto che prima era difficile vedere alcunché e ha citato la frase di un vecchio in televisione che aveva detto (testuale) "che vedere una coscia una volta era un'emozione". Loro concordano io...Bah. Ritorno alla signora, dunque. Oggi me la trovo davanti. Mi guarda. Sorride. Io sorrido. Vuole parlare, lo capisco. Ma ormai ho contezza (vi piace la parola?) delle matinee fisioterapiche e così mi preparo alla disamina ortopedica. Che infatti inizia. Poi si perde nel racconto delle difficoltà della casa, del fatto che perde mezza mattina "qui dentro" che torna e il marito che "ora sta dormendo" vuole il pranzo pronto. Le operazioni, il gesso, la casa che era un disastro e lui non le offriva neppure la consolazione di una donna di servizio. Poi piange mi si avvicina e mi chiede di abbracciarla. Lo faccio. Ma sono costernato. La donna è dimessa, vestita all'antica con pantaloni larghi e scarpe fuorimoda. Tutto è fuorimoda, invero. Il taglio dei capelli, gli occhiali. Tutto. Tutto splende su di lei l'idea di una moglie innamorata e legata al marito. E invece: "solo il conforto della religione mi rimane" e mi abbraccia e piange. Ed è come un finale a sorpresa e un po' tragico. Che finisce con un sorriso. Tanto basta. Stanotte è morto Nicola Arigliano.

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Di Carvelli (del 30/03/2010 @ 12:35:18, in diario, linkato 804 volte)
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Di Carvelli (del 30/03/2010 @ 12:10:16, in diario, linkato 879 volte)

Voci del verbo "bere". Del verbo "bere bene". Non troppo, non troppo poco. Buono. Scegliere una buona bottiglia e raggiungerla tutte le volte che senti. Come la statua di un santo, come una foto di famiglia, di una figlia. Ma senza adorazioni inutili. Senza essere baciapile. E poi. Poi quello che ci pare. Quello che ho bevuto ultimamente.

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Di Carvelli (del 29/03/2010 @ 14:20:06, in diario, linkato 698 volte)

Ieri ho visto il film di Ozpetek e non mi è dispiaciuto. Dopo due o tre film ampollosi e iper-retorici il regista italoturco sembra essere ritornato (pur nelle mosse di film di sentimenti e quindi al brivido del sentimentalismo) alla misura più moderata di Fate Ignoranti.  A proposito del quale domenica la mia casa sembrava l'appartamento fluttuante di quel film e non c'è dubbio che fossi io la più fata e il meno ignorante. E questo la dice lunga sul resto. In un viavai in crescendo di bisogni e generosità abbiamo messo alla storia piante e persone e le parole che non passano. Neanche quelle che non diciamo. E sono tante quelle che non diciamo.
E' strano (ed è casuale) che in questi giorni una delle espressioni che ho usato di più è stata proprio "mina vagante".
Per quel che riguarda il test propostovi giorni fa non ho le soluzioni né i punteggi, né i profili e questo rientra nella mia sfrenata necessità d'inganno. Di cui, qui, mi pento. per quel che serve.

E comunque il film di Ozpetek, Mine vaganti, finiva così, con questa canzone di Patty Pravo, Sogno.
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Di Carvelli (del 29/03/2010 @ 11:08:31, in diario, linkato 692 volte)

Ora, se mi segui nel discorso, ti faccio vedere come si precipita. Ora, se mi segui, ti faccio vedere come si cade in una buca senza riuscire a rialzarsi. Ora, se vieni con me, ti faccio vedere come si sopravvive dormendo 11 ore in 3 giorni. Ora, se ti fidi, ti faccio stare male di un male che dopo starai meglio. Ora.

Altre vite insieme a te.
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Di Carvelli (del 26/03/2010 @ 14:51:09, in diario, linkato 707 volte)
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Di Carvelli (del 26/03/2010 @ 10:15:36, in diario, linkato 1248 volte)

CANDEGGINA
CRICETO
SOTTACETI

Potrei mettere i sottaceti nella candeggina e che succede? Si sbiancano? Mai visti cetriolini bianchi? Carote pallido salmone? Boh. Magari do al criceto un sottaceto - gli andrà? - e poi lo sbianco in candeggina. Ma io non ho un criceto e i sottaceti non li compro mai. Ma l'arcano lo voglio risolvere a costo di comprare il piscioso topolino e una bella giardiniera (un barattolo). Vi prego aiutatemi a risolverlo.

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Di Carvelli (del 25/03/2010 @ 10:52:37, in diario, linkato 843 volte)

 

 

Cose che Anna ha detto a Carlo

Ma torniamo ora, dopo questa parentesi su Giuseppe, ad Anna e Carlo. Archiviata la serata al messicano come non particolarmente riuscita, chiunque a questo punto penserebbe che non potesse o dovesse seguirne una seconda. Ma – e anche questo è un discorso molto femminile – ne segue una seconda. Riassumo: Anna ha accettato in prima istanza il bacio di Carlo, in seconda lo ha rifiutato. Poi ha ricevuto una serie di chiamate e nuove proposte di lui – tutte contenenti l’incombenza del suo appartamento – a cui ha detto no. Alla fine ha ceduto a una semplice birra in un pub in una zona neutrale. E la zona neutrale è di nuovo Prati – non il quartiere di lui, non il quartiere di lei. Non lo stesso pub dove si sono conosciuti forse per non creare tradizioni né sentimentalismi ancora del tutto assenti. La birra – quanto dura una birra ormai lo sappiamo – una birra lunga. Cose dette. Parlare tanto di sé (lui). Raccontare i propri successi (lui). Valorizzare i propri pregi (lui). Le avventure di viaggio (lui). Le persone incontrate (lui). Amici o persone famose conosciute (lui). Ecco, ma Anna ha parlato? Forse no. Forse, se non lo ricorda, ha fatto da spalla servizievole al monologo di lui. Forse ha solo fatto tante volte di sì con la testa. Poi si sono alzati. Sono rientrati in macchina e Carlo ha provato di nuovo a baciare Anna. Un bacio che non è stato un bacio. Quasi il suo movimento di prova come di un lanciatore di giavellotto che scalda il braccio. Bocca che non arriva alla bocca. E poi. E poi le parole di Anna.

 

E ora ecco cosa Anna ha detto a Carlo. “Quello che mi colpisce degli uomini che incontro, la prima cosa che noto in loro è la loro capacità di farmi sentire speciale. E’ una cosa bella a cui poi penso per un po’. Una cosa piacevole che mi accompagna in tutti i giorni a seguire e che mi fa stare bene. Ma un momento dopo, o forse insieme, provo a sentire se quel modo speciale di quella sera o di quella telefonata è una cosa che dura, che può durare. Non è una valutazione casuale, una scommessa. Si tratta solo di concentrarmi e di sentire. Per ogni donna credo sia la stessa cosa. Una donna sa sempre quello che un uomo vuole, quello che offre e quello che nasconde. Poi magari fa finta di non sapere, di non credere che ha detto la verità, che si è proposto nel modo sbagliato o che, in fondo, neanche lui sa bene cosa vuole e che può cambiare. Che sia un problema di educazione sentimentale. Ma una donna lo sa. Quello che mi colpisce in un uomo, la seconda cosa dovrei dire o la cosa che mi fa decidere – e qui parlo solo per me – è se ha il ritmo dello stare in coppia, come un allenamento, una capacità, una disponibilità all’ascolto, all’attesa... ecco che se provo a spiegare mi riesce tutto banale. Non so davvero come spiegartelo: in un uomo è questo quello che mi fa stare davvero bene. Sentire che sa stare in coppia come se fosse un piccolo anticipo di quello che verrà. Una cauzione. Il segno che ritornerà, che non andrà via tanto facilmente. Anche quando starò male, quando avrò le mestruazioni, quando sarò intrattabile, inavvicinabile, non disponibile. Deve essere una cosa che facciamo per biologia noi donne. Sapere che per mesi non siamo pronte all’accoppiamento, sapere che in quel tempo quell’uomo continuerà ad amarci. Questa disponibilità allo stare insieme non è una cosa che hanno tutti. Tutt’altro. E’ la cosa più difficile da trovare in un uomo. Tu mi hai fatto sentire speciale e questo mi ha dato piacere, gioia. Ho passato una serata molto bella al ristorante messicano. E anche stasera sono stata bene. Ma tu non hai comunicato questo ritmo dello stare in coppia, non comunichi questa capacità e questo non mi fa stare davvero bene. Non mi fa sentire a mio agio e non riesco a dire a me stessa di provare lo stesso, di dare, darti, darmi una possibilità”.

 

Questa volta è stato Carlo a fare qualche volta sì con la testa e tante facce perplesse. Anna si sarà chiesta: ma ha capito? Anna si sarà detta: forse non è chiaro il mio discorso? Ma subito dopo, quando era già a casa.

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Di Carvelli (del 25/03/2010 @ 10:41:22, in diario, linkato 731 volte)
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