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 letto di nicola a toro... di Carvelli
 
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Proverò a riscrivere tutta la vita non dico lo stesso libro, ma la stessa pagina, scavando come un tarlo scava una zampa di tavolino.

Luciano Bianciardi
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Vi espongo i fatti (8)
Di Carvelli (del 25/03/2010 @ 10:52:37, in diario, linkato 896 volte)

 

 

Cose che Anna ha detto a Carlo

Ma torniamo ora, dopo questa parentesi su Giuseppe, ad Anna e Carlo. Archiviata la serata al messicano come non particolarmente riuscita, chiunque a questo punto penserebbe che non potesse o dovesse seguirne una seconda. Ma – e anche questo è un discorso molto femminile – ne segue una seconda. Riassumo: Anna ha accettato in prima istanza il bacio di Carlo, in seconda lo ha rifiutato. Poi ha ricevuto una serie di chiamate e nuove proposte di lui – tutte contenenti l’incombenza del suo appartamento – a cui ha detto no. Alla fine ha ceduto a una semplice birra in un pub in una zona neutrale. E la zona neutrale è di nuovo Prati – non il quartiere di lui, non il quartiere di lei. Non lo stesso pub dove si sono conosciuti forse per non creare tradizioni né sentimentalismi ancora del tutto assenti. La birra – quanto dura una birra ormai lo sappiamo – una birra lunga. Cose dette. Parlare tanto di sé (lui). Raccontare i propri successi (lui). Valorizzare i propri pregi (lui). Le avventure di viaggio (lui). Le persone incontrate (lui). Amici o persone famose conosciute (lui). Ecco, ma Anna ha parlato? Forse no. Forse, se non lo ricorda, ha fatto da spalla servizievole al monologo di lui. Forse ha solo fatto tante volte di sì con la testa. Poi si sono alzati. Sono rientrati in macchina e Carlo ha provato di nuovo a baciare Anna. Un bacio che non è stato un bacio. Quasi il suo movimento di prova come di un lanciatore di giavellotto che scalda il braccio. Bocca che non arriva alla bocca. E poi. E poi le parole di Anna.

 

E ora ecco cosa Anna ha detto a Carlo. “Quello che mi colpisce degli uomini che incontro, la prima cosa che noto in loro è la loro capacità di farmi sentire speciale. E’ una cosa bella a cui poi penso per un po’. Una cosa piacevole che mi accompagna in tutti i giorni a seguire e che mi fa stare bene. Ma un momento dopo, o forse insieme, provo a sentire se quel modo speciale di quella sera o di quella telefonata è una cosa che dura, che può durare. Non è una valutazione casuale, una scommessa. Si tratta solo di concentrarmi e di sentire. Per ogni donna credo sia la stessa cosa. Una donna sa sempre quello che un uomo vuole, quello che offre e quello che nasconde. Poi magari fa finta di non sapere, di non credere che ha detto la verità, che si è proposto nel modo sbagliato o che, in fondo, neanche lui sa bene cosa vuole e che può cambiare. Che sia un problema di educazione sentimentale. Ma una donna lo sa. Quello che mi colpisce in un uomo, la seconda cosa dovrei dire o la cosa che mi fa decidere – e qui parlo solo per me – è se ha il ritmo dello stare in coppia, come un allenamento, una capacità, una disponibilità all’ascolto, all’attesa... ecco che se provo a spiegare mi riesce tutto banale. Non so davvero come spiegartelo: in un uomo è questo quello che mi fa stare davvero bene. Sentire che sa stare in coppia come se fosse un piccolo anticipo di quello che verrà. Una cauzione. Il segno che ritornerà, che non andrà via tanto facilmente. Anche quando starò male, quando avrò le mestruazioni, quando sarò intrattabile, inavvicinabile, non disponibile. Deve essere una cosa che facciamo per biologia noi donne. Sapere che per mesi non siamo pronte all’accoppiamento, sapere che in quel tempo quell’uomo continuerà ad amarci. Questa disponibilità allo stare insieme non è una cosa che hanno tutti. Tutt’altro. E’ la cosa più difficile da trovare in un uomo. Tu mi hai fatto sentire speciale e questo mi ha dato piacere, gioia. Ho passato una serata molto bella al ristorante messicano. E anche stasera sono stata bene. Ma tu non hai comunicato questo ritmo dello stare in coppia, non comunichi questa capacità e questo non mi fa stare davvero bene. Non mi fa sentire a mio agio e non riesco a dire a me stessa di provare lo stesso, di dare, darti, darmi una possibilità”.

 

Questa volta è stato Carlo a fare qualche volta sì con la testa e tante facce perplesse. Anna si sarà chiesta: ma ha capito? Anna si sarà detta: forse non è chiaro il mio discorso? Ma subito dopo, quando era già a casa.

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