Dunque, poiché la cosa della quale si parte in cerca non può né deve avere un volto, come riconoscere i mezzi per raggiungerla se non dopo averla raggiunta, e che mai potrà essere la meta se non una meta apparente? Un precettore orientale non parla diversamente, là dove asserisce che il discepolo deve camminare per arrivare, spingersi avanti con la forza del suo spirito al fine di ricevere la sua illuminazione. Il compiersi dell'illuminazione è pari al subitaneo schiudersi del loto o al ridestarsi del sognatore. Non è dato aspettarsi la fine di un sogno, ci si desta spontaneamente quando il sogno è finito. I fiori non si apriranno se ci si aspetta che s'aprano, ciò avverrà da sé quando il tempo sarà maturo. L'illuminazione verso la quale si procede così non si raggiunge. Essa verrà da sé, quando il tempo sia maturo.
Di Carvelli (del 03/05/2010 @ 09:33:04, in diario, linkato 744 volte)
Si allontana lui e lei si avvicina. Scompare lei e lui la cerca. Lui è risentito cercano di imbonirlo. Lui è triste e cercano di consolarlo. Lei è contenta cercano di screditarla. Tutte le storie che sento raccontare mi sembrano tutte leggibili alla luce di una semplice questione di potere. Tutto ha senso, pare, solo sotto la luce di questa freccia: come mantengo il potere sulle persone e sulle cose.
Saremo attaccati e questo si sa. Non è mai l'indice che le cose vanno male. Tutt'altro.
Ogni mattina da diciannove anni è così. Io a casa di qualcuno, qualcuno a casa mia. Senza mai smettere. Senza mai scoraggiarci. Ci incoraggiamo.
Giorni fa parlavo con qualcuno di Camera con vista. Mi è rivenuto in mente e ne ho sentito riparlare. Per radio. Sotto due arie dal film.