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 Letto di pescatore a Comacchio... di Carvelli
 
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“Cos’è questa? Tristezza? Chissà, forse./ Un motivo che conosco a memoria./ Che sempre si ripete. E sia./ Che continui così./ E risuoni anche nell’ora estrema,/ come la gratitudine degli occhi/ e delle labbra per ciò che qualche volta/ ci costringe a guardare lontano./ E fissando in silenzio il soffitto,/ perché visibilmente la calza resta vuota,/ capirai che tanta avarizia è solo indizio/ del diventare vecchio./ È tardi ormai per credere ai prodigi./ E sollevando lo sguardo al firmamento/ scoprirai sul momento che proprio tu/ sei un dono sincero.”

Josif Brodskij
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Libri
Di Carvelli (del 01/12/2003 @ 22:19:25, in diario, linkato 17461 volte)













Peccati veniali. Racconti di passioni romantiche ed erotismo perverso

 

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recensioni  
 
 
ROBERTO CARVELLI – Bebo e altri ribelli. E’ uno stile personalissimo, vivace e dissacrante, quello di Roberto Carvelli. Il suo registro narrativo, dal ritmo breve ma intenso, colpisce e convince. Questo breviario sulla rivoluzione spiegata alle commesse – come recita il sottotitolo del libro – non è però un romanzo in senso stretto, né una sorta di eccentrico saggio sulla società odierna. Ma forse bisognrebbe smetterla una volta per tutte coi generi e parlare solo di scrittura: della sua forma e dei suoi contenuti. Anche perché qui c’è insieme narrazione, poesia e scampoli socio/filosofici che fanno cortocircuitare ogni velleità classificatoria. Manca invece un vero protagonista e una linearità discorsivo/riflessiva. Vi è piuttosto una pluralità di voci o modi di porsi all’interno del nostro mondo occidentale consumistico e mercantile. Figura emergente è certo quella di Bad Boy Bebo, commesso di merceria con la vocazione del rivoluzionario (“mi sono fatto l’idea molto pratica, non teorica, badate bene, che senza la gioia di tutti nessuno può essere felice”), a cui si affianca quella del suo amico Doctor: strampalato intellettuale col vezzo delle citazioni colte. Intorno a loro vortica tutta una folla di personaggi minori; in primis le commesse: “punti cardinali tra cui passare Roma”, e poi l’esclusivista plurimarche Baluba, il rappresentante Stinchi Pirinchi, la pornodiva Ziamolli, l’excapostazione Zagalot; per non tacere del libanese: barista prediletto da Bebo e altri ribelli. Insomma la variegata umanità borgatara d’una Roma distratta e sonnacchiosa: sconfinato “serbatoio di desideri e rifiuti”, nel quale il nostro commesso non cerca solo di sopravvivere ma di cui vorrebbe risvegliare la coscienza, allo scopo di “avviare un processo che fra qualche secolo, speriamo, porti questa cazzo di umanità a un salto di paradigma, economico e sociale.” Nel frattempo – mentre attendono la lor improbabile rivoluzione – Bebo & soci amano, sognano, soffrono, non perdendo mai l’occasione per contestare e soprattutto demistificare il perbenismo/conformismo dilagante. *** Francesco Roat – Il mucchio n. 569 7/13 0ttobre 2003 -------------------------------------------------------------------------------- ROBERTO CARVELLI - Bebo e altri ribelli, la rivoluzione spiegata alle commesse E’ il primo volume di Nonluoghi Libere Edizioni. Si tratta di un romanzo/saggio: le storie di Bebo e dei suoi amici “ribelli” all’epoca del pensiero unico, nella piccola borgata di Torreverde, sintesi di ogni periferia metropolitana. I protagonisti sono la gente semplice che coltiva la rivoluzione che non ti aspetti , quella del cuore. Dietro il bancone della sua merceria, nei dialoghi con le colleghe commesse e negli incontri con gli altri amici picari, Bebo ci accompagna fra rabbia e utopia nell’eterno cammino di un sognatore. Carta – 4/10 aprile 2002 -------------------------------------------------------------------------------- MA LA RIVOLUZIONE PARTIRA’ DALLE MERCERIE “Ragion per cui… rivoluzione”. Potrebbe essere questo lo slogan, quasi un graffito scritto sui muri, di Bad Boy Bebo, il protagonista di Bebo e altri ribelli (Nonluoghi, pp.128, euro 9,00), romazo d’esordio di Roberto Carvelli. L’autore, romano, classe 1968, narra una storia dei nostri giorni, un ragazzo dei nostri giorni, una città delle nostre, una periferia., Torreverde, tipica e caratteristica al tempo stesso. Bebo vive in un monolocale “con bagno e senza cucina”, vero laboratorio di un pensiero politico che si stacca dall’omologazoione, dal qualunquismo di chi lo circonda, preso fra luoghi comuni e leggende metropolitane (il conoscente Baluba sostiene, tra le altre cose, che “se un gemello fa l’amore gode anche l’altro”), ma anche da uan prassi insurrezionale astrattamente o cinicamente ideologica. Come durante l’occupazione universitaria della Pantera, da cui Bebo si allontana deluso e amareggiato dall’inconcludenza dei leader: “la protesta la pilotano un manipolo di tipi umani dal nevrotico al maniaco depressivo al paranoico al narciso. Tutti più o meno dalla stessa parte e tutti almeno da più di una, o con Lenin o con Stalin o con Occhetto. Mai da soli e sempre contro gli altri”. Si impone dunque un distacco, come negli anni delle scuole, fatte dai preti, Bebo aveva preso le distanze da una religione concepita come vacuo ritualismo, un po’ ipocrita e untuosa, e strumento di coercizione del libro pensiero. Lo troviamo quindi commesso in una merceria, perché un lavoro è uguale a un altro e quando si hanno ventun anni e si ricerca con urgenza un’indipendenza economica non si può andare troppo per il sottile. Del resto l’impiego di commesso consente di comprendere qualcosa in più sui rapporti di lavoro, per poi parlare alle proprie colleghe (in senso lato, vedi il sottotitolo). E’ l’amicizia con un avvocato anarchico a fornirgli i necessari spunti di riflessione, per capire come sia possibile ricostruire, oggi, una “condivisione di massa” intorno ad alcuni obiettivi: per esempio frenare il processo di liberalizzazione selvaggia cui assistiamo, per giungere ad un nuovo tipo di paradigma economico e sociale. Da questi rapidi cenni alla trama, si sarà capito che Bebo e altri ribelli è un libro spiazzante, assolutamente diverso dalle cose che in genere scrivono i coetanei dell’autore. In questo romanzo-saggio che procede per segmenti narrativi costituiti da episodi che sono quasi dei racconti, Carvelli ci dà uan galleria di personaggi all’apparenza un po’ surreali, ma che in realtà, pur nella deformazione grottesca, sono abbastanza verosimili. Come il quartiere sfondo della narrazione, Torreverde, assomiglia un po’ al Vigneto dove abita lo scrittore: equazione non scontata, ma ipotesi legittima. Certa è la scrittura brillante, vivace, pervasa da profondità di pensiero abilmente dissimulata da un’ironia e un umorismo che appaiono come le caratteristiche meno trascurabili di questo libro da leggere senz’altro. Roberto Carnero – l’Unità 16 settembre 2002 -------------------------------------------------------------------------------- Libro “on demand” un caso italiano Dipendenti zero, email invece di bozze da correggere, un solo indirizzo contattabile, su Internet. L’etichetta “Nonluoghi” non esiste nella realtà, ma sugli scaffali di Comunardi a Torino, da Porta Romana a Milano, Fahrenheit a Roma, ci sono decine di copie del libro di Roberto Carvelli Bebo e altri ribelli: uno dei primi italiani pubblicati da una casa editrice elettronica con software open source, quello di Linux per capirsi. (…) Il titolo numero uno, Bebo e altri ribelli, è uscito a marzo: mille copie, due trecento vendute. (…) Tra loro, anche autori in erba. Sobilla concorda con Roberto Carvelli la pubblicazione d’una raccolta di racconti in parte già usciti su Nonluoghi.it. Impaginazione, correzione, editino: tutto ondine. I due non s’incontrano mai. A Trento l’editore, l’autore a Roma, le correzioni di bozze viaggiano via mail. Dopo otto mesi il manoscritto parte per Belluno, tipografia Dbs di Feltre. Miracoli del lavoro globalizzato. (…) Francesca Paci – La Stampa 14 agosto 2002 -------------------------------------------------------------------------------- Roberto Carvelli all'uscita del suo secondo romanzo racconta a Clorofilla dove e come nasce un romanzo underground. Genesi di un personaggio creato dalla fantasia di uno scrittore scoperto da Nonluoghi.it Bebo e altri ribelli di Daniela Gambino Bebo è un eroe di borgata. Roberto Carvelli ha 34 anni e la sua passione part- time è scrivere. Vive a Roma, di mestiere fa il correttore di bozze. E part time s'è inventato il bad boy di quartiere protagonista di Bebo e altri ribelli, la rivoluzione spiegata alle commesse, il suo secondo romanzo. "Perso in hard disk, ritrovato in bozze vecchie…" così come recita la quarta di copertina, il romanzo approda su Nonluoghi e diventa libro. Il suo primo esordio, un poema narrativo, si intitolava Letti, curato dalla crew di Kerosene, (stesso destino anche per Bebo) quelli dei fumetti, è stato spillato in casa, con un macchinetta apposita. Ha circolato, come giusto che vadano in giro le passioni, se segrete non sono. Mai come adesso si può. Bebo e altri ribelli: la rivoluzione spiegata alle commesse è uno di quei saggetti snelli nella forma e nel contenuto, travestivi da libretto mordi e fuggi. Ma soprattutto romanzo, un manifesto, una contrattazione per dar voce a un disagio. "Dieci ore, pausa pranzo per modo di dire. Dieci ore cento informazioni, ottanta clienti, cinquanta sipari che aprono e chiudono i camerini…commesse del mondo tenete alla corda i vostri capi, soggiogateli, fateli impazzire, fategli credere interesse e poi traditeli. Basta con la bontà". "Il mondo sarà buono con voi se sarete cattive…". Sedurre e salvare, questo il destino del protagonista Bebo, un bad boy di quartiere, un rivoluzionario di provincia. E' da Torreverde, non luogo dell'empireo romano, prendono forma le avventure di Bebo, commesso di merceria e dei suoi compagni d'avventura, Zagalot, Stinchi Pirinchi, Doctor You. Che contemplano il sogno di essere come Alvaro maestro di yoga, rappresentante dell'universo new age di periferia: "…Ecco, se tu decidi voglio essere come Alvaro maestro di yoga per prima cosa ti devi comprare una macchinetta per i capelli e rasarti a zero, per nascondere la pelata del davanti e la pelata dello zucchino, più francescana, ebraica e situazionista…Comunque se tu vuoi essere Alvaro maestro di Yoga sui capelli devi metterci una pietra sopra e anche sulla peluria…" Bebo e i suoi approdano in una radio occupata e organizzare rave nei sottopassaggi e soprattutto raccontano dal di dentro la realtà dei quartieri, dell'autorganizzazione e della rivoluzione quotidiana e inevitabile della sopravvivenza. Dice Roberto Carvelli: "Quando ho iniziato a scrivere Bebo e altri ribelli, avevo in mente questo stato di sospensione che non fa sentire né cittadini né paesani. Certo anche la voce di Pasolini ma come l'eco di un Italia diversa, senza più ghettizzazioni, sottosviluppo e analfabetismo legati ai luoghi".Per saperne di piùBebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse. nonluoghi, 2002, 9€ www.clorofilla.it -------------------------------------------------------------------------------- ODE AL VALORE DEI LETTI Roberto Carvelli con Tina Cosmai Roberto Carvelli, Letti, Kerosene Edizioni, Pag. 30, £ 3000 In trenta righe la storia di una vita che, ancora nel suo fluire, viene raccontata come il naturale percorso che conduce alla morte. Un percorso orizzontale dunque, meditato attraverso i letti che hanno popolato l’esistenza di Roberto Carvelli (Roma, 1968), autore di un piccolissimo libro dal titolo, appunto, Letti. I letti sono luoghi in cui il tutto avviene. Una crescita che parte dal primo letto, quello del liquido amniotico, sbiadito nella reminiscenza. E poi la culla e i ricordi delle prime pappe, dell’odore dei genitori, del mondo visto in penombra, soffuso, diverso come lo è nella mente di un bambino. E ancora, il letto della prima infanzia, delle liti con il fratello, delle gelosie; il letto dell’adolescenza, della prima volta dell’amore da solo, della prima notte di piacere intenso ma veloce, magari con una ragazza tedesca. Il letto dell’affermazione del proprio io, di quell’identità che comincia a delinearsi precisa e controcorrente. I letti della giovinezza, dell’avventura, delle scelte, dell’amore, della condivisione dell’amore, del rifiuto dell’amore. L’amore che sta al centro di questo viaggio nell’esistenza di Carvelli, e che compare in tutte le sue forme: passione, amicizia, solidarietà, solitudine, sesso. Ma ciò che colpisce il lettore è questo scrivere dell’amore con una lieve distanza, che non vuol dire disincanto, ma quel particolare stato dell’animo che lascia essere le cose così come sono: uno stato di libertà. Nessuna forzatura, nessuna forte aspettativa, nessuna ingerenza nella propria vita e in quella altrui, ma soltanto osservazione, meditazione, attesa che gli eventi accadano da sé, carichi del loro senso, anche la morte, l’ultimo letto sul quale Carvelli afferma di fare esercizi di preparazione, almeno da quando un suo caro amico è scomparso, improvvisamente, in un incidente. "Non bisogna “morire” ma prepararsi alla morte sì", afferma. Ma perché quest’esigenza così particolare di raccontare la vita attraverso i letti? “L’idea la appuntai su un taccuino” ci spiega Roberto Carvelli “raccontare la storia della mia vita attraverso i letti. Serve sempre scrivere quello che pensi. Così sono nati i primi sette o otto "letti" pubblicati su una rivista, Fernandel. Poi, un letto alla volta, ho cominciato a delineare una prospettiva; mi sono tornate in mente notti di fortuna, amori, occasioni. Credo, nel mio piccolo, di aver salvato una parte della mia vita al riciclo che non sempre è una buona cosa se è finalizzato solo a produrre altro senza la memoria del prima. "Continuando a lavorare sui letti come in una sorta di concentrazione sugli oggetti, è nata l’idea di un poema in prosa sul dormire. E’ chiaro che si rischia nello scegliere una cornice, ma si conquista anche una distanza che serve al lettore per far suo quello che percepisce tra le righe. Bello o non bello, ben scritto oppure no, Letti ha solleticato una griglia personale percettiva. Ognuno ci ha fatto passare dentro ciò che sentiva, ricordi, emozioni. Letti è una ricerca di senso per la sua esistenza? Ammetto un limite: ho poca memoria. Lo so, non mi fa onore. Spesso nella scrittura cerco di riparare a una mancanza, un’assenza. Si tratta di salvare il tempo ancorandolo a qualcosa di forte per me, qualcosa che resiste anche in frammenti, in una frase e scritture brevi, come i resti di una statua, un dito, un naso, ma d’autore. E l’autore vive quando senti una scintilla, la necessità della scrittura. Come se uno scavasse negli strati della terra alla ricerca di un reperto. E il reperto qui è l’altra metà della vita, quella orizzontale. Si percepisce anche una ricerca d’amore in questo librccino… Prima ancora c’è la necessità di una ricerca e forse ancora di più, l’illusione che definire le cose le faccia essere, le predisponga all’apparenza, al ritorno anche doloroso e problematico. In questo senso e per definizione una ricerca è infinita, anche con una persona sola, la stessa di tutta una vita. Figurarsi a cambiare, anche se non è detto che spostare aiuti. Alla fine attrazione non sono le donne che cambiano, ma l’ambientazione dell’amore, le sue location, scrivo nel libro. Voglio dire che i luoghi hanno una magia e nella loro rievocazione appaiono anche le persone. Scrivere i letti del mio amore è stato suscitare l’amore attraverso i luoghi. Sono incantato dalla parola “Odissea”, mi fa venire in mente mari, isole… ma è bello che la si possa usare pensando ad una persona o all’amore tout court. Però in Letti si ha l’impressione che l’amore sfugga e mai si completi. E’ giusta questa mia intuizione? L’amore conta sempre, anche nelle sue forme oblique. Per questo ho scritto "Il letto in cui deve succedere e non succede". Non va sempre tutto come vogliamo, non sono mai gratuiti scenari d’amore, set felici o fortunati. E spesso accade anche il giorno dopo, al risveglio e magari pure con la persona amata. Ecco per esempio, perché dormire con chi si ama o chi si è amato per una volta sola? Ha senso dividere con un’altra persona l’incoscienza e il senso di vulnerabilità del sonno? Sono questioni aperte anche nelle coppie, queste. Una casa, due case, un letto, due letti; ognuno sceglie. E’ chiaro che il letto suggerisce l’amore, anche quello che chiamo “l’amore da solo”. Qual è la meta di questo viaggio attraverso i letti? Ho trentaquattro anni. Lo so, questa potrebbe essere giudicata un’autobiografia prematura, ma il tempo stesso è pretenzioso e noi pure lo siamo quando lo pensiamo, il tempo. Il fatto che la morte esista, ci consiglia attimo per attimo. Ogni istante deve avere sia un punto di partenza che uno di fine. Nulla è sicuro nella successione degli istanti, quindi tanto vale pensare al momento di adesso come al momento di sempre, e ripartire. Che questo piccolo poema sia un viaggio, un percorso, non ho dubbi, ma non v’è una meta certa. Intanto dico una meta letteraria Caffe’Europa 2001 -------------------------------------------------------------------------------- DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI GUERRA DANIELA D’ANGELO SEI NELLA GUERRA (di Roberto Carvelli, Claudio Damiani, Daniela Gambino, Marco Lodoli, Silvia Magi, Fabio Zanello), Nonluoghi Cosa si può dire ancora sulla guerra, sulla spaccatura che genera nella vita della gente comune? Sulla perdita dei fratelli, del compagno, della casa, della terra? Che altro dire sul diritto di avere possibilità e tempo di recuperare gli spazi di una normale esistenza? E cosa vuol dire "recuperare", parola che ha a che fare con un confronto tra un passato e un -presente, che contiene un prima e un dopo e li "significa" rispetto a una esperienza? Così, l’evento tragico diventa spartiacque e confine, termine con cui marcare il tempo, scandire la storia, collettiva e individuale, di un paese come di una famiglia. Cos’altro si può dire? Leggiamo nelle prime pagine di "Mattatoio n.5" che scrivere libri contro la guerra equivale più o meno a scrivere libri sui ghiacciai. Ci saranno sempre guerre e impedire una guerra è facile quanto fermare un ghiacciaio. Ma il libro stesso di Kurt Vonnegut , che rimane uno dei più grandi romanzi contro la guerra, è una risposta alla domanda "perché non scrivere libri sui ghiacciai?". Scrive Zenone Sovilla (editore di Nonluoghi, giovane casa editrice che abbiamo già avuto modo di apprezzare per serietà e impegno) nella sua bella postfazione all’antologia "Sei nella guerra": << in un oceano mediatico e politico di parole spesso vuote o false, il racconto dello scrittore e i versi del poeta ci aiutano ad aprire sprazzi di lucidità sulla pochezza del dibattito "bellico"…>>. La narrativa offre allora l’occasione per interrogarci sul presente nella stessa misura in cui il presente si concede come materia narrativa. Si tratta della dialettica tra scrittura e vita. Scrittura e vita: entrambe conducono al concetto di responsabilità. Termine che non a caso proviene dal verbo rispondere, la responsabilità rappresenta la risposta con cui affrontare le sfide della modernità. La responsabilità che l’uomo moderno assume verso se stesso e il suo mondo avanza sempre verso gli altri, si lega a contenuti di reciprocità, relazionali e di scambio. Rispondere, ovunque risuona un richiamo, implica necessariamente operare una scelta morale e responsabile. Relativamente all’agire, la questione della responsabilità mette in campo risorse e obiettivi. Tanto più pacifici, costruttivi, democratici e onesti sono tali intenti, tanto più sane sono le risorse e tanto più il percorso si può chiamare crescita. Le poesie e i racconti (di Roberto Carvelli, Claudio Damiani, Daniela Gambino, Marco Lodoli, Silvia Magi, Fabio Zanello) messi insieme in questa antologia rappresentano la risposta di Nonluoghi libere edizioni attraverso sei voci ognuna delle quali sembra dire "ci sono, ora, qui, e ci sono in questo modo". Con la scrittura. La risposta di chi crede che sia sempre meglio parlare di guerra piuttosto che di ghiacciai. www.sinequanon.org -------------------------------------------------------------------------------- Lunedì, 3 Novembre 2003 INTERVISTA: LA RIVOLUZIONE SPIEGATA DA CARVELLI Intervista a Roberto Carvelli, scrittore di "Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse” di Giulio Ciancamerla Pungente, ironico, godibilissimo. Questo e altro è “Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse”, libro di Roberto Carvelli uscito nell'aprile 2002 per la collana di narrativa Non Luoghi. La storia di un commesso di merceria che s’interroga sulle possibilità di trasformazione sociale e diventa così un “malfattore” in cerca di un orizzonte oltre i dogmi delle ideologie. Fra gli scaffali di cerniere lampo e le pagine di Thoreau, fra i cassettini zeppi di bottoni e i pensieri di Bakunin, Bebo insegue la sua “rivoluzione”. Tra la rabbia del ribelle urbano e l’utopia del commesso pensatore; con disincanto e autoironia. Roberto Carvelli ha pubblicato racconti su Maltese, Fernandel, Delitti di Carta e Tratti; nel dicembre 2001 è uscito il suo poema in prosa “Letti” (Kerosene). “Ho iniziato dalle riviste - dice - quelle piccole, quelle che non legge nessuno ma che poi ti vai a cercare in giro, magari da Feltrinelli ed è una festa. C'è il tuo nome e così via. Perché si scrive? Soprattutto per un bisogno di 'dire'. Dire ad altri, dire di sé e dire a sé. Un modo per fare chiarezza, ordine o magari confusione non so... Forse è una ricerca i cui soggetti siamo noi e gli altri. Le prime cose sono uscite intorno al 1993 su riviste come Fernandel, Maltese (sono le due riviste che amo di più) ma anche Tratti, Delitti di carta, Rendiconti...”. Per quanto riguarda le collaborazioni con Kerosene, prima, e ora con l'Ostile e nonluoghi.it? “Con Kerosene si trattava di più che di collaborazioni. Abbiamo fatto anche un festival nel 2001 alla SNIA, un centro sociale di Roma. C'è tutto il discorso delle autoproduzioni e del fare. Primo fare: fotocopie, ciclostile, internet... non importa... FARE!!! Mentre spesso le riviste seguono umori passioni e malumori di una persona anche poco disponibile a mettere in comune. Kerosene e anche il sito nonluoghi.it sono un'altra storia... passione partecipazione e collaborazione. Banchetti con cui vendi le cose nei locali, sabati sera passati a spingere le proprie cose. Ora c'è l'Ostile che è il tentativo di parlare di movimento e di far alzare una voce fuori dal coro con cui strillare rabbia e indignazione cercando di interpretare il Movimento - parlo vagamente dei quello new global ma l'orizzonte è più largo - senza idee preconcette e seriose o politicamente vecchie”. Come ti è venuta l'idea per il poema Letti? “Stavo a casa di mio fratello a Genova. Mi ha appoggiato su una specie di divano che sembrava un portabagagli di una macchina... bastardo!!!! Ho pensato... mi devo ricordare tutti i letti in cui ho dormito e raccontarli è ho iniziato”. Come sei passato da Letti a Bebo? “E' stato un non passaggio. Erano pronti tutti e due: uno aspettava le stampe e l'altro all'ultimo gli soffiava il primato. Letti tecnicamente non è un libro è uno spillato tipo millelire, ma stampato in 1000 copie poi esaurite, era il catalogo della mostra della SNIA e poi è stato venduto in poche librerie a Roma Napoli Bologna... ma... ecco la novità riuscirà entro quest’anno per un editore più grande?shhhhhhhhh scaramanzia!”. Come definiresti il tuo libro "Bebo"? “E' il vero e proprio romanzo di formazione, il racconto di una crescita, di un diventare qualcosa e ancora non sai cosa. Accorgersi di cambiare mettere la testa fuori e vedere la vita con le sue ingiustizie, i suoi dolori e provare rabbia... tormento. Gridare. In termini narrativi è un romanzo imperfetto e dei racconti concatenati. E' diviso per tracce di testo con titoli e quindi sarebbero racconti ma in cornice. La cornice è la storia della rivoluzione di questa piccola borgata, Torreverde”. Perché hai scelto di “costruire” una borgata come Torreverde? “Hai detto bene, è un luogo immaginario, una Facondo per intenderci... ma mi perdonerà Marquez? Io sono straconvinto della necessità di scrivere nominando cose concrete, vie locali, senza paura di perdere in questo confronto con il reale. Torreverde è tante borgate di Roma. E perché poi solo Roma?”. So che la pubblicazione di Bebo è stata difficile, che è successo? “Accidenti. Ho uno zainetto eastpack blue e una moto eccomi, in giro per Roma ma ho in zaino il mio primo romanzo (era il primo allora) recuperato in carta e scomparso dall'hard disk quindi lo devo scansionare e col programma di rilettura correggerlo... e invece, via nazionale... ecco che mi accorgo che ho lo zaino aperto è ho perso tutto. Torno contromano su verso piazza Esedra e recupero tutto... che rischio... finiva lì...capisci? Non c'era modo... ecco queste sono le cose che ti fanno credere nel destino... in quello assoluto per cui certe cose devono succedere e anche sul fatto che le cose più belle spesso all'ultimo fanno sempre finta di sparire e tu devi crederci ancora più forte”. Progetti futuri? “Letti2 la vendetta (o meglio 39 letti + i nuovi per un editore più grande); Bebo2 qui la vendetta davvero... il seguito della storia. Insomma sono uno che continua... Poi continuare ad aggiornare il sito www.carvelli.it, presentazioni, un libro di interviste sulla pornografia che uscirà per l'editore Francesco Coniglio. Un altro progetto che sto per concludere è quello di un libro di passeggiate sbilenche per Roma con interviste ad alcuni scrittori e poeti sui quartieri della città che dovrebbe uscire tra questa fine e l'inizio del prossimo anno per Edizioni Interculturali”. L'ultimo libro che hai letto, l'ultimo film che hai visto, l'ultimo cd che hai ascoltato? “Amici sui libri vi imploro di leggere Haruki Murakami "dance dance dance", Einaudi e "Tokyo blues", Feltrinelli, me ne sarete grati a vita. Cd gli ultimi della cantantessa Consoli e dei Tiromancino e Ludovico Einaudi, "I giorni". Film bellissimi ultimi "Elling" e "L'uomo senza passato". www.sitopreferito.it -------------------------------------------------------------------------------- Bad Boy Bebo e la sua piccola rivoluzione intervista a Roberto Carvelli di passaggio a Bologna per presentare il suo libro "La rivoluzione spiegata alle commesse" (Nonluoghi libere edizioni) a cura di Colla di Pesce ascolta preleva www.radiokcentrale.it -------------------------------------------------------------------------------- Per la narrativa abbiamo due brani tratti dal romanzo “Bebo e gli altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse”, scritto da Roberto Carvelli., un autore notevole, di razza, che narra uno spaccato di vita sociale romana che sente suo nel profondo, con uno stile davvero accattivante. Consigliamo a tutti di leggere il suo bel libro. www.icavalieriamari.it -------------------------------------------------------------------------------- La pregevole attività di Kerosene trova sbocco sul web con un bellissimo sito all’indirizzo http://www.combustibileperlamente.net, in cui la comunità di sostenitori della bella rivista potrà essere continuamente aggiornata sulle novità editoriali e non. Una di queste ve l’anticipiamo noi e riguarda la pubblicazione di Letti di Roberto Carvelli, “[…] un libro piccolo, un poema in prosa sul dormire e sui luoghi del sonno. Una autobiografia per brevi sequenze narrative che attraversano la vita come un percorso tra i letti della nostra esistenza […]”. http://www.rorschachonline.it -------------------------------------------------------------------------------- Ha senso parlare ancora di borgata, di borgate di Roberto Carvelli Disperse intorno a Roma ci sono tante piccole realtà che resistono alla periferia selvaggia e massificata. Sono le borgate, spesso accomunate nell’immaginario al degrado urbanistico, nascondo invece un cuore generoso. Ha senso ambientare un romanzo in borgata? Tra case in attesa di città, propaggini di una metropoli? Quando ho iniziato a scrivere "Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse" (nonluoghi, 2002, 9 euro, www.nonluoghi.org ) avevo in mente questo stato di sospensione che non fa sentire né cittadini né paesani. Certo anche la voce di Pasolini ma come l’eco di un Italia diversa, senza più ghettizzazioni, sottosviluppo e analfabetismo legati ai luoghi. Per questo forse si poteva parlare della borgata come di un’ultima resistenza alla cementificazione forzata e diffusa che crea periferie uguali dappertutto secondo i dettami di un’urbanistica massificata che mira a farci sentire cittadini del mondo trasformandoci in replicanti. Nel mio libro la borgata si chiama Torreverde ma potrebbe essere una qualsiasi borgata di qualsiasi città. Nella realtà Torreverde non esiste. E’ una piccola Macondo alle porte di Roma con le caratteristiche di tutte le borgate romane: Settebagni, Fidene, Torre Maura, Castelverde, Ciampino. Luoghi magici, circoscritti, di architetture creative che meritano passeggiate. In particolare la via Salaria (antica via del Sale) riconoscibile in più punti del libro merita di essere meta di escursioni cominciando dalle tombe rupestri di Castel Giubileo, per poi passare all’antico insediamento romano di Crustumerium localizzato lungo la via Marcigliana e concludere alle numerose tombe rinvenute intorno a Settebagni (Septem Balnea). Al di là poi dell’archeologia il fascino di queste borgate è ancora intatto e si lega ad una concezione abitativa ancora umana e mononucleare. Piccoli appezzamenti di terreno con orti improvvisati e giardini in mezzo a cui spiccano fontane con veneri di milo e putti, settenani e biancanevi in un’estasi del kitsch e dell’infantile. www.chiamaroma.it -------------------------------------------------------------------------------- Ha senso parlare ancora di borgata, di borgate Disperse intorno a Roma ci sono tante piccole realtà che resistono alla periferia selvaggia e massificata. Sono le borgate, spesso accomunate nell’immaginario al degrado urbanistico, nascondo invece un cuore generoso. Ha senso ambientare un romanzo in borgata? Tra case in attesa di città, propaggini di una metropoli? Quando ho iniziato a scrivere "Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse" (nonluoghi, 2002, 9 euro, www.nonluoghi.org ) avevo in mente questo stato di sospensione che non fa sentire né cittadini né paesani. Certo anche la voce di Pasolini ma come l’eco di un Italia diversa, senza più ghettizzazioni, sottosviluppo e analfabetismo legati ai luoghi. Per questo forse si poteva parlare della borgata come di un’ultima resistenza alla cementificazione forzata e diffusa che crea periferie uguali dappertutto secondo i dettami di un’urbanistica massificata che mira a farci sentire cittadini del mondo trasformandoci in replicanti.Nel mio libro la borgata si chiama Torreverde ma potrebbe essere una qualsiasi borgata di qualsiasi città. Nella realtà Torreverde non esiste. E’ una piccola Macondo alle porte di Roma con le caratteristiche di tutte le borgate romane: Settebagni, Fidene, Torre Maura, Castelverde, Ciampino. Luoghi magici, circoscritti, di architetture creative che meritano passeggiate.In particolare la via Salaria (antica via del Sale) riconoscibile in più punti del libro merita di essere meta di escursioni cominciando dalle tombe rupestri di Castel Giubileo, per poi passare all’antico insediamento romano di Crustumerium localizzato lungo la via Marcigliana e concludere alle numerose tombe rinvenute intorno a Settebagni (Septem Balnea). Al di là poi dell’archeologia il fascino di queste borgate è ancora intatto e si lega ad una concezione abitativa ancora umana e mononucleare. Piccoli appezzamenti di terreno con orti improvvisati e giardini in mezzo a cui spiccano fontane con veneri di milo e putti, settenani e biancanevi in un’estasi del kitsch e dell’infantile. di Roberto Carvelli www.italiaplease.com -------------------------------------------------------------------------------- LETTI La morte sta in piedi. Ai piedi dei letti. Trentanove letti che cominciano con IL LETTO UNO e che finiscono logicamente con L’ULTIMO LETTO CHE AVREMO. E in mezzo ci sta una lista di cose lunghe quanto una vita. In mezzo c’è il rumore del sonno e dell’amore, i letti degli altri e gli altri nel proprio letto, il sesso e la morte. “Letti” è un minilibro scritto da Roberto Carvelli e pubblicato da Kerosene. Quasi trenta pagine con copertina rigorosamente in bianco e nero, nonostante i cuori. Trenta pagine che raccontano tutta una vita. Ovvero il lato orizzontale della vita. Che a pensarci è in orizzontale che passiamo gran parte del tempo, qualunque sia la nostra natura. Orizzontali come una poesia di Sylvia Plath in cui quasi si rammaricava di non essere verticale, quando così poco ci sarebbe da rammaricarsi. Ad essere orizzontali c’è molta poesia, e c’è tutto il tempo per pensare e con calma prendere atto di quel che accade intorno, fuori e dentro il letto. Ad essere orizzontali accade tutto lentamente, ed è facile che ogni dettaglio venga immagazzinato nella testa e trasformato in definitivo ricordo. L’operazione – nel senso più poetico del termine – di Carvelli è assai graziosa, oltre che utile. E’ una di quelle cose che dovrebbero fare da traino e indurre il lettore a raccontare la storia dei propri letti o, quanto meno, a ricordarla procedendo per pure associazioni mentali. Saltellare dunque da un letto all’altro cercando di fermarsi più lì dove il ricordo è assai più bello, e avanzare velocemente al ricordo di letti sgraditi, quelli tristi che affannano il cuore. Una gioiosa storia dei propri letti avrebbe allora una funzione rincuorante e darebbe un possibile senso a quello che è stato. Così come rincuora la lettura dei letti di Carvelli, scritti e descritti con poesia e generosità estrema. Bello sarebbe a questo punto ribaltare il punto di vista e sentire un letto che racconta. Un letto di un motel, ad esempio, alle prese con le storie di ospiti di una notte e clienti abituali. Ma questa sarebbe tutta un’altra storia… Tiziana Lo Porto – www.pickwick.it -------------------------------------------------------------------------------- CASTING DI LETTERATURA Roberto Carvelli presenta il suo ultimo libro “bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse” (Nonluoghi libere edizioni). Con l’autore interviene Rudi Ghedini. Il protagonista del libro è Bad Boy Bebo che, nella periferia degradata e allucinante di Torreverde, matura il frutto della sua rivoluzione. Nella stessa serata prende il via il “progetto Casting per Bebo”: ma cosa vuol dire casting in letteratura? Non si tratta, come nel cinema, di mandare foto, ma di partecipare con le proprie storie e vite della precarietà del lavoro, della condizione di disagio connessa alla segmentazione dei profili lavorativi, alla debolezza dei contratti, al dominio “non-presente delle grandi catene economiche soggioganti”. Offrire quindi dolori e ingiustizie ma anche le proprie pur piccole personalissime battaglie non-violente, le vittorie dei no o l’insistenza nella verità. La raccolta di storie avviene principalmente via email all’indirizzo roberto@carvelli.it. Caffè La Linea – Piazza Re Enzo City – Bologna – 3 febbraio 2003-12-28 -------------------------------------------------------------------------------- DA LEGGERE A LETTO Roberto Carvelli, 34enne romano, racconta qui la sua vita da un punto di vista particolare, quello disteso. Peréc ha scritto un libro sugli spazi dove passa dal mondo, alla sua casa, alla sua stanza al letto e analizza gli oggetti e i letti della sua vita, qualcosa del genere fa Carvelli, con un’elencazione barthesiana: un catalogo di giacigli. I letti ci accompagnano nell’infanzia crescendo con noi, non a caso questo poemetto è nato all’inizio solo nella sua prima parte, quella della crescita ed emancipazione dalla culla, ricca di sensazioni fisiche forti, sapore di lenzuola, piedi sulle sbarre, il possesso del nuovo letto, ma anche l’assalto al lettone, le prime seghe, e poi il letto si allontana affettivamente, diventa la poltrona letto, il sogno di un letto nuovo, l’emancipazione dalla famiglia; e poi auto dove amoreggiare o dormire in viaggio, i porti, le spiagge, i letti degli altri. Il letto diventa quello scomodo, strano e transitorio del viaggiatore o quello arrangiato o rubato o ufficiale del sesso, anzi, delle ragazze che ci passano, ma come ombre o fantasmi della stessa leggerezza misteriosa che ha la massaia buona che lascia sempre termos di caffè caldi sul tavolo della sovraffollata casa napoletana. I letti sono piumini, materassi, molle, legno e ottone, sonno e scopata, il resto non è detto, lo intuiamo solo da un paio di libri à chevet nel comodino, ma son lì da tempo intonsi, sanno di albergo. Dopo l’infanzia (che resta la parte più sentita e calda, dove la memoria è di pelle e non di testa) il letto è d’uso, non più isola e territorio dove sognare o regnare, la vita è così, restano belle sensazioni, ma la veglia dura poco, e quando vegliamo il letto è un supporto, non sostanza; non a caso le camere da letto degli adulti sono piccole, sono scatole, non lo spazio vitale dell’infanzia, già ci prepariamo al grande sonno, quello nell’ultimo letto. Blue – febbraio 2002 -------------------------------------------------------------------------------- (…) Per la narrativa abbiamo due brani tratti dal romanzo “Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse”, scritto da Roberto Carvelli, un autore notevole, di razza, che illustra uno spaccato di vita sociale romana che sente suo nel profondo, con uno stile davvero accattivante. Consigliamo a tutti di leggere il suo bel libro. Alessandro Dezi – Container #1 - aprile 2003 -------------------------------------------------------------------------------- AGITATORI E PRECARI, RACCONTATE LE VOSTRE STORIE… ENTRERETE IN UN ROMANZO Siete dei precari? Vi considerate degli agitatori? Avete voglia di raccontare la vostra storia? E di diventare protagonisti di un romanzo? Se avete risposto sì a tutte queste domande, allora esiste un progetto che circola in rete fatto apposta per voi: un “Casting letterario”. L’idea è di Roberto Carvelli, giovane scrittore alle prese con il seguito del suo primo romanzo: Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse (Nonluoghi libere edizioni). Cosa c’entra con il casting? C’entra eccome, perché il progetto lanciato sul sito www.nonluoghi.org potrà considerarsi concluso quando sarà pubblicato il seguito delle avventure di Bad Boy Bebo, previsto per la fine del 2003. Ma andiamo con ordine. Il sito di Nonluoghi libere edizioni sta raccogliendo le storie, scritti di persone che poi diventeranno i personaggi di una sezione del libro: “Precari ed Agitatori”. Perché un casting letterario si può fare, soprattutto se l’intenzione è quella di “confrontarsi con il reale, creare un romanzo civile”, spiega Roberto Carvelli. Così saranno le storie di precariato, di sopraffazione nel mondo del lavoro e di mobbing a popolare il prossimo libro di Carvelli. Nel frattempo, ci spiega l’autore, il casting procede: “Le storie possono essere inviate all’indirizzo di posta elettronica Roberto@carvelli.it . Poi ci sarò io stesso ad informare il pubblico su come procede il lavoro raccontando le storie dalle trasmissioni di Radio K Centrale, a Bologna”. “La particolarità del progetto – continua Roberto – sta nel documentare tutto chiaramente. L’invito è quello di creare una sorta di girone infernale di persone che cercano di reagire. Ci sono tante storie da raccontare. Posso citare l’esempio di un gruppo di persone che alle porte di Roma ha iniziato a coltivare spontaneamente delle terre abbandonate, oppure il caso di una persona che ha cambiato otto lavori nel giro di poco tempo (da segretaria a commessa, dal supermercato all’azienda Ducati), o ancora l’esperienza della comunità di Monte Peglia (nella Marche) che vive alla stato naturale”. Chiaramente il casting letterario diventerà solo una sezione del libro. Ci sarà, infatti, una trama e un protagonista che rimane Bebo. Nel primo volume lo abbiamo lasciato mentre scriveva letere al Doctor, arrestato per banda armata dopo la manifestazione: Bebo è un giovane disilluso, offeso dalla politica e dalla storia, un ragazzo in fuga dal presente ma con un forte sentimento di ribellione, agitazione mal espressa che trova una guida, un Maestro, il Doctor, in una borgata alle porte di Roma. Nel seguito, che è ancora in formazione, Bebo dopo la marcia finale e dopo aver perso il Doctor, inizia a cercare persone precarie ed agitatori, altri esempi di identità rivoluzionaria”. Nel romanzo ci sarà anche la sezione “Storie di nomadismo sentimentale”, dove gli agitatori sono le coppie mascherate che si fanno riprendere dalle telecamere delle banche mentre fanno l’amore. Lo scopo di tutto questo? Ce lo dice Carvelli: “Voglio creare un romanzo civile: troppo spesso nella narrativa mancano personaggi veri, marchi autentici”. Francesca De Sanctis – l’Unità – 22 febbraio 2003-12-28 -------------------------------------------------------------------------------- Carvelli il ribelle Una serata di letture e musica con i Rua Port’Alba, che avrà come filo conduttore un singolare romanzo: «Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse», edito da una piccola ma intraprendente casa editrice, Nonluoghi Libere Edizioni di Roma. È in programma questa sera nella libreria «Lontano da dove» di piazza Bellini, alle ore 21,30, alla presenza dell’autore del romanzo, Roberto Carvelli, classe 1968, autore di racconti (pubblicati su Maltese, Fernandel, Delitti di Carta e Tratti) e di un poema in prosa, «Letti» (Kerosene). Il Mattino – 18 gennaio 2003 -------------------------------------------------------------------------------- Il primo volume, in uscita ora per la narrativa, è di Roberto Carvelli e s intitola "Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse". La storia di un commesso di merceria che s interroga sulle possibilità di trasformazione sociale e diventa così un "malfattore" in cerca di un orizzonte oltre i dogmi delle ideologie. Fra gli scaffali di cerniere lampo e le pagine di Thoreau, fra i cassettini zeppi di bottoni e i pensieri di Bakunin, Bebo insegue la sua "rivoluzione". Tra la rabbia del ribelle urbano e l utopia del commesso pensatore; con disincanto e autoironia. Roberto Carvelli (Roma, 1968) ha pubblicato racconti su Maltese, Fernandel, Delitti di Carta e Tratti; nel dicembre 2001 è uscito il suo poema in prosa "Letti" (Kerosene, Roma). www.girodivite.it www.e-left.it -------------------------------------------------------------------------------- SE DAVVERO AMI UN LIBRO, LASCIALO LIBERO (…) Questa voglia di condivisione è senza dubbio uno dei fili conduttori dei Bookcorsari e non ci sono dubbi neppure sul fatto che il loro è un atto contro la proprietà privata. Lo confermano anche i giovani scrittori, come Roberto Carvelli: “Lasciare un libro significa fare cassa comune, condividere qualcosa, rifiutare l’idea del possesso. Inoltre, dietro queste iniziative c’è anche un recupero dell’oralità: il libro in quiesto modo si conserverà a vita, ma non in quanto oggetto. Ognuno di noi, poi, sa che andare a cercare un romanzo o un saggio (per esempio tra le bancarelle) significa avere il desiderio di trovare qualcosa di qualcun altro”. Come le storie, quelle che i libri usati ci raccontano dei loro lettori attraverso le annotazioni, le sottolineature, le aggiunte a penna o a matita. “tempo fa – continua Carvelli – mi radunavo con degli amici: ci scambiavamo le copie di un libro di Haruki Muratami con le nostre annotazioni, era un modo per confrontarci”. Francesca De Sanctis – l’Unità 16 aprile 2003 -------------------------------------------------------------------------------- Bebo e altri ribelli.La rivoluzione spiegata alle commesse di Roberto Carvelli Nonluoghi libere edizioni, marzo 2002. Pagg.126, Euro 9.00 La giovane casa editrice Nonluoghi propone questo libro, di un autore esordiente, che in un non-luogo si svolge. E lo sguardo dell’antropologo alla maniera di Marc Augé è il migliore per goderne la lettura. Il libro presenta un particolare interesse perché rappresenta con vivezza la realtà sociale della periferia romana dove un’umanità giovane e non più giovane, tra ingenuità e disincanto, vive un modo nuovo di essere ribelle. Finite le speranze (e le paure) rivoluzionarie, resta una pulsione di autoaffermazione al di là dell’omologazione alle immagini televisive, che trova sponda in un vago anarchismo. L’autore racconta un’umanità ‘sfigata’ di periferia, che rivendica la libertà di vivere e di parlare dei problemi di una non facile quotidianità che si sottrae alla normalità perbenista. E’ il punto di vista di una generazione di giovani che hanno il diploma di scuola media superiore, intelligenza per vedere e comprendere la realtà e le sue ingiustizie, e una buona dose di insofferenza che i soggetti politici tradizionali non riescono più a incanalare, libera e anarcoide, vagante all’interno delle nostre città. Questo libro consente di sbirciare da una finistra e vedere una realtà urbana periferica ‘altra’. Una accanto all’altra, pagine che sono frammenti di un puzzle, alla fine compongono un’immagine dell’umanità che popola la borgata; ritratti e squarci della realtà dei bar e delle parrocchie. Sembra a volte di vederli in scena per un film come ne faceva Pasolini. Una riserva di autenticità la periferia romana? Il linguaggio è eterogeneo (racconto, saggio, raccolta di citazioni o di scritte sui muri, italiano, romanesco) e corrisponde alla fase di cambiamento che anche la nostra lingua oggi sta attraversando, lingua duttile, meticcia, specchio della realtà. - A. Loi - Insegnare -------------------------------------------------------------------------------- Letti di Roberto Carvelli (Voland, €10) Tanti microracconti sui materassi e le alcove che hanno scandito i 35 anni dell’autore. Da quelli dove dormiva da piccolo a quelli usati da adulto, solo accompagnato. Un’autobiografia originalissima che narra i segreti, e i sogni, della vita ‘orizzontale’. Cosmopolitan – giugno 2004 -------------------------------------------------------------------------------- Cari amici Pomeriggio caldissimo di un giorno già pienamente estivo. Appena rientrato in capitale dalle solite vacanze siciliane. Il sole arroventa Roma come una griglia di fuoco. Ci muoviamo davvero in tanti: centinaia - penso - migliaia. Tutto un popolo di formiche laboriose e stremate. M’incanalo per l’affollato tunnel che da Ottaviano (metro A) dovrebbe condurmi a Termini, dove mi sta aspettando Roberto Carvelli, autore di “Letti” (Voland). Ho letteralmente e piacevolmente divorato il suo libro, pensando a come la vita possa esser riassunta dalla metafora universale del letto. Io ne ho abitati veramente tanti: letti siciliani, ma pure letti romani. Letti di una sola notte, letti di mesi, letti di sempre, ai quali sono tornato periodicamente. Ogni abbandono è stato anche l’abbandono di un letto e del suo ricordo. E’ per tutti così. Ecco perché mi colpisce l’originalità dell’intuizione di Carvelli: cercare di raccontare una possibile autobiografia attraverso i letti della vita. Idea geniale, non c’è che dire. Non vedo l’ora di parlarne con l’autore. E l’autore si rivela il ragazzo estremamente simpatico e disponibile che mi aspetta all’uscita della metro. Ci salutiamo velocemente mentre la gente sciama intorno a noi coi suoi pesanti strascichi da viaggio. Anche questa gente (appena arrivata in città oppure in fase di partenza) deve avere alle spalle tutta una lunga memoria di letti. Letti nei quali ha dormito, ha fatto l’amore, che ha abbandonato per raggiungere Roma, addentrandosi nelle algebre di nuove lenzuola. Riscendiamo in direzione di via Nazionale, ci accomodiamo dentro un pub dove la luce è leggera, modellata, dà la sensazione di una notte incombente. Roberto Carvelli appartiene a quella categoria di autori che sanno raccontarsi con onestà intellettuale. Disponibilità, semplicità, coraggio di guardarti negli occhi fanno parte della sua natura, così come una scrittura sognante, essenziale però capace di accendersi e brillare. Il letto dal quale è partita l’idea del libro? Non si tratta affatto di un letto “romano”. L’idea nasceva a Genova, sullo strano letto nel quale mi son trovato a trascorrere delle notti, ospite di mio fratello. Il proprietario della casa aveva lasciato delle reti sulle quali era stato sistemato un singolare materasso. Questo dava la sensazione di riposare dentro un libro. Ebbene, quella condizione di stranezza mi fece pensare a cosa possono essere i letti nella vita degli uomini. E mi fece provare a immaginare tutti i letti nei quali avevo dormito, i letti che ciascuno di noi si porta dentro come parte di sé e della propria storia. Pertanto, una sorta di “Recherche” del letto perduto? Se così si può dire. Da quel momento è cominciato un viaggio nella memoria, ho iniziato a cercare le foto esistenti, tutto quello che riguardava il passato. I letti che avevo abitato nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, dove avevo elaborato il mio primo rapporto con l’idea del dormire. E la cosa più interessante di questo percorso di scrittura è che è avvenuto per mezzo di diari e di agendine, facendomi riappropriare del rapporto con carta e penna. Alcune pagine erano già apparse su riviste e precedenti edizioni? I primi letti sono stati pubblicati sulla rivista Fernandel del marzo/aprile 2000. La traduzione in inglese e croato mi ha procurato il premio di poesia Noc Poezije ‘oo dell’isola di Krk in Croazia. Poi, ho aggiunto ancora dei letti al primo quaderno e li ho proposti a vari editori. Qualcuno mi ha risposto dicendo che gli sembravano pochi, Voland invece mi ha esortato a continuare aggiungendo altro materiale al testo originario. E così lentamente i letti sono cresciuti di numero e pagine, fino ad approdare al volume definitivo che vedi pubblicato. Cosa ricordi dell’esperienza di Krk? E’ stato qualcosa di incredibile e al tempo stesso indimenticabile. Era la prima volta che vincevo un premio e che venivo chiamato a riceverlo. Non mi aspettavo affatto di trovarmi davanti a un pubblico quando seppi che ciascun poeta doveva leggere a circa mille persone i suoi testi. Cittadini croati che non sapevano una sola parola di italiano. Come vive il rapporto con la scrittura Roberto Carvelli? Io ho un rapporto con lo scrivere assolutamente metodico e organizzato. Io scrivo tutti i giorni dalle sei e mezzo del mattino alle otto e mezzo. Credo che sia ancora vera, in parte, la formula che la quantità sia anche la qualità. Se intrattieni con lo scrivere un rapporto di confronto quotidiano, qualcosa di grande e di bello prima o poi verrà fuori. Se consideri la scrittura semplicemente un hobby, molto raramente raggiungerai dei risultati validi. Stai per pubblicare anche un libro dedicato al mondo della pornografia. Interviste, cronache, racconti dal mondo hard. Cosa hai potuto scoprire nel tuo addentrarti in questa dimensione sconosciuta e ancora troppo spesso vittima di moralismi e pregiudizi? Il mio interesse nasceva dalla volontà di capire, di penetrare un mondo oscuro e pieno di sfumature. Quello che mi interessava scoprire era come chi facesse questo mestiere potesse poi rapportarsi alla sfera del proprio vissuto personale, quanto insomma questa sfera intima, privata, irrinunciabile, non fosse modificata da un rapporto con il sesso dettato da motivi lavorativi. Quello che ne ho ricavato è che la dimensione di questo universo è veramente ampia e mutevole: le situazioni sono moltissime, diverse una dall’altra, e bisognerebbe semplicemente imparare ad avere rispetto delle scelte altrui. Cosa mi dici dello scambio con gli editori? Lo ritengo a dir poco fondamentale. Adesso non voglio dire delle cose retoriche o qualunquiste, ma credo che chi scriva non possa in alcun modo prescindere dalla conoscenza del mondo editoriale e dalla scelta di una casa editrice che sia in qualche misura consona al proprio modo di essere, di vivere, di scrivere. E’ un po’ come abitare un luogo: di sicuro non si sceglie una casa nella quale non ci si trovi bene o con cui non si abbia alcun tipo di sintonia. Domanda di rito agli ospiti del Ricercario: scrittori preferiti? Cominciamo col dire che io sono un lettore onnivoro. Leggo moltissimo, e penso che nessuno possa ambire a scrivere delle cose interessanti senza avere un amore di fondo per la lettura. E’ un passaggio secondo me imprescindibile. Allora, in Italia mi piacciono molto De Luca, Bianciardi e Piersanti. Degli scrittori stranieri invece amo moltissimo Chuck Palahniuk e Robert Walser. Ma anche queste sono solo direttive veloci: sicuramente sono molto più numerosi gli autori che hanno lasciato in me cose utili alla mia scrittura. Per chiudere: quanto è importante la contemporaneità? Per me è tutto. Ho grande rispetto per chi scrive romanzi storici, ma sento che non è certamente la mia impronta ideale. Io voglio scrivere della misura del mio tempo perché è quella con la quale mi confronto direttamente ogni giorno e in modo pieno. Amo una scrittura che nasca dal presente e che da esso si diffonda come prosecuzione interiore, come riflessione. Mi piace l’idea di entrare nella vita del lettore e fare scrivere a lui il seguito. E mi piacerebbe aver scritto dei libri che nessuno potesse reputare inutili, libri che possano lasciare a loro modo un segno nella realtà di ogni lettore. Luigi La Rosa -------------------------------------------------------------------------------- Roberto Carvelli Letti [Voland, 116 pagine, 10 euro] Per gli amanti delle letture sotto l’ombrellone, ecco alcuni brevi racconti, pillole sulla storia della propria vita [dell’autore e di noi stessi] raccontata attraverso i letti. I primi «letti» erano stati pubblicati nel marzo/aprile 2000 e poi tradotti in inglese e croato fino a diventare una raccolta. Carvelli ha una scrittura asciutta e poetica assieme, difficile non ritrovarsi nel momento comune del sonno, un terzo della nostra vita mai curato abbastanza. Dall’infanzia alla morte, con ironia, a tratti nostalgia, ritroviamo i letti che abbiamo amato, abbandonato, ricercato, cambiato, invidiato, insomma «stralci di un’esistenza per lo più orizzontale». Carta – n. 25 . 2004 -------------------------------------------------------------------------------- Letti - Roberto Carvelli - Voland "Letto in cima a una scala di legno. Un nido sull'albero della casa. Salire è già un pò dormire. Anche l'amore è sospeso in una sinfonia risonante, come se alzarsi fosse anche amarsi, abbracciarsi. E poi dormire, senza gocce e pillole. Due sveglie sono meglio di una: scendere è doppiamente difficile. E' il letto sopra i letti. Un signor letto. Restare nel giaciglio caldo, accampare scuse per non scendere. Letto viziato, accidioso, che merita solo chi ha carattere attivo e laborioso" C’è chi ha scelto il treno per raccontare la propria vita o quella degli altri. Chi la casa. Chi una barca lanciata alla deriva. Qualcuno ha fatto di un quadro che passa di mano in mano il suo pretesto letterario. DeLillo sceglie un pallone da baseball per veicolare sentimenti e contraddizioni della contemporaneità. Roberto Carvelli, tra gli ultimi esordienti del catalogo Voland in ordine di pubblicazione, e già molto apprezzato per il precedente Bebo e altri ribelli. La Rivoluzione spiegata alle commesse sceglie ora il letto. O meglio: i letti. Perché ce ne stanno davvero tanti nel suo omonimo Letti (Voland, pp. 116, 10 euro), nono volume della collana Libri Piccoli Voland. Un libro che somiglia a un catalogo, una rapida successione di microstorie dedicate alla descrizione di ciascun singolo letto. Un lavoro che è in realtà molto di più, che diventa addirittura un romanzo (bellissimo, raro per forza e per intensità) nel suo inseguire il filo mai logoro dell’autobiografia, la forma malleabile del vissuto. I letti di Roberto Carvelli raccontano infatti l’infanzia, l’archetipico passaggio dalla culla all’autonomia. Sono letti di crescita, di formazione. Letti d’amore. Letti sui quali tutti noi abbiamo dormito, in attesa che nostra madre o nostro padre dessero il via alla favola del giorno. Ci sono poi i letti delle vacanze, letti sconosciuti e mai più rivisti. Letti dove non si vuole più tornare ad abitare. Letti nostri e letti d’altri. Letti che ci conducono al desiderio, letti nei quali riconosciamo noi stessi, il nostro bisogno di completarci in un altro essere. Perché anche l’altro, nell’atto stesso di accogliere le nostre fragilità, diventa metafora del letto: di una smisurata, fertile verticalità. I letti di chi lavora non somigliano affatto a quelli di coloro che li abitano la notte. Sono letti dove si va a dormire alle prime luci dell’alba. Letti di studiata utilità e di eterna fatica. Letti che qualche volta abbiam trasportato da una casa all’altra. Letti che indicano la forma di chi c’ha vissuto, letti di fatica e letti di morte. La scrittura abita questi letti con un senso di grande equilibrio e di sobria dolcezza. Con Letti Voland aggiunge un ulteriore tassello nella raffinata biblioteca delle sue pubblicazioni. Ci regala un libro davvero semplice, amabilmente poetico, velatamente alto, accarezzato dalla nostalgia. Squisita pure la grafica del volume, con un bel lavoro di Silvia Levenson in copertina. Squisita da possedere e da regalare, perché è la vita di tutti quella che questo giovane, bravissimo scrittore sa tirar fuori con il suo eloquente poetare. pubblicato il 03-Jun-2004 a cura di Luigi La Rosa -------------------------------------------------------------------------------- Davanti a questa storia, ho pensato a uno scrittore francese del Novecento che al sonno consacrò pagine penetranti, George Perec. Partendo dalla sua opera, ho quindi seguito con vero interesse un testo di Roberto Carvelli appena uscito presso le edizioni romane Voland. Si tratta di “Letti”, cento brevi prose ognuna delle quali dedicata a un diverso tipo di giaciglio. Si va dal letto del turnista notturno al letto d’ospedale, dalla cuccetta al sacco a pelo, dal materasso ad acqua alla chaise longue, su su fino ai ricoveri dei barboni, “architetti del dolore e della penuria”. Valerio Magrelli - Corriere della Sera – Roma – 18 giugno 2004 -------------------------------------------------------------------------------- Guardo il mondo con occhio… orizzontale Biografia immatura ricordando i letti della propria vita. Intervista all’autore di un libricino affatto particolare, Roberto Carvelli S’intitola Letti (Voland 2004, pp.120, euro 10) ed è una lettura veloce veloce sull'arte del dormire. O meglio sull'arte - narrativa s'intende - che il dormire può indurre: riflessioni ondivaghe che lasciano apirare a una lentezza antica e perduta, che cercano nuove prospettive di visione, che agognano nuovi sensi dell'esistenza. Abbiamo parlato con Roberto Carvelli, che dai letti in cui ha dormito ha tratto una storia piccola bizzarra e particolare. La sua. D. La propria vita e le proprie riflessioni raccontate attraverso i letti: "i letti dell'amore da soli, poi quelli dell'amore in due, i letti degli altri come l'erba più verde, i letti del desiderio, dell'amore consumato e di quello solo sognato", scrivi... Come e perché questa scelta? R. Un perché. C’è un perché. Ci sarebbe potuto essere anche un perché no. E invece c’è proprio un perché. La storia semplice è quella della ospitalità un po’ arrangiata offertami da mio fratello con conseguente sonno scomodo e intermittente. Ecco. Quel letto ad angolo acuto, come di un libro che uno non vuole rovinare, è stato l’alpha della mia meditazione sul dormire che appuntai su un taccuino nel 2000. Ma prima è stato il tentativo di ricordarmi i letti della mia esistenza fino ad allora. Non sono uno dotato di un potente hard disk e quindi la mia memoria è davvero intermittente. La sfida è stata provare a scrivere una autobiografia immatura – a trentasei anni lo è forse – ma non pretenziosa, credo, della propria vita dal punto di vista dei letti in cui ho dormito. Si può scrivere la storia di un oggetto? Certo che sì. E se poi l’oggetto contiene una quantità di ore e di storia non solo si può, si dovrebbe. Ripercorrere tutte le implicazioni del nostro terzo di vita più misconosciuto e fortemente conseguente su quello che siamo… Luogo delle delusioni, quinta quintessenziale dei nostri progetti e dei desideri. D. Il letto come modo "orizzontale" di affrontare le cose, come aspirazione alla lentezza e alla meditazione, come esigenza di una nuova prospettiva, come ricerca di senso, come... cos'altro secondo te? R. Delle persone noi ricordiamo il camminare, la postura, il gesticolare. Abbiamo di chi amiamo o conosciamo una osservazione naturalmente verticale. Conoscerli nel letto – e non voglio fare facili strizzatine d’occhio o ammiccamenti di alcun tipo – ci fa conservare una intimità, ci apre una prospettiva di conoscenza, ci consegna un punto di osservazione speciale. Per parlare di noi poi, di noi insonni, di noi progettuali, come non ritornare al letto come allo stop più naturale della nostra frenesia. E poi ci sono i sogni come verità camuffate o distorte e spesso mistificate. D. Hai partecipato al Festival Internazionale di Poesia Noc Poezije in Croazia, alcuni tuoi "Letti" sono stati tradotti in macedone. Da dove nasce questa connessione con il mondo culturale slavo? R. Puro caso. Coincidenze. Ero invitato come rappresentante italiano – sembra una di quelle barzellette che ci raccontavamo da ragazzi – in un convegno di giovani (lo dico?) intellettuali. Ci vedevamo e parlavamo delle nostre culture in un albergo. Poi spiaggia. Una sera, senza che lo sapessi, mi sono trovato a leggere cose mie per la prima volta nella mia vita in una piazzetta di Krk (Veglia) gremita di croati. Chiesi: “Mi capite se leggo in italiano?” poi il premio e le interviste della tele e della radio croate con domande tipo: “E’ ascoltato un poeta in Italia?” Indimenticabile eppure paradossale. Da lì sono nate una serie di collaborazioni. D. Parliamo di stile. Il tuo mi sembra molto asciutto, anche se con evidenti afflati lirici. Hai definito questo libro come un poema in forma di prosa. Come costruisci la tua scrittura? e cosa ti aspetti da essa? R. Bisognerebbe fare dei distinguo. Questo è un libro scritto a penna, appuntato ovunque (agende, foglietti volanti, tovaglioli) e poi trascritto sul PC. La brevità era consigliata dal tipo di osservazione: meditativa, assertiva, intenzionalmente conclusa. L’andamento contratto era legato ad un cut up veloce che cercava di fermare squarci di tempo e sensazioni assolute. Solo pochi di essi si abbandonano al racconto come un’eccezione che fa la regola. E la regola era qui definire, mettere punti. Altrove, negli altri libri, la scrittura nasce direttamente al PC e su esso prolifera tra correzioni, stesure, riedizioni, editing continuo e circolare: scrivo, leggo, correggo, rileggo e ricorreggo scorrendo le videate. Per quanto riguarda gli autori amati dovrei fare un elenco smisurato. Mi piacciono gli essenziali, gli scrittori del breve: Carver, Cortazar, Checov, Walser, Dagerman, Bichsel. Amo “Canto alla durata” di Handke e gli scrittori dell’assoluto semplice come Thoreau, Pessoa. Poi Kureishi, Murakami, Izzo, Una solitudine troppo rumorosa di Hrabal, Bernhard, Rabelais, Bianciardi, Tozzi, Delfini, Bilenchi e D’Arzo…mi fermo va… D. Un romanzo su un rivoluzionario piccolo e bizzarro, Bebo (Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse, Nonluoghi), una guida di Roma "insolita e sentimentale" (Perdersi a Roma, Edizioni Interculturali), un racconto-reportage sulla scena hard italiana (La comunità porno, Coniglio Editore). Sei uno scrittore molto eclettico. Come sono nati questi progetti? e come concili le loro varie nature? R. E non è finita. Ho in canna un libro di follia eros e tahanatos, sangue. La voce di una donna che parla ad un’altra donna. Tra l’altro il mio primo libro a essere richiesto da degli editori veri ma pure quelli con richieste di denaro e quindi è rimasto lì…un esordio rimandato. Ora ci rimetto mani come un polipo scontento. Spendo due parole su Bebo che era un libro molto denso contratto. Un libro di formazione, un romanzo fatto a forma di racconti in cui c’è tanto, troppo forse. Eppure, nonostante le tante recensioni, avrebbe meritato più attenzione e più fortuna ma hanno pesato una difficile disponibilità editoriale. Perdersi a Roma è una guida della mia città fatta di citazioni, interviste a scrittori e riflessioni su luoghi alternativi ai percorsi standard delle guide. Un invito al viaggio fatto da un residente flâneur per i residenti e i pellegrini. La comunità porno è un documentario di set e operatori di settore. Concilia? (chissà se i vigili intercalano ancora così?!). Sì. Sono libri, idee e loro sviluppi. La scrittura nasce dalla voce. La voce di un libro. Un libro, altrimenti detto, è la voce di una scrittura. Carta fatta per la lettura quindi voce che ritorna voce. Se una voce ti dura più pagine è un romanzo se no saranno racconti. Detto questo, ognuno sente le voci che è. E così esistono scrittori di uno stesso libro sempre come diceva Bianciardi o persone di persone come Pessoa. Di seguito, un estratto dal libro. LETTI DA CIRCUMNAVIGARE Una volta il letto sarà stato un continente intero inesplorato e i corpi che lo avranno attraversato imbarcazione. Lei, zattera o gommone, avrà solcato lo stretto mare del contorno passando gli angoli come promontori. A volte la navigazione sarà stata tempesta e tu sopra ti sarai retto a fatica per non finire fuori dallo scafo. Avrete attraversato mari ondosi, doppiato capi di Buona Speranza, scoperto isole, nominato arcipelaghi. Poi, a forza di peripli, avrete gridato soddisfatti 'terra!'. Ma dall'alto della sovraccoperta viola, ancora guardando al mare come all'amico di una volta o al principio di ogni andare, vi sarete mossi come se il letto fosse piattaforma sull'acqua, palafitta e poi avrete ripreso la Via delle Indie. Claudia Bonadonna - RaiLibro - luglio 2004 Roberto Carvelli si racconta Roberto Carvelli è romano, ha pubblicato racconti su Maltese, Fernandel, Delitti di Carta e Tratti; è il creatore del personaggio Bebo, nel dicembre 2001 è uscito il suo poema in prosa Letti, e hanno seguito La comunità porno e Kamasutra in smart per la Coniglio Editore e Perdersi a Roma, una guida romantica dedicata alla sua città. Delirio.NET gli ha fatto qualche domanda e Roberto si è raccontato, così... Delirio.NET: Iniziamo dal presente, per tornare alle origini: ultimamente sono usciti due tuoi nuovi libri, Kamasutra in smart e Perdersi a Roma. Due titoli diversi tra loro, due diverse espressioni dell'autore. Ce ne puoi parlare? Kamasutra in Smart è un racconto, non un manuale, anche se del manuale si serve come un cavallo di troia. Il Kamasutra (the original) è in definitiva un libro sull'intimità e non sulle posizioni (anche se è ricordato per quelle due o tre paginette di variantistica del coito o meglio per la loro capacità illustrativa) e in questa luce anche KIS è un libro sull'intimità, sulla difficile intimità - se vuoi -, sulla distanza generazionale e sui comportamenti (anche l'originale di Vatsyayana era una guida ai corretti comportamenti) amorosi. Solo che non c'è più un'etichetta, un bon ton ma la continua nevrosi di un'infrazione dell'etichetta e per tenere un uomo (su cui si profonde il classico indiano) forse serve farlo scappare. KIS rinverdisce questa massima che in amore chi scappa vince (Luna in realtà non parte neppure e quindi pensa di vincere di sicuro!) ma conclude (forse) che se tutti scappano ci si perde. Meglio pensare allo status quo di partenza: una ragazzina ventenne con un suo insieme di fissazioni (al posto dei comportamenti) tipo scopare solo in macchina, mai andare a casa dell'altro, cercare gli adulti (i coetanei la innervosiscono) come se fossero un'isola felice della congiunzione (lo dice senza pensare al solo scopare ma alla possibilità in fondo di essere capita), non legarsi a nessuno. Ci si definisce sulle negazioni e forse ha senso che sia questa mancanza di certezza a produrre comportamenti incerti. La macchina breve, la smart, è lo spazio di questo non spazio, la sua claustrofobica rappresentazione, il simbolo da apnea di questo incontro senza gli sporchi dell'amore la sofferenza, la gelosia ecc. Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale così ho recitato il titolo completo del libro è una guida (mi ripeto) per visitare Roma come se fosse un luogo dell'anima o della mente. Non quindi Roma come un luogo fisico ma come uno spazio immagina(to)bile. La sfida è stata quella di cercare di raccontarla senza usare cartoline. Di parlarne senza parlarne. Di farsela dire da altri (gli scrittori viventi e quelli non viventi citati). Di rinunciare ad ogni certezza e di credere che la sua impressione in me potesse diventare impressione partecipata e guida appunto per altri. Insomma c'è un misto di piccolezze e importanze, uno strano compost di scarti e cose fondamentali, di visione personale e di ascolto di chi ne sa di più. E poi anche questa strana forma fatta di citazioni racconti interviste. Insomma materiali diversi che hanno alla fine un loro equilibrio di proporzioni, una storia. Delirio.NET: Per la Coniglio Editore hai pubblicato La comunità porno. Come mai la scelta di scrivere un libro sul mondo dell'hard? E' un libro serio e divertente, quanto lavoro hai speso dietro a questo progetto? Ho speso un paio di anni tra documentazione, progetto e realizzazione ma qualcosa è ancora più vecchia. Diciamo che almeno due idee mie sono state turlupinate (ma "fottute" rende meglio l'idea, le idee). Tra queste un progetto su 10 film porno che non devono mancare nella videoteca di un "non appassionato". Dimentichiamoci il passato, va! La cosa fondamentale è stata trovare i lenk giusti per andare sui set, conoscere le persone. La parte più curiosa è comunque quella in cui mi sono nascosto in rete e nei newsgroup e ho teso trappole a videomaker o aspiranti tali per sapere cosa avevano/avrebbero voluto girare con noi (ho messo sotto una povera malcapitata), o altri. Se posso essere sincero io di porno ne ho visti pochi, pochissimi direi, ma mi affascinava l'idea di mettere il naso e la penna in un mondo come quello. Conoscere le sue regole, sapere come riesce a galleggiare nella quotidianità, come fa ad entrare ed uscire dalla normalità e quali ne siano le conseguenze. Delirio.NET: Una metafora, il letto, da te utilizzata per il tuo libro Letti: quanto tempo hai impiegato per la ricerca che sta dietro a questo scritto, e com'è nata idea e gestazione? Il taccuino è il punto. Tutti abbiamo idee (l'idea certo non basta) ma ci manca la prontezza del tasto SALVA CON NOME. Io alla fine degli anni 90 ho salvato con nome LETTI l'idea di una biografia dall'osservatorio dei miei letti. Poi ho iniziato a ricordarli. Non ci crederai ma io memoria 0. Per cui mi sono provocato. Ho detto: vediamo fin dove ricordi, quanto e cosa. E ho iniziato a scrivere con una prosa più poetica quello che la memoria salvava dal dimenticatoio e l'effetto era quello di quando riesci a recuperare un file smarrito nell'hard disk per continuare nella metafora PC. Delirio.NET: Il personaggio ribelle Bebo ti ha portato fortuna: quanto c'è dell'autore in lui? Ah Bebo Bebo. A Roma se ti chiami Roberto o finisci Robbè o Bobo o Bebo (che si legge Bebbbo). C'è il nome quindi, il soprannome e molto di più. L'idea di una rivoluzione fatta dai semplici, dagli umili e contro la politica prezzolata dei professionisti rivoltosi. È un libro di utopia, insomma. Una specie di opera-mondo con tante cose ma brevi e una struttura ellittica. Ma non dirò una riga in più. Quello è un libro che meriterebbe di essere ripescato dall'oblio. Com-pra-te-ve-lo!!! Scherzo, naturally, ma è un libro che sarebbe stato degno di più circolazione anche se ha avuto la sua piccola fortuna critica e merceologica. Delirio.NET: Come ti sei accostato alla scrittura, a cosa ti serve, e come ti trovi col tuo spazio in rete dove tieni il tuo diario, i tuoi appunti, le foto e le impressioni come istantanee di vita quotidiana? Sì ecco, un diario on line, appunto. Non mi direi un blogger anche se invidio chi lo è (ci sono dei blogger con una scrittura che ti mette in mutande e chi fa lo schizzinoso, dovrebbe ricredersi). La scrittura? Odddiooo mi serve una citazione! Non ce l'ho quindi, non avendo nulla di intelligente da dire, passo. Solo una cosa: io credo molto che bisognerebbe porsi sempre una domanda prima di scrivere. A Roma (a ridaje!) si usa dire "sì ma chissenefrega non ce lo metti". Prima discrivere uno dovrebbe chiedersi se quello che racconta servirà a qualcuno. Tutto qui. Aiuta a non andare fuori tema. Delirio.NET: Domanda topica di Delirio.NET: qual è la cosa più assurda e delirante che ti è accaduta o il personaggio più strano che hai incrociato nella tua vita o carriera? Credo che il delirio più delirante è nelle prime dieci dodici pagine dei quotidiani di un po' di tempo a questa parte. La fortuna vuole che nessuno di noi è così sfortunato da incontrare nessuno di questo circo di idiozia ma la fortuna vorrei dire è tutta loro, alla fine. Ecco, mi spaventa questa distanza tra la politica e la gente, la trovo volgare. Delirante dicevi? Sì. Si chiama rappresentanza: sarà che nessuno di noi sfoglia più i vocabolari finita la scuola e l'interesse "civico" dei banchi di scuola se no sarebbe dura trovare un sinonimo. Scusate se vi ho intristito. Mi verrebbe da far scattare un bellapplauso come in tivvù, così per iniziare tutto da capo con un bel balletto. E invece? Delirio.NET: I prossimi progetti di Roberto? Presentazioni, nuovi libri, altro? Ci sarà una serie di presentazioni di Perdersi a Roma (lo dico ai romani solo, forse) con gli scrittori tra aprile e giugno. Poi ho iniziato a scrivere un libro di fantascienza (in realtà ho altre 200 pagine ferme di cui non so che fare, in un cassetto) e anche qui, diciamo che non sono un uranologo, anzi io e fantascienza, due cose diverse. Vediamo. Per ora leggo e scrivo quello che mi viene. Si vedrà. Eliselle – www.delirio.net www.eroxe.it ROBERTO CARVELLI: La Comunità porno (Coniglio Editore, pp. 224, € 14,00) Se ci si domanda quale sia la natura del linguaggio hard oppure come funzioni il set di un film con Laura Angel o Jessica Fiorentino, una produzione Bandinelli rispetto ad un video amatoriale, si comprende ben presto che non esistono risposte semplici. Semplificazioni sì, e tante. Poca competenza, molta superficialità adatta a non andare oltre il quesito: «Cos’è il porno, per l’opinione comune?». Riflessioni, insomma, in gran parte espresse in maniera alquanto limitata. Sulle risposte vere e proprie l’impresa si fa più problematica. Si può dunque salutare con piacere l’arrivo in libreria di un altro saggio sull’argomento dopo l’ottimo Il Porno di massa di Pietro Adamo. In copertina, su fondo grigio, una fiera armigera fetish/transgender disegnata da Roberto Baldazzini. Sottotitolo: La scena hard italiana in presa diretta. Pre/intervista di Enrico Ghezzi, postfazione (Le parole che mancano – appunti per uno studio linguistico dei film pornografici) di Francesca Serafini, autrice di diversi saggi come Versi rock (Rizzoli, 1996) e Parola di scrittore (Minimum Fax, 1997). L’autore di questo volume pubblicato nella collana ‘Maxima Amoralia’ dell’editore Coniglio si chiama invece Roberto Carvelli, è nato a Roma nel 1968, ha scritto Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse (Nonluoghi Libere Edizioni, 2002); Letti (Voland, 2004); Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale (Edizioni Interculturali, 2004). Molto, si intuisce, il lavoro preparatorio per un libro cominciato, come si apprende dalla quarta di copertina, con un’intervista a Jessica Rizzo (“Io non mi sento attrice del sesso, sono me stessa così”) e concluso mettendo insieme conversazioni telefoniche, mail, impressioni raccolte sui set visitati da ospite. L’hard che si produce, distribuisce, consuma in Italia, parla con i filtri ridotti al minimo. È un universo complicato/delicato che svela un po’ di se stesso attraverso le voci degli addetti ai lavori e di qualche fruitore. Indovinato partire allora da una dichiarazione di Ghezzi peraltro già nota, ripetuta in decine di occasioni, sicuramente mai abbastanza (dura mettere al tappeto i maledetti romantici del cinema): “Sinteticamente, penso che il cinema pornografico sia quel che il cinema potrebbe e dovrebbe e vorrebbe essere sempre, e che forse ‘è’, e che non è mai stato davvero, salvo che in rarissimi momenti di rarissimi grandissimi registi (a cominciare dai Lumière, e in essi più che in altri), e in una miriade di istanti disseminati in infiniti film mediocri, in documentari innocui e qualsiasi, in televisione.” E giusta la scelta di inserire come primo pezzo in scaletta tre rapidi flash da altrettanti set (il primo, in località Torciano, particolarmente movimentato e non certo per motivi piccanti) dove si apprende tra le altre cose che il ciak è sostituito da indice e medio di una mano che si chiudono a forbice. Nel secondo capitolo interviene Riccardo Schicchi, passato alla storia per le sue scoperte più celebri, Ilona Staller, Moana Pozzi, Eva Henger, oggi caduto un po’ in ombra. Il siciliano che debuttò nel 1966 come collaboratore della rivista Men, conserva una visione old-fashioned di un sistema che negli ultimi trent’anni è passato attraverso una serie di significativi mutamenti. Schicchi infatti spiega: “Ho fatto della pornografia una cultura, una religione. Un mondo parallelo. Molti hanno cercato di farne un mondo di impiegati, di chi conta i minuti, le scene. Quella non è pornografia. Non è quella la mia idea.” Più degne di attenzione le voci che Carvelli presenta a partire dal terzo capitolo: Mario Salieri, autore della saga Concetta Licata, con Selen, e di altri titoli di rilievo come Inside Napoli per la riuscita commistione tra hard e fiction, poi per l’estrema cura della realizzazione. Silvio Bandinelli, regista dalla filmografia sterminata (due titoli su tutti: Anni di piombo e Cuba) e caratterizzato da un certo impegno politico. Monica Timperi, compagna di Bandinelli, regista donna che si nasconde dietro lo pseudonimo di Frank Simon. Ancora, figure del set come il fotografo di scena Nicola Casamassima, l’operatore Frank De Luca, i truccatori, gli assistenti tuttofare come Giuseppe che dice: “Uomini che schizzano e donne che si puliscono. Case piene di vibratori. Case che non sono alberghi ma che hanno la freddezza di studi di posa.” In questo coro spicca indubbiamente l’attore Franco Trentalance, personaggio colto, ironico, acuto (“Se si potessero pagare quattromila euro al giorno, credo ci farebbero girare anche nei Musei Vaticani.”), già apprezzato per i suoi interventi sulla rivista Videoimpulse e in ogni caso lontano dallo stereotipo camp del performer alla Rocco Siffredi. Alla fine, si giudica La Comunità porno una lettura divertente ma non frivola, un documento notevole in cui uno dei motivi principali d’interesse risiede nel fatto che l’aneddotica risulta sempre bilanciata da testimonianze di prima mano e riflessioni mai banali. In testa, come già osservato, c’è la gente dell’hard, mentre i pareri di studiosi come Roberta Tatafiore e Franco Grattarola si trovano nelle ultime pagine, poco prima della postfazione di Francesca Serafini, spassosa quando mette in fila titoli che meriterebbero un premio speciale alla creatività: Ano mattina; Schizzi a parte; Brave Ass – Culo Impavido; Sodomia e pallottole...Più fantasia, ne converrete, rispetto ai tristi listini del cinema “normale”. (N.G.D’A.) www.blackmailmag.com _____________________________________________________________________ Kamasutra in Smart: Due cuori e una city-car Una normale giornata di traffico romano ed il protagonista viene tamponato da Luna, scattante ventenne Smart-munita con il vizio di frenare di botto e fare retromarcia senza guardare. “Sono nella mia intima essenza uno sfigato, un imbecille, un poveraccio. Nella mia zona di essenziale e zenitale centratura sono un coglione. Autentico. Dico questo in un’epoca di necessari bilanci. Quella del mio quarantacinquesimo anno in cui, per una specie di vortice del tempo, mi accorgo all’improvviso e per intero della mia età. Sono un coglione. Ho quarant’anni passati e forse ho passato più della metà della mia vita a non fare nulla. Oggi ho quarantacinque anni, una casa di imbarazzante cubatura e di invereconda mancanza di personalità”. A prima vista più che un libro, il racconto di Roberto Carvelli sembra un gadget natalizio da regalare agli amici Smart-muniti: titolo ammiccante, promessa di una sessantina di pagine leggere, divertenti. Superficiali probabilmente, anche dal punto di vista sessuale. Quante posizioni si possono arrivare ad immaginare dentro una Smart? Poche, ovvio. E sono infatti poche quelle che l’autore dipinge nei suoi incontri con Luna. Incontri che si consumano rigorosamente in Smart, senza preliminari, senza cena prima o cinema dopo, in fin dei conti senza mettersi in gioco più di tanto. O forse no? La superficialità preconcetta, che viene facile di primo acchitto, si perde dopo poche pagine, quando lo stile asciutto di Carvelli e la sua spietata lucidità nel guardare la generazione a cui appartiene, se stesso forse, comincia a toccare qui tasti che sono la sostanza della vita. Le relazioni, l’amore, il lavoro, la realizzazione o il fallimento, i bilanci di un single di quarantacinque anni, il sesso vengono impressi sulle pagine come scatti di una polaroid sui tempi che corrono. Senza fronzoli, senza falsi pudori, senza prendersi in giro per non accorgersi del disincanto con il quale si vive. “Incontrarci e separararci è la sola traccia che lasciamo del nostro passaggio nel vuoto” scriveva Stefano Benni in Baol e qualcosa di simile lo dice anche il protagonista del racconto. Un racconto dove ci sono soltanto loro tre: lui e lei, con i loro venticinque anni di differenza, e la Smart, con le informazioni del depliant pubblicitario a mo’ di citazioni letterarie a inizio capitolo che sanno tanto di istruzioni per la vita moderna. “ A volte è necessario cambiare tutto perché niente cambi. Per questo alla Smart è naturale mettere in discussione i risultati acquisiti e proporre sempre soluzioni innovative (depliant Smart Fortwo coupé & Smart Fortwo cabrio 2004). Kamasutra in Smart dimostra che non bisogna credere alle apparenze: lo stesso Carvelli in un’intervista definisce il titolo del racconto “un cavallo di troia”. E’ davvero così, quel titolo serve solo (spudoratamente) a fare acquistare il libro. Ma in questo modo, ci domandiamo, non rischia forse di perdere quei lettori -un po’ meno “da gadget”- che i libri li leggono anche e che potrebbero passare, in sua compagnia, un’ora di piacevole lettura? Simonetta Degasperi - www.lettera.com (28-05-2005) LETTI, ROBERTO CARVELLI La storia della propria vita raccontata attraverso i letti. L’IDEA ALLA BASE DEL VOLUME È SEMPLICE: NARRARE, O MEGLIO: RIASSUMERE IN FORMA DI prosa creativa, la storia della propria esistenza – e cioè dell’esistenza di tutti noi - attraverso il filtro dei... letti che ciascuno ha attraversato, amato, condiviso, nei quali si è andato a rintanare nel momento del disagio, della paura, del timore di non riuscire a varcare la linea d’ombra fatidica che separa la giovinezza dall’età adulta. I letti, insomma, interpretati come rito di passaggio, occasione di cambiamento, momento di transizione tra un’esperienza e un’altra. C’è stato il letto del pianto e quello del riso, quello della riflessione e del rimpianto. E poi, a ben guardare, ci sono alcune sorprese. Chi di noi ricorda il primo letto, quello che arriva subito dopo la culla dell’infanzia? Quel letto corto che, ad un certo punto, va tolto di mezzo? Quello che con un tetto di lenzuola abbiamo trasformato in capanna teatro dei primi giochi? Il vortice della vita tutto corrompe, travolge, rende vano. Carvelli non ci sta e prova a razionalizzare. Estremizzando un oggetto-simbolo e simbolico al contempo ed elevandolo a metafora della fugacità dell’essere faticosamente uomini. Affresca brevi sequenze sull’atto del dormire viste e vissute come opportunità di evoluzione anche spirituale, cui dedichiamo un terzo della nostra vita (questo dicono le statistiche). Perché vi è altresì molta poesia, o meglio può esservi, in un letto, in una coperta rimboccata amorevolmente, nella lamella di sole che filtra dalla persiana e ferisce lo sguardo. L’amore – sempre lui – la fa da padrone anche ed ovviamente quando di parla di letti. Ci sono i letti dell’amore da soli, quelli dell’amore in due e dell’affrancamento (fuga?) dal nucleo familiare originario; i letti dell’eros e quelli del sentimento vero e puro, di quello consumato e di quello solo immaginato. Ci sono poi le più strampalate ed originali abitudini del sonno, la tortura dell’insonnia (un suicidio differito nel tempo?): stralci di un’esistenza per lo più orizzontale, perché a letto – diciamo il vero – spesso ci siamo anche annoiati. Abbiamo fissato il soffitto con la luce accesa, abbiamo pregato in ginocchio, coi gomiti adagiati sul materasso... abbiamo divorato libri... ci abbiamo mangiato e smaltito sbornie... e c’è infine l’ultimo dei letti, forse il più importante, quello che è l’anticamera del gran viaggio verso la pace eterna. Dal punto di vista meramente stilistico, bisogna ammettere che non era operazione facile dare struttura narrativa all’idea centrale di questo libro. Era forte il rischio di banalizzare, d’essere prevedibili, ma il garbo del lessico selezionato dall’autore e certa raffinatezza nel mosaico rovesciano la prospettiva fino a farne opera d’arte. Roberto Carvelli, Letti, Voland, pagg. 116, Euro 10,00 Fernando Bassoli – www.stradanove.net - 29-01-2006 ----------------------------------------------------- KAMASUTRA IN SMART, ROBERTO CARVELLI MINIMALISMO? COME GIÀ EVOCATO DAL COGNOME, CARVELLI POTREBBE SEMBRARE UN Carver de noantri, data l’attitudine ad affrescare narrazioni basate sul particulare di guicciardiniana memoria, come il microcosmo automobilistico dove – diciamocela tutta – molti di noi hanno consumato sedili alla scoperta di quel certo tipo di sesso condiviso in spazi angusti che è prerogativa degli anni giovani, quando le ginocchia non sai nemmeno di averle e ogni muscolo si flette felinamente e non ti serve nemmeno il bagno, né prima né dopo, chissà poi perché, perché il tuo tetto è il cielo, la luna ti sorride e il tappeto dove stendersi è pelle morbida di donna affamata di carne. A mio parere il baricentro dell’opera sta nell’osservazione carvelliana circa la difficoltà di trovare lavoro in questa stralunata Italia berlusconiana posttangentopoliana, postdalemiana e in sintesi postmoderna, per usare un aggettivo caro ad un certo signor Tondelli. Dice Carvelli che oggi chi ha vent’anni e cerca lavoro non si fa certo illusioni, non si esalta, procede per tentativi, abbassa la leva di una slot-machine. Nessuno osa pronunciare la parola opportunità, occasione. La speranza, ultima Dea, è morta all’apparir del vero e il sogno americano è lontano. Non ci resta che scopare. Va bene qualsiasi posto, perfino il varipopinto parallelepipedo – o qualcosa del genere – di una Smart, modello di vettura che è divenuta presto la metafora della condizione giovanile dell’Italia del terzomillennio: la casetta ambulante di un esercito di single facili al tradimento che consumano rapporti e vite con la stessa facilità con cui si entra in un autogrill per fare una pisciatina e mettere qualcosa di caldo nello stomaco, magari rubacchiando una rivista porno di straforo. Il Kamasutra è roba vecchia: oggi imperversa lo smartsutra. Credo che dobbiamo ripensare la nostra società prendendo a riferimento il cap. 4 di questo libro, nel quale “il denaro non può essere sempre il termine della questione”. Perché in un mondo dove le auto sono sempre più piccole – e così le case – finiscono per essere più piccoli anche i sentimenti. Che nascono già con l’idea di poter/dover durare poco. Come i troppi prodotti che la pubblicità ci sbatte in faccia senza pausa. Si scrive: usa e getta, si legge consumismo. Oggi più che mai: c'est la vie. Roberto Carvelli, Kamasutra in smart, Coniglio Editore, pagg. 63, Euro 5,00 Fernando Bassoli – www.stradanove.net - 25-02-2006 ----------------------------------------------------------- In un libro il "nuovo Rinascimento romano" Electa pubblica "AmoRomaPerché", con i racconti di Roberto Carvelli e le fotografie di Mimmo Frassineti che ripercorrono gli ultimi dodici anni di vita della capitale, divenuta una nuova "fabbrica di cultura" Dall'Estate Romana alla Notte Bianca, dal MACRO alla Centrale Montemartini, questi sono gli eventi e i luoghi narrati e illustrati nel volume "AmoRomaPerché", edito da Electa, con i racconti di Roberto Carvelli e le fotografie inedite di Mimmo Frassineti. E' il ritratto di una capitale che negli ultimi dodici anni ? stata protagonista di un vero e proprio "Rinascimento", segnato da eventi e nuovi spazi culturali ma anche dal rilancio delle sue bellezze artistiche. Storie, interviste e immagini accompagnano il lettore dall'Appia Antica all'ex Mattatoio di Testaccio (una delle sedi di MACRO, il Museo di Arte Contemporanea di Roma), e ancora dai Mercati di Traiano alla Centrale Montemartini, dal Parco archeologico di Centocelle al Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini, recentemente riallestita e riaperta al pubblico. Un percorso attraverso una città divenuta una "fabbrica di cultura" riconosciuta a livello internazionale, raccontato in chiave personale e ricco di informazioni e curiosit?. Il volume si apre con una presentazione di Walter Veltroni e contiene un'intervista di Miriam Mafai e Gianni Borgna, assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma. www.chiamaroma.it ---------------------------------------------------- Roberto CARVELLI: AmoRomaPerché. Storie, foto, interviste. Circa 320 pagine, edite da Electa che raccontano, con immagini a volte spiazzanti, l’evoluzione e il percorso culturale di Roma, una metropoli che insegue il suo futuro. La ricchezza artistica, monumentale e umana di Roma come “volano” di crescita culturale e di promozione economica in un libro che ripercorre gli ultimi dodici anni di vita della città. Dal centro alle periferie “AmoRomaPerché” illustra attraverso i racconti di Roberto Carvelli, le strutture e gli eventi che hanno determinato il “nuovo Rinascimento romano”. Foto inedite, scatti di Mimmo Frassineti, conducono il lettore dall’antico basolato dell’Appia Antica all’ex Mattatoio di Testaccio, una delle sedi di Macro, il Museo di Arte Contemporanea di Roma, dai Mercati di Traiano alla Centrale Montemartini, dal Parco archeologico di Centocelle al Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini. Nel libro appare “l’altra Roma”, volti e colori delle persone e di una città immersi nella loro vita culturale che è poi la vita di ogni giorno, flash di luoghi e di eventi come l’Estate Romana e la Notte Bianca che, negli ultimi anni, hanno reso questa città una “fabbrica di cultura”, riconosciuta da tutto il mondo. www.mecenate.info --------------------------------------------------- 21/01/2005 - UNA VITA A LETTO: L’AUTOBIOGRAFIA SDRAIATA DI CARVELLI. Il libro che leggiamo questa sera è un libro di narrativa ma abbastanza atipica, ibrida. Sono brani brevissimi, che hanno una natura di racconto, ma sono anche in qualche misura poetici. Si tratta di una narrazione autobiografica che passa per un elemento fondamentale delle giornate di tutti noi, al quale molto spesso non si pensa, cioè il letto. Il libro si intitola LETTI ed è di Roberto Carvelli, di cui abbiamo parlato a DISPENSER a proposito del suo saggio sul mondo del porno. Anzi, a dire la verità l’abbiamo proprio intervistato e volendo andando su dispenseronline.it potete trovarla nel settore interviste e ascoltarla. Evidentemente il letto occupa almeno un terzo delle nostre esistenze, e delle stesse condivide gli stati d’animo e le fasi della vita. Non c’è modo, visto che a letto si praticano soprattutto il sonno e il sogno, scollegare il riposo dal resto. Anzi, è un po’ il momento in cui le sostanze disciolte nelle giornate, che noi lo vogliamo o no, si depositano sopra di noi, nel momento in cui non possiamo scappare, nel bene e nel male. Un piccolo libro originale da non leggere troppo velocemente. Facendo così finisce subito. E’ più una cosa da sbocconcellare quando capita. Una pagina alla volta, piano piano. Leggiamo un brano che riguarda il terzo letto, un letto fondamentale per la crescita personale di ognuno, quello della prima indipendenza. Roberto Carvelli – Letti. Dispenser – Rai radio 2 ---------------------------------------------------------------- Collana "Libri Piccoli" 126 pp., Voland, 2004 € 10,00 La storia della propria vita raccontata attraverso i letti. Brevi sequenze narrative sull'atto del dormire come momento cui dedichiamo, in automatico e distratti, un terzo della nostra vita. I letti dell'amore da soli, poi quelli dell'amore in due e dell'affrancamento dalla famiglia. I letti degli altri come l'erba più verde; i letti del desiderio, dell'amore consumato e di quello solo sognato. Le abitudini del dormire, la sfortuna dell'insonnia... stralci di un'esistenza per lo più orizzontale. È possibile raccontare la propria vita attraverso i letti in cui si è dormito? Probabilmente sì. In cento minuscole sequenze narrative, Roberto Carvelli srotola il poema di un’esistenza, una sorta di autobiografia “sdraiata”, che utilizza come prospettiva di percorso quella del dormire, dell’orizzontalità. Il letto, inteso come stereotipo, qui si tramuta in lieve metafora del vivere: l’impronta lasciata in quegli alloggi, occasionali o meno, è il leit motiv di questo libro – bonsai nella forma, ma enorme nei contenuti –, il filo rosso che coinvolge il lettore in un gioco di rimandi alla memoria, analogo per evocazione al “Je me souviens” del francese George Perec. E i giacigli diventano piccole isole di appartenenza: la culla dell’infanzia, il lettone grande dei genitori, il letto indipendente della pubertà, il primo fuori di casa, quello dell’amore, e poi i ripari improvvisati, i letti degli altri, i soppalchi, le brandine sgangherate, le poltrone dell’insonnia, i ribaltabili delle auto, i sacchi a pelo, le cuccette in sbattimento dei treni, i letti disfatti degli alberghi, degli ostelli a prezzi bassi, quelli dolenti degli ospedali, fino agli ultimi, inevitabili letti che avremo. Alessandro Dezi – www.icavalieriamari.it Perdersi a Roma - Roberto Carvelli - Edizioni Interculturali “Quello che segue è una specie di Best of Roma. Un Best of personale. Una guida sbilenca, un percorso di paesaggi che non trova posto nell'ufficialità delle guide. Ma anche il tentativo di un libro-viaggio, come ti sarebbe piaciuto. L'avvicendarsi dei toni, dal confidenziale al giornalistico, dall'autobiografico all'introspettivo, è un procedere per tentativi inseguendo una definizione che non esiste se non nella perdita”. Non esiste una sola Roma. Ce ne sono cento, mille, infinite. Ci sono infiniti volti che si sovrappongono e tracciano stratigrafie dell’anima. Roma è questo e insieme qualcos’altro di diverso, di non ancora scoperto. Roma non la trovi, non la conquisti, non la domini mai del tutto. Mentre è qui, Roma è già altrove, e l’altrove che non raggiungerai mai. E’ la città che t’irretisce, che ti perde nei suoi poetici profili. Non sei tu a scegliere Roma, ma è la città a volerti, il labirinto a vincerti. Ed è proprio questa intuizione a dominare le pagine di Perdersi a Roma, di Roberto Carvelli (edizioni Interculturali, pp. 293, euro 12.00). Un testo bellissimo, struggente, che si presta a differenti letture sociologiche e a più livelli d’indagine ermeneutica. Uno studio che parte dalla città, dalla sua toponomastica, dalle sue strade, dai suoi quartieri, dalle sue chiese, dai suoi monumenti. Un testo che parte dalla pietra, dalla polvere, dall’acqua, dal fuoco in qualche caso. Un testo che approda alla parola, la parola che sempre detiene il primato delle cose e che al tempo stesso ne incarna il simbolo, l’abaco primigenio. Alla parola Carvelli affida il compito di recuperare, di ritrarre Roma, dove lui stesso vive e che ogni giorno cerca di scoprire sotto una luce differente. Ad accompagnarci in questo itinerario pittorico intinto nella tavolozza cromatica della più mediorientale delle capitali europee (ma anche nella più drammaticamente vera, umanamente nuda e profeticamente spietatamente) i racconti dei grandi artisti, le testimonianze dei massimi scrittori viventi, ma anche di quelli che hanno semplicemente scelto Roma come patria d’elezione. Roma sembra fuoriuscire, d’improvviso, dalla sontuosa cornice architettonica dei secoli e dei millenni, per ritrovarci all’angolo di un baretto, nella luce declinante di un tardo pomeriggio, nella densità rosa di un cielo che sfiora le algebre dei terrazzi. Roma è questo ed è anche la culla del pensiero, del cinema, della cultura contemporanea. Roma è il nido che ciascuno di noi si porta dentro, l’architrave magica che ci consente di accedere alle leggi dell’eterno ritorno, l’Itaca che la scrittura misurata di Roberto Carvelli elegge a rifugio del vivere, del sentire, qualche volta del morire. Un libro interessante per capire Roma e per lasciarsi capire da Roma. Anche gli scrittori che si raccontano nei vari capitoli danno più l’impressione di un delizioso mettersi a nudo che di cercare di analizzare realmente l’animus romano. E’ Roma che opera il miracolo e regala a questo libro il gusto di una ricerca raffinata e intelligente. Leggetelo, vi catturerà. Luigi La Rosa - www.pikwick.it - 18-Oct-2004 --------------------------------------------------- Sembra ormai lontano il 1999 quando nasceva Smartissimi e le 10 regole d'oro del perfetto Smartista stilate da Riccardo Mandelli. Ma oggi una di quelle regole sembra essere la piu' importante. E si tratta della N. 9. E' in edicola infatti il libro intitolato "Kamasutra in Smart" scritto da Carvelli Roberto (editrice Coniglio Editore, collana I lemming, 63 pag., 5,00 Euro). Di seguito parte dell'articolo di Maragnani L. Fa bene alle fantasie di coppia, al portafoglio, alla quarta vertebra lombare. Da Roma a Torino, gli italiani consumano sesso fra volante e cambio guadagnandosi il record mondiale. Ora un libro spiega come sfruttare al meglio gli spazi minimi. La ragazza ha vent'anni. Universitaria, svogliata, ovviamente. E magra, carina, aggressiva, scattante. Altrettanto ovviamente, vivendo ella a Roma, gira a bordo di una Smart. Con la Smart tampona un tizio, che ha 25 anni più di lei. Il tizio le piace, lo abborda; inizia con lui una storia di molto sesso. E qui inizia la parte meno ovvia: perché il sesso lei lo fa sempre, comunque e solo in macchina. Sulla Smart. Senza mai scendere. Mai? «Mai». E perché? «È una mia regola» dice all'amante. «Non vado mai a casa delle persone con cui scopo. (...) Neppure quando mi fidanzo, per il semplice motivo che non mi fidanzo». La ragazza, che si chiama Luna, è già un piccolissimo cult. È la protagonista di una piccola storia d'amore a tre (slogan: «Lui, lei e la Smart») che il piccolo editore romano Coniglio ha mandato in libreria da pochi giorni. S'intitola Kamasutra in Smart. E a dispetto del fatto che, in realtà, le posizioni erotiche in una macchina tanto piccola siano più o meno obbligate, l'uomo seduto sul sedile del passeggero, e la donna sopra di lui, «a fare l'ascensore», ai librai italiani l'idea deve essere piaciuta parecchio, perché senza manco aver letto il racconto ne hanno prenotate 3 mila copie. Per un autore giovane, e praticamente sconosciuto, 3 mila copie sono quasi un miracolo. Segno che l'argomento c'è. E che Roberto Carvelli, classe 1968, romano, uno coi capelli rasatissimi che gira in moto e non è pagato dalla Smart, in quelle 60 pagine ha perfettamente centrato due dei temi più cari all'italiano di oggi. Uno, la passione (specialmente romana) per la citycar della Mercedes. Due, il gusto (assolutamente nazionale) per il sesso in macchina. Smartissimi --------------------------------------------------- 12/11/2004 - DAI FILMINI SUPER 8 ALLA FENOMENOLOGIA DI MASSA : LO SDOGANAMENTO DEL PORNO. Argomento che in questa trasmissione si tratta spesso e volentieri, non per fare i pruriginosi, ma perché in effetti è la modalità di rappresentazione dei corpi più in espansione nella società moderna. Guardate come sono vestite le veline, guardate le espressioni delle modelle negli scatti per i calendari, o i video di Christina Aguilera e Britney Spears. Se il porno influenza tv, cinema e stampa generalista, per prima cosa è meglio saperlo, e secondariamente è il caso di informarsi a proposito. [mfb] Ormai da qualche anno il genere porno ha subito un vero e proprio sdoganamento culturale, diventando oggetto di riflessioni e indagini persino sociologiche. Ne sono un esempio la nostrana “santificazione” di Moana Pozzi, i bestseller editoriali di pornodive come Jenna Jameson, i documentari e i film dedicati a personaggi del calibro di Ron Jeremy e John Holmes, come il recente Wonderland interpretato da Van Kilmer. Meritano quindi una segnalazione due volumi italiani, assai diversi tra loro, usciti negli ultimi tempi sull’argomento: “Il porno di massa” e “La comunità porno”. Il primo, edito da Raffaello Cortina editore al prezzo di tredici euro, è un saggio curato dal Pietro Adamo, docente di Storia Moderna. Come suggerito dal titolo, il libro dà conto della massificazione del genere tracciandone la storia. A partire dai cosiddetti “filmini sexy” degli anni sessanta, la cui origine è da rintracciare in Danimarca. Qui la modificazione del codice penale permise la nascita dell’industria del porno, che dopo aver conquistato la Scandinavia iniziò ad esportare i suoi prodotti nel resto del mondo. Fu proprio Copenaghen, nel 1969, ad ospitare la prima “fiera del sesso” legalmente autorizzata. Da quel momento, pur contraddistinto da alti e bassi, il genere vivrà un’inarrestabile ascesa contraddistinta da film di grande successo commerciale come “Gola profonda”, pornodive e pornodivi entrati di forza nell’immaginario collettivo e anche controversi scandali come quello della minorenne Traci Lords. Di carattere quasi opposto invece il volume la “Comunità porno”, che all’analisi saggistica preferisce l’approccio in presa diretta. Pubblicato dall’editore Coniglio, che ha al suo attivo anche la rivista Blue, il libro costa quattordici euro ed è curato da Roberto Carvelli. La sua particolarità, oltre a quella di essere interamente dedicato alla scena hard italiana, sta nel privilegiare la forma dell’intervista per affrontare l’argomento. Attori, registi e produttori quindi, magari anche conosciuti come Riccardo Schicchi e Mario Salieri, ma pure figure meno appariscenti come responsabili casting, fotografi di scena e fonici, ovvero l’aspetto più artigianale di questo genere di produzioni. Non solo, visto che l’industria dell’hard deve ormai gran parte dei suoi incassi all’home video, “La comunità porno” raccoglie anche testimonianze di registi amatoriali, semplici appassionati, veri e propri collezionisti, per finire con un “cassettaro”, termine che indica, ovviamente a Roma, un gestore di videonoleggi. Sebbene dunque con un approccio antitetico questi due libri, rigoroso e globale l’uno, informale e nostrano l’altro, offrono una panoramica esaustiva sul variegato universo della pornografia. Alberto Forni – Dispenser – Rai radio 2 Smart e Kamasutra…. ovvero, due cuori e una Smart Smart, sesso e italiani, adesso è un libro: Smartsutra, ovvero, come giustificare il successo in Italia di una “piccola”, entrata nelle abitudini sessuali di una coppia, tanto da pensare ad una nuova edizione del kamasutra di questo millennio, appositamente chiamato, Smartsutra. A questa conclusione è giunto il romano, Roberto Carvelli, che ha firmato il singolare libretto di soli 65 pagine venduto ad appena 5 euro ed edito dalla Coniglio editore dal titolo “ Kamasutra in Smart” . Il curioso libro è nato dall’esigenza, a quanto pare pienamente soddisfatta dalla city car, di coniugare l’esigenza e la voglia di fare sesso in auto e, sopratutto in…..Smart. Che vi sia apprezzamento per questa vettura, è assodato, da stabilire, semmai, le motivazioni che spingono il consumatore a sceglierla, non ultimo, almeno secondo Carvelli, risultare idonea al massimo, per fare sesso in auto. La conferma del trend positivo di questa vettura, lo dimostrerebbero i numeri di vendita, che l’hanno collocata al top delle scelte degli italiani in fatto di auto; nella sola Roma, infatti, circolano più Smart di quante ne circolino nell’intera Francia. E sulla scia di questo nuovo “oggetto di culto trasversale”, si da il via alla fervente fantasia dell’autore del libro in questione, che narra di un amore nato sulle strade romane fra una ventenne, capitolina, di nome Luna e un quarantacinquenne appena tamponato con la sua auto dalla Smart condotta dalla donna. Da quel momento, è l’inizio di una violenta passione, consumata, per lo più, nell’abitacolo, per nulla angusto, della vettura, dove il particolare “triangolo” è tracciato: Un uomo, una donna e la loro Smart, complice di questa intrigata storia d’amore. Il libro nasce al momento giusto, proprio dopo i risultati di un sondaggio effettuato dalla Demoskopea che denuncia come luogo più ricercato dagli italiani per fare sesso, sia, dopo il classico letto, l’auto, se si considera che, in barba alla Legge che vieta questa pratica nei luoghi pubblici, sono quasi 40 su 100 gli italiani che scelgono, allegramente, questa particolare…. alcova. www.allaguida.it Pubblicato da Giuliano in Mondo auto, Smart nuove Lunedì, 13 Marzo 2006 ------------------------------------------- Tecniche orientali e letti particolari: un'officina di idee Ultimamente mi stressa parecchio rilassarmi. Un controsenso? No, se ripeterti «stai tranquilla, stai easy» diventa un imperativo. Il consiglio più comune è «medita, riposa bene, fatti fare un massaggio, dedicati all'ikebana, fatti un po' di origami». Consigli in tema, anche se non sono manager, su www. managerzen. it, per «proporre un approccio alternativo alla cultura aziendale». Tentiamo tutti di sollevarci il morale con la cultura del Sol levante. Pure quelli che non metterebbero mai piede in un sushi bar di tendenza (ricette su www.ilmenu.com) come minimo si leggono i manga e fanno i massaggi shiatsu. Una mia amica vuol comprarsi un tatami, l'ha appena scoperto e dichiara «lo voglio». I giapponesi sono maestri indiscussi del design essenziale (in mostra a Palermo «Makio Hasuike Industrial designer» presso la galleria di architettura Expa, www.expa.org, il suo sito è www.mhway.it) Devo dire che il tatami, qui inteso come base del letto, e il relativo futon, cioè il materasso specifico, fanno una bella figura in casa, soprattutto sistemati secondo i dettami del feng shui, che sarebbero una serie di direttive per posizionare i mobili in modo da trarne armonia. Riposare bene è fondamentale. Lo scrittore e blogger Roberto Carvelli, ha scritto 'Letti', per Voland, un'autobiografia che utilizza il letto come punto di vista privilegiato (www.carvelli.it). A creare dei letti ludici, che servono per tutti, ma diventano, magicamente, giochi per bambini, e trasformano il riposo in un'esperienza creativa, ci pensano Roberta De Grandi e Daniela Vinciguerra. Palermitane, una laurea in architettura, mamme, hanno creato le officine delle idee, denominata Achab, come il capitano di Moby Dick, perduto nel suo sogno di inseguimento. Daniela e Roberta, si legge dal sito www.officineachab.it, «professionalmente insieme dal 1996, aprono nel novembre 2002 l'officina d'idee in cui discutono, progettano e costruiscono, da sole e con altri compagni di ricerca, la loro personale visione di un contemporaneo hand-design (?)». Dal loro catalogo, consultabile online, si può vedere koudò, cubo multicolore, (koudò, è un parola che significa cubo per dormire), oggetto, puff, chaise longe, poltroncina e soprattutto letto d'emergenza. Più tutta una serie di oggetti «veramente bassi - mi spiega Daniela - che non è un modo di dire, più che alla cultura giapponese ci rifacciamo, alla cultura dei bambini, i bambini vivono il pavimento, da genitore lo rivaluti: è un punto di vista diverso». Per contattarle l'indirizzo email è infoofficineachab.it. Daniela Gambino - La Repubblica (Palermo) - 15.04.2005 --------------------------------------------------------------- IL GIRO DEL MONDO IN 80 PUNTATE Perdersi a Roma a cura di Annalisa Cicerchia Roberto Carvelli ha scritto una guida insolita e sentimentale che si chiama "Perdersi a Roma", un lavoro a piu' voci nel quale autori famosi hanno scelto un angolo della citta' o un suo aspetto al quale sono maggiormente legati. La pagina di oggi e' proprio di Carvelli. Isoradio - 07/03/2005 ------------------------------------------------------------- D Spie Mappe non previste Sono sempre di più i vademecum da turista che ignorano grandi musei, palazzi storici e hotel cinque stelle. Niente di strano, perché sempre più spesso chi viaggia segue percorsi personali, anche a costo di saltare luoghi un tempo considerati d'obbligo. Così la guida classica spesso diventa inutile. E nascono volumi come Design Roma, 100 e più luoghi d'eccellenza (Gangemi Editore), dove la capitale, emblema di tradizione e storia, si svela laboratorio del moderno disegno industriale con ristoranti, luoghi d'arte, negozi che spiccano per allestimenti di nuova tendenza. Oppure Torino straordinaria (Edizioni Ambrosino) a cui a Novembre farà seguito Milano Straordinaria: mappe di indirizzi per uno shopping di stile, quelli che di solito viaggiano per passaparola. Ma non sono i soli titoli. La collana StyleCity (Contrasto Editore), ricercatissima e sofisticata, dopo le guide di Londra, Parigi New York e Barcellona ha appena presentato quelle di Amsterdam e San Francisco. Mentre una guida riservata alle donne è Londra per me sola, scritta da Daniela de Rosa (Le lettere Editore) che annota i negozi più trendy della capitale inglese, i parrucchieri e i posti da non frequentare mai da sole. Nella stessa collana è già uscita Guida a Venezia per sole donne, e l'anno prossimo arriverà quella su Atene. Per gli amanti del viaggio on the road (ma in versione cool), provare a visitare una metropoli partendo dal fascino dei suoi luoghi periferici può essere un'idea: è quella di Roberto Carvelli in Perdersi a Roma, guida insolita e sentimentale (Edizioni interculturali, 293 pagg., 12 euro). E per chi crede che un'eccezionale pizza al taglio gustata nel mezzo di una splendida piazza non faccia rimpiangere il ristorante chic, la guida da avere è Mangiare per strada di Flavia Amabile (Edizioni Airplane) atlante dei locali del fast food. Di qualità. Donna de laRepubblica - Valeria Cecilia L' Urbe più insolita e curiosa Una nuova guida ignora San Pietro e suggerisce gite all' Eur o sulla Tangenziale Una guida che invita a perdersi è un paradosso solo apparente. Almeno perquanti pensano che lo smarrimento - in un' epoca senza più mete, dove la scoperta ha lasciato il posto all' ovvio - sia l' ultima esperienza di viaggio ancora possibile, la sola chiave capace di schiudere il «genio del luogo». A maggior ragione se il luogo in questione è la città dove si vive e lavora, l' ultimo posto al mondo dove ci si aspetterebbe di smarrire la rotta. È un invito a cambiare punto d' osservazione, il libro di Roberto Carvelli, «Perdersi a Roma», - che è stato presentato nei giorni scorsi presso il teatro Sala 1 a San Giovanni 10 e alla manifestazione Approdo alla Lettura sul Pontile di Ostia, accompagnato da un video di Elfriede Gaeng - una nuova guida alla città insolita e curiosa. Più che un tradizionale Baedeker, una non-guida senza itinerari precisi, se non quelli dettati dal sentimento. I luoghi descritti in questo libro sono legati unicamente dal filo della memoria, che di frammento in frammento, tra cenni autobiografici e citazioni letterarie, va componendo il personalissimo atlante dell' autore: la tangenziale Est come punto panoramico per cogliere il fascino poco spettrale del Verano; uno «smorzo» della Bufalotta come tempio dell' industriosità; le luci notturne della Stazione Termini come luogo di meditazione. Ma anche una prospettiva particolarissima dell' Eur, un quartiere ordinato visto attraverso il caotico schermo di suoni, luci e colori del Luneur. È il sentimento la parola chiave che sostiene il libro di Carvelli, giovane autore del Pigneto- interessanti gli stralci dedicati al suo quartiere - che dialoga con altri scrittori nati o vissuti a Roma, come Marco Lodoli, Roberto Cotroneo, Erri De Luca, Valerio Magrelli, Sandro Veronesi, Attilio Bertolucci. Sono conversazioni, piuttosto che interviste - anche qui è il sentimento che sovrasta la ragione - dove si fondono ricordi e aneddoti, toponomastica e metafisica, nello sforzo di ritrarre la Capitale nella sua anima meno monumentale e più popolare. Sentimento capace di ignorare le icone più ovvie della città - San Pietro, Colosseo, Fontana di Trevi - per soffermarsi sui palazzi di Montesacro, sui marciapiedi del Pigneto, sull' asfalto del Raccordo Anulare. Non sull' Eur cerebrale e metafisico del razionalismo - come si diceva -, bensì su quello ludico e infantile del luna park. Non sulle fontane del Bernini, ma sulle fontanelle di ghisa (i «nasoni») che spuntano agli angoli delle strade. Ne esce una Roma quotidiana e involontaria, da scoprire zigzagando tra le pagine, senza seguire la successione dei capitoli. Perdendosi, appunto. Domenico Nucera PERDERSI A ROMA - GUIDA INSOLITA E SENTIMENTALE in libreria, Edizioni Interculturali, 250 pagg., 12 euro, info www.edizioniinterculturali.it o tel. 06.68892580 Nucera Domenico-Corriere della Sera-Roma(8 settembre 2004) ----------------------------------------------------- Smart sexi story La smart, un piccolo oggetto di culto che ha addirittura ispirato Roberto Carvelli, scrittore romano, autore di "Kamasutra in Smart "un divertente libretto che unisce la passione per questa deliziosa micro-car all' accativante vicenda erotica di una ventenne con un affascinante quarantenne. Protagonista del libro è Luna, che un bel giorno durante un giro con la sua fedele smart, tampona un uomo di 45 anni. Tamponamento fortunato, perché tra i due sboccia una storia di passione e sesso a tre: lui, lei e la Smart. Proprio così, perché la simpaticissima Luna accetta solo di fare l’amore solo e sempre a bordo della sua inseparabile smart “Kamasutra in smart” Coniglio Editore, 65 pgg - 5 euro www.waysingle.net ______________________________________________________________________________ Una guida insolita di Roma inadatta a dare coordinate, a rendere governabile l’intreccio di vicoli, strade, percorsi attraverso itinerari riconoscibili. I posti su cui ci invita a fermarci sono discariche, ospedali, cantieri, piccoli cinema, bar fuori mano, con uno sguardo laterale, con una leggerezza speciale nel passo. Una guida che ci accompagna nel dimenticare la strada. Non trovare la strada significa, in fondo, riscoprirla; la perdiamo per riaverla indietro, come quando lasciamo andare qualcuno che amiamo per poterlo poi rincorrere. E qui, tra le pagine di questa guida fuori dal comune, Roberto Carvelli attraversa la sua biografia e i suoi ricordi, come si attraversa un quartiere, curioso e girovago, tentando di cogliere e possedere con la vista, il tatto, l’olfatto, l’udito, il gusto. Il tentativo di possedere Roma, però, resta vano. Perché una città non la si afferra mai completamente, la si vive e basta, continuamente cambia le sue forme, e noi possiamo guardarle e viverci in mezzo. Quello che resta è lo smarrimento. In questo libro, in cui Roma non finisce mai ma si allunga nelle periferie, dove i suoi confini sono scali di ripartenze, e quello che c’è dietro l’angolo è sempre una sorpresa, una possibilità nuova, vi leggiamo la grande metafora del cambiamento e della rigenerazione. Ad ogni passo, appunto. Autore di queste passeggiate per quartieri, distratte e svagate e, nello stesso tempo, tese all’esperienza e all’osservazione, Roberto Carvelli accanto al suo sguardo ci offre anche le parole di alcuni scrittori romani o che a Roma hanno vissuto (Lodoli, Veronesi, De Luca, Anedda, Cerami, Canali, Onofri e altri), e quelle di chi le ha dedicato nel passato pagine di grande letteratura ( citazioni da Pasolini, Rosselli, Gadda, Flaiano, Bachmann, Rilke, Goethe e altri). Reportage letterario, dunque, in cui i linguaggi della prosa, dell’intervista, della poesia, della citazione letteraria si mescolano per dare vita al corpo flessibile e accogliente di una romantica non-guida dove Roma è soprattutto un sentimento.E perdersi, un capriccio del cuore. Daniela D’Angelo www.silmarillon.it n.2/2006 ------------------------------------------------------------------- “LETTI” di Roberto Carvelli , Voland 2004 È possibile raccontare la propria vita attraverso i letti in cui si è dormito? Probabilmente sì. In cento minuscole sequenze narrative, Roberto Carvelli srotola il poema di un'esistenza, una sorta di autobiografia "sdraiata", che utilizza come prospettiva di percorso quella del dormire, dell'orizzontalità. Il letto, inteso come stereotipo, qui si tramuta in lieve metafora del vivere: l'impronta lasciata in quegli alloggi, occasionali o meno, è il leit motiv di questo libro - bonsai nella forma, ma enorme nei contenuti -, il filo rosso che coinvolge il lettore in un gioco di rimandi alla memoria, analogo per evocazione al "Je me souviens" del francese George Perec. E i giacigli diventano piccole isole di appartenenza: la culla dell'infanzia, il lettone grande dei genitori, il letto indipendente della pubertà, il primo fuori di casa, quello dell'amore, e poi i ripari improvvisati, i letti degli altri, i soppalchi, le brandine sgangherate, le poltrone dell'insonnia, i ribaltabili delle auto, i sacchi a pelo, le cuccette in sbattimento dei treni, i letti disfatti degli alberghi, degli ostelli a prezzi bassi, quelli dolenti degli ospedali, fino agli ultimi, inevitabili letti che avremo. (Alessandro Dezi) www.gemellae.com ---------------------------------------- Aspettando Morfeo C'è invece chi ha raccontato la propria e l'altrui vita di letto in letto. E' Roberto Carvelli che nel suo "Letti" narra come cambia l'esistenza cambiando, appunto, giaciglio. E ancora: si può capire molto da chi ci dorme accanto. Basta osservarlo mentre si gire e si rigira nel letto, e intuire cosa nasconde nella sua psiche. Perché il nostro corpo, dice una recente ricerca, parla anche quando ci abbandoniamo tra le lenzuola, rivelando senza censure alcuni lati del carattere. Ad affermarlo è uno scienziato britannico che sostiene di poter interpretare i tratti più salienti della personalità di una persona, dal modo in cui si abbandona nelle braccia di Morfeo. Lo studio, condotto dal professor Chris Idzikowski, individua alcune posizioni chiave. "Siamo tutti consci del linguaggio del nostro corpo quando siamo svegli, ma questa è la prima volta che siamo riusciti a determinare che cosa dice di noi la nostra posizione subconscia", ha dichiarato Idzikowski. Dalla ricerca è anche emerso che si tende ad adottare sempre la stessa posizione nel sonno, e che solo il 5% delle persone sperimenta ogni notte posizioni diverse. Monica Maggi Espresso on line ---------------------------------------------- Una storia d’amore a tre: lui, lei e la Smart Coniglio Editore, pagg. 63, Euro 5,00 MINIMALISMO? COME GIÀ EVOCATO DAL COGNOME, CARVELLI POTREBBE SEMBRARE UN Carver de noantri, data l’attitudine ad affrescare narrazioni basate sul particulare di guicciardiniana memoria, come il microcosmo automobilistico dove – diciamocela tutta – molti di noi hanno consumato sedili alla scoperta di quel certo tipo di sesso condiviso in spazi angusti che è prerogativa degli anni giovani, quando le ginocchia non sai nemmeno di averle e ogni muscolo si flette felinamente e non ti serve nemmeno il bagno, né prima né dopo, chissà poi perché, perché il tuo tetto è il cielo, la luna ti sorride e il tappeto dove stendersi è pelle morbida di donna affamata di carne. A mio parere il baricentro dell’opera sta nell’osservazione carvelliana circa la difficoltà di trovare lavoro in questa stralunata Italia berlusconiana posttangentopoliana, postdalemiana e in sintesi postmoderna, per usare un aggettivo caro ad un certo signor Tondelli. Dice Carvelli che oggi chi ha vent’anni e cerca lavoro non si fa certo illusioni, non si esalta, procede per tentativi, abbassa la leva di una slot-machine. Nessuno osa pronunciare la parola opportunità, occasione. La speranza, ultima Dea, è morta all’apparir del vero e il sogno americano è lontano. Non ci resta che scopare. Va bene qualsiasi posto, perfino il varipopinto parallelepipedo – o qualcosa del genere – di una Smart, modello di vettura che è divenuta presto la metafora della condizione giovanile dell’Italia del terzomillennio: la casetta ambulante di un esercito di single facili al tradimento che consumano rapporti e vite con la stessa facilità con cui si entra in un autogrill per fare una pisciatina e mettere qualcosa di caldo nello stomaco. Il Kamasutra è roba vecchia: oggi imperversa lo smartsutra. Credo che dobbiamo ripensare la nostra società prendendo a riferimento il cap. 4 di questo libro, nel quale “il denaro non può essere sempre il termine della questione”. Perché in un mondo dove le auto sono sempre più piccole – e così le case – finiscono per essere più piccoli anche i sentimenti. Che nascono già con l’idea di poter/dover durare poco. Come i troppi prodotti che la pubblicità ci sbatte in faccia senza pausa. Si scrive: usa e getta, si legge consumismo. Oggi più che mai: c'est la vie. Fernando Bossoli- www.ilfoglioletterario.it - Il Refolo --------------------------------------------- “Non esiste una sola Roma. Ce ne sono 100, mille, infinite. Ci sono infiniti volti che si sovrappongono e tracciano stratigrafie dell’anima. Roma è questo, e insieme qualcos’altro di diverso, di non ancora scoperto. Roma non la trovi, non la conquisti, non la domini mai del tutto. Mentre è qui, Roma è già altrove, un altrove che non raggiungerai mai. E’ la città che t’irretisce, che ti perde nei suoi poetici profili. Non sei tu a scegliere Roma, ma è la città a volerti, il labirinto a vincerti”. E’ proprio questa intuizione a dominare le pagine di Perdersi a Roma, di Roberto Carvelli (edizioni Interculturali, 2004). Un testo particolare che si presta a differenti letture sociologiche e a più livelli d’indagine ermeneutica. Uno studio che parte dalla città, dalla sua toponomastica, dalle strade, dai quartieri, dalle chiese, dai monumenti; che parte dalla pietra, dalla polvere, dall’acqua. Alla parola l’autore affida il compito di ritrarre Roma, dove lui stesso vive e che ogni giorno cerca di scoprire sotto una luce differente. Ad accompagnarci in questo itinerario pittorico intinto nella tavolozza cromatica della più mediorientale delle capitali europee, ma anche nella più drammaticamente vera, umanamente nuda e profeticamente spietata, i racconti dei grandi artisti, le testimonianze dei massimi scrittori viventi, ma anche di quelli che hanno semplicemente scelto Roma come patria d’elezione. Roma sembra fuoriuscire, d’improvviso, dalla sontuosa cornice architettonica dei secoli e dei millenni, per ritrovarci all’angolo di un baretto, nella luce declinante di un tardo pomeriggio, nella densità rosa di un cielo che sfiora le algebre dei terrazzi. Roma questo ed è anche la culla del pensiero, del cinema, della cultura contemporanea. Roma è il nido che ciascuno di noi si porta dentro, “l’architrave magica che ci consente di accedere alle leggi dell’eterno ritorno”, l’Itaca che la scrittura misurata di Roberto Carvelli elegge a rifugio del vivere, del sentire, qualche volta del morire. Oliva Muratore – Bazar 2/2005 www.bazarweb.info ------------------------------------------------- Coniglio Editore torna in libreria, per la gioia del pubblico dell'erotico. Tornano in libreria le Edizioni Coniglio, già note al pubblico dell’erotico per prodotti da edicola come Blue, X Comics e gli albi speciali dedicati al fumetto. Non dimentichiamo poi che Coniglio produce con coraggio anche Cine 70, diretta dal critico Franco Grattarola, l’unica rivista che parla con competenza del cinema anni Settanta. I primi titoli librari sono due vere chicche. Una raccolta di racconti di Dario Morgante geniale e intrigante sin dal titolo: Mia sorella è una gran figa (più di me, comunque). Un libro-inchiesta di Roberto Carvelli sul mondo dell’hard: La comunità porno. Prossime uscite: un libro su Pier Paolo Pasolini e una riedizione di un vecchio testo di Filippo Scozzari (autore che personalmente non amo molto). Occupiamoci di Dario Morgante, sceneggiatore di fumetti affidati di solito alla matita di Antonio Pepe, e narratore di racconti erotico-trasgressivi di piacevole lettura. Mia sorella è una gran figa (più di me comunque) è un librettino di 64 pagine al prezzo di 5 euro che apre la collana “I Lemmings” e nel campo della narrativa è l’opera prima di Dario Morgante. Tra i sette racconti segnalerei Qual è il premio? dove l’autore ironizza con garbo sulle giurie dei premi letterari che scelgono a caso i vincitori e soprattutto fanno grande attenzione al nome dei partecipanti. Molto divertente il riferimento a una fantasiosa ma probabile figura di fidanzata di Ammaniti, che scrivere non sa scrivere, ma va di moda perché sta insieme al popolare scrittore. Chi non ricorda nella realtà la giovane Carmen Lera Moravia autrice di un solo libro di successo proprio alla morte del marito? Un altro racconto che merita una citazione è Una zebra a pois, narrazione surreale che si snoda sul leit motiv delle notizie del TG della sera e termina con il refrain della canzone di Mina. In definitiva si tratta di sette racconti piacevoli, scritti con leggerezza, senza pretese di essere alta letteratura ma proprio per questo godibili, ben costruiti grazie a un sapiente uso del dialogo che l’autore padroneggia a dovere. Parafrasando Morgante direi che oggi è difficile trovare della buona narrativa di consumo, forse quasi come vedere una zebra a pois. Roberto Carvelli invece inaugura la collana di saggistica erotica “Maxima Amoralia” con il libro La comunità porno (euro 14 - pag. 225), dove riprende in presa diretta la scena hard italiana. Si tratta di una serie di interviste a personaggi sul tema “il rapporto con la pornografia”. L’autore riporta in apertura il parere di Enrico Ghezzi, visita i set del porno, parla di Riccardo Schicchi, intervista i registi Mario Salieri, Mario Tangeri, Monica Timperi e lo sceneggiatore Anthony Rainer. E poi leggiamo cosa pensano del loro ambiente di lavoro le attrici Jessica Rizzo, Eva Orlowsky e gli attori Franco Trentalance, Gabriel Mantova e Remigio Zampa. Carvelli prosegue la sua indagine tra gli operatori del set, fotografi di scena, truccatori, tecnici, casting, tuttofare, musicisti e direttori di produzione. Gli aneddoti si sprecano e sono il sale del libro che racconta il cinema hard con la voce di chi ne è protagonista. Si termina con un’analisi del mercato, dei sexy shop, dei produttori e consumatori dei prodotti hard, intervistando appassionati e collezionisti. Esiste anche un hard d’autore (Joe D’Amato docet ma oggi anche Salieri) e lo capirete leggendo questo libro che si divora come un romanzo. Roberto Carvelli è del 1968 e ha già al suo attivo diverse pubblicazioni: Beba e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse (Nonluoghi, 2002), Letti (Volad, 2004) e Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale (Edizioni Interculturali, 2004). Non ho letto nessuno di questi libri ma vista l’originalità dei titoli sembrano interessanti. Tra i suoi autori di culto c’è Aldo Nove e dal mio punto di vista la cosa mi mette in allarme, ma pare che piaccia pure a Dario Morgante. De gustibus, come diceva qualcuno… 02/10/2004 di Gordiano Lupi www.lamanicatagliata.com ----------------------------------------- L'amore al tempo della smart Fa bene alle fantasie di coppia, al portafoglio, alla quarta vertebra lombare. Da Roma a Torino, gli italiani consumano sesso fra volante e cambio guadagnandosi il record mondiale. Ora un libro spiega come sfruttare al meglio gli spazi minimi. La ragazza ha vent'anni. Universitaria, svogliata, ovviamente. E magra, carina, aggressiva, scattante. Altrettanto ovviamente, vivendo ella a Roma, gira a bordo di una Smart. Con la Smart tampona un tizio, che ha 25 anni più di lei. Il tizio le piace, lo abborda; inizia con lui una storia di molto sesso. E qui inizia la parte meno ovvia: perché il sesso lei lo fa sempre, comunque e solo in macchina. Sulla Smart. Senza mai scendere. Mai? «Mai». E perché? «È una mia regola» dice all'amante. «Non vado mai a casa delle persone con cui scopo. (...) Neppure quando mi fidanzo, per il semplice motivo che non mi fidanzo». La ragazza, che si chiama Luna, è già un piccolissimo cult. È la protagonista di una piccola storia d'amore a tre (slogan: «Lui, lei e la Smart») che il piccolo editore romano Coniglio ha mandato in libreria da pochi giorni. S'intitola Kamasutra in Smart. E a dispetto del fatto che, in realtà, le posizioni erotiche in una macchina tanto piccola siano più o meno obbligate, l'uomo seduto sul sedile del passeggero, e la donna sopra di lui, «a fare l'ascensore», ai librai italiani l'idea deve essere piaciuta parecchio, perché senza manco aver letto il racconto ne hanno prenotate 3 mila copie. Per un autore giovane, e praticamente sconosciuto, 3 mila copie sono quasi un miracolo. Segno che l'argomento c'è. E che Roberto Carvelli, classe 1968, romano, uno coi capelli rasatissimi che gira in moto e non è pagato dalla Smart, in quelle 60 pagine ha perfettamente centrato due dei temi più cari all'italiano di oggi. Uno, la passione (specialmente romana) per la citycar della Mercedes. Due, il gusto (assolutamente nazionale) per il sesso in macchina. Sostiene infatti un sondaggio Demoskopea del dicembre 2004, condotto per il circuito Rcs Broadcast, che il luogo amoroso più frequentato dagli italiani, dopo il letto, sia l'automobile. Il 38 per cento vi fa regolarmente l'amore (qualcuno ha dichiarato persino di essersi espresso al meglio su un trattore): più che in salotto, più che sul tavolo della cucina o nella vasca da bagno, gli adepti del car-sutra sono così diffusi che il sesso a quattro ruote rappresenta, secondo una ricerca Euro Rscg Mcm del 2003, un'esperienza comune all'88 per cento dei connazionali. Deteniamo, praticamente, il record del mondo. «Fanno l'amore in macchina non solo gli scambisti, per cui l'automobile è una sorta di prolungamento corporeo, e gli appassionati del sesso mercenario, la cui compravendita si svolge principalmente sulla strada» riflette Chiara Simonelli, docente di sessuologia alla Sapienza di Roma. «L'auto è diventata l'alcova per eccellenza degli adulteri. In tempi di crisi, chi fatica ad arrivare al 27 si sente in colpa a spendere soldi per uno sfizio, fosse pure per un albergaccio. E quindi...». Quindi, a nobilitare il paesaggio urbano, riecco le automobili con i giornali sui finestrini a proteggere l'intimità degli amanti. «È un fenomeno così diffuso che il ministero della Salute dovrebbe spiegare ai cittadini che le citycar, che non hanno i ribaltabili e dunque costringono l'uomo a una posizione seduta, sono in assoluto le migliori per fare sesso. Proteggono la quarta e quinta vertebra lombare dagli schiacciamenti, evitando il colpo della strega» ride il conduttore Gianni Ippoliti, appassionato di microcar. E allora ecco a Napoli Tony Tammaro che spopola cantando «il su e giù sulla 127 blu» al Parco della rimembranza; a Roma c'è il Gianicolo e Monte Mario, ci sono i parcheggi di scambio e quelli degli ipermercati; a Bologna si va in collina, a San Luca, ma il deputato ds Franco Grillini, presidente dell'Arcigay, dice che «trovare un luogo sicuro per fare l'amore è un vero problema per tutti», difatti presenterà una proposta di legge per riproporre quelli che Cicciolina, ai suoi tempi, chiamava «i parchi dell'amore». A Palermo, nelle due gallerie che portano al Monte Pellegrino, «a ogni ora del giorno c'è una fila ininterrotta di macchine-alcova parcheggiate» racconta Anna Tronca, in arte Berbera, responsabile per la Mondadori degli Oscar erotici insieme al marito Hyde. Anche lui, ovviamente, ha scritto un racconto erotico su una Smart. Laura Maragnani – Panorama – 16 marzo 2005 ------------------------------------------------------------ Roberto Carvelli, Letti Letti (Voland, 2004) è una raccolta di 100 brevissime storie che tracciano il percorso di vita dell'autore, Roberto Carvelli (Roma, 1968), avendo sempre come punto di partenza il letto: quello dove si è cresciuti, o quello dove immobile giaceva il nonno con il vestito buono "che qualcuno gli avrà infilato lungo un corpo senza altra resistenza che il peso morto". Nel libro si racconta di giacigli di paglia, o costruiti sugli alberi e persino di letti fatti di parole: "frasi di cortesia le lenzuola, il materasso un doppiosenso insistito". E poi letti sul soppalco, d'ospedale, e persino "il letto tra i letti", in un convento sconsacrato sui monti della Tolfa. Storie brevi dove si racconta di passaggi e di luoghi, di persone e di ricordi, che raramente superano le due pagine, ridotti all'osso, all'essenziale eppure la linga è sempre raffinata e tesa e abile nel tracciare piccoli mondi, ma cesellati in modo preciso. Roberto Carvelli, vive a Roma, dove è nato nel 1968. Ha esordito nel 2002 con "Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse" (nonluoghi libere edizioni). Poi ha pubblicato "Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale" (2004, edizioni interculturali) e "La Comunità Porno. La scena hard italiana in presa diretta" (2004, Coniglio Editore). Roberto Carvelli, Letti (Roma, Voland, 2004, pagg. 112, euro 10) 01.06.06 Alessio Brandolini – Vibrisse ------------------------------------------- (testo non disponibile) R. CARVELLI, Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale, Roma, Edizioni Interculturali, 2004 Antonio Spadaro – La Civiltà Cattolica n.196. ----------------------------------------------------------------- Io ne ho letti due, uno, qualche tempo fa, esilarante ed originalissimo, di Roberto Carvelli, Kamasutra in smart... Francesca Mazzucato – 29/11/05 – Book and Other Sorrows --------------------------------------------------- "Perdersi a Roma. Guida sentimentale che privilegia la Roma pasoliniana, l'elegia di Monteverde, i carmina burina, a scapito di quella flaianea, del cinismo spettacolare (avanspettacolare?) di via Veneto." Antonio D’Orrico – Corriere della Sera magazine – 28 ottobre 2004 ---------------------------------------------------------- "Perdersi a Roma", un reportage sentimentale Dai "nasoni" delle fontane ai detti romaneschi che sopravvivono ancora, fino alle definizioni di Erri de Luca e Cerami: uno scrittore descrive suoni, colori e sogni di una città. Eterna e inafferrabile Ai tanti libri scritti su Roma nei secoli, si aggiunge oggi anche una piccola "guida insolita e sentimentale" scritta da Roberto Carvelli ("Perdersi a Roma", Edizioni Interculturali), presentata con entusiasmo oggi dall'assessore alla cultura del Comune Gianni Borgna. Il libro, 300 pagine, è un piccolo reportage contemporaneo sulla Capitale che raccoglie, oltre a scritti dell'autore, anche decine di interviste a scrittori che della città hanno scritto o ancora vi abitano come Erri De Luca, Sandro Veronesi, Vincenzo Cerami o Marco Lodoli, e molti altri "che hanno fatto del proprio sguardo - spiega l'autore - un mestiere e una professione (di fede)". Qui sotto vi proponiamo qualche stralcio che descrive i mille "non luoghi" di una città che come dice l'autore rimane - da sempre, ed è un pregio - "inconoscibile". Acqua Non c'è sete che ti faccia gridare a Roma. C'è un percorso di fontanelle, cilindro di ferro con canna a pendere ( nasoni per i romani) o cilindro di pietra con bocca di lupa, e fontane, lavatoi. Un tempo si tentò, senza fortuna, di convincere i romani al risparmio con un sistema di rubinetti mal tollerabili a casa e inaccettabili all'esterno. L'acqua per un romano deve scorrere, forse come linea di flusso parallela a quella del Tevere in transito, forse come metafora del tempo o di un panta rei un po' cattivo" Bus Prendere l'autobus è ora per muscoli e fisici tonici. Più spesso per pelli scure, specie di notte, tutti odoranti di fritti cinesi o sugne indiane e curry. Tutti senza biglietto...se sale il controllore timbrare o scendere, vidimare o buttarsi sotto un tempismo di scelta e con altre povertà" Cani Qual è la città che ama gli animali? Quella del Portuense Monteverde Nuovo piena di cani nonostante le angustie dei tredici piani e degli appartamenti senza erba. Quella svuotata al mattino in un abbaio solitario che risuona tristemente per la vita. Eur L'esposizione mondiale E42 - oggi Eur - un macabro e vuoto complesso edilizio all'uscita per Ostia. Flaiano "Si vive in questa città troppo bella, amandola, maledicendola, proponendosi ogni giorno di lasciarla e sostandoci" (Ennio Flaiano) Gatti Qui i gatti sono in libertà, più grassi e placidi che altrove: immolati alla causa della romanità e protetti come specie quasi a contraltare della lupa fondativa. Impiegate Le corse ai cavalli...andare allo sportello con la puntata è come fare la comunione. Le ragazze al banco hanno il sereno distacco di chi sa che per definizione sta officiando un culto doloroso. Solo belli i nomi dei cavalli, belle le cedoline in terra, bella l'asoluta evanescenza dei rapporti. E' uno dei templi della scaramanzia e della speranza a oltranza... Luneur La ruota panoramica, il simbolo del Luneur, è la stessa di sempre, ma restaurata come un giudizio universale fatta meccano. Mare "Non ho mai visto Roma sotto la specie della bellezza. Per uno come me che viene da una città sul mare, da Napoli, qualsiasi città che non abbia il mare è brutta"(Erri De Luca) Negozi Alla Fiera di Roma le ragazze sono belle, solo raramente ti indispongono, ti disturbano. Non è come a via Sannio o in certi settori della più variopinta Porta Portese che ti attira solo con l'esibizione di oggetti (cari) d'antiquariato o modernariato o etnici o. Via Sannio è strada di vestiti, prevalentemente di imitazione decisamente moda giovane. Tunnel di ondulina con "che ti serve"?, "ragazza ragazza che cerchi"? Odori Già, qual è l'odore di Roma? E ce n'è uno solo?...L'odore ancora in formazione del primo mattino sgombro di smog a smontare da turni di notte, l'odore della stazione, dei vincoli muffiti, l'odore dello strutto di certe rosticcerie, l'odore della glassa fuori dai cornettari notturni, quelli anticipati da macchine in doppia fila...l'odore della torrefazione al Pantheon... Pigneto "Il traffico per tale via era indescrivibile: una fila senza fine di macchine stava ferma davanti a quel semaforo, come un canale di scolo che avesse la sorgente nel centro della città" (P. Paolo Pasolini) Romanesco Si diceva scrauso per tutto quello che non regge, che è squallido, che non tiene. Pischella era la ragazza. Le fratte e per esteso l'infrattarsi era l'atto di appartarsi con qualcuna/o. Se qualcosa non potrà mai scalfirti si dice me rimbarza ed è scenico effetto di cose che non tengono l'animo forte del romano, temprato sul nichilismo e sull'atarassica distanza. Suoni Il martello pneumatico. La roulette della betoniera, la macchina-grattugia che zigrina l'asfalto, matterelli e pressatrici a mano. Lo striscio dell'autobus che ti sorpassa a striscio o ti frena sulla nuca. Il din din din persistito del tram...il bar, piattini, cucchiani, lo scalpiccio di chi scappa e di chi passeggia verso il lavoro: due andature per due lavori Turisti Se devo dire la mia, fare il giro per Roma su una carrozza che erutta merda con al fianco l'allegra famigliola o la consorte è il kitsch...è solo che pagare oro per carrozza in mezzo alla città mi rappresenta un fuoritempo un po' triste da cow boy frustrato ma in grana, che cerca di conquistare giovinezza...e va bene, ma c'è tristezza. Unicità Come Omero non può essere messo a confronto con altri poeti, così Roma non può essere comparata con nessun'altra città, né la regione romana con altre regioni. Viandanti "Se vuoi vivere, mutati in colomba;/se perire, o viandante, vieni a Roma" (Rafael Alberti) Zodiaco Ci sono diversi modi per vedere Roma ai propri piedi: il Pincio, Terrazza di Villa Borghese, il Granicolo di macchine appannate e sedili ribaltabili, il Giardino degli Aranci e lo Zodiaco a Monte Mario. Per una combinazione, forse non casuale, coincidono con i luoghi dell'amore o del corteggiamento Sara Regimenti - Ottobre 2004 www.romaone.it ------------------------------------------------------------------- Ognuno di questi autori ha scelto di lasciarsi stupire dallo spazio della città, ha voluto quasi mangiarlo per poterlo poi narrare. Le città d'autore infatti sono luoghi del racconto, spazi intimi restituiti poi da immagini, da parole scritte, dette. Ci si può far condurre da volumi d'arte, film o libri in cui è il racconto d'autore a innestarsi su un territorio urbano come con le parole scritte da Sandro Veronesi, Erri De Luca, Sandra Pertignani in "Perdersi a Roma". NonSoloModa – canale5 – 16 aprile 2006 ______________________________________________________________________________ Il Raskolnikov delle mercerie Il volume ha inaugurato niente meno che le pubblicazioni di una nuova casa editrice: divertente, con alcune smaglianti trovate, un bel po' di citazioni tra le righe, una Roma come non l'avete mai vista. Viaggi de la Repubblica - 5 settembre 2002 --------------------------------------------------------- UN LIBRO DI ROBERTO CARVELLI , AGITATORE POP Come tirare a campare spiegando la rivoluzione alle commesse Il destino del rivoluzionario è presto scritto: sedurre e salvare… poi abbandonare Cuba per Bolivia. E così 1987 Jolanda, Margaret, Silvia… 1988 Sandra, Susanna, Sonia… quanti nomi da incasellare. Volti e corpi restituiti alla coscienza di classe magari senza neppure un grazie ché bisogna oltretutto non aspettarselo un grazie quando si è rivoluzionari”. Il rivoluzionario, genere giovane periferico pigro e ormonale, se non è cieco consuma una personale lotta di classe dentro i negozi del centro: entra, saluta, prova i jeans, sfoglia i libri, quando è abbastanza audace trova commesse (“Buongiorno desidera/ la posso aiutare”) a cui spiegare, a casa e meglio nudi, la rivoluzione. Cioè rimorchia romanticamente, ama e poi abbandona politicamente, parla parla parla e con malinconia si sdraia addosso a immaginati sfraceli rivoluzionari con una birra in mano al bar Libano, intorno i soliti amici, in bocca un Antico Toscano. Questa è la post rivoluzione, lo strascico pop della seconda metà degli anni Ottanta, cinema porno e scritte sui muri, il “Notte prima degli esami” numero uno, quello di inaspettato successo, i jeans corti, Max Weber da leggere a voce alta in comizi fallimentari e passione prepolitica per le vetriniste che cambiano e vestono con passione i manichini (“e così si è detto che io l’avrei sedotta quella vetrinista, la qual cosa è falsa, vorrei vedere voi a resistere a quelle movenze e a non tentare un timido approccio”) . “La rivoluzione spiegata alle commesse” è un bellissimo titolo e ha dentro tutti gli anni Ottanta. Roberto Carvelli, l’autore, è nato nel 1968 (sta scritto nel risvolto di copertina, Coniglio editore, tredici euro), è quindi completamente post, nessuna rivoluzione ma molti concerti degli Smiths, un tempo le dr Martens e l’aria un po’ fatta. L’agitatore pop è fatto così: ha cominciato molto presto, a scuola, bruciando la cartina dell’Europa (prese fuoco anche la cattedra), e mandando affanculo il professore di religione, è poi andato all’università per unirsi ai rivoltosi ma ci è rimasto male, “troppi maniaci depressivi”, si è svegliato all’alba degli anni Novanta a casa di una sconosciuta, ubriaco, e ha trovato lavoro in una merceria (“Credetemi: si può vivere il turbine delle ribellioni anche in un vecchio negozio d’intimo come questo, di pareti ingiallite e di scaffali di legno soffitto-terra con scatole piene di calze e calzini, bottoni e nastrini”). Con una cosa fondamentale da tenere a mente, l’insegnamento di un amico agitatore: “Comunque sappi che il mondo dei contestatori è pieno di coglioni”. L’agitatore pop prepara volantini e a volte lancia sassi a caso, soprattutto va in giro per la città, annota con amore le scritte sui muri e ne fa una magnifica antologia del dissenso lunga quattro pagine, perché bisogna sempre sapere cosa gli altri vogliono: “E quando dicevi: vado a studiare da un’amica?”, “Tifiamo rivolta”, “Gay power”, “Basta con le mestruazioni”, “Forza Lazio”, “Emargina e fai emarginare”, “Se devo prenderlo in culo il partner lo scelgo io”, cose serie, diario all’aperto con bomboletta spray. Intanto passano gli anni, ma le commesse gli sorridono ancora. Annalena Benini – Il Foglio 17-03-2007 ------------------------------------------------------------------------------------------- LA RIVOLUZIONE SPIEGATA ALLE COMMESSE A Torreverde, nella periferia romana, s’arrabbatta a vivere Bebo, strana figura di ribelle, che corteggia commesse e sogna la rivoluzione - di Roberto Carvelli, Coniglio, Pagg. 215, euro 13. (a cura di Giuseppe Leonelli) Almanacco dei libri de la Repubblica – 24-03-2007----------------------- I nuovi sinistroidi. Viaggio nelle tribù del grande circo Barnum (...)Sinistra arrevellata. È la sinistra che critica la sinistra gagliarda. Intellettualmente parlando come Marco Revelli, che invia dall’ultimo numero di Carta una lettera aperta a Bertinotti sulla nonviolenza di sole sette pagine e argomenta sullo scollamento tra politica di governo e movimenti. Ma ci vorrebbe un articolo apposta. Quelli meno educati alla manifestazione pro-Mastrogiacomo del 17 marzo scandivano: «Votate la guerra, parlate di pace. Giordano e Diliberto siete peggio dell’antrace!». Tenendo a mente la massima rubata al Roberto Carvelli de La rivoluzione spiegata alle commesse (Coniglio, 2007): «Comunque sappi che il mondo dei contestatori è pieno di coglioni». Angelo Mellone il Giornale 2.04.2007---------------------LETTI. Che cos'è un letto? Semplicemente un oggetto d'arredamento, un mobile su cui dormire, o piuttosto un accampamento condivisibile con amici, un tappeto volante, una biblioteca mobile, un posto di meditazione? Probabilmente da quest'ultimo spunto parte Roberto Carvelli per creare Letti, i suoi 100 brevissimi racconti metafisici, o se vogliamo poemetti in prosa, o per meglio dire prose non molto narrative e con qualche ingrediente di filosofia e poesia. Una vita raccontata attraverso i letti propri o altrui, attraversati o visti, non tanto perché ci passiamo un terzo del nostro tempo dormendo, quanto perché la posizione orizzontale è la dimensione privilegiata del pensiero: abbandonati sulla schiena, o su un fianco, riusciamo a liberare meglio i pensieri, li abbandoniamo e ci abbandoniamo a un seguito notturno della vita. Scopriamo verità nascoste dentro il buio, perché a volte la troppa luce impedisce la visione. O piuttosto perché il letto è sincero, accoglie la nostra impronta fedelmente, senza inganni, e in qualche modo risponde al nostro bisogno di verità, sia pure dolorosa, troppe volte insoddisfatto. Ed è quanto dichiara fin dalla copertina, che riproduce l'ironico letto di chiodi dell'artista italo-argentina Silvia Levenson, dal provocatorio titolo Sogni d'oro. Insomma in queste perle di pensiero orizzontale in cui i letti dicono la verità, Roberto Carvelli ricostruisce la sua giovane vita (è nato a Roma nel 1968), facendole assumere un andamento circolare. Si parte infatti dal Letto uno, che «arriva dopo la culla dell'infanzia e dura cinque anni», passando però per Il letto di prima, in cui il realismo lascia il posto al mito, al sogno di «pancia e liquido amniotico» che tutti abbiamo vissuto eppure non conosciamo. Per arrivare a L'ultimo letto che avremo, sorta di altare rialzato in cui dormirà per sempre il nonno trapassato, «tra candele e fiori, penombra e sussurri». E questo letto che sembra «avvicinare all'aldisopra» somiglia alla montagna sognata dagli aborigeni australiani, quella specie di collegamento fra la terra e il cielo che permette di non chiudere mai il contatto col «tempo del sogno», la dimensione della creazione in cui tutto è possibile, e da cui tutto nasce. Libro che inizia dal ricordo della nascita e che finisce col ricordo della morte, Letti è tutto immerso in un presente amniotico, in cui vita appena vissuta e riflessioni da essa suscitata si mescolano e si fondono. Il grande viaggio dell'esistenza è segnato da soste dormienti, quando vengono rievocate notti da ospiti in letti di città sconosciute o straniere: Lisbona, Dublino, Napoli, Bologna, Venezia, Parigi, Trieste non sono più solo nomi di città ma diventano tappe di un grande sogno. Non mancano gli spunti di sociologia dell'arredamento, quando l'autore si sofferma sulla Chaise longue o sui sempre più ricorrenti divani-letto, che fanno pensare allo spazio ridotto in cui è stato relegato il «tempo del sogno» della nostra quotidianità. Lontana dalla sacralità della camera da letto di un remoto tempo contadino, oggi la stanza in cui si dorme è anche salotto, studio, spazio da condividere, tanto che il letto dell'ospite è «da abbandonare prima possibile come una nave che affonda per far posto al soggiorno». I letti della civiltà occidentale, civiltà com'è noto del tramonto e forse al tramonto, sono i confidenti di un nomadismo sentimentale, il prodotto di un'inquietudine indotta come i bisogni consumistici. In essi «si consuma senza consumarsi come se lì, in quei talami, stesse fiorendo una civiltà che poi scomparirà senza lasciare altre tracce che il progresso dell'essere umano». E le metamorfosi dei letti inclusi uno dentro l'altro, o nascosti uno sotto l'altro, raccontano le incertezze relazionali dei personaggi, indecisi perennemente tra la scelta di dormire soli o in compagnia. E' questo il modo di Carvelli, così felicemente arrivato al suo terzo libro (il primo è Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse, 2002) di fare letteratura erotica nel tempo dell'incomprensione fra i sessi e della crisi dei ruoli. Biancamaria Garavelli - Stilos 2004 -------------------------- C'è un autore in cerca di personaggi [Note su una iniziativa di Roberto Carvelli] TESTO NON DISPONIBILE Roberto Carnero - Avvenire, 28-2-2003 Pag. 21 ----------------- La rivoluzione spiegata alle commesse, romanzo di Roberto Carvelli, edito da Coniglio, è stato pubblicato una prima volta, nel 2002, dalla casa editrice Nonluoghi con il titolo "Bebo e altri ribelli". Ritorna ora nelle librerie, ampliato e revisionato dall'autore. La prima cosa che mi viene da dire è che "Bebo e altri ribelli" è un titolo più calzante, che meglio sintetizza il garbuglio di bizzarre figure che si muovono nella realtà periferica di Torreverde. "La rivoluzione spiegata alle commesse" era il sottotitolo della prima edizione. Ci sono poche commesse in giro. Per un po' di tempo lo stesso protagonista lavora in una merceria di proprietà di una certa Lydia, quarantenne dallo spirito libero. Lì c'è una vetrinista che Bebo pensa bene di portarsi a letto. Unica comparsa di commesse nel libro. In sintesi, il romanzo di Carvelli racconta il tentativo di un gruppo ben assortito di "eretici" di fare la rivoluzione a Torreverde, una piccola Macondo alle porte di Roma, che nella realtà non esiste, con le caratteristiche di tutte le borgate romane. Tra i protagonisti di questo velleitario piano rivoluzionario, oltre al citato Bebo, ci sono Doctor You, avvocato, teorico del gruppo, Stinchi Pirinchi, rappresentante di pomelli d'ottone per porte, l'ex capostazione Zagalot e il nonno Saverio Adinolfi. Un romanzo dal ritmo sincopato, spezzato, scritto attraverso l'accumulo di brevi paragrafi che gettano luce su questo mondo periferico destinato a non mutare traiettoria. La rivoluzione èdestinata al fallimento. Lo si percepisce sin da subito. E il fallimento non sarà collettivo, ma anche individuale, perché lo stesso Bebo, terminato il tentativo di adescamento della folla torreverdiana, non potrà più fare ritorno nella sua borgata. Lettura piacevole e divertente. Un romanzo strambo. sembra che Carvelli si trovi più a suo agio nel contatto con le storie brevi. Il romanzo richiede coerenza e coesione che qui, a volte, sembrano sfuggire. Rossano Astremo www.booksblog.it ------------ La rivoluzione spiegata alle commesse. Romanzo picaresco, ricco di personaggi strambi e teneri, La rivoluzione spiegata alle commesse fissa lo sguardo sulle storie di uomini e donne (ci affacciamo su queste pagine come se fossero finestre aperte sul quotidiano) che lottano per sopravvivere, per arrivare alla fine del mese, per trovare o tenersi un lavoro decente, una casa di due camere, un compagno o una compagna a cui dire buonanotte alla fine della giornata. Distrazioni, poche. Per chi vive a Torreverde, immaginaria borgata romana, simile ai quartieri periferici di tutte le città, il tempo passa lento e ci si ritrova al Bar Libano a chiacchierare di sport e di donne. Oppure di rivoluzione. Di strategie per il cambiamento. Ed è così che Bebo, commesso in una merceria, sensibile al fascino femminile ed ex studente ribelle, assieme ai suoi amici dai nomi improbabili (Stinchi Pirinchi, nonno Adinolfi, Zagalot, Nena…) decide, fomentato da impegnative letture di sinistra e dalle conversazioni filosofiche con il “maestro”, Doctor You, intellettuale introverso e romantico, di intraprendere una sgangherata marcia rivoluzionaria. Disorganizzazione e idee poco chiare, spirito di concretezza del tutto assente condurranno la rivoluzione al suo implodere. Saranno in grado questi sfortunati eroi di fare i conti con il fallimento? Il campionario di scritte sui muri, di modi di dire e di tipiche storielle frutto di fantasia come quella che vuole i water di Torreverde intasati da coccodrilli o gli ufo visti atterrare sui campi di grano è la scelta letteraria che soggiace alla composizione del libro per raccontare la periferia, e anche per questo il libro si rivela inventivo e brillante. Questo romanzo getta uno sguardo critico – e, per fortuna, ancora capace di ironia – sulla nostra società che più che offrire, riconoscere, tutelare sembra togliere, negare, offendere; uno sguardo allo stesso tempo distante e partecipe, che si posa sui sogni infranti delle famiglie, delle giovani coppie o di chi è rimasto solo, e ci dice che il precariato non è solo il tratto che rende tipico l’ambito occupazionale, oggi, ma finisce con l’essere segno distintivo delle identità e della contemporaneità; il “nomadismo sentimentale” di Bebo, ad esempio, non è un malinconico risvolto di questa precarietà che tocca persino la vita affettiva? Se, come recita la bandella del libro, che delinea la tendenza della collana, qualcosa dovete pur mettere nelle vostre nuove librerie Ikea, allora metteteci anche questo libro. Ma prima, ovviamente, leggetelo! Leggerlo è un atto dovuto, ché di commesse è pieno il mondo e anche dei loro sogni segreti di rivolta; ecco perché queste pagine meritano attenzione. Il sogno di libertà e di felicità dei numerosi personaggi che affollano il romanzo resta periferico, marginale, non riesce a diventare azione coerente, e manca l’obiettivo. In realtà, però, queste piccole formiche che hanno rotto le linee, e che disordinatamente annaspano, sembrano comunque voler dire che non tutte le rivoluzioni sono utopie o si svuotano di senso lungo la strada o hanno bisogno di gesti eclatanti. Molte si fanno ogni giorno, giorno dopo giorno. Nei posti di lavoro, dentro alle case, negli ospedali, nelle scuole. Se ci chiedessimo: “cosa resta, allora, dopo la rivoluzione?”, risponderemo che, dopo la rivoluzione, ciò che resta è sempre e comunque la vita. A dispetto del titolo, questo libro c’entra poco sia con la rivoluzione che con le commesse. O meglio, pur raccontandoci di questo, a ben vedere è della periferia che parla, della periferia come luogo non luogo, come luogo delle possibilità latenti o represse o semplicemente addomesticate. Periferia inesistente sulle cartine, quella di Torreverde (nome inventato eppure evocativo, che ricorda i nomi di altre borgate – vere – romane), e allo stesso tempo vivida, realistica, possibile. E qui si fanno strada altre riflessioni: sulla vivibilità degli spazi urbani, sul ripensamento dei confini, fisici e metafisici, tanto per cominciare.Daniela D'Angelo www.silmarillon.it---------------------------Il lavoro dei commessi, gli strafalcioni degli acquirenti. Nelle librerie palermitane gli scrittori socialmente utili - È dagli scaffali della libreria ecco una novità: il piccolo agitatore Bebo, addetto alla vendita di merceria, seduttore improbabile a sua volta di giovani commesse, si aggira per Torreverde, la periferia immaginaria di una grande città. È il protagonista di La rivoluzione spiegata alle commesse, volume edito da Coniglio, scritto dal romano Roberto Carvelli, che invita a un´ironica insurrezione e sui negozi d´abbigliamento del centro gli fa scrivere: «Dieci ore. Pausa pranzo per modo di dire. Cento informazioni, ottanta clienti, cinquanta sipari che aprono e chiudono i camerini». Daniela Gambino - la Repubblica-Palermo ---------------------La rivoluzione spiegata alle commesse. La scrittura di "Bebo" - alias Roberto Carvelli - è corrosiva a tratti, a tratti strampalata e allucinata, ma in questo stile personalissimo che prosegue, più che a capitoli/racconti, a singhiozzi espressivi, Carvelli riesce a elevare il minimalismo del presente ad arte espressionista. Come nel "Kamasutra delle parole" dove ricostruisce un amplesso logisticamente complesso ma sentimentalmente dubbioso: "Dimmi vacca. Vacca. (Glielo dico). Vienimi sopra e/o sotto. Dimmi troia. Troia. (Gliel'ho detto). E mettiti qui e mettiti lì. Dimmi amore. Muto. Fammi godere, ancora di più, ti amo (scusa?...non ho capito). Anch'io. Cosa? Non ricordo". Carta 26 maggio 2007 ----------------ROBERTO CARVELLI - LETTI - VOLAND - Una vita scandita attraverso i letti: la culla dell'infanzia, quello della cameretta condivisa con il fratellino, il matrimoniale delle prime esperienze amorose. Carvelli utilizza l'oggetto letto come strumento attorno al quale costruire un'autobiografia. Brevi quadretti, microracconti dello spazio di una pagina, nei quali si dorme, si ama, si cresce, si invecchia fra coperte e lenzuola. Un testo originale e interessante, giustamente apprezzato e premiato in vari reading e festival di poesia. - Matteo B. Bianchi. Linus ------------------------- Roberto Carvelli La rivoluzione spiegata alle commesse (Coniglio Editore, € 13,00) - Roberto Carvelli, romano classe 1968, torna in libreria con un bel libro, un po’ ironico e parecchio dissacrante. Dopo “Kamasutra in Smart” (Coniglio Editore, 2005) e “Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale” (Edizioni Interculturali, 2004), Carvelli punta ad un pubblico sempre disinibito che, però, non disdegna domande su se stessi e il mondo contemporaneo. Fra colpi di scena e scene surreali viene così messo in scena un dramma che ruota circolarmente intorno a Bebo (Chi è? Dove vive? Cosa fa?) e al suo mondo perché, come spiega l’autore, non bisogna essere geni per imparare la rivoluzione. Ma, concludiamo noi, forse per insegnarla sì. Dello stesso autore da non perdere “La comunità porno” (Coniglio Editore, 2007), gustosa riflessione sull’attuale scena hard italiana. D: Il titolo è emblematico. Cosa vuol dire “La rivoluzione spiegata alle commesse”? R: Vuol dire parlare della rivoluzione con tutti. Spiegare sa un po’ di alto e basso, sopra e sotto ma la traduzione è seminare i germi della rivoluzione lì dove si è e Bebo, il protagonista, è un commesso quindi lì dov’è propaga rivolta. In più è un modo per puntare la luce della amara meditazione lavorativa, che spesso porta alla ribalta il precariato, lì dove le condizioni rischiano di essere ben peggiori. D: C’è qualcosa di autobiografico in Bebo? R: Come succede spesso in narrativa ci sono coincidenze e somiglianze ma pure divergenze tra le vicende del libro e le mie personali. E’ il regno della possibilità il romanzo: sarà per questo. Mi stupisce ripensandoci quanto questo libro, apparentemente così rutilante nella finzione, contenga in realtà un coefficiente così alto di verità personale (non parlo di mimetismo) e quanto, senza volerlo mai, senza mai averci pensato, le storie che lo compongono abbiano contribuito a creare una specie di romanzo di formazione che sottoscriverei pure nella sua deviazione fantastica come se pure la trasfigurazione avesse preso la strada della verosimiglianza. D: Bebo cerca di mettere in atto la sua rivoluzione in modo molto inusuale. Prova a sedurre commesse e a indottrinare gli avventori del Bar Libano tra caffè e bicchieri di birra. Che razza di sovversivo è? R: Bebo – come pure gli altri protagonisti - è forse un sovversivo naif, un candido, un “semplice” ma questo non fa di lui un “meno rivoluzionario”. E’ questo paradosso a tenere l’ironia del titolo, una certa leggerezza, anche se talvolta pensosa, della scrittura e un “già sentito” che fa risuonare le storie come dette da uno qualsiasi, da tutti, storie da bar, appunto, per usare la tua domanda... D: Il romanzo è un microcosmo, particolari affastellati che prendono forma. Che cos’è Torreverde e chi sono i suoi protagonisti? R: Torreverde è una borgata alle porte di Roma che assomma su di sé i caratteri di molte altre borgate reali ed è per questo che ha un nome inventato. Ha caratteri di molte, un tono un po’ di tutte, con la libertà di non essere nessuna in particolare. E’ un luogo immaginato quindi più che immaginario. Non una fuga dal vero ma un insieme di tasselli veri che formano una figura che non c’era. D: C’è uno spartiacque fra il pre-rivoluzione e il post-rivoluzione. Le cose assumono contorni diversi e forme opposte, ma non nascondono che niente effettivamente sia cambiato. Perché? Credi che nella realtà le cose possano andare così? R: Lo spazio della critica si è ristretto. Non si tratta di avere davanti un microfono o una telecamera e strillarci dentro, la posta dei lettori, un servizio al tg satirico della sera. Questi mi sembrano più traguardi di minima anche se spesso preziosi nati sulla falsariga delle associazioni di consumatori. Chi risponde però alle tue domande del verso dove stiamo andando? Sta rispondendo la società a quelle istanze di futuro a cui dovrebbe rispondere? Il punto è decidere se accontentarsi o rimanere delusi. Forse è questo il rivoluzionario, un deluso proattivo. Non è una sconfitta misurare quanto ancora non va o rimane da fare. Non lo è soprattutto per un rivoluzionario, credo. D: Autore prima di “Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale” (Edizioni Interculturali, 2004). e poi di “Kamasutra in Smart” (Coniglio Editore, 2005). Spazi da un argomento più sentimentale, ad uno più erotico. Il filo conduttore è sempre l’ironia? E quale altro? R: L’ironia è un mezzo, è una delle tinte della tavolozza e serve a dare leggerezza ad un argomento importante, a mettere a dieta la seriosità. La musica e la catalogazione sono un altro. Anche la fotografia è un altro mezzo. L’argomento importante è l’amore. Il tema è spesso l’amore...quello per i luoghi o quello per l’amore. “Kamasutra in Smart”, a dispetto del titolo, di ironia ne contiene meno di quel che sembra. E’ un discorso sull’amore, appunto, dichiarato sin dal titolo. Sull’amore nelle angustie di questi tempi. Tempi in cui non si muore magari di colera ma in cui l’asfissia o la paura dell’asfissia fa morti lo stesso. Morti preventive addirittura. D: Che progetti hai per il futuro? R: Nessuno in particolare. Sto scrivendo ma senza avere l’idea precisa di quello che farò né di quello a cui servirà quello che scrivo. Flavia Piccinni www.liveinitaly.it -------------------------Nuova edizione romana per il romanzo "nato" cinque anni fa a Trento. Il ritorno di Bebo il ribelle. Carvelli e "La rivoluzione spiegata alle commesse" -- Continua l’avventura di Bebo il ribelle, il personaggio creato dallo scrittore e giornalista romano Roberto Carvelli, classe 1968, collaboratore dell’Adige: dopo la prima edizione trentina per i tipi di Nonluoghi, nel 2002, ecco la nuova versione romana, ampliata e rivista, di un romanzo sui generis che cinque anni fa aveva richiamato una certa attenzione della critica nazionale. Nel frattempo, per Carvelli, c’è stato il successo di una guida nella capitale («Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale», edizioni Interculturali) e un breve romanzo («Kamasutra in smart», Coniglio). Ora Coniglio editore rimanda in libreria Bebo e altri ribelli e il titolo è il sottotitolo della prima versione: «La rivoluzione spiegata alle commesse». Carvelli, commesse poche nel libro e allora perché nel titolo? Non è una ricerca di effetto? «Commesse sono prima di tutto le colleghe del protagonista che è appunto un commesso. E in quanto commesso porta i germi della sua ingenua ma sincera rivoluzione lì dov’è. E il luogo è questa merceria dove lavora. O le colleghe dei negozi con cui ha a che fare e solidarizza. Alla fine era anche un modo per dare un riflettore a una categoria poco presa in considerazione dai nuovi studi sul precariato e dagli incitamenti alla rivolta che vorrebbero offrire un salvagente a chi ha condizioni di lavoro svantaggiate dimenticando quanti e quante sono invece da anni vessati da una precarizzazione anche umana e non solo contrattuale». La struttura del suo libro è volutamente frammentaria: sembra antica ma anche moderna. «Il libro vive di una frammentazione della vicenda che racconta. Uno spezzettamento che è, in fondo, una specie di ricerca di assolutezza come se venissero cercate verità per attimi. Come se dovessero evaporare i tempi che le allontanano. L’effetto è che il libro può essere letto per salti come se fossero salmi, preghiere, trattati naturalistici. In questo mi ritrovo: sembra un libro scritto per tempi che non sembrano esserci più come per un futuro che ancora non c’è stato. Anche la scelta di un luogo ideale e verosimile come Torreverde è un po’ la traccia di un cercare per assoluti. Senza evadere dalla concretezza ma parlando per esempi». Le pagine aggiunte («Dopo rivoluzione»), sono come una specie di epilogo triste. Possiamo dire che la rivoluzione non ha speranza? «La rivoluzione è dispari è scritto nella prima parte. Un continuo ripartire. Un andare verso. La rivoluzione è una tensione e in questo senso ha speranza. Mi perdoni la retorica ma è una speranza di ogni giorno. Oggi è rivoluzione. Oggi fare una scelta oppure no: questo è l’inizio della rivoluzione. Riniziare una cosa sospesa, cominciare una cosa nuova. Cose che portino un cambiamento continuo di questo asse di rotazione che è la nostra vita verso... Ecco la tensione che dicevo. A meno che pensiamo di essere diretti lentamente o velocemente (a seconda dei gusti) verso la fine. Non credo si possa dire che sia un libro nichilista nonostante la meditazione finale paia riazzerare tutto. Credo che quel tirare una somma pari possa considerarsi una nuova speranza ma questo forse dipende dallo sguardo di chi legge...». - l'Adige 2/07/2007----------------Roberto Carvelli/Perdersi a Roma - Libro pregevole, il quale offre un viaggio letterario in Roma, attraverso - più che i luoghi inusuali, che sono sbrigati in svelti ma succosi capitoli, e la messe di citazioni (pure in un loro rapporto con l’Urbe, e lo diremo) - una fitta e varia schiera d’Autori, romani di natali o d’adozione: secondo la ratio non facile “le città dicono le persone e le persone parlano per interposta città”. (p. 11) Che succede, allora? Che, invece di avere il calepino di Carvelli, cioè il suo percorso nella Città - e pure c’è, organato come da vedersi -, al Lettore viene raccomandata una pletora di sguardi di scrittori, d’itinerari dunque, ognuno peculiare, ognuno significativo. E Roma è, subito: la sua parte più stronza, con Lodoli; quella politica, versione dei ’70, per Erri De Luca inappartenente; la luce satura di Cotroneo major; secondo Veronesi l’architettura schiava irredimibile dei propri secoli, e assieme in equilibrio mobile con quegli abitanti che ha, che le somigliano e se la fanno somigliare; la miscela di violenta iniziazione “bullista” e trito paternalismo della Susàni; autentica come somma di soggettività soprattutto periferiche (“o Roma, o l’orto”) nella visione di Cerami; reperibile nel suo dialetto, ma se cortocircuitàto, come vuole Raimo esemplando Aldo Nove; ovvero, seguendo Damiani, dramma (1) d’infanzia, e, come quella, tempo istantaneo, ove c’è simultaneità, immediatezza fra l’antico e il recente - e sarà impassibile epoca per il trovarsi assieme di vestigia di ogni evo; (p. 243) contraddizione continua di centro e margini, anche umani, in Desiati; vissuta dalla Petrignani come mistura di desiderio e disillusione, continua sregolatezza che diviene norma, in questo sempre mediorientale; e da Antonella Anedda come immensa congerie di dettagli, ma dettagli innamorati, (2) e tuttavia persi nel buio della misoginia; scoperta, da Magrelli, nella sua costruzione-decostruzione “o Roma o (m)Orte”, organismo autopoietico siccome autofagocìta, come l’umanoide nella copertina del terzo numero di ”Cannibale” (3) - opzione di contiguità vita-morte che si rinviene pure nel ponderato giudizio d’un Canali, proclìve a collimare il romano antico col moderno; rinverginata in un rapporto di sorellanza, come la vuole Onofri, e la segue nella pratica del dialetto; infine mela stregata, cassa di risonanza, nella lirica di Attilio Bertolucci. Tale ricalco di nervature risalta al Lettore, e però su di esso s’inarca e si mantiene il telame delli versi strani della Roma dell’Autore, reso da Carvelli in calligrafia - quella dell’anima, “updating” Giorgio Vigolo - e comunque su un organigramma che dell’Urbe svela imperdibili direttrici: innanzitutto, il suo anello e la sua tangenziale, perciò il regime, l’asse geometrico e assieme cardiocircolatorio; indi le caratteristiche di forma, di tempo, di genere (femminile), d’orientamento, d’azione; dopodiché, le qualità dell’acque, degli odori, delle vivande, dei vini; e ancora, delle genti antiche e moderne, inurbate, migranti, sino alle periferiche declinate dai coatti-zòri-zauri alle tribù zingaresche; e infine costruttive, dai resti antiqui e panorami seducenti, al falso cinematografico ovvero architettonico (il Coppedè! La Città-Giardino!), alla “non più Roma”, il recinto suburbano che annette la capitale a quel paese di poveri (cfr. p. 207) che va dilargandosi nelle tavole statistiche, e nella percezione dei ricchi (che moltiplicano perciò gli antemurali difensivi) e di chi impercettibilmente ma inesorabilmente va scivolando sulla china del “non arrivo alla fine del mese”- scoprendosi ogni giorno inispirato e meno capace di mantenere il proprio standard. Però, in nessun attimo significativo, l’Autore dimentica il proprio mandato letterario: né potrebbe, dato che si circonda - ed è giusto, stando il sentimento col quale redige la sua rubrica - di brani stralciati dal corpus di scritture che affollano, ad essa riferendosi, Roma. E tale copia di citazioni s’erge a illustrare, nella pagina, quei ruderi e quelle bellurie di palazzi e panorami dei quali il tappeto urbano è ricco. Ecco dunque che la scrittura va a farsi illustrazione del suo mondo: il riporto da Goethe, Gogol, Brodskij, Mark Twain, la Rosselli, Dumas, Elsa Morante, Caproni, De Brosses, John Fante, Andersen, Fenoglio, Bernhard, Cortázar, la Bachmann, Cheever e mille ancora s’erge intatto nel testo su Roma come ogni rudere si rizza nel tessuto di Roma - rendendo infin ragione del motto del Filosofo secondo cui il linguaggio è imago mundi, la parola è immagine delle cose. Ebbene: si compie così questo trasporto per cui non si dà Roma, bensì vedere Roma - e la lingua che la dice riflessa nel suo dire. Viene quindi da essere totalmente soddisfatti dal testo, considerandolo nella sua natura e venatura più elisia. Eppur si nota: come mai (teste p. 154 e 276) a tutti i protagonisti dell’operina di Carvelli càpita qualcosa di memorabile quando hanno diciassette anni? Ma a tutti, eh!? Boh... ***** 1) intendilo nel senso teatrale del termine; 2) “polvo nos somos, sino polvo enamorada”: verso strepitoso, che cito a memoria (probabilmente inesatto nella grafìa) ma del quale non ricordo l’Autore; 3) vedi, se vuoi, l’orchesca sinagoga Perché Pippo Baudo non sembra uno sballato?.--Giulio Lascàris - Il paradiso degli orchi-------------- Bad boy Bebo, commesso in una merceria e aspirante rivoluzionario, è tornato a farci visita in libreria---Bad boy Bebo, commesso in una merceria e aspirante rivoluzionario, è tornato a farci visita in libreria. Dopo cinque anni dall'uscita di Bebo e altri ribelli (Nonluoghi, 2002), Roberto Carvelli, scrittore e giornalista romano, ha ripreso in mano il suo piccolo eroe di periferia per vedere come si finisce a voler spiegare la rivoluzione a tutti, commesse di via del Corso comprese. Il risultato è un altro bel libro che riprende il titolo dal sottotitolo del precedente ( La rivoluzione spiegata alle commesse ), non proprio romanzo e neanche solo racconti brevi, ma tante narrazioni che si incrociano tra realtà e desideri spesso non realizzati. Una scrittura godibile, lucida e ironica, dissacrante in poche battute e molto divertente nel raffigurare alcune manie mediatiche del nostro tempo. Qui a piangere sangue non sono Madonne ma i nani di Biancaneve che ancora non son stati liberati dal giardino di Zagalot. «Bebo mi è subito venuto in mente come un serial hero. Non un killer ma un personaggetto - uso il diminutivo-vezzeggiativo per prendere immediatamente le distanze dal superomismo che accompagna sovente le figure eroiche nei libri - fuori dal comune e per questo speciale. Il seguito quindi era atteso prima di tutto da me che volevo sapere dove e come andava a finire un eroe per quanto piccolo dei nostri giorni». Così Carvelli spiega il ritorno di questo giovane che vive in una delle tante periferie romane, una Torreverde che non esiste sulle mappe della città ma nei connotati e nelle caratteristiche dei personaggi che la abitano e che rispecchiano il "cuore" di possibili quartieri della capitale. «In anni lontani annunciai subito il seguito del libro attraverso un casting letterario che interpellava precari e "eroi" simili a lui - continua Carvelli -, ma il tempo mi ha sopravanzato e sono esplose le narrazioni sul precariato. Tuttavia le pagine "un po' più disilluse" del seguito del libro sono il frutto di quelle conversazioni, di quelle mail, di quella ricerca». Accanto ai noti compagni del nostro eroe (Zagalot, Stinchi Pirinchi, Doctor You), personaggi improbabili eppure così genuini nella loro quotidianità metropolitana, il mondo di Bebo si popola di altri corpi in cerca di lavoro, forse anche di un po' di amore e di pace se non è troppo "sovversivo" pensarlo. Babbi Natale che lavorano due giorni e diventano quasi ricchi con poco, precari flexotranquilli che come Giada preferiscono non avere la certezza di un contratto e se la godono nel ricominciare sempre da capo. C'è chi ce la fa e chi no, di certo la rivoluzione a cui pensavano Bebo e i suoi amici viaggiando verso la Liguria sembra fallita davvero; c'è chi è finito in carcere e chi come Bebo in esilio volontario. Il ritorno è in incognito, Bebo non è più ben voluto, approfitta della notte per andare nuovamente a Torreverde e fatica a ritrovarsi nel suo vecchio mondo. Che peccato, per chi come lui è sempre stato dell'idea «molto pratica, non teorica, badate bene, che senza la gioia di tutti nessuno può essere felice». Evidentemente non la pensano tutti così e in molti non hanno né voglia né passione da dedicare alla rivoluzione. Mentre per Bebo «la passione è un po' tutto», o almeno lo era. Un sentimento che lo spingeva a parlare con i simpatici avventori del Bar Libano, a ragionare con il suo amico avvocato intellettuale, a scribacchiare in giro per la città un'antologia del dissenso che poi diventa storia orale e resta impressa nelle teste più di tanti programmi politici. Uno slogan per tutti, di quelli riportati nel testo e nella fantasia attribuito al nostro Bebo, è «Lasciamo vivere gli abeti, coloriamo le suore», sicuramente più anticlericale del «manipolo di tipi umani dal nevrotico al maniaco depressivo al paranoico al narciso» che pilotano le rivolte universitarie. Bebo non ha dubbi, a loro preferisce le commesse, considerando che «il mondo dei contestatori è pieno di coglioni». Alla fine della storia - «non è facile uscire bene dalle storie, belle o brutte che siano» - Bebo ci appare un po' spaesato, perso nella contemporaneità "di televisioni satellitari", stufo del disfarsi della politica in "extutto". Di sicuro non andrebbe alle primarie del partito Democratico o di chissà quale altro. Carvelli si chiede «se voterebbe ancora» o «se scapperebbe, andando in un altrove più agreste o occidentale. Se intraprenderebbe un viaggio senza ritorno a caccia di origini e di italianità di primo esodo». Chissà, il futuro è aperto anche se c'è disillusione in giro. «Ci sono attese deluse e grandi questioni irrisolte. Ripeterle ci farebbe solo del male, mentre può fare del bene pensare che se anche qualcuno prima di noi o attorno a noi ha sbagliato forse noi possiamo evitare di ripetere quegli errori e chiedere a chi per noi di non ricaderci». Conclude Carvelli: «la domanda è se tutto questo possa e debba ancora passare per organizzazioni o organismi che quegli errori hanno contenuto. Nel dubbio penso che bisogna fare. Ogni giorno». Roberto Carvelli "La rivoluzione spiegata alle commesse" Coniglio Editore pp. 212, euro 13 Queer-Liberazione 02/09/2007------------------------La divertente vita di un ribelle.--Chi è Bebo? Chi è questo strano rivoluzionario che si aggira a Torreverde, una delle tante periferie che galleggiano attorno ai nostri centri urbani? Un millantatore? Un agitatore? Un sognatore? E come pensa di mettere in moto la sua rivoluzione: seducendo commesse di improbabili mercerie, o trascorrendo oziose ore al Bar Libano? Forse Bebo ha un suo piano recondito, una sua trama gentile, un suo progetto sentimentale. Forse Bebo ci assomiglia, forse i suoi piani ci appartengono; forse il cielo al quale tenta l’assalto, è il nostro stesso cielo. Insomma, ecco la storia di un ribelle, o aspirante tale, raccontata con umorismo e ironia.---Stefano Clerici - Scaffale Romano - la Repubblica-Roma 3.09.07 ----------------Kama Sutra, variazioni sul tema.-Dedicato alle donne. Oppure a chi è pigro. A chi ha un'automobile di piccole dimensioni o a chi ama intrattenersi in relazioni pericolose al lavoro. Il manuale dell'amore per antonomasia diventa "su misura". Ecco dieci versioni alternative. Contemporaneo. Kamasutra in Smart di Roberto Carvelli (Coniglio Editore). Ma è davvero possibile fare l’amore in una “mini” diventata auto di culto tra le coppie italiane? La risposta è in questo gustoso racconto sulle avventure (erotiche) di un lui, una lei e una Smart. Da leggere Per apprendere nuovi, interessanti segreti sull’eros a quattroruote.-- Alice Politi - www.style.it---------------------Riletture....Perdersi a Roma - Una serie di punti di vista su quello che la normalità nasconde, ecco cosa potete aspettarvi da questo Perdersi a Roma, una “guida insolita e sentimentale” alla città eterna, come recita il sottotitolo del libro. Roberto Carvelli si rivolge alle diverse “voci” letterarie di Roma, che come piccoli “osservatori geografici” raccontano la loro città. Si spazia quindi dal Ghetto ebraico del poeta Valerio Magrelli, alle visioni di Sandro Veronesi, dalle cronache in vespa di Marco Lodoli alle periferie di Erri De Luca. In un continuo girovagare che tocca il Nord di Christian Raimo e l’Est di Mario De - siati, solo per citarne alcuni... Un libro che nasce da conversazioni con i tanti scrittori coinvolti, interviste agli artisti sui loro quartieri, la loro città, svelata attraverso il proprio prisma interpretativo, in un costante viaggiare dove l’itinerario è dettato dal sentimento, dalle emozioni, da racconti evocativi e aneddoti che nelle guide “ufficiali” non hanno mai trovato e mai troiveranno spazio sufficente. Cogliere l’enorme bagaglio di diversità di una Roma dalle millenarie geometrie ridefinite oggi dal suo Grande Raccordo Anulare e dalla sua Tangenziale, “giri di asfalto che hanno un’ascesa pericolosamente religiosa per una città così cristiana, così pagana”, come sottolinea Roberto Cotroneo. Non si canta qui la Roma imponente dal glorioso passato, dei Colossei e delle storiche piazze, dei maestosi simboli della cristianità e degli archi di trionfo, ma si scopre la poesia di una città annidata nei piccoli bar agli angoli delle strade, col loro carico quotidiano di chiacchiere, nelle periferie spruzzate di sparuto verde, con qualche anziano a passeggio che ha sempre da raccontarti una vita. Si và oltre la cinta del G.R.A., e ci si addentra fino ai celebri Castelli Romani, per poi tornare, in un continuo andirivieni, ad imboccare via Cristoforo Colombo, “che mette a mollo le ossa nell’acqua salata di Ostia, una specie di Rimini trapiantata sul litorale romano”. Il tono dei racconti-intervista è sempre gradevole, dettagliatissimo nei vividi ricordi di chi narra le sue storie di un rapporto con la città non sempre facile, poiché molti provengono da altre realtà del Nord o del Sud Italia. Carvelli riesce a conferire a un testo di per sé “programmaticamente discontinuo e disarticolato” una struttura unitaria, che pure ha nei cambi repentini di punti di vista il suo lato migliore, sempre volto, ovviamente, alla citta eterna, “eterna non tanto perché non cade, ma perché sopporta la rovina. E sulla rovina, che contempla e custodisce amorosamente [...] costruisce continua e sempre nuova bellezza”. Il libro, oltre ad essere coadiuvato da illustrazioni essenziali ed eleganti, è farcito di citazioni letterarie di grandi autori del passato, più o meno prossimo, e raccomandiamo di fare le vostre annotazioni nelle pagine a ciò dedicate poste in fondo al volume, magari passeggiando per soddisfare una curiosità che la lettura ha prodotto. Ultima precisazione: pagina appena menzionate hanno un “titolo” azzeccatissimo: dove mi sono perso. -Fabio Zaccaria – Roma live/Il periodico maggio-giugno 2007-----------------------------------TUTTI I LETTI DELLO SCRITTORE ROBERTO CARVELLI La prima tappa del «tour mondiale» di Letti, l’ultima “fatica” letteraria di Roberto Carvelli (edita da Voland; 128 pagine, Euro 10,00), è avvenuta a Vigevano il 3 luglio scorso, presso la galleria Borderline. L’incontro (coordinato da Bianca Garavelli e dal sottoscritto) ha permesso di conoscere da vicino un libro strano, difficilmente definibile: per stile, più che di racconti potremmo parlare di prose concatenate e, a tratti, di prose che virano in poesia. Una sorta di autobiografia, con cui il narratore ripercorre le tappe della sua vita dal punto di vista orizzontale e da uno spazio denso di significati, quale appunto è il letto. La letteratura ne è colma, di “letti” più o meno celebri; pensiamo a quelli manzoniani di don Abbondio e dell’Innominato, alle loro notti tormentate che segnano svolte importanti nel romanzo. O al letto in cui l’impiegato Gregor Samsa si risveglia trasformato in blatta nella Metamorfosi di Kafka; o ancora al letto-rifugio dal mondo in cui sprofonda l’Oblomov di Goncharov, e via di seguito… Fino a questi, di Carvelli: letti vissuti a lungo o di una notte soltanto, dal primo in assoluto, il letto “alfa”, costituito dal liquido amniotico del ventre materno, al letto dell’infanzia e al primo letto da grande; dai letti dell’amore da solo o in compagnia fino al letto “omega” della morte. «Interrogare la propria vita dal punto di vista del letto», con queste parole Carvelli ha spiegato il senso della scrittura; dallo spazio del sonno o della veglia, complici i sogni prontamente trascritti al risveglio per evitarne il dissolvimento. Un terzo della nostra vita trascorre nel sonno: basta questa riflessione per capire l’importanza del dormire. Da “Letti d’albergo”: «Non è un letto ma cento, mille letti, dipende dalle vite. Sono materassi provati con le mani: molle buone, amache, marmi. […] Campi di battaglia per studiare manovre di avvicinamento, per decidere subito da che parte stare quando si è in due e si vuole essere uno. […] Trovare ricordi è riscoprire tanti io passati come sembrassero altri. Siamo noi nei letti di una sera, lontano da qui». In copertina, Sogni d’oro, ossia un “letto” dell’artista vigevanese Silvia Levenson. Roberto Carvelli (Roma, 1968) ha al suo attivo il romanzo Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse (nonluoghi libere edizioni, 2002). Imminenti: Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale (edizioni interculturali, 2004) e La comunità porno. La scena hard italiana in presa diretta (Coniglio Editore, 2004). Marco Beretta - La Barriera --------------------------Come si fa a conoscere una città? Certo, solcandone le strade, vivendola in un'immersione che sia capace di rivelarne i segreti. Le guide turistiche possono essere utili: forniscono dati, nozioni consigli, itinerari collaudati. Esse, in genere, aiutano a non perdersi. La "guida insolita e sentimentale" di R.Carvelli sceglie un altro metodo: per cogliere l'anima segreta di un luogo occorre perdervisi dentro. Una guida fedele a tale assunto diventa un percorso di paesaggi còlti con uno sguardo inedito, insolito, capace di andare al di là di ciò che è nascosto dalla normalità. Se poi questo luogo è Roma, allora il discorso si fa più complesso per la molteplicità di volti che la Capitale è in grado di offrire al visitarore e all'abitante. E cos' l'autore giovane, nato nel 1968, si è rivolto, nel tempo, ad altri scrittori che conoscono bene la città. (...)Grazie alla trascrizione di conversazioni avute con loro ("parole scambiate per mail o scritture ricavate da sbobinature di nastri, chiacchierate in un bar o confidenze nella stanza buona della casa", p.12), si compone un vero e proprio romanzo, in qualche modo anche autobiografico, che coinvolge il letotre in un viaggio appassionato, dal forte gusto letterario, alla ricerca del genius loci dell'Urbe. Roma che è insieme luogo, sentimento, l'idea, ma anche la vittima di stereotipi e luoghi comuni, acquista, senza perdere nulla, nuova e inedita considerazione. La città viene presa come fondale, spunto, motivo di sottofondo, memoria, tema, o anche soltanto pretesto per un racconto intrecciato, fatto di domande e risposte, osservazioni e intuizioni folgoranti. ---Antonio Spadaro - La Civiltà Cattolica n.3725 3 sett.2005 --------------------------- Libri su Roma ne escono a valanghe: molti inututili, alcuni vagamente interessanti, pochissimi necessari.(...)Per fortuna c'è un libro che ci soddisfa in pieno, una guida vagabonda che tutti quanti dovrebbero seguire con fiducia: "Perdersi a Roma" di Roberto Carvelli è il viaggio in città che più ci piace, quello che non si arrende al turismo da buoi,alle deportazioni in torpedone, allo stupore programmato. Carvelli, romano autentico, sa che la nostra città è un gioco di prestigio che ci lascia sempre a bocca aperta e che non svela mai il suo trucco. Bisogna perdere tempo, imboccare traverse, spiare nei cortili, lasciarsi prendere per mano dalla curiosità. (...) Carvelli scrive bene, è vivace, colto, appassionato, semplice: "questa è una guida sbilenca - scrive - che non trova posto nell'ufficialità delle guide". E' vero, ma trova un posto d'onore sul nostro tavolo o nella tasca della nostra giacca.---Marco Lodoli - laRepubblica (Roma) 7 nov.2004---------------------------Raccontare la storia della propria vita attraverso i letti in cui si è dormito: quello infantile, quello dell'affrancamento dalla famiglia, quello dell'amore... E' l'insolita chiave di lettura proposta da Roberto Carvelli per il suo ultimo romanzo: un insieme di brevi sequenze narrative dedicate ad un atto forse troppo sottovalutato ma nel quale, senza pensarci, si consuma quasi un terso della nostra esistenza.-- Letture serali. Una vita di letto in letto.--Vanity Fair 2004 -----------------------------Un atto di amore per la Capitale è Amo Roma Perché, con testo di Roberto Carvelli e fotografie di Mimmo Frassineti: una mappa culturale con prefazione di Walter Veltroni -- Adesso vi dico perché amo Roma. ilVenerdi de laRepubblica - dicembre 2005 -----------------------------------------Come recita il sottotitolo, questa è davvero una guida insolita e sentimentale di Roma. Insolita perché il "metodo" per raccontare la città è di certo originale. Intervistando alcuni dei molti scrittori che sono (e si sentono) un po' suoi figli. E sentimentale perché la loro voce sgorga inequivocabilmente dal cuore.(...)Come un affascinante diario a più voci. Tra prosa poesia e puro giornalismo.--Affascinate diario a più voci. Stefano Clerici. laRepubblica - Roma 15nov.2004--------------------------------------------- 1SCRITTORE3DOMANDE Roberto Carvelli-Un po’ come fossimo dall’analista e ci lasciassimo andare al gioco delle libere associazioni:“se ti dico precarietà tu cos’è che pensi”?«Penso a tutte le cose che sono destinate a cadere e lo penso come una specie di esorcismo, un vudù. Mi auguro che succeda e che non si usino parole brutte per chiamare qualcosa che bello non è. Non lo è per tanti, questo è sicuro. Un esercizioche faccio spesso è pensare all’intenzione delle parole – parlo delle parole di uso comune, le parole dei giornali, tutte quelle parole feticcio che a un certo punto c’invadono il cervello – come si farebbe con quelle che ci dice la persona che amiamo o abbiamo amato. Serve». Nel tuo “Perdersi a Roma” (edizioni Interculturali) c’è anche un po’ di San Lorenzo: il tuo libro corale è in fondo un atto di amore, forse un po’ malinconico, per la città. Ma per te come è stato a San Lorenzo? «Condivido la tua definizione di “Perdersi a Roma”. L’ho scritto come un doppio tributo: alla città e alle sue voci. L’ho scritto per raccontarmi attraverso la città. Un po’di San Lorenzo – per voce di Erri De Luca che la racconta come luogo che prelude alla politica - e molto in me. I ricordi dell’Università, le fughe dalle aule: San Lorenzo mi sembrava un luogo dove far evaporare il troppo che succedeva nella facoltà. Era l’altra metà della mela. Da un parte via delle Province che era il luogo dell’acquisto dei libri, delle fotocopisterie e per questo quasi un’appendice dello studio. San Lorenzo era ed è la fuga oltre all’incontro coi locali con dei passaggi che si potrebbero storicizzare. Mi vengono in mente luoghi come il bar Marani,il Rive Gauche ma molti altri che sembrano il dopo-lavoro dell’Ateneo». Visto che sei uno scrittore,starai scrivendo qualcosa di nuovo.Quando scrivi meglio? E come:in silenzio,con la musica,al pc,di penna...? «Qualcosa di nuovo c’è ma è davvero nuovo anche per me e ancora non mi sono abituato a questa presenza e non so che destino deve avere. Me lo diranno i prossimi giorni. Ogni tanto è bene che le cose riposino. Scrivo più spesso al Pc, spesso nelle ore dell’alba prima del lavoro. A volte in silenzio più frequentemente con la musica scegliendola con cura come sali da bagno.Ma sono un forte consumatore di radio. Molte parti dei libri e molti libri sono nati da appunti scritti a penna o salvati come SMS: non mi privo di nessun mezzo per salvare le idee perché sono vere le due cose: la scrittura è fatta di fulminazioni e di artigianato». Giusy Cinardi – Post-it Buc dicembre 2007--------------------------------------------------(Come visitare Roma/Libri) Per completare il panorama dei diversi punti di vista nell’illustrare Roma è doveroso rispolverare il “Perdersi a Roma” di Roberto Carvelli. Quella di Carvelli è una Roma raccontata attraverso una serie di conversazioni con Marco Lodoli, Roberto Cotroneo, Sandro Veronesi, Erri De Luca, Vincenzo Cerami, Christian Raimo, Claudio Damiani, Mario Desiati, Sandra Petrignani, Antonella Anedda, Carola Susani, Valerio Magrelli, Luca Canali, Sandro Onofri, Attilio Bertolucci, per cogliere l’anima segreta e immaginaria della città. Un libro che anticipò il “Perdersi a Bologna” di Matteo Marchesini.--Gianleonardo Latini - romacultura.it febbraio 2008---------------------------------------------------------- Do you nead Carma Sutra? - Un manuale in grado di offrire consigli pratici per aggirare la leva del cambio, per sfruttare al meglio l'inclinazione dei sedili anteriori e la spaziosità di quelli posteriori. Gli amanti del sesso in auto ne sentivano così tanto la mancanza? A giudicare da quello che succedeva prima che arrivasse questo manuale (e basta leggere i racconti dell’antologia Carsex o il divertente Kamasutra in Smart di Roberto Carvelli per capirlo), io direi di no. - Silvia. Eroxè.it (2008)-----------------------------------------------------------------[Letteratura] L'amore ai tempi della Smart -----Piccolo, veloce: questi stessi aggettivi sono applicabili sia al libro "Kamasutra in Smart", sia all'infernale trabiccolo di ultima generazione che alla storia fa da scena, ma anche un po' da co-protagonista. Si parla di sesso e anche un po' d'amore: al centro di tutto una coppia, lui un quarantacinquenne amareggiato dalla solitudine; lei, Luna, bellissima ventenne libera e presuntuosa. Nelle pagine scorre il racconto dell'uomo, che svela l'intimo del suo animo malandato, il sesso, le emozioni e i sentimenti nati da una casualità, con ironia e intelligenza. I due si "scontrano" in macchina: lei alla guida - sicura e incauta!- della sua Smart, lui in una già ammaccata uno del '98; le macchine, una seconda pelle per i personaggi, parlano di loro e dicono che sono l'uno l'opposto dell'altra. Così, inaspettatamente per lui, hanno inizio intensi incontri di sesso, sempre e solo nella Smart, piccola ma tanto spaziosa da contenere un mondo: aperto quel buffo sportello, dentro c'è il mondo di Luna, della sua determinazione infantile, del suo divieto di fumare in macchina, della sua ostinazione a non voler fare sesso in casa e della sua semplice e cinica filosofia dell'amore. Lui viene investito dall'imprevisto e da un calore che non provava da tempo (gioia?): pur non volendo, il sesso esce dai suoi margini di pura meccanica fisica di piacere, dando vita ad un embrionale sentimento. L'unione dei corpi è ogni volta preceduta, seguita o accompagnata da parole, riflessioni e pensieri che si avvinghiano in un kamasutra filosofico-mentale. E, sempre, la semplicità della ragazza lascia lui - e noi- stupito e disarmato: " Non mi piace che si usino paroletroppo grandi per dire le cose che sono semplici, piccole. Tutto qui. Scusa. E' il mio modo" è la risposta al suo –di lui- "Mi hai salvato la vita. Te ne sarò grato per sempre". Entrambi scettici verso l'amore, non si aspettano nulla in cambio dal rapporto e questa è la solidarietà che più li unisce profondamente, o almeno è ciò che avvicina l'uomo alla ragazza. Forse, la scorza di disillusione è stata incrinata dalla lunga solitudine e la vitalità dei vent'anni di lei riesce ad aprirvi una breccia. "Ero proprio io. Quello che cercava di convincere Luna all'amore. Io, solo. Io, con più di quarant'anni e niente fuori dalla porta e nemmeno dentro. Io, la negazione dell'amore quindi, a cercare di suggerirlo". In tutto questo, la Smart non è solo - si diceva- il luogo degli incontri, ma, in fondo, rappresenta una filosofia, quella appunto di Luna, del suo modo di procedere nella vita e di come affrontare le relazioni: pratica e senza impegno. Ogni capitolo, questa è l'idea ironica e acuta del racconto, è preceduto da citazioni varie tratte dal libretto di istruzioni del veicolo in questione, dal sito o dai depliant informativi e pubblicitari. Abilissimo è il modo in cui l'autore riesce a costruire gli episodi intorno a questo nucleo iniziale che ne dà l'interpretazione, riuscendo a dare densità e poesia a tante parole spese, in fondo, solo per una macchina.----Francesca Paolini (whipart.it/arterotica.eu)- 07.05.2008---------------------------------------------------------ROBERTO CARVELLI: PERDERSI A ROMA- Perdersi a Roma è il titolo di un libro pubblicato dalla casa editrice romana Edizioni Interculturali. Il suo autore è Roberto Carvelli, scrittore in senso classico e romano in modo totale. Romastyle lo ha contattato per parlare del suo libro e ovviamente di Roma... Dando un'occhiata al tuo, chiamiamolo così, curriculum scritturae si nota una attitudine alla diversificazione degli interessi. Come nasce l'idea di una guida "insolita e sentimentale" di Roma? E come si concilia con i tuoi lavori precedenti? Non so. Credo sia carattere. Forse ho bisogno di divertirmi nel fare le cose che faccio e trovo stimoli nella differenza. Essenzialmente mi muovo attorno ad un’idea. 'Bebo e altri ribelli. La rivoluzione spiegata alle commesse' (Nonluoghi) era un libro che poteva essere antico e moderno quindi sposava passioni, suggestioni classiche e contemporanee. L’idea civico-politica di una rivoluzione possibile dei luoghi, nei luoghi, portata avanti da persone semplici. Ed era un libro di formazione: il mio primo libro. 'Letti' (Voland) è un’ipotesi di autobiografia scritta attraverso un oggetto . 'La comunità porno' (Editore Coniglio) è un documentario di fatto sui set vietati ai 18, uno sguardo curioso ma sobrio su un mondo nascosto in cui ho avuto la fortuna di entrare come un iniziato in disparte e che nasce dall’amicizia con un editore, Francesco Coniglio. Mi piace lavorare con le persone che stimo. Uno scrittore è fatto da un editore. Anche. Con Edizioni Interculturali – la casa editrice della guida di Roma – è stato lo stesso: fiducia, stima, amicizia, a tratti affetto. È stato un progetto portato avanti a piccoli passi come se camminassimo insieme nella nostra città, ci muovessimo nelle pagine del libro. Tutto sembra raccontare questo viaggio editoriale, le pagine, le illustrazioni, la copertina. Tutto. Nel tuo libro ti avvali dell'ausilio di numerosi uomini e donne di lettere che a Roma ci sono nati o hanno scelto di viverci. E' una scelta di "classe" quella di interpellare solo l'ambiente letterario? Di classe sì. Un piccolo orto chiuso dove speravo di trovare – e di fatto è successo – un ascolto e un’attenzione speciale e un modo per sagomare la città con le case dove vengono partorite opere che amiamo. Le interviste hanno tenore diverso, questo è bello secondo me. In alcune si sente ancora il nastro del registratore che scorre in altre la cura delle risposte scritte. Questa difformità l’ho cercata e voluta. Tra le cose che più mi hanno colpito di 'Perdersi a Roma' c'è sicuramente il tuo modo di descrivere gli aspetti di Roma in maniera tangenziale (non quella est). Un non voler metter nero su bianco, un voler cercare suggestioni e non punti fermi. Secondo te quanto conta lo stile quando si racconta? Mi piace quello che dici soprattutto nella prima parte. C’è un sentimento (sentimentale è appunto la guida) con cui ci si confronta con le cose. Se uno è onesto nel trasferire al lettore questo sentimento, qualunque esso sia lo stile è giusto. Ecco lo stile è la voce “giusta” di un libro, quella che rende unica l’opera e conferma le premesse della scrittura. Da questo punto di vista lo stile è la verifica, diversamente si cade nel esercizio, nello sfoggio di erudizione. Lo sguardo vagante, l’approccio tangenziale mi stanno bene. Non cercavo l’assolutezza ed è detto ovunque. Lo sguardo è il mio. La guida è personale. I diversi capitoli del tuo libro sono preceduti da una ridda di citazioni di scrittori e scrittrici molto diversi tra loro che hanno raccontato Roma a volte in maniera accennata ed altre in modo quasi monotematico. permettimi un po’ di perfidia, ma davvero ti sei letto Un po’ ho cercato, un po’ ho riletto le cose che amo, gli scrittori cercando, curioso, di sapere se erano stati a Roma e come l’avevano vissuta, percepita, detta. Mi sono fatto guidare anche da antologie, amicizie, sensibilità altrui. Più seriamente mi viene da chiederti chi tra gli autori che dicevamo ha raccontato meglio Roma, fosse anche con una frase sola? Credo che ognuna di quelle frasi specie quelle del primo capitolo a definizioni della città sono una sorpresa di stati d’animo e differenze che credo vadano lette in una successione antologica con tutto lo spiazzamento che comporta. Ho un cuore speciale per le parole di Brodskij. Rimanendo in zona letteratura credi anche tu che, come dice Christian Raimo nell'intervista che gli hai fatto, al giorno d'oggi per raccontare Roma bisogna depasolinizzarsi? Per raccontare qualsiasi cosa bisogna essere liberi. Liberi dalla maniera. E questo vale per tutti i libri e tutti gli scrittori. Non mi piace la maniera. Credo che l’atto di liberazione degli scrittori debba essere totale. È indubbio che Pasolini abbia esercitato un fascino ma il punto non è storico letterario. Il punto deve riguardare l’atto della scrittura. È imbarazzante al contempo scoprire per esempio nella contemporaneità dei modi comuni determinati da letture partecipate (a volte percepite come imposte o assunte come settarie) o da editor consonanti che danno ai libri lo stesso tono, editori che si associano e critici che assecondano. È successo e succederà ma i nostri critici letterari non fanno letteratura con i modi ma con i libri e alle volte con gli autori. Mi sembra che tu propenda per una visione di una Roma composta da più Rome. Pensi che ci sia un denominatore comune che travalica la divisione in quartieri e in ambienti? L’idea era spezzarla, segmentarla nei quartieri, negli sguardi degli scrittori e nei miei passaggi personali. Insomma l’idea era come ha detto Alessandro Piperno, uno scrittore e critico, durante la presentazione, farla esplodere, distruggerla e poi rimontare i pezzi diversamente. Insomma un delirio urbanistico e di senso. Ma anche un tentativo di conoscenza essenziale. Per finire un'ultima domanda a bruciapelo. Qual è il bello e qual è il brutto di Roma? La sua capacità di mantenere il tempo, un’accoglienza non invasiva, il Tevere tanto bistrattato che le dà una direzione. Brutta l’incapacità di percepirsi alle volte in uno scambio paritario con il resto del mondo e la perdita progressiva di una cifra personale scambiata per una ossessione di centralità che non le fa bene e non le necessita.-- Valerio Musillo - romastyle.info 04 novembre 2004--------------------------------------------------------------------Declinazioni letterarie. - Roberto Carvelli è giornalista e scrittore. È riuscito a fare della sua passione un mestiere. Qui ripercorre anchela genesi della sua guida, Perdersi a Roma, che mescola luoghi geografici a suggestioni narrative. Grazie all'incontro con un editor è nato un sodalizio che ha generato un felice prodotto editoriale. Ma Roberto ha anche un'altra passione: i racconti... Tu scrivi da molti anni ormai. Ci racconti il tuo percorso formativo, fra giornalismo e narrativa? La prima cosa in assoluto che ho pubblicato credo fosse un’intervista a Tonino Guerra l’oggetto-soggetto del mio lavoro di tesi. Poi subito un raccontino. Ho pubblicato per un po’ su riviste racconti e su giornali recensioni e interviste. Quindi, da subito, i due piani – quello della fiction e quello del reportage o del pezzo giornalistico in genere – hanno viaggiato insieme. Questo mi ha permesso di tenere un’equidistanza e piani di scambio, o, al massimo, zone di confine da valicare spesso tra quelle aree in genere pensate per differenza. Il racconto è un genere spesso bistrattato in Italia. Ingiustamente. Perché, secondo te? Perché il nostro è un pubblico da fuga e il racconto per la sua brevità non garantisce abbastanza stacco dal reale. Gli editori lo sanno e non rischiano. Eppure il racconto secondo me si presta proprio per la sua fulmineità all’esperienza – la direi quasi mistica – di un contatto breve ma intenso con l’oggetto della sua rappresentazione (cioè la Vita, cioè il Mistero, cioè il Reale, cioè quello che vi pare sia la Letteratura). Ma forse qui siamo in una “smalizia” che ha chi legge. Chi legge poco cerca l’offerta speciale: i dieci rotoli di morbidezza, la confezione famiglia, le 500 pagine del giallone in cui affogare tutte le frustrazioni della vita (quella con la v minuscola). Fugare, affogare: come vedi abbiamo usato parole di emergenza. La letteratura – che pure vive l’emergenza - la vive in senso diverso. Il punto mi sembra debba essere una forma di educazione che l’editoria generalista come la TV non è disposta a fare a meno che non sia la grande critica a suggerirglielo garantendo per lei (una garanzia che in ultimo significa: faremo uscire tante recensioni, ne parleremo come un caso ecc). Solo in quel caso una raccolta di racconti può sperare. Ma è un errore: spesso si leggono romanzi inconsistenti, come si dice nel cinema “gonfiati”. Meglio sarebbe leggere una bella raccolta di racconti. E i tuoi racconti? Da dove attingi per l'ispirazione? Il pozzo a cui si attinge è sempre quello che sappiamo o pensiamo di sapere o immaginiamo sia. Non posso non dire quindi – per continuare con la metafora del pozzo – che la corda siamo noi. Ma se abbiamo corda lunga peschiamo in un bacino meno asfittico. Il punto è come allungare la corda. Secondo me la corda si allunga mantenendo uno spirito vivo, uno sguardo aperto, una visione delle cose sempre curiosa, leggendo molto (in tutte le epoche e in tutti i continenti senza accorciarsi su una scuola, un genere, un editore) e scrivendo tanto. Aumentando l’insoddisfazione positiva per quello che si fa. Senza accontentarsi e senza i “buona la prima” che alle volte ci vengono con troppa emotiva spontaneità per quello che abbiamo scritto. Hai anche pubblicato una guida molto fortunata, Perdersi a Roma, guida insolita e sentimentale. Secondo te perché ha avuto questo successo? Pare anche sia stata copiata... Il successo credo fosse (sia) dovuto al fatto che quando è uscita c’era una certa attenzione – specie a Roma – per il racconto della città. C’era stata la rivista Accattone e c’erano le pagine di Repubblica in cui scrittori cercavano di dire la città con la loro valigetta di attrezzi. Io non ho partecipato alle due esperienze, ma vivevo da anni la stessa temperie nella mia solitudine un po’ emarginata. Avevo infatti raccolto interviste a scrittori seguendo un’idea spaziale di Roma per un editore con cui poi il progetto è sfumato, non se ne è fatto più nulla. Ma io ho continuato a lavorare, finché ho incontrato un editor (Daniela D’Angelo) e ne abbiamo parlato. Le interviste rappresentano una parte del libro, ma a partire da quelle, il progetto si è esteso; a poco a poco ha cambiato e definito meglio la sua fisionomia. Ragionando sull’idea il libro mi è cresciuto attorno, scrivendo e facendo ricerca. Ha trovato un senso più pieno in cui la dimensione spaziale via via è evaporata per lasciare tracce meno “localistiche”. La città è diventata città di dentro, la mia città interiore e in parte la città interiore tout court. E il modo per conoscerla un disargine a cui allude il titolo. A parte un testo “particolare” di Tiziano Scarpa su Venezia c’era stato poco o, soprattutto, l’idea della guida letteraria per quanto reclamata sembrava essere rimasta impigliata nelle maglie pittoresche (e retro) dell’Ottocento. Era la scoperta dell’acqua calda, forse, ma una scoperta che è sembrata rispondere ad un bisogno, a un’attenzione. Un’attenzione che - era ovvio - non è sfuggita ad altri editori o scrittori. Non posso dire che la guida “d’autore” sia diventata un genere ora perché ovviamente già lo era, ma è diventata un genere adesso con una visibilità nel mercato. Non parlerei di “copiare” né – la moda ce lo ha insegnato – si può pretendere di imporre una marca al taglio degli abiti, o ai colori di stagione. Forse basterebbe che la marca diventi una “tendenza” riconosciuta. Ma questo è compito della critica, dei giornali che invece sono spesso al servizio di altro o si interessano a quello che si vogliono interessare, a quello che gli è più vicino. Non si tratta di andare a dire un infruttuoso “primooooo” come un tana libera tutti – tanto più se le regole del gioco le scrivono o le riscrivono altri – basterebbe attendersi quest’attenzione pulita, quest’osservazione disinteressata da parte di chi sta lì con un compito e una responsabilità precisi: raccontarci quel che succede intorno ai libri. Sembra che il modo di raccontare a volte sia più importante della trama stessa. Se qualcuno scrive bene, allora anche la storia di come fa la sua lavatrice può diventare interessante... Certo la Letteratura è questo – uso la tua metafora – fare della lavatrice racconto. Scrivere bene non per forza deve significare essere forbiti ma avere cose da dire, ecco perché spesso funzionano i libri-esperienza. Penso agli Archivi dei diari, al libro di Rabito (per citare uno degli ultimi frutti del progetto “autobiografia”), delle bellissime lettere della Resistenza. -- Alina Padawan silmarillon.it-------------------------------------------------------------- Guida di Roma “per cuori sbandati” Giocare a nascondino con Cupido in vicoli, strade e quartieri della Città Eterna. Amarsi a Roma, guida per cuori sbandati traccia percorsi romantici e non in ville, parchi, quartieri periferici, stradine. Tra ricordi, citazioni dai classici della letteratura, interviste a scrittori, il libro racconta una Roma da girare in due ma anche da soli, per gli innamorati della città. Amarsi a Roma, Guida per cuori sbandati, Roberto Carvelli Ponte Sisto. 170 pagine, 14 euro (24minuti - 12 febbraio 09)--------------------------------------I luoghi dell´innamoramento.Angoli, edicole, giardini - Ragazzi che si tengono per mano? Ne vedo sempre meno se faccio una discesa per via Maqueda. Forse non è più tanto di moda, come il procedere in Vespa con lei che abbraccia lui, rimane una prerogativa della mia generazione, un vessillo da mostrare. Parla anche di come «camminano i fidanzati per strada» la guida "Per amanti sbandati" firmata da Roberto Carvelli, Amarsi a Roma. Esce per i tipi di Ponte Sisto - guarda caso il giorno degli innamorati - e inaugura la collana fuoriluogo diretta dallo stesso Carvelli e dalla trapanese Daniela D´Angelo. Daniela Gambino - laRepubblica - Palermo - 13.02.2009
--------------------------------------------------LIBRI: AMARSI A ROMA, PIU'DI UN SENTIMENTO E DI UNA CITTA' 'AMARSI A ROMA' di ROBERTO CARVELLI; (PONTE SISTO; 171 PAG.; 14 EURO). Non bisogna fidarsi del titolo, 'Amarsi a Roma'. Perche' il volumetto di Roberto Carvelli e' molto piu' di una passerella sdolcinata di romantici luoghi della capitale dove lasciare a briglia sciolta il cuore, magari pressato da trasgressive e salaci pulsioni. Ne' tantomeno e' un prodotto editoriale per soli capitolini, piu' o meno d'elezione o adottivi. Figurarsi se ci si puo' fidare del sottotitolo, ''Guida per cuori sbandati''. Al contrario, il libro e' un itinerario intelligente e colto quanto basta tra gli angoli, gli anfratti e le splendide aperture urbanistiche e storiche di Roma. Un percorso senza ostacoli in cui il lettore e' guidato per mano da una scrittura accattivante che mette in scena la citta' tra ricordi dolorosi e piacevoli, come sempre accade nel lascito del gioco dell'amore. Fintamente scanzonato, fintamente leggero, Amarsi a Roma e', invece, una inedita riscoperta di Roma. Che si sia innamorati o no, bastano - appunto - i ricordi di Carvelli per ammaliare il lettore: quando una cabina telefonica, quando il Parco della Caffarella, il meglio per baciarsi, spingersi oltre, lasciarsi. Fino all' abbandono definitivo, quello di chi scompare, stroncato da un male incurabile che crea affanni e lascia vuoti forse incolmabili. Scoprire la planimetria di Roma per scoprire qualcosa di piu' dei sommovimenti interiori che talvolta ci sovrastano talvolta ci distendono. Ricco di epigrafi di autori (Pasolini, Vamba, Morante, Bellezza, Caproni e tanti altri), ''Amarsi a Roma'' e' corredato da interviste, su Roma, a nove scrittori (tra gli altri Maraini, Guerra, Piersanti). Il libro inaugura la collana FuoriLuogo, collana di ''itinerari insoliti'', come sottolinea la curatrice Daniela D'Angelo, anticipando i prossimi ''amarsi'' (Milano e Venezia) e ''perdersi'' (Palermo e Bologna).(NOTIZIARIO LIBRI)01010000 (ANSA) - ROMA, 27 FEB 09.------------------------------------------ GUIDA SENTIMENTALE PER CUORI SBANDATI - L’ennesima guida di Roma. Eppure non contiene mappe estraibili né inserti aggiornati su eventi e festival, niente stradario o informazioni pratiche. Leggendo le parole sul retro si capisce subito che questo piccolo volume presenta qualcosa di insolito e anticonvenzionale, nulla a che vedere con l’ufficialità delle guide classiche. “Darsi appuntamento all’Eur. Giocare di notte a nascondino tra i vicoli del Ghetto. Baciarsi lungo il Tevere. Bisticciare e poi fare la pace al Circo Massimo. Le fughe verso Ostia, fino a dirsi addio all’isola Tiberina”. Amarsi a Roma (Edizioni Ponte Sisto) è una guida sentimentale – per cuori sbandati recita il sottotitolo – per scoprire una città diversa, filtrata dagli occhi di Roberto Carvelli (già autore di Perdersi a Roma) ma anche dei classici della letteratura e degli scrittori che hanno vissuto la capitale, per nascita o per scelta, intervistati per l’occasione. È una guida che non pretende di guidare ma offre al contrario una possibilità di perdita fisica e mentale, favorendo meditazioni assorte e vagabonde in una Roma illuminata dal ricordo e dall’esperienza soggettiva. Proprio l’autore ci racconta come leggere questo libro. «È un libro sui tempi dell’amore più che sui suoi luoghi pur nominandone tanti anche se senza l’esaustività che meriterebbe questa città. Angoli privati, personali. Ho cercato di restituire nella forma dell’autobiografia un po’ di privatezza a questo sentimento dell’amore e ai luoghi di questa città. Per tutti questi motivi non è corretto considerarla una guida in senso stretto». Così, come moderni flaneurs del ventunesimo secolo, iniziamo le nostre “passeggiate romane”, pagina dopo pagina, tra gli anfratti della Città Eterna alla ricerca di vicoli nascosti e luoghi dell’innamoramento. Anche se Roma non è per tutti una città romantica. Forse inaspettata è in tal senso l’affermazione di Dacia Maraini che, interrogata sull’argomento, risponde così: “Di tutto ho sentito dire su Roma, che è cinica, che è levantina, che è spiritosa, che è classica, ma non ho mai sentito dire che è romantica. Romantica è Vienna citando un luogo comune europeo. Romantica è Venezia, ma non Roma”. Tuttavia ognuno ha la sua Roma. Claudio Piersanti resta intenerito dalla sua “obesa grandezza”, Maria Grazia Calandrone la dipinge come corpo multiforme, “un agglomerato di rioni che tracimano il disordine giubilante e nero della vita” che ha nel Tevere “il suo intestino” e “un cuore oscuro e pieno di rovine, di animali randagi e angeli di pietra”. Per Roberto Varese è al tempo stesso “prigione” e “pianeta”, Lisa Ginzburg la sente come “una madre distratta e molto spesso sciatta, ma senza dubbio una madre”. La Roma di Tonino Guerra invece non è fatta di piazze grandiose ma di studi cinematografici, di case di registi e produttori dove si consuma un lavoro intenso e preoccupato. Dall’intervista al poeta, Carvelli rimane particolarmente colpito. « Ho percepito un piccolo cedimento al rimpianto nella sua voce, come se volesse chiedere perdono alla città per non averle dato quello che meritava. Mi è sembrato un invito ad una riflessione più profonda. Siamo noi che dobbiamo dare ai luoghi e non solo loro che devono dare a noi. Tonino Guerra ammetteva la complicità di Roma, come se l’indole della città fosse questa capacità di preparare il terreno della felicità sentimentale». Immersi in questa pluralità di sguardi ognuno può trovare la propria via seguendo i percorsi suggeriti che sciolgono la staticità della metropoli in favore di una geografia fluida che svela i luoghi più nascosti. Ci scopriamo così stupiti turisti negli angoli dei palazzi romani, per le viuzze del centro storico, sulle terrazze trasteverine, “multiproprietà del desiderio di tutti”, lungo le curve del Tevere, l’isola Tiberina e i mille giardini della città. Luoghi fisici ma anche suggestioni private, pensieri e sentimenti che nel turbine di questo nomadismo urbano, come piccole madeleines appena intinte nell’infuso di tiglio, fanno riaffiorare in noi il ricordo di un luogo o di un amore passato. E tra tutti gli angoli di Roma qual è il preferito dall’autore? «Amo l’Isola Tiberina, l’equidistanza delle sue sponde. Amo il tanto bistrattato Tevere che le gira attorno e il frastuono d’acqua che ho immaginato come fondale sonoro di addii malinconici ma perfetti con la duplice possibilità delle sue sponde destinate alle due anime in abbandono» ci svela. Un luogo ma soprattutto un tempo. «Un’ora, quella del tramonto, una stagione, la primavera inoltrata. Mi piace, insomma, forse proprio questo incrocio di bellezza e mestizia che viaggiano insieme. Cose e tempi che sembrano far preludere ad un miglioramento impensato». E intanto Mamma Roma è sempre lì, sorniona e puntuta, fascinosa e cinica, malinconica e ammiccante, ad offrirsi, sfacciata e un po’ narcisa come una moderna Olympia, a chiunque voglia trovare tra le curve del suo corpo nudo il proprio personale itinerario. - Livia Belardelli – Liberal – 27/02/09----------------------------------------------Roma, una guida per i cuori sbandati - Litigare con il proprio amore e poi fare la pace. Sì ma dove? «Noi romani abbiamo bisogno più degli altri di luoghi di riappacificazione. E, sarà per la regolarità del percorso o forse per il ritmo pacato e riflessivo che ispira, ma il Circo Massimo si presta a camminate di alleggerimento e chiarificazione». Ma dove era cominciato il litigio? Forse in un mercatino dell'usato: a Porta Portese, in via Sannio o in piazza Verdi. La relazione di coppia si costruisce lì. «È attraverso il litigio su un oggetto da mettere a casa o la roboante approvazione per un altro che ci si conosce in relazione!» Luoghi per litigare, per fare la pace, luoghi per baciarsi o luoghi per tradire. C'è una dettagliata topografia sentimentale nel nuovo libro di Roberto Carvelli intitolato “Amarsi a Roma” (Ponte Sisto Editore – 171 pagine – Euro 14). Darsi appuntamento all'Eur, giocare a nascondino di notte tra i vicoli del Ghetto, baciarsi lungo il Tevere o fuggire verso Ostia. Fino a dirsi addio all'Isola Tiberina. Ma anche un capitolo per i luoghi dei cuori solitari o per gli amori impossibili come Capannelle o il Quadraro. Carvelli racconta la città con gli occhi di chi l'amore l'ha trovato, di chi l'ha appena perso e di chi continua a cercarlo, senza mai darsi per vinto. Le strade e i vecchi palazzi, giardini e cabine telefoniche, vicoli e terrazze, disegnano una mappa di Roma che accompagna il lettore alla scoperta di una città tutta nuova. Le memorie e le impressioni di Maria Grazia Calandrone, Lisa Ginzburg, Tonino Guerra, Raffaele La Capria, Dacia Maraini, Claudio Piersanti, Walter Siti, Emanuele Trevi e Roberto Varese completano il disegno. Amarsi a Roma inaugura la nuova collana FUORILUOGO di Ponte Sisto: guide insolite per perdersi nelle città italiane (in arrivo Palermo, Venezia e Bologna), tra percorsi inconsueti, luoghi noti e ignoti, spunto per meditazioni assorte e vagabonde, per riscoprirsi cittadini o anomali turisti. Passeggiate senza meta in una flânerie fisica e sentimentale, accompagnati dalle suggestioni dell'autore, dei classici della letteratura e dalla confidenza degli scrittori contemporanei intervistati. -Cesare Buquicchio www.unita.it ------------------------------------------------------ AMARSI A ROMA. GUIDA PER CUORI SBANDATI, ROBERTO CARVELLI Per chi a Roma l'amore l'ha perso e l'ha trovato. Una guida ai luoghi dell’innamoramento romani. Vedute che obbligano al bacio, angoli della capitale che riconciliano i cuori smarriti, sfondi perfetti per corteggiare (o abbandonare…). Roberto Carvelli, quarantenne romano che già ha dedicato alla sua città il libro “Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale”, prosegue il suo tour romantico raccontandoci lievi peregrinazioni tra Isola Tiberina, vicoli del ghetto, Circo Massimo, fontane, piazze e biblioteche, il tutto accompagnato da citazioni dei classici della letteratura e conversazioni con noti autori. E così scopriamo che Emanuele Trevi (“Senza verso”) ama la magia delle sere invernali su Ponte Milvio, la poetessa Maria Grazia Calandrane (“La scimmia randagia”) è sentimentalmente affezionate al Tevere, Dacia Maraini (“La lunga vita di Marianna Ucria”) ama Roma ma non ne coglie il lato romantico, e Tonino Guerra (“Il miele”), che ha lasciato la Città Eterna per Sant’Arcangelo di Romagna ma ne ricorda (e rimpiange) la magnificenza di monumenti e piazze. Tanti spunti per passeggiate, molteplici idee per batticuori e sospiri: un manuale d’amore perfetto per chi ama, soprattutto a Roma (e Roma).- Giovanni Scalambra - Stradanove- 24.03.2009--------------------------------------------------In viaggio...tra le righe. -(...)Amarsi a Roma. Guida per cuori sbandati, di Roberto Carvelli, edito dalla Ponte Sisto, invece, è una sorta di guida pseudo romantica dei luoghi di Roma, una mappa spensierata di passeggiate adatte ad innamorati o a cuori solitari, attraverso racconti e memorie dell’autore, che utilizza i classici della letteratura romantica o anche le interviste a tutti quegli scrittori che hanno dipinto Roma come una città da vivere per amare. Carvelli racconta la città con gli occhi di chi l’amore l’ha trovato, di chi l’ha appena perso e di chi continua a cercarlo, senza mai darsi per vinto. Le strade e i vecchi palazzi, i giardini e le cabine telefoniche, i vicoli e le terrazze, tutto disegna una mappa della città che accompagna il lettore nella scoperta di una Roma nuova. Questo volume inaugura, inoltre, la nuova collana FUORILUOGO della Ponte Sisto, diretta da Daniela D’Angelo e dallo stesso Carvelli: si tratta di guide insolite per perdersi nelle città italiane, tra percorsi inconsueti, luoghi noti e ignoti, spunto per meditazioni assorte e vagabonde, per riscoprirsi cittadini o anomali turisti, accompagnati dalle suggestioni e dai ricordi degli stessi autori. Due personaggi estremamente diversi a confronto quindi: Federico Di Vita, è un giovane studente romano che ha saputo convertire, con spontaneità e leggerezza, un viaggio Erasmus nella sua prima, riuscitissima, fatica letteraria; mentre Roberto Carvelli ha già vissuto diverse esperienze letterarie, mantenendo sempre molto alto l’ironia di raccontare con una narrazione semiseria e divertente. Due tipi diversi di narrativa del viaggio, dove il viaggio è quell’evento tra mistico ed ideale dove l’anima ritrova se stessa e le sue aspirazioni più nascoste. Da leggere… con la leggerezza di chi è consapevole che gli insegnamenti maggiori e la propria evoluzione nascono sempre e comunque dalle contaminazioni che si celano nei viaggi, veri o anche solo immaginari.-Eva Kent - MArteMagazine aprile 2009----------------------------------------------RECENSIONE. Chi l'ha detto che la città dell'amore è Parigi? Banali luoghi comuni… L'Italia è il paese "romantico" per eccellenza, e la sua capitale non fa eccezione. Fin dai tempi dei neoclassici e della nascita del Romanticismo, fin dall'epoca in cui gli intellettuali di tutta Europa intraprendevano il loro Grand Tour - quel percorso di formazione culturale che consisteva nella conoscenza diretta dei luoghi in cui la virtù, la lingua, la letteratura e l'arte diventavano Storia - Roma è stata uno snodo decisivo, imprescindibile, un luogo da cui non si poteva star lontani, se si voleva respirare l'aria dell'impero, della maestosità dei grandi condottieri, della civiltà antica. E dell'amore. Già, l'amore. Perché a Roma ci si ama, ci si è sempre amati. Il fascino degli archi e dei ponti, luoghi in cui riesce difficile non baciarsi, il pullulare di parchi pubblici, da Villa Borghese a Villa Pamphili, il ponentino, vento "malandrino" per eccellenza (come insegna una celebre canzone), tutto porta ad amare Roma, e ad amarsi a Roma. Il volume di Roberto Carvelli (che cura la collana Fuoriluogo assieme a Daniela D'Angelo) è un originalissimo viaggio tra le strade, le piazze, i vialoni e i quartieri romani, sulle tracce di amanti nuovi e passati, un vero e proprio periplo sentimentale della città del Cupolone. Il percorso conosce anche le sue soste; e sono le citazioni da autori di ogni tempo che hanno parlato dell'amore a Roma; e le interviste a scrittori (da Dacia Maraini a Raffaele La Capria fino a Tonino Guerra) che esprimono la loro opinione o raccontano la propria esperienza "amorosa" all'ombra del Colosseo. Un libro godibile, leggero ma non superficiale, un bel biglietto da visita per Ponte Sisto, giovane realtà dell'editoria italiana.- Gianluca Calvino - librincircolo.it---------------------------------------------- VOTARE NEL MUCCHIO Cronache da un paese sprofondato nell'urna - “Votare nel mucchio" è un diario, il diario di un'esperienza, un viaggio preelettorale, una sorta di moblog, come si direbbe oggi, in cui Roberto Carvelli si scatta foto al telefonino mentre fa "anticamera" su qualche divano in attesa di poter essere ricevuto in sedi di partito e intanto registra pedissequamente le parole che gli ronzano intorno. Un percorso picaresco scavando nel tarlo dell'indecisione o nella foga dei fan, tra sondaggi improvvisati al bar, telefonate a numeri a casaccio per l'Italia o a prostitute, in cerca di un elettorato medio che poi è un elettorato speciale. Un libro per cercare di capire e non-capire cosa succede ad un Paese quando cade nel vortice delle urne, quando sprofonda nel gorgo elettorale.-(03/06/2009)- amiciperlacitta.it-------------------------------------------------Amarsi a Roma - Roma è la città dei mille scorci, della storia millenaria, degli angoli nascosti dove potersi appartare e amare. Questo libro ha le velleità di una guida, volontariamente sui generis, alla scelta del luogo più appropriato per vivere le diverse fasi dell’innamoramento nella Città eterna. Un Baedecker sentimentale della capitale, scritto con la piacioneria e la saccenteria tipiche della romanità, diviso in tanti capitoli quanti sono i diversi livelli della transizione amorosa: dall’innamoramento alla fine di una storia, passando per eventuali tradimenti, litigi e riappacificazioni. Roma e la sua memoria, i suoi ruderi e le strade suggestive del centro; ma anche Roma degli scrittori o dei personaggi celebri che raccontano il loro rapporto con la Capitale nelle interviste aggiunte a corollario per sottolineare la soggettività che ci é alla base della narrazione di un luogo così importante... Uno zibaldone di esperienze, memorie, punti di vista riguardanti Roma come luogo per gli amanti (definizione non condivisa da molti, inclusa Dacia Maraini, che proprio in una delle interviste esprime stupore nel sentire accostare l’aggettivo “romantica” alla città in cui vive da anni). I racconti e gli aneddoti molto spesso autobiografici e a tratti, quindi, un po’ autoreferenziali, compongono anche altrettanti utili itinerari e riflettono in maniera lampante le mille contraddizioni di una città in cui la millenaria storia si intreccia con la quotidianità dei suoi tre (e passa) milioni di abitanti. Questa guida è indirizzata fondamentalmente a tutti coloro che hanno una conoscenza minima di Roma; chi ci abita (o chi semplicemente ha un medio bagaglio di nozioni) non troverà nulla di nuovo, dato che vi vengono elencati molti 'luoghi comuni': Villa Ada è il parco dei fricchettoni (anche se molti altri sono gli spazi all’aperto, anche verdi, più gettonati: Piazza dell’Immacolata a San Lorenzo, l’isola pedonale al Pigneto o il Circo Massimo, il regno dei suonatori di bongo); il cimitero acattolico è uno dei posti più suggestivi di Roma; Coppedé è un quadrato di case disegnate da qualche spirito fantastico giocherellone; e le carrozzelle si chiamavano “botticelle”. - Andrea Di Carlo - mangialibri.com----------------------------------------------------------Kamasutra in Smart, Carvelli - Come a tutti sarà capitato qualche volta, mi sono lasciata affascinare dal titolo di questo libretto, Kamasutra in Smart, e dalla copertina: essendo una felice smartista mi è sembrato accattivante e simpatico al tempo stesso. Al contrario di quanto si possa pensare è un romanzo breve (o un racconto lungo, dipende dalla prospettiva), che col kamasutra ha a che fare ma non troppo. Il titolo è piuttosto chiaro, nella sua allusività; protagonisti sono infatti un uomo, una donna, una Smart e il sesso. I ruoli però non sono del tutto convenzionali: l’auto infatti non è solamente il luogo materiale in cui si consuma il rapporto fisico, ma anche struttura mentale e narrativa che definisce le interazioni tra lui e lei. In questo senso è anche un simbolo di una generazione nuova, della giovane donna emancipata messa a confronto con l’uomo di mezz’età rimasto legato a un tipo di relazione personale più classico, e che si trova affascinato e poi conquistato dalla situazione inaspettata in cui si imbatte. Simbolo anche di incomprensione e difficoltà di comunicazione tra le due età. Un’auto che aveva sempre sottovalutato, una femminilità che non conosceva porteranno il nostro uomo a cambiare i suoi abiti mentali. Il tutto è narrato dal punto di vista maschile, riflessivo e al contempo confuso, come è in effetti anche il protagonista. Lui e Luna sono due figure tipiche che si raccontano attraverso un mezzo atipico, che le illumina di una luce nuova. La scrittura scorre liscia e regolare, in un interessante parallelismo tra lo schema dei capitoli e le informazioni ufficiali sulla Smart che vengono citate all’inizio di ognuno. Anche le parti più esplicite sono trattate con misura, dando un piacevole senso di equilibrio narrativo. L’edizione poi è abbastanza curata: ho trovato un solo errore, anche se molto “pesante”. Sicuramente una buona lettura estiva, soprattutto per gli smartisti come me! - livia - liblog giugno 2009 ---------------------------------------------------La comunità porno - la scena hard italiana in presa diretta.-Nel risvolto di copertina l'editore presenta la collana alla quale appartiene il libro "La comunità porno - la scena hard italiana in presa diretta" di Roberto Carvelli come la raccolta di libri che hanno il compito di andare oltre la linea di "normalizzazione" voluta da televisione e stampa indagando così sul desiderio sviluppando lo sguardo amorale di chi vuole liberare il corpo e la mente. Nasce qualche dubbio quando alla fine della lettura ci si chiede se questo libro sia riuscito in tale nobile e difficile intento. Il libro di Carvelli è costruito secondo lo stile che accomuna molti libri scritti da giornalisti, sia in Italia che all'estero, e pur con orizzonti più limitati lo si potrebbe accostare al più celebre "The Other Hollywood: The Uncensored Oral History of the Porn Film Industry" del quale ho già avuto modo di parlare. Come il libro americano questo è costruito proponendo una serie di interviste a personaggi più o meno noti del mondo dell'hard (l'unico sostanziale intervento dell'autore è quello del primo capitolo nel quale narra di due sue esperienze sui set hard) intervistati con i mezzi più vari, dalla telefonata alla e-mail. Proprio a causa di questa impostazione il libro ne eredita i pregi ma anche e soprattutto i difetti. Il primo che salta subito agli occhi è che le interviste appaiono come raccolte senza una vera e propria interazione tra intervistatore ed intervistato, lasciando così al secondo la libertà di raccontare, scientemente o no, un po' quello che gli fa più comodo, magari indugiando su particolari, spesso autobiografici, per lui certamente importanti ma poco utili per capire come funzioni realmente il mondo del porno italiano e quale sia la vera ispirazione, se esiste, di chi crea video. Manca quindi la figura di un intervistatore ben documentato che incalzi l'intervistato portandolo a parlare di argomenti ben precisi facendo anche riferimento ad eventi collaterali che servano a svelare come effettivamente sono andate le cose. In alcuni rari casi sembra notarsi perfino l'apparente disinteresse per queste interviste, quasi venissero concesse tanto per levarsi di torno uno scocciatore. Mi riferisco in particolare alle poche righe dell'intervista allo sceneggiatore del compianto Joe D'Amato (al secolo Aristide Massacesi) dove ad una veloce descrizione del suo compito non si affianca una dettagliata e ben più interessante analisi del rapporto professionale che egli aveva con il noto regista. Ci piacerebbe inoltre sapere perché uno degli intervistati consideri Bandinelli l'eterno secondo dopo Salieri ma nulla si viene a sapere dal libro e d'altra parte i due registi ben si guardano dal fare classifiche. D'altra parte al lettore meno preparato la citazione di alcuni lavori e di alcune persone scomparse (come appunto D'Amato) nulla possono dire e tanto meno spiegare mancando totalmente una voce narratrice e conduttrice che contestualizzi tali citazioni. Il secondo difetto che salta agli occhi, assente nel libro americano, è la quasi totale assenza di riferimenti temporali che impediscono la collocazione storica delle interviste. L'effetto per chi ha un minimo di conoscenza dell'ambiente alcuni aspetti citati dalle varie persone appaiono ormai vecchi e superati mentre altri sembrano addirittura in contraddizione con altri. Ne sono un esempio le citazioni ai compensi degli attori e ai costi dei video che variano in modo incredibile da un'intervita all'altra. Evidentemente si parla di momenti diversi, quando il mercato si è saturato e i costi e ricavi sono crollati, ma ciò non è chiaro proprio a causa della mancanza di una qual si voglia datazione delle testimonianze. Purtroppo la mia impressione è che chi ha un minimo di conoscenza dell'hard italiano, alla fine del libro, resti con l'impressione che alla fin fine gli intervistati abbiano raccontato molte banalità e ripetuto altrettante storie tali e quali a quelle che essi ripetono come un disco rotto in tutte le interviste che, puntuali come la febbre terzana, appaiono in questo o quell'altro sito web (una volta nelle riviste specializzate). Lascia però sempre perplessi l'impressione che molte delle persone che operano nell'hard italiano tutto sommato se ne vergognino e lo considerino un ripiego di ben altre carriere che, guarda un po', si sarebbero meritati o che alle quali sono sfuggiti per casualità o nobili ideali. Personalmente considero questo un atteggiamento piuttosto provinciale, tipico dell'Italia, e che nonostante si voglia far credere il contrario convicono le persone che anche gli addetti ai lavori considerano questo mondo come una sorta di "ultima spiaggia" per chi proprio non è riuscito a far di meglio nella vita. Mi permetto di segnalare il capitolo 7 dedicato alle testimonianze delle maestranze (fotografi di scena, operatori, montatori, truccatori, ecc) che pur essendo parte essenziale di qualsiasi prodotto cinematografico spesso sono dimenticati da chi si occupa di questo mondo. Eppure dalle loro parole emergono non pochi particolari, spiccioli ma interssanti, che riescono a farci conoscere il funzionamento di un set hard al di là delle semplici prestazioni degli attori o dell'azione del regista. In questo capitolo segnalo l'intervista a Nicola Casamassima, noto fotografo di scena ed autore del libro Hard Set del quale prossimamente parlerò. Insomma quello che dal libro non appare è una visione ordinata e documentata del mondo della pornografia italiana fino al 2004 (data di pubblicazione del libro) e un approfondimento delle attività delle singole persone che vada oltre la solita descrizione di come si organizza e lavora in un set porno. Un libro consigliato a chi è digiuno di informazioni sul mondo hard italiano.------gongolocom.blogspot.com--marzo2010--------------------------------------
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