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 Il lettorigattiere di aegina... di Carvelli
 
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E poi, Machado, le tue poesie!/ E' un po' come quando un uomo di mezz'età/ s'innamora un'altra volta. Una cosa bella da vedere/ anche se un po' imbarazzante./ Ho fatto qualche sciocchezza, tipo metter su il tuo ritratto./ E andavo a letto con il tuo libro/ per averlo a portata di mano. Una notte un treno/ è passato nei miei sogni e mi ha svegliato./ E la prima cosa che mi è venuta in mente, con il cuore a cento,/ nella stanza buia è stata:/ va tutto bene, tanto c'è Machado./ E poi sono riuscito ad addormentarmi.

Raymond Carver
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 10/03/2006 @ 08:40:13, in diario, linkato 2042 volte)
Ci sono frasi che non si possono non pronunciare con un leggero brivido nella schiena. Come questa di questa mattina. Il mattino ha l'oro in bocca. Nella versione italiana di SHINING rappresenta la follia di Jack. La follia nostra e l'emergenza mi ha spinto a modificare con il mitico .it il sito. Un po' perché aveva fatto il suo tempo. Un po' per continuare a migliorarlo e un po' perché si erano aggiunti e presentati problemi tecnici che mi hanno costretto a eliminare, ad esempio, le pagine dei commenti. Mi dispiace ma non è stato possibile fare altrimenti, pena un blocco informatico. La mail c'è sempre (in contatti) e come molti di voi sapranno non mi sono mai risparmiato in risposte. E ora via che il mattino...
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Di Carvelli (del 09/03/2006 @ 15:05:43, in diario, linkato 873 volte)
Delle volte sperimento la lettura delle nuvole e mi azzardo a fare impressioni in base al colore e alla forma delle nubi. Se è così scuro pioverà...in...due ore? tre ore? Faccio previsioni. Spesso sbaglio e mi bagno pure. Altre mi bagno senza aver avuto la certezza di aver azzeccato. Lo faccio anche in corsa: pioviccica e penso che smetterà o diluvia e durerà per sempre. Non si impara dagli errori.
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Di Carvelli (del 09/03/2006 @ 10:16:21, in diario, linkato 757 volte)
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Di Carvelli (del 08/03/2006 @ 09:02:13, in diario, linkato 1583 volte)

Di tutti gli interventi seguiti alla polemica Baricco vs CRITICA vs Baricco, quello di oggi (la Repubblica) di Antonio Moresco mi sembra il più interessante. Al di là delle polemiche (che in genere non mi piacciono). Solo mi sembra che chi lo ha "passato" in redazione abbia fatto degli errori (ma è questione polemica, come al solito!).Segue Moresco su Baricco (dal blog della Lipperini):

Non capita tutti i giorni che uno scrittore di largo successo scriva un articolo come quello di Baricco. Non era tenuto a farlo, se ne poteva stare blindato dentro le sue certezze commerciali e le sue soddisfazioni economiche e tirare diritto. Chi se ne frega di non essere amati da quattro letterati quando lo sei da milioni di lettori in tutto il mondo! Invece è uscito allo scoperto, ha messo a nudo la sua fragilità, si è preso dei rischi. Quando succede questo, quando neppure uno scrittore come Baricco riesce più a stare a un simile gioco, vuol dire che la crepa si sta allargando.
Baricco e io abbiamo storie personali ed editoriali completamente diverse. Lui è l´emblema dello scrittore baciato dal successo, io di quello che ha avuto la vita dura. Lui guadagna un sacco di quattrini con i suoi libri, io quasi nulla. Lui è lo scrittore facile, io quello «difficile», ecc. Proprio per questo, proprio perché siamo scrittori tanto diversi e addirittura agli antipodi, mi sento libero di comprendere e di rispettare anche le sue ragioni.
E´ successo che il bersaglio non è rimasto fermo, si è mosso. Non ci sta più a essere liquidato con quattro battute. Anche se scrive: «Per quello che ne capisco, i miei libri saranno presto dimenticati, e andrà già bene se rimarrà qualche memoria di loro per i film che ci avranno girato su. Così va il mondo. E comunque, lo so, i grandi scrittori, oggi, sono altri». Parole scritte dallo scrittore che passa per il più narcisistico e supponente che ci sia in circolazione. Quanti altri scrittori, anche di minore successo commerciale di lui, avrebbero il coraggio di scrivere una cosa simile?
La storia di Baricco è singolare. Esaltato in un primo momento da influenti critici e operatori culturali, vincitore di premi prestigiosi come il Viareggio, era l´enfant prodige delle nostre lettere. Poi, a poco a poco, è diventato l´esempio negativo. Alcuni dei padrini di un tempo gli hanno voltato le spalle. Il successo di pubblico continua e Baricco può addirittura lasciare le major e mettersi editorialmente in proprio (che sia una delle ragioni di questo ostracismo ormai incontrollato?). Ma negli ambienti colti o presunti tali è diventato ormai lo scrittore impresentabile, la puttana che tutti possono permettersi di sbeffeggiare ricavandone status a poco prezzo. Che cosa è successo? I suoi primi libri erano tanto meravigliosi e i suoi ultimi fanno tanto schifo?
A me invece interessano proprio gli ultimi. Non che non ne veda bene anche la ruffianeria, la paccottiglia, il virtuosismo, i personaggi che si scambiano battute come in uno spot pubblicitario ecc. Però mi arrivano evidentemente anche altre cose che mi interessano e a volte addirittura mi commuovono. Ma è il trionfo del kitsch - sento ripetere da tutte le parti - il mid-cult, scrittura pubblicitaria, di secondo grado! E a dirlo sono, in molti casi, gli stessi che per anni hanno teorizzato la letteratura «di secondo grado» come unico orizzonte possibile in questa epoca. Che vanno in estasi per questo tipo di scrittori, siano essi di «genere» o di «genere letteratura», basta che siano controllati, disincantati, smaliziati, autoironici. Ma allora perché non sopportano Baricco?
Perché, a mio parere, assieme al debordante aspetto «pubblicitario», in Baricco c´è anche un debordante aspetto «infantile». In lui c´è sì molto calcolo, molta furbizia ecc. ma c´è anche un abnorme abbandono infantile, che mi sembra crescere sempre più col tempo. E´ questa sproporzione infantile, che per altri è solo narcisismo e patologia, la cosa che mi arriva e mi tocca. Perché lo so bene che pubblicità e dimensione infantile operano dentro la stessa fascia d´ozono, ma è anche vero che al suo interno si possono comunque giocare molte cose e che una sproporzione tra i due aspetti può aprire e scombinare persino quello che sembrerebbe un gioco prevedibile e chiuso.
Baricco è lo scrittore di un paese dove nessuno sa niente. Quelli che storcono la bocca perché credono invece di far parte di un paese dove si sa tutto, a forza di sapere tutto o di credere di sapere tutto sono diventati anche loro parte del paese dove nessuno sa niente, sono arrivati per un´altra via allo stesso punto. Baricco porta alla luce questa dimensione, di cui è parte. Crede che una «bella storia» possa riscattare la vita e sia il fine ultimo della letteratura. I suoi personaggi si incontrano in certi snodi, come nei romanzi di una volta nelle locande o al cambio dei cavalli, e lì si scambiano storie e proiezioni di vita. C´è in lui un sentimento perenne di meraviglia, come di uno capitato in un paese dove nessuno sa niente e che, in questa tabula rasa, deve fare partecipi gli altri delle storie che sa. In questo coglie un aspetto reale della situazione presente, di un paese e di un mondo dominato dalla dimensione pubblicitaria e televisiva azzerante. Certo, anche la meraviglia può fare tutt´uno con questa dimensione, ma ci si possono liberare dentro anche altre possibilità e altre forze. Scrive Kierkegaard nei suoi diari: «E´ un punto di partenza positivo per la filosofia, quando Aristotele dice che la filosofia comincia con la meraviglia, e non come ai nostri tempi con il dubbio». Lo so bene, non c´è solo questo modo di stare dentro al presente, alle sue rappresentazioni e alle sue macchine di addomesticamento. C´è anche quello di mettersi di traverso, di aprirlo, di sfondarlo, di fargli venire fuori le viscere, l´anima, di liberare al suo interno forze e disperazioni e prefigurazioni che non sapevano nemmeno di esistere fino a un secondo prima. Baricco invece vi aderisce in modo diretto, ed è per questo che appare così credibile ai suoi lettori, così vicino alla loro dimensione e alla loro vita. Per questo Baricco ha trovato tanti lettori, è proprio questo che è stato colto a livello emozionale dai tanti. E´ su questa fragilità infantile e su questo sogno «pubblicitario» della vita e anche della letteratura che si è creata identificazione. Perché anche i suoi libri sono fatti della stessa labile e ingannevole sostanza del mito diventato pubblicità.
Ma c´è un´altra cosa da dire. In Baricco, e in particolare nei suoi ultimi libri, è sempre più incombente la morte. I suoi personaggi cercano di oltrepassarla inscrivendola in un gesto che li renda mitici e unici. Una dimensione sentimentale, ultraromantica e pop, che è l´altra faccia di quella pubblicitaria di questa epoca. E´ proprio per questo, è perché ormai questa crepa è talmente visibile da apparire quasi indecente, che (con l´eccezione di Novecento) sono riuscito a leggere i suoi ultimi libri e non i primi, che non nascondo di averli letti con più partecipazione e interesse di tanti altri libri che invece ricevono il tiepido plauso della critica «seria». Qui, in questa megalomania infantile, sono trasportato nell´indistinzione tra dimensione pubblicitaria e mitizzazione, qui c´è qualcosa che mi avvicina di più a quanto sta succedendo realmente nell´immaginario di questi anni. Questa vita è sempre più al cospetto della morte. Ma non è questa la dimensione in cui vivono le maggioranze degli uomini e delle donne in questa epoca?
Il bambino fortunato ha visto che dietro la maschera pubblicitaria della fortuna c´è la morte e ne è rimasto turbato e sconvolto. Quella che incombe su tutti e quella che incombe anche su di lui come uomo e come scrittore. Ma è esattamente quello che c´è dietro la maschera della nostra epoca e del nostro mondo. Cerca di esorcizzarla e di sublimarla mediante il suo sogno pubblicitario e infantile.
Come il protagonista del suo ultimo libro che si costruisce una pista che faccia un tutt´uno con la sua vita, su cui lei possa, alla fine, ormai vecchia, correre regalandogli qualche istante di immortalità.
E´ questo sgomento dell´uomo-bambino che vede la morte dietro la maschera della pubblicità della vita e della fortuna che - al di là del buonismo, degli insopportabili vezzi stilistici e grafici, degli ammiccamenti, delle bellurie - arriva anche a me.
Non è scontato - come pensa Baricco stesso - che nel tempo che ci aspetta i suoi libri (ben più dei film che ne sono stati tratti) siano destinati a essere dimenticati.

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Di Carvelli (del 07/03/2006 @ 14:23:45, in diario, linkato 769 volte)
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Di Carvelli (del 06/03/2006 @ 09:07:19, in diario, linkato 917 volte)
Un bell'articolo di Luciano Gallino nella pagina COMMENTI de la Repubblica. Quanti posti in più di lavoro reali hanno segnato lo score di chi ha governato? Il sociologo si dà da fare con i numeri e attraverso calcoli molto circostanziati arriva a dirci che quell'emozionante dato di sovraoccupazione è in realtà un dato di sottoccupazione. In pratica il segno + si muta in - e questo solo a ragione di un calcolo attento delle registrazioni del lavoro immigrato e via così. E' incomprensibile anche ad una persona fantasiosa come me quanto l'esattezza delle scienze che sempre mi furono ostiche per quella chiamata all'attenzione, al calcolo (pur essendo io assai razionale - o cerebrale?) erano in realtà alla portata della mia fantasia.
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Di Carvelli (del 03/03/2006 @ 15:36:25, in diario, linkato 758 volte)
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Di Carvelli (del 03/03/2006 @ 10:03:18, in diario, linkato 811 volte)

Tema: Baricco rimprovera due critici (Ferroni e Citati) di non recensirlo ma di lanciargli stilettate pretestuose e non documentate. Poi scoprirà (grazie alla risposta del primo) di essere stato recensito altroché ma questo non cambia il giudizio che rimane negativo (come quello dell'altro che invece non ci pensa neppure né a recensirlo né a rispondergli. La polemica avvampa.

Svolgimento: Stamattina non mi sembrava una giornata poi tanto male. Sì un po' nuvolosa ma...succede. Mi sono dovuto ricredere purtroppo e scoprire che la sfiga mi viaggia in parallelo. Ops davanti. E non faccio in tempo a schivarla. ma tutto sommato sto bene. Per pranzo ho riso e broccoli (riso basmati) che ieri era troppo e stasera la cena è garantita e sono circondato di affetto e un amico di mio fratello ha un male incurabile. Insomma: alla fine di che mi lamento? Sta per uscire un nuovo libro e tutti gli altri vanno abbastanza bene. Pratico la franchezza ovunque ma non sempre paga. Pago lo scotto, invece, della stessa lealtà. Uomini mascherati (da amici) o donne si accalorano generosamente ma ponendo sotto il microscopio solo quello che gli sta più vicino o che gli viene da analizzare. Insomma: nessuno usa un modo scientifico per analizzare i problemi. E parlo di problemi veri. Un graffio ad una macchina per uno è "devo cambiare il paraurti" per un altro è "una sciocchezza". Quello che c'è di bello in un tamponamento a catena...se tutti stanno bene, se è successo poco...è che tutti devono rivalersi su qualcun altro. Sindrome dello specchietto retrovisore: sapere che dietro c'è chi sta peggio, chi pagherà... Succede anche nelle dinamiche dell'ufficio e forse dell'universo mondo. Oggi Aldo Grasso (recensendo una biografia) parla di Beppe Fenoglio. Un postumo, nel vero senso della parola. E' meglio essere postumi? E' pericoloso essere sotto ad un microscopio. Forse è meglio stare un po' distanti dalle cose. I tamponamenti non sono mai un bel momento. Specie quando non ci sono morti, né feriti e neppure spaventati.

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Di Carvelli (del 02/03/2006 @ 13:09:59, in diario, linkato 783 volte)
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Di Carvelli (del 24/02/2006 @ 12:28:40, in diario, linkato 1640 volte)
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