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 il letto di angelo... di Carvelli
 
"
E poi, Machado, le tue poesie!/ E' un po' come quando un uomo di mezz'età/ s'innamora un'altra volta. Una cosa bella da vedere/ anche se un po' imbarazzante./ Ho fatto qualche sciocchezza, tipo metter su il tuo ritratto./ E andavo a letto con il tuo libro/ per averlo a portata di mano. Una notte un treno/ è passato nei miei sogni e mi ha svegliato./ E la prima cosa che mi è venuta in mente, con il cuore a cento,/ nella stanza buia è stata:/ va tutto bene, tanto c'è Machado./ E poi sono riuscito ad addormentarmi.

Raymond Carver
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 15/01/2012 @ 08:27:06, in Diario, linkato 654 volte)
Da Elogio ai ricchi di Marina Cvetaeva. "dichiaro: amo i ricchi!/ Per la radice loro, putrida e precaria,/ che dalla culla coltiva una piaga,/ per quell'imbarazzata abitudine:/ fuori dalla tasca e daccapo in tasca./ Per la silenziosissima preghiera delle loro labbra,/ eseguita come una gridata ingiunzione./ E perché non li fanno entrare in paradiso,/ e perché essi non ci guardano negli occhi."
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Di Carvelli (del 14/01/2012 @ 17:46:32, in Diario, linkato 445 volte)
Anche se costa fatica andrebbe scansata la rabbia come la peggiore nemica della nostra pace. Un modo, alla fine, per non dimenticare mai. Per continuare a provare pena; è per questo che penso a quanto siano pericolose per i parenti delle vittime le commemorazioni. Davvero serve ricordarsi che si è lì non per il passato ma per il futuro. Ed è un proponimento non facile da mantenere nel tempo e nel dolore.
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Di Carvelli (del 13/01/2012 @ 14:37:16, in diario, linkato 477 volte)
TRASGRESSIONI

Mi espando e vivo
illegalmente
in aree che gli altri
non riconoscono reali.

Là mi fermo ed espongo
il mio mondo perseguitato,
lo riproduco
con amarezza e renitenza,
là lo affido
ad un sole
senza forma né luce,
immobile,
personale.
Là accado.

A volte però
Tutto questo s'arresta.
E mi restringo,
a forza rientro
(rassicurante)
nell'area ammessa
e legale,
nell'amarezza terrena.

E mi smentisco.


Kikì Dimulà
Dall'antologia Per un'introduzione alla poesia greca contemporanea, a cura di Paola Maria Minucci (1992)



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Di Carvelli (del 13/01/2012 @ 12:24:35, in diario, linkato 438 volte)
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Di Carvelli (del 12/01/2012 @ 10:16:54, in diario, linkato 530 volte)
Anche oggi inabilitato scelgo di parlarvi delle Ombre di Cappello da cui erano tratti i versi enigmistici di ieri. Il titolo della raccolta è il kafkiano Mandate a dire all'imperatore. Il tema della raccolta è l'ombra del passato. Un'ombra famigliare come nei versi di ieri che raccontavano del padre come quelli della successiva I vostri nomi che dicono: "i vostri nomi sono andati via/ voi che siete stati popolo e ombra/ remissione e forza". Ma spesso è l'ombra dei luoghi e delle persone che li hanno abitati. Oggi vi scrivo (e vi cito) di matite (per me anche un regalo fuori sacco di questo Natale). Sempre da Pierluigi Cappello, stessa raccolta. La poesia è Poesia scritta con la matita. Vado: "L'anima di grafite non conosce soste, esitazioni:/ nel suo stesso procedere in avanti/ ci chiama alla possibilità del ritorno,/ nel suo segno scuro riposa la dolcezza del bianco". Il resto è, come al solito, enigmisticamente demandato a voi.
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Di Carvelli (del 11/01/2012 @ 13:07:26, in diario, linkato 484 volte)
Oggi sono fuori uso. Fuori quasi tutti gli usi. Quando l'uso dello sguardo mi rimane leggo. E siccome mi rimane per ora, oggi, leggo. E leggo, oggi, anche se poco da Mandate a dire all'imperatore di Pierluigi Cappello la poesia che dà il titolo alla raccolta. E la leggo tutta come tutta dovreste leggerla voi. Io scrivo solo tre versi attorno a cui voi dovete disegnare il resto. Ecco la semplice enigmistica di oggi. "come i semi dei fiori, portati, come una nevicata leggera/ ho sognato di raggiungere i miei morti/ dove sono le cose che non vedo quando si vedono".
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Di Carvelli (del 10/01/2012 @ 14:37:06, in diario, linkato 445 volte)
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Di Carvelli (del 10/01/2012 @ 14:33:57, in diario, linkato 537 volte)

Recessione in Galleria
di Roberto carvelli

“Tutti al mare a mostra’ le chiappe chiare” cantava Totti dopo il 2 a 0 col Bologna. Meno allegramente quest’anno noi e altri che come noi, peggio di noi, subiscono, intuiscono o paventano i segni della crisi, le chiappe preferiscono non mostrarle. Diremmo – con facile gioco di parole – che scelgono di tenerle ben coperte immaginando che le fasi 2 o 3 o 4 della nuova recessione in generosa cura governativa le metteranno a repentaglio e sarà bene coprirle cospicuamente. E così il nostro “tutti al mare” è “tutti alla Galleria Alberto Sordi” ma ben attenti a non finire nella spirale dell’acquisto selvaggio e compensativo.

Vi siete mai chiesti, ad esempio, come mai i centri commerciali nei giorni di Ferragosto o poco prima sono presi d’assalto? Io la definisco la Sindrome degli Sfigati. Spiego. Per non incorrere nell’autocommiserazione si cerca di esorcizzarla in acquisti controbilancianti. Il sottotesto è: ho risparmiato sul viaggio e mo’ mi concedo questo regalo. L’esito alla fine è quantomeno dispendioso se non omologo di imprese turistiche di questi tempi fortemente incentivate.

Così il mio invito in questo tempio degli acquisti deve essere cauto. E, come si legge nel bugiardino farmaceutico, preceduto da avvisi tipo “leggere con attenzione modalità d’uso e controindicazioni”. È vero che Zara promette tanto con poco e Feltrinelli è una buona area di sosta per curiosità a gratis o piccole spese anche rinfrancanti. Ma al fianco ci viaggia il lusso o l’inutile a caro prezzo, il non necessario, il di più. Un genere facile da definire ma meno da riconoscere.

E però già fa bene guardarsi attorno. Fissare estaticamente la scultura di plastica che ci ricorda i gadget di chi è partito e torna con le sue palle di vetro con effetto neve. Orientarsi nella bellezza crociata della galleria, assumere un po’ di calore mentre fuori fa rigore e gelo. Ricordarla anni fa lasciata all’incuria. E prima santificata da Verdone, De Sica e la Giorgi – in una pellicola non cinepanettona – in cui la bella attrice romana piroettava coi suoi pattini a quattroruote (non ancora in linea) sognando Lucio Dalla. Eh sì, beata ingenuità di qualche anno fa!

Oggi le rotelle sarebbero impossibili se non quelle dei ragazzini incorporate nelle suole delle scarpe da ginnastica. Forse neppure ammissibili. Forse sanzionate. Di certo ardue alla “libera” piena di paletti in forma di pedoni. Ma la tentazione di lanciarsi su questi marmi sontuosi non ci lascia indifferenti.

Certo a guardarla bene la Galleria – tappatevi le orecchie voi impenitenti antimeneghini – non ha nulla a che vedere con la bellezza anche conservativa della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Un po’ per bellezza e grandezza su cui c’è poco da fare confronti. Un po’ per la capacità di mantenere (quella) il suo senso storico anche nelle griffe e nei locali storici che da noi è andata riccamente perduta. Chi di voi si ricorda lo storico Caffè Berardo di quella che allora e ancora oggi ci piaceva chiamare Galleria Colonna (con tutto il rispetto per Albertone!)? Inciso finito.

L’appuntamento da Feltrinelli rimane il più gettonato (nonostante la palla di neve e il rumore assordante e monotono del suo motore) direi guardando tutti questi singoli che si guardano speranzosi intorno. Perché centrale e a prova di malintesi di uscite. Il bar coi suoi tavolini ha una sua aria glamour ma non troppo sofisticata. Insomma non sembra di essere in un tempio dello spendo dunque sono. Vale un caffè e vale pure un aperitivo che allunghi la sosta in una pausa.

Per concludere: per chi non si può permettere il “tutti al mare” di Totti, buon “chiappe coperte” alla Galleria Alberto Sordi. O Colonna. Chissà che il prossimo anno le cose non vadano al contrario. Non ce l’ho con Totti, sia chiaro. È solo un invito, un po’ ingenuo si dirà, a un 2012 che risparmi le nostre già magre fortune e ci tolga l’impressione di essere finiti in una palla di neve claustrofobica per quanto festosa.

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Di Carvelli (del 10/01/2012 @ 14:27:02, in diario, linkato 1177 volte)

Tutte le lettere d'amore sono ridicole
Todas as cartas de amor são
ridículas.
Não seriam cartas de amor se não fossem
ridículas.

Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
como as outras,
ridículas.

As cartas de amor, se há amor,
têm de ser
ridículas.

Mas, afinal,
só as criaturas que nunca escreveram
cartas de amor
é que são
ridículas.

Quem me dera no tempo em que escrevia
sem dar por isso
cartas de amor
ridículas.

A verdade é que hoje
as minhas memórias
dessas cartas de amor
é que são
ridículas.

(Todas as palavras esdrúxulas,
como os sentimentos esdrúxulos,
são naturalmente
ridículas).
Tutte le lettere d'amore sono
ridìcole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridìcole.

Anch'io a mio tempo scrissi lettere d'amore,
come le altre,
ridìcole.

Le lettere d'amore, se c'è amore,
devono essere
ridìcole.

Ma, infine,
son le creature che non han mai scritto
lettere d'amore
ad essere
ridìcole.

Beati i tempi in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridìcole.

La verità è che oggi
son le mie rimembranze
di quelle lettere d'amore
ad essere
ridìcole.

(Tutte le parole sdrùcciole,
come i sentimenti sdrùccioli,
sono naturalmente
ridìcole).


Álvaro de Campos (pseudonimo di Fernando Pessoa) - 1935


da http://suitetti.blogspot.com

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Di Carvelli (del 09/01/2012 @ 16:31:28, in diario, linkato 463 volte)
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