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 La culla di Hvammstangi... di Carvelli
 
"
Quand'ero giovane, avevo ali instancabili,/ ma non conoscevo le montagne./ Quando fui vecchio, conobbi le montagne/ ma le ali stanche non tenevano più dietro alla visione./ Il genio è saggezza e gioventù.

Edgar Lee Masters
"
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 17/12/2012 @ 08:52:50, in diario, linkato 637 volte)
 
Di Carvelli (del 14/12/2012 @ 09:49:40, in diario, linkato 920 volte)
Tempi normali

Sfortunato l’eroe nato
In questa plaga dove il disco si è incantato
Dove i più bravi cuochi sono senza lavoro
E il girarrosto del sindaco va
Per conto suo, per inerzia.

Non si fa carriera a avventurarsi
Lancia in resta contro il drago,
Lui stesso rinsecchito in questi ultimi tempi
Per mancanza d’azione a uno spessore di foglia:
La storia ha battuto l’azzardo.

 
Di Carvelli (del 14/12/2012 @ 09:15:44, in diario, linkato 585 volte)
 
Di Carvelli (del 13/12/2012 @ 08:49:30, in diario, linkato 615 volte)
http://it.wikipedia.org/wiki/M%C3%BDvatn
Oggi è la giornata dell'Islanda e del ricordo. Il maglione che indosso viene da questo posto: Mývatn. Un lago, un insieme di casupole pronte per il trekking, i bagni termali, l'osservazione degli uccelli. Una specie di paradiso lacustre con corona di vulcani spenti (uno ora è un lago sospeso). Il maglione è fatto a mano. Sulla targhetta il nome dell'anziana signora che l'ha sferruzzato e venduto. Il ricordo dei quindici chilometri fatti a piedi in mezzo alla lava per andare a vedere il museo degli uccelli e le anatre dal binocolo. Ora, mentre scrivo, lì sarà tutta neve. Ma i bagni saranno sempre caldi. E chi si guarderà attorno vedrà bianco intorno al bianco latte dei baths. Oggi è la giornata dell'Islanda. Che io celebro da Roma.
 
Di Carvelli (del 11/12/2012 @ 10:11:32, in diario, linkato 1330 volte)
MARIANGELA GUALTIERI
Sii dolce con me. Sii gentile
da "Bestia di Gioia"

Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci -
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore nei libri.
 
Di Carvelli (del 10/12/2012 @ 09:27:10, in diario, linkato 436 volte)

Con la raccolta, di cui qui spesso abbiamo parlato, Catalogo dei giorni felici (Sciascia editore). Da cui traggo la poesia di oggi:

Facciamo che una notte di queste
ti vengo a trovare
sulla bocca la luna,
il tuo nome.
Ti vengo a trovare
sciolti i capelli, la pentola vuota
i denti
una piena
rapida, appunto.

 
Di Carvelli (del 07/12/2012 @ 09:31:40, in diario, linkato 644 volte)

Le costellazioni dell'io di Friederike MAYRÖCKER (1924) (in "Poesia" - Crocetti Editore Luglio/Agosto 1992)
Traduzione di Luigi Reitani

Come ti chiamo
quando non ci sei
e ti penso:
mia fragola-di-bosco
mia lucertola-di-zucchero
mio cartoccio-di-consolazioni
mio filator-di-seta
mio scacciapaure
mia Aurelia
mio fior-di-ghiaia
mio bambin-che-dorme
mia mano-del-mattino
mio dimentichi-molto
mio telaio-finestra
mio nascondi-luna
mia bacchetta-d'argento
mio raggio-di-sera
mio refe-di-sole
mia lepre-con-proboscide
mia testa-di-cervo
mia zampa-di-lepre
mio ranocchio-sulle-scale
mia corona-di-luci
mio rubaprimavera
mio ronzin-che-trema
mia lumaca-d'argento
mio calamaio
mia volpe-scopa
mio tagliaboschi
mio fuggitempeste
mio guardian-d'orsi
mio mostra-i-denti
mio orecchio-di-cavallo
mio albero-del-Prater
mio corno-ad-anelli
mia borsa-di scimmia
mia virata-d'inverno
mio carciofo
mia mezzanotte
mio conto-alla-rovescia
(da capo!)

http://letture-e-riletture.blogspot.it/2011/10/wenn-du-nicht-da-bist.html

 
Di Carvelli (del 06/12/2012 @ 09:06:28, in diario, linkato 402 volte)
Una canzone che non vi piace e dopo vi piace. Una persona che vi piaceva e poi basta. Una casa dove volevate abitare e poi non più. Quella stessa persona che vi ripiace ancora ma in un modo diverso. Una casa dove ritornate e non è più quella (prima accogliente o prima fredda, non so). E sono passati quasi vent'anni. E forse è normale. Un regista prima sì o dopo no. Un quadro no e sì. Gli animali sì o no. Il soufflè no e sì. Le fave, il riso, i fegatini, il vino rosso, le calamite, il verde, le auto decappottabili, l'odore della varechina. E in tutto questo, credo, non c'è niente di male.
 
Di Carvelli (del 06/12/2012 @ 09:04:20, in diario, linkato 410 volte)
 
Di Carvelli (del 05/12/2012 @ 14:20:31, in diario, linkato 572 volte)

Lei forse non si è accorto che nel presente articolo eccezionalmente le quattro o cinque ultime righe non provengono dal territorio della matita bensì sono state aggiunte all'ultimo minuto frettolosamente e in modo abborracciato. Forse troverà ridicolo il fatto di prendere tanto sul serio la nascita di un articolo. Tuttavia per me il metodo della matita ha una sua importanza. Poiché ci fu un'epoca per l'autore di queste righe nella quale egli ebbe spaventosamente in odio la penna, nella quale egli ne fu stanco a un punto tale che non saprei veramente descrivere, nella quale egli diventava del tutto stupido appena si metteva un pochettino a servirsene, e per liberarsi da questo disgusto della scrittura si mise ad abbozzare a matita, schizzare, folleggiare. Le posso assicurare (e questo è già cominciato a Berlino) che ho assistito, con la penna, ad una vera rovina della mia mano, una sorta di crampo dalla cui presa mi sono faticosamente, lentamente liberato per mezzo della matita. Un crollo, un crampo, una confusione, sono sempre di natura corporale e psichica al tempo stesso. Fu per me un periodo di sfacelo che si manifestò nella mia scrittura, nella sua dissoluzione, ed è copiando i miei appunti a matita che, come un bimbo, reimparai a scrivere.

Robert Walser da  www.zibaldoni.it/seconda_serie/2005_11_07.htm

 
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