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 Un letto da Etain... di Carvelli
 
"
Cogliamo fiori, prendili tu e lasciali sul grembo,/ e che il loro profumo renda soave il momento -/ questo momento in cui tranquillamente non crediamo in niente,/ innocenti pagani della decadenza./ Almeno se sarò ombra prima, ti ricorderai poi di me/ senza che il mio ricordo ti bruci o ti ferisca o ti commuova,/ perché mai intrecciammmo le mani, né ci baciammo,/ né fummo altro che bambini.

Fernando Pessoa
"
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 07/01/2005 @ 18:07:14, in diario, linkato 800 volte)
Naturalmente le cose stanno sempre come uno le ha lasciate. Se non le ha toccate. Naturalmente. Quindi si inizia da dove si era. Ho visto le bozze di KAMASUTRA IN SMART che presto anticiperò. Anche la copertina ho visto ma in fieri; Quindi... KIS sarà/é la ,ia prova veramente narrativa. Di quel genere con i personaggi che dicono le cose e i paesaggi e le sensazioni... Insomma un raccontone di più di 90.000 caratteri che esce in 64 pg. C'é un uomo grande, un uomo e una ragazza che gli precipita addosso con tutta l'irruenza dei suoi vent'anni e della sua smart... Lui ha 45 anni quindi incontra un londo, un altro mondo. Un mondo smart... Perchè il mondo è smart ora... e lui lo scopre in tutta la devastazione semplice che ha l'amore. Devastazione? Sì, devastazione.
 
Di Carvelli (del 07/01/2005 @ 18:05:39, in diario, linkato 751 volte)
Buon anno
 
Di Carvelli (del 04/01/2005 @ 11:43:46, in diario, linkato 825 volte)
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Sommario anno XIII numero 12 - dicembre 2004

 ATTUALITÀ E COSTUME

Il passaparola del lettore
(Federico Gentili) - Il passaparola del lettore è un atto sospeso, un tamtam che si consuma in assenza di forza gravitazionale, a metà strada tra il confidenziale e il comunitario, tra un consiglio sussurrato, adagiato con l’apparente noncuranza del bookcrossing, e una solenne dichiarazione d’appartenenza. Un atto spontaneo che in pochi secondi regala una strana intimità a persone che si conoscono appena. Una specie di scambio tra soci dello stesso club. Il buon consiglio di un amico oltrepassa le recensioni, a volte vuote e narcisistiche, che distribuiscono quella visibilità, tanto inseguita dagli uffici stampa delle case editrici. Il buon consiglio spazza via con un sol colpo il feticcio della fascetta sul libro, viatico del lettore indeciso, attestante la vittoria di prestigiosi premi e il raggiungimento di formidabili tirature. Anni fa qualcuno inventò uno slogan per invitare le persone alla lettura: “Se apri un libro, il libro aprirà te”. Tommaso d’Aquino si guardava bene dall’uomo di un solo libro. In effetti è poco ospitale una casa senza libri, ci si sente spaesati. Dal momento che anche a me capita spesso di suggerire o ricevere titoli di qualche interesse, non mi farò sfuggire questa occasione per consigliarvi un paio di libri che ho acquistato dietro la premurosa segnalazione di  altrettanti amici. Il primo testo, La crisi dell’antifascismo (Einaudi, 7 euro), è scritto da Sergio Luzzatto, docente di Storia moderna a Torino e nipote di uno di quei dodici professori universitari (su ca. 1200!) che, non prestando giuramento al fascismo, furono costretti ad abbandonare l’insegnamento. L’antifascismo è divenuto davvero così inutile, come molti intellettuali in Italia vogliono far credere? L’autore ripercorre gli ultimi sessant’anni di storia italiana, rivolgendosi alle nuove generazioni, affinchè sappiano distinguere fatti e comportamenti. Perchè «non c’è disegno del futuro che non prenda forma sulle tracce di un passato, secondo quanto si decida di conservare oppure di cancellare» (p.10). Un volumetto che dovrebbe essere imparato a memoria da tutti quei giornalisti, cosiddetti “terzisti”, che stanno cercando di riscrivere la storia del nostro Paese, sull’asse dell’equidistanza tra fascismo e antifascismo, tra fascismo e Resistenza. «Presto o tardi, dopo essere costati all’umanità un prezzo più o meno salato, i Bonaparte e i Mussolini passano, travolti dalle rovine dei mondi che hanno dapprima costruito e poi distrutto; mentre i Fouché e i Malaparte restano, per quanto feriti o screditati, galleggiando sull’oceano delle storie». In un modo o nell’altro, anche Berlusconi passerà, mentre «la maschera strapaesana di Ferrara continuerà a muoversi sulla nostra scena pubblica secondo le regole arcitaliane della commedia dell’arte» (p.80). Perdersi a Roma (Edizioni Interculturali, 12 euro) è un collage di racconti, memorie e interviste, attraverso le quali l’autore, Roberto Carvelli, fa parlare alcune delle voci più significative della capitale. Molto più di una guida e molto più di uno stradario ricco di curiosità e aneddoti, il volumetto si rivolge al lettore-turista che non limita il suo raggio d’interesse a quanto prescrittogli da un baedeker. Il punto di vista di Carvelli ricorda molto da vicino quello del Pasolini di Storie della città di Dio (Einaudi, 1995), in cui si leggeva che «per lo straniero e il visitatore Roma è la città contenuta entro le vecchie mura rinascimentali: il resto è vaga e anonima periferia, che non vale la pena di vedere. [...] La Roma ignota al turista, ignorata dal benpensante, inesistente sulle piante, è una città immensa». Roberto Carvelli invita a perdersi nella città per riscoprirne il senso, a diventare nomadi d’élite e vagabondi, a mettere in atto strategie di perlustrazione rallentata del territorio, non necessariamente regolata dai ritmi del sistema produttivo o consumistico.

 

Quale senso preferisco per gli altri? Per conoscerli, per farmi un'idea di loro? La vista certo. Ma l'udito mi sta a cuore. Avete presente quei discorsi che fanno le coppie? Oggi ne ho sentito uno quasi per intero. Quasi. Non si può essere troppo insistenti nell'uso dei padiglioni. Era una di quelle coppie che discutono. Sapete? Alle volte si dicono cazzate e sarebbe opportuno non ascoltarli per non farsi traumatizzare dalla sovraesposizione del nulla che certo fa parte del gioco. Questi due invece parlavano del tutto. Di loro, in tutto e per tutto. Ed era bello starli a sentire. Erano intimi. Come possono essere intimi due che parlano di loro due. Non uno che parla di sé anche se alla fine qualsiasi discorso io trovo che sia un discorso del Sé almeno in termini universali. Il NOI - credo io - è una specie di compromesso dell'IO. sarebbe - tradotto - IO E TE. Una specie di IO E QUALCUN ALTRO A VANTAGGIO MIO O ALMENO NON IN MIO SVANTAGGIO. Anche se so che c'è gente abbonata al masochismo e al sadismo. A volte ai due. Bene. Questi dovevano essere ua coppia di amanti. Di ex amanti. Si capiva che c'era qualcosa che non andava così siscutevano dicendo frasi precedute da ADESSO  e PRIMA e si capiva che PRIMA  era meglio (in genere PRIMA  è sempre meglio, in genere, ma non voglio esservi troppo oraziano). Il discorso è lungo e lo riprenderò (il loro) ma io ho capito che ci sono uomini e donne che dovrebbero fare solo l'amore o scopare o coccolarsi e con questo non parlo di fisicità vuota, di fisioterapia o massoterapia parlo di cervello. Sapete? Quella cosa che è odiossissima da mangiare (in forma animale, chiaro) ma utilissima da usare (non sempre). Ma parlo anche di cuore (tanto i giapponesi usano un unico ideogramma) e di come le due sappiano costruire un sistema di percezione (ecco i sensi!) e di consapevolezza (ecco i tempi... prima...adesso...la storia...) per ognuno assai diverso e speciale. NOI quindi è uguale a IO e TE senza che nessuno diventi IO senza ME (con TE). Da cui meglio soli.
 
Di Carvelli (del 04/01/2005 @ 11:02:02, in diario, linkato 824 volte)
Nella disattenzione della pausa da lavoro ecco esplodere parole di gravità e abbinamenti ormai standard tipo "immane tragedia" ormai mai più soli. Fa impressione sapere (almeno a me) che la terra abbia cambiato leggermente asse, il numero delle morti complessive mi porta a cercare paragoni. Mi stupisce la scomparsa di paesi, sapere che c'è gente che vuole sapere dove andranno i soldi che ha donato, gli sms (percentuali quasi assolute)... Penso che c'è una guerra in corso, più guerre in corso. Penso al coordinamento delle operazioni di aiuto (in tutti i servizi un fatto politico che si nomini quel ministro e quel primo ministro). La conta degli italiani mi lascia perplesso. La conta dei dispersi mi sembra irreale e mi imbarazza questa percezione (do per scontato mail e telefonate sms...). Siamo esseri comunicanti. Homo mediaticus (si dovrà dire così?) il genere quindi... Di immane c'è molto di più della tragedia.
 
Di Carvelli (del 04/01/2005 @ 10:58:49, in diario, linkato 776 volte)

Sono di Duccio Battistrada (che invidiabile nome de plume vero!) che è un amico di Perdersi a Roma e ora anche una faccia simpatica e una mente combinatoria che (forzato un po') ha prodotto un saluto alla festa Voland dove ci siamo conosciuti, in forma di haiku.

Via del Boschetto
festa e libri offre Voland
stai un poco stretto.

Via del Boschetto
fra brindisi e lenticchie
letto e non letto.

Boschetto vibra
Voland ha perso un'O
però si libra.

 
Di Carvelli (del 26/12/2004 @ 17:56:45, in diario, linkato 753 volte)
"Ora la donna è stanca di fare l'uomo e vuole tornare ad essere donna". La prossima volta che sento frasi come queste cambio canale.
 
Di Carvelli (del 26/12/2004 @ 17:46:59, in diario, linkato 753 volte)

 

ma in Italia e in italiano non sono disponibili in DVD...

 
Di Carvelli (del 26/12/2004 @ 17:37:14, in diario, linkato 789 volte)
Sto ascoltando ROMEO AND JULIET. Ricordate? DIRE STRAITS. Sto ascoltando R&J e penso che quest'anno ho fatto più regali e ne ho ricevuti di più. Ho fatto e ho ricevuto tanti regali piccoli e utili. sarà un effetto di questa penuria e della crisi ma sembra (almeno a sentire me) che la gente si sia sforzata di fare regali utili, che ci abbia pensato. Addirittura (e questo è un regalo che ho particolarmente gradito) c'è chi si è industriato a pensare ai 5 sensi. A tutti e 5! Beh, è andata bene e senza esplosioni che così dovrebbe essere. pensieri. Messi bene. Addosso a chi vogliamo bene.
 
Di Carvelli (del 23/12/2004 @ 11:17:05, in diario, linkato 842 volte)
Il babbo obeso[1]

Era

una festa.

É diventata una fiera. Quella di fine dicembre era una

 festa ravvivata da qualche banchetto. Una festa che, d'altronde,

era precedente all'era cristiana. É diventata una fiera commerciale che, dal mese di ottobre, ci ingiunge di spendere senza freno: "Prendetevi dell'anticipo sulle feste".

Era la festa del bimbo povero che nasce sulla paglia, commuovendo, con il suo semplice prodigio, la profonda bontà degli umili della terra. É divenuta una fiera per ragazzi di un Occidente troppo ricco, pieni di una falsa felicità che nasconde loro l'indigenza mortale dei bambini della miseria[2].

Era la straordinaria favola di un Dio che sceglieva volontariamente la povertà per farsi piccolo tra i piccoli. É divenuta la tirannia di un Baal insaziabile che obbliga tutti a ingrassarsi per lui, consumendosi in un'orgia di consumi.

In quell'epoca gli Angeli nelle campagne intonavano un canto melodioso, era per tutti come una luce nella notte, "l'anima di un mondo senza cuore" secondo l'espressione di Marx. Oggi nelle nostre città, i Demoni del consumo stordiscono la gente con ritmi e rotti che coprono i rumori dei motori.

Babbo Natale, scendendo dal  "cielo" sceglieva dal suo sacco l'oggetto a lungo sognato che gli umili genitori offrivano ai loro bambini buoni. Il Babbo Obeso, troneggiando su piramidi di immondizie che scalano il cielo, copre di cacca-regali[3] famiglie sature che crollano sotto il peso dei soli imballaggi.[4]

All'epoca succedeva che i nostri ragazzi, ai quali insegnavamo il sacrificio in nome della condivisione, accettassero di privarsi di qualcosa per "i piccoli cinesi". Adesso i nostri generosi rampolli sono destinati a nutrire i piccoli cinesi assorbendo - fino all'indigestione- i prodotti della loro industria clandestina.

Si risparmiava per donare. L'amore, di cui il dono era il simbolo, aveva più valore che l'offerta in sé. Oggi, l'imperativo del regalo diventa l'alibi del nostro reciproco iper-consumo. Ognuno sa che riceverà tanto quanto dà, e si trova obbligato ad accettare gli ultimi "gadget" alla moda[5], e questo spreco "altruista" di benestanti che si congratulano a vicenda, perfettamente ipocrita, contribuisce a legittimare e occultare il nostro saccheggio delle risorse del pianeta[6].

DI CONSEGUENZA, fuggendo questa irreggimentazione scandalosa, facciamo appello ai  nostri lettori a non regalare e a non farsi regalare nulla:

Boicottiamo le feste!

In particolare, considerando che la mitologia cristiana, snaturata e recuperata, serve ormai da alibi a questo sperpero collettivo,

facciamo appello alle chiese

a rinunciare al salmone

e al bambinello, a... boicottare il Natale!

E INFINE POICHÉ, a quanto pare, i popoli hanno bisogno di riti, e i bambini di feste,

 

Facciamo del 25 dicembre

la festa della riduzione dei consumi e della decrescita!

François Brune

traduzione Francesca Grillo

[1] Editoriale apparso nel n.24 di 'La decroissance, le journal de casseurs de pub', dicembre 2004, pag.3 (n.d.t.).

[2] Ogni giorno, sulla terra, 30.000 bambini di meno di 5 anni muoiono per malnutrizione e malattie infettive.

[3] Il termine originale in francese (ca-cadeaux) è un gioco di parole che non è possibile rendere in italiano. Fa riferimento a un'intervista a pag.11 del n.24, dicembre 2004, di 'La decroissance, le journal de casseurs de pub' in cui il prof. Foldingue rapporta l'aggressività economica alla fase anale dello sviluppo della sessualità infantile come visto da Freud. Il bisogno di accumulare sarebbe ispirato dal bisogno infantile di produrre, palpare , speculare. Società dei consumi = società delle deiezioni (n.d.t.)

[4] In Francia la produzione di imballaggi ha raggiunto nell'anno 2000, la cifra di 18 miliardi d'euro, cioè 300 euro per abitante (fonte: Quid 2004)

[5] "Purché a Natale la mia famiglia non mi regali un telefono portatile" diceva poco tempo fa un nostro amico.

[6] Secondo Alain Accardo: Natale "all'origine momento fondamentale della vita spirituale", s'è trasformato "in celebrazione grossolanamente materialista [..] d'un saccheggio che è un insulto all'indigenza dei poveri" (Le Petit Bourgeois gentilhomme, pag.92, edizioni Labor, 2004)

 
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