Cogliamo fiori, prendili tu e lasciali sul grembo,/ e che il loro profumo renda soave il momento -/ questo momento in cui tranquillamente non crediamo in niente,/ innocenti pagani della decadenza./ Almeno se sarò ombra prima, ti ricorderai poi di me/ senza che il mio ricordo ti bruci o ti ferisca o ti commuova,/ perché mai intrecciammmo le mani, né ci baciammo,/ né fummo altro che bambini.
Di Carvelli (pubblicato @ 09:45:02 in diario, linkato 1125 volte)
Non chiedetemi perché ma a me le architetture totalitarie mi piacciono. Non so perché e per come. Decisamente non è nostalgia politica ma vedere i simboli delle collettivizzazioni mi fa bene. Mi fa pensare al "siamo tutti uguali" magari un po' scontato e illusorio. Case del popolo, case del... NOn voglio usare parole che mi facciano fraintendere. Sono e sarò sempre democratico ma il mito dell'INSIEME tanto non me lo tolgo. Non c'è nulla da fare. Dovrei essere contento del capitalismo sfrenato della globalizzazione opportunista della libera impresa della società di capitali? Dovrei? Forse dovrei intanto dire che le architetture totalitarie a cui mi riferisco e con essa quella fascista devono la loro preminenza ad una delle generazioni di architetti più salutare e creativa...Terragni Libera Piacentini...sono piccoli geni che hanno fatto flessioni sulla politica. Insomma io mi commuovo al pensiero di una casa per tutti. Di una casa di tutti...