Dunque, poiché la cosa della quale si parte in cerca non può né deve avere un volto, come riconoscere i mezzi per raggiungerla se non dopo averla raggiunta, e che mai potrà essere la meta se non una meta apparente? Un precettore orientale non parla diversamente, là dove asserisce che il discepolo deve camminare per arrivare, spingersi avanti con la forza del suo spirito al fine di ricevere la sua illuminazione. Il compiersi dell'illuminazione è pari al subitaneo schiudersi del loto o al ridestarsi del sognatore. Non è dato aspettarsi la fine di un sogno, ci si desta spontaneamente quando il sogno è finito. I fiori non si apriranno se ci si aspetta che s'aprano, ciò avverrà da sé quando il tempo sarà maturo. L'illuminazione verso la quale si procede così non si raggiunge. Essa verrà da sé, quando il tempo sia maturo.
Di Carvelli (pubblicato @ 09:45:02 in diario, linkato 1083 volte)
Non chiedetemi perché ma a me le architetture totalitarie mi piacciono. Non so perché e per come. Decisamente non è nostalgia politica ma vedere i simboli delle collettivizzazioni mi fa bene. Mi fa pensare al "siamo tutti uguali" magari un po' scontato e illusorio. Case del popolo, case del... NOn voglio usare parole che mi facciano fraintendere. Sono e sarò sempre democratico ma il mito dell'INSIEME tanto non me lo tolgo. Non c'è nulla da fare. Dovrei essere contento del capitalismo sfrenato della globalizzazione opportunista della libera impresa della società di capitali? Dovrei? Forse dovrei intanto dire che le architetture totalitarie a cui mi riferisco e con essa quella fascista devono la loro preminenza ad una delle generazioni di architetti più salutare e creativa...Terragni Libera Piacentini...sono piccoli geni che hanno fatto flessioni sulla politica. Insomma io mi commuovo al pensiero di una casa per tutti. Di una casa di tutti...