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 Letto di L 2... di Carvelli
 
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Cosa cercano gli uomini nelle donne?/ il profilo del desiderio soddisfatto./ Cosa cercano negli uomini le donne?/ Il profilo del desiderio soddisfatto.

William Blake
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Di Carvelli (del 23/07/2009 @ 09:30:01, in diario, linkato 1131 volte)

Strano il destino di certi libri. E di certi autori. Franco Stelzer mi è arrivato sempre accompagnato da mani amiche (diverse). In due parole non ho mai comprato un suo libro. E sono tre. Tre che ha scritto e che ho letto. Tre che mi hanno colpito anche se del n.3 (Matematici nel sole, il Maestrale) devo ancora fare il viaggio. Ieri, prima di andare a letto ci ho messo il piede sopra. Solo un inizio. Solo le prime parole. Dopo un prologo molto bello, l'inizio è

"La faccenda dei calzini spaiati li accompagna fin dall'inizio".

e non si poteva non pensare a Capossela.
"Sorride la mia sposa" è la dedica bella. Bella era la definizione di Stelzer nel Dizionario affettivo di cui già scrissi per mia definizione. Stelzer (che è un autore apparentemente piccolo ma importante, pregnante, a lunga conservazione) arriva a mano, lo porta qualcuno come se avesse bisogno di un accompagnamento. Ma poi, quando arriva, ecco che si fa spazio da solo (da solo a solo con il nuovo lettore). Poche pagine e sento che già è successo qualcosa dentro le sue parole. Che questo è un libro nuovo. Davvero nuovo. Ma ci ho solo messo un piede prima di prendere il volo prematuro dei sogni.

">.

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Di Carvelli (del 22/07/2009 @ 15:23:15, in diario, linkato 765 volte)

Viene da www.ilprimoamore.com insieme alle illustri premesse da cui è partita la suddetta meditazione che aggiungo

Editing e scrittura
Dario Voltolini
 
La figura recentemente salita alla ribalta, per qualche giorno, dell'editor merita non molte riflessioni, ma un sacco di precisazioni. Io vorrei farne qualcuna, di precisazione.
L'editing del testo letterario è importante. Serve a evitare che il testo scritto dallo scrittore abbia delle imperfezioni marchiane che lo minerebbero o almeno lo deturperebbero. In un certo senso il testo letterario è come un vetro soffiato: una piccola bolla d'aria indebolisce il tutto, lo rende fragile e prima o poi si rompe.
L'editing del testo letterario è importante. Serve a evitare che la nonna morta nel capitolo uno ricompaia gagliarda nel penultimo capitolo a dire qualcosa di decisivo.
L'editing del testo letterario è importante. Serve a evitare che la protagonista riempia il bagno di vomito la prima sera che va a cena dal fidanzato medico e che dopo un'ellissi narrativa che salta molti anni lui, ormai da tempo sposato con lei, si renda conto che lei ha disturbi alimentari per via delle sue strane mestruazioni.
L'editing del testo letterario è importante. Serve a evitare che lo scrittore dalla prosa alata e virtuosistica si lasci scappare un qualunque "evaquarono" nel momento topico del terremoto.
Quando una persona consiglia lo scrittore e gli dice che la protagonista non deve morire di stenti, ma al contrario vivere felice e fare sette figli con un magnifico uomo, non si chiama editing.
Quando una persona consiglia lo scrittore e gli dice "devi cambiare stile" oppure "i tuoi personaggi femminili sono troppo deboli", non si chiama editing.
Quando una persona consiglia lo scrittore di non scrivere racconti bensì romanzi e quindi consiglia di fondere insieme tutti i racconti fin lì scritti in un romanzo, non si chiama editing.
Quando una persona può costringere uno scrittore a 1) aggiungere o togliere personaggi, 2) modificare la disposizione dei capitoli, 3) cambiare l'inizio, 4) cambiare la fine, 5) cambiare la lingua, 6) cambiare la persona, 7) cambiare il tempo dei verbi, 8) cambiare il luogo dell'azione, 9) cambiare il tempo dell'azione, non si chiama editing.
Quando una persona può riscrivere quello che lo scrittore ha scritto, buttando via quello che gli pare, e aggiungendo le sue proprie stronzate, non si chiama editing.
Io non so come si chiamino queste cose che le persone fanno sulle pagine scritte da altre persone, per ognuno dei casi va trovato un termine adeguato.
Ma per l'ultimo caso, che è quello del povero Carver e del disgraziato Gordon Lish, la parola è facile facile: stupro.
Due considerazioni marginali. La prima: Gordon Lish, ahimè, opera il suo stupro su Carver non tanto e non solo come editor, ma purtroppo come scrittore. Valga questo come monito agli scrittori che si inventano editor sui testi di altri scrittori. Il pericolo (la tentazione) è quello di stuprare l'altro. Di inoculare nel suo testo il proprio codice genetico. Fate, facciamo, facciano attenzione.
La seconda: si dice che senza Lish non ci sarebbe stata la fortunata e importante corrente del minimalismo narrativo, in questo caso precisamente inaugurato dal Carver rivisto da Lish. Ma la risposta è banale: tanto peggio per il minimalismo.
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Di Carvelli (del 22/07/2009 @ 10:43:00, in diario, linkato 534 volte)
Nel suo racconto è successo qualcosa e se ne è accorto solo ora come quando ti torna in mente un sogno. All'improvviso. L'improvviso è il 31 dicembre. L'ultimo, quello scorso. Provava a telefonare a vuoto a un numero. Non era in Italia. Non riusciva a prendere la linea. Chiamava anche ogni tre secondi e nulla. Tipo 30 telefonate. Adesso, mi ha detto, so che non chiamavo il numero giusto. So che chiamavo altro. Non un telefono. Non una persona. Chiamavo me. Invitavo me ad altro. Non so come spiegartelo bene. Sono cose che non sai come dire queste. Poi c'erano stati i botti. Ci sono ovunque i botti la notte del 31 dicembre. Anche dall'altra parte del mondo. A quel numero apparentemente chiamato a vuoto in realtà aveva risposto qualcun altro. Senza saperlo. Dopo era stato ad una funzione - non capisco bene ma una cosa importante - ed è lì che è cambiato tutto. Da questo momento il racconto si fa confuso. Da adesso non so più trascrivere quello che mi dice il mio amico. Nel racconto qualcosa torna e qualcosa no. Siccome sono uno che non mette mai in ridicolo gli altri e tende naturalemnte a fidarsi credo per definizione alla definizione di questa nuova vita a cui solo ora riesce a dare un inizio. Ecco, mi dico, serve sempre un inizio. Per raccontare una storia. Per riprendere una vita. Che hai perso.
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Di Carvelli (del 21/07/2009 @ 12:02:17, in diario, linkato 599 volte)

Se solo avessi coraggio e soldi. Se solo avessi coraggio regalerei questo libro a chi voglio bene. E non ho detto che ho soldi. Dico solo che sono poche le persone a cui vogliamo veramente bene. Ma nell'ottica egualitaria dell'amore universale ne scrivo qui e racimolo quattrini e coraggio per gli altri. Mavis Gallant, l'autrice. Un fiore sconosciuto, il titolo. Rizzoli, l'editore. Vi prego leggetelo. E' quanto di più bello mi sia accaduto d'intercettare. Vorrei che le parole di questo libro mi entrassero dentro come una fiala di sangue. Vorrei un'emotrasfusione di tutta questa bellezza e vorrei anche darla. Provo a dirlo a parole sue.

"Sapeva già di poter vivere d'amore ventiquattr'ore di fila: sapeva anche che un uomo poteva pensare all'amore per un po', ma poi avrebbe iniziato a pensare a qualcos'altro. E se Roy non l'avesse mai fatto?"

e prima

"La mia povera Sarah, sembra che non ti interessi mai nessuno a meno che non sia
incapace sul lavoro
piccolo di statura; chissà perché?
marzista-leninista (visto che storci il naso davanti alla parola comunista e non vuoi che si usi in casa)
sposato o promesso sposo
in debito verso Dio e l'umanità.
Non dico che dovresti cercare il contrario di tutto ciò, ma magari una persona che non riunisca queste qualità tutte insieme".

Come vorrei avere più coraggio. Di soldi posso anche fare a meno.

">.

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Di Carvelli (del 21/07/2009 @ 09:32:49, in diario, linkato 524 volte)
Senza saperne spiegare bene il perché. Dei miei tanti difetti il numero non preciso. Dice di sé. Che è collerico, invidioso, troppo o troppo poco sensibile. Troppo o troppo poco attento. Che è vendicativo, che è permaloso. Delle mie tante fortune, la prima, dice però, è essere stato molto amato. Senza un perché. Senza davvero motivi. Lo spiega dicendo che ci combiniamo male e male ci conosciamo. Male ci raccontiamo. Dice che spesso un granello di niente fa tutto. Tutto quello che conta in questa vita qui. Senza dire altro. Che vita è? Come è? Chi lo sa. Non sa rispondere. E' un giorno. Uno in cui pensa queste cose e le dice a me.
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Di Carvelli (del 20/07/2009 @ 09:13:39, in diario, linkato 654 volte)
Ecco fatto. E' successo ancora. Che venga frainteso quel che scrivo. Che possa essere inteso in senso strumentale. Che possa avere a che fare con qualcuno. Che io dica tu pensanzo a tizio e caia. Che io dica io pensando a me. Mi ripeto alla noia: la clausola della scrittura dovrebbe essere "autobiografia sotto mentite spoglie". Perché di io/me non rimane che una muta, una pelle sgraziata, un calco riconoscibile ma senza vita. Sembra ma non è. Sembra molto ma non è. Né è stato, per la verità, così. Esattamente così. Per non sbagliare e non rischiare oggi cito nel mucchio. Al bar dell'ufficio, una mai vista che dice al suo compagno di caffè: "In realtà sono innamorata da sei mesi". Mi chiedo perché abbia aggiunto quel "in realtà". Forse era un modo per gonfiare un benessere troppo breve per essere credibile? Forse era un modo per concretizzarlo. E quel "in realtà" a che cosa seguiva? A un appunto? A un sarcasmo? Mi sarebbe piaciuto sapere il seguito della storia. Come si possono raccontare sei mesi. Con quale entusiasmo, con quale energia di futuro? ma i due si allontanano tazzinamuniti e io rimango lì a fare calcoli su "in realtà". In realtà e in fantasia, dunque. E ora sfido a trovare (o farmi trovare da) detta nuora!
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Di Carvelli (del 17/07/2009 @ 08:37:34, in diario, linkato 476 volte)
Dice che ho le labbra più morbide, che la voce è più morbida e che le parole cadono come nuvolette nelle orecchie. Dice che sembro un altro. Che è successo? chiede. Che nella tua voce non c'è nessuna inclinazione, nessun precipizio, nessuna gravità. Pare che respiro lento lento. Paiono un sacco di cose che non ricordo e di cui conviene fidarmi.
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Di Carvelli (del 17/07/2009 @ 08:28:46, in diario, linkato 545 volte)
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Di Carvelli (del 16/07/2009 @ 12:30:56, in diario, linkato 512 volte)
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Di Carvelli (del 16/07/2009 @ 08:30:06, in diario, linkato 530 volte)

Faccio a meno di tutto. Di parole soprattutto. Che devo dire. Che mi chiedono. Ho imparato dei discorsi fatti di nulla. Tengo palla ed è un vantaggio. Ché non annoio. Ché non invecchio. Non faccio prendere aria al cuore segreto delle cose. Delle cose che so solo io. Cose che mi riguardano nella bellezza, cose belle. Tengo questo piccolo rifugio segreto. Che mi ha sempre dato piacere aprire al momento giusto. Il momento giusto non era solo solo. ma era quando era. Mai a comando. Salgo sull'albero di mandorlo. Mi dice di scendere. Che sono piccolo. Scendo pieno di resina. Scaviamo una buca. E' il nostro passatempo. L'altro è palleggiare. Tenere palla. Una vita che faccio così. Anche oggi. Salire sull'albero e scendere sporco di resina. Tenere palla. Scavare buche.

">.

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