Immagine
 il letto di Miyajima... di Carvelli
 
"
"Ho vissuto solo così a lungo che tutto quello che mi circonda è personale, privato. Non mi meraviglierei se non ci fosse più nessuno in grado di capire quel che dico". "Io ti capirò," disse con tenerezza. "Dammi solo un po' di tempo... e capirò tutto quello che dirai." Si strinse nelle spalle. "Ho anch'io un mio modo personale di scherzare..." "Da oggi in avanti..." dissi, "uniremo di nuovo i nostri codici privati e ricostruiremo un'intimità a due". "Sarà molto carino," disse. "Ancora uno stato a due," dissi. "Sì," disse.

Kurt Vonnegut
"
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 08/11/2010 @ 15:44:17, in diario, linkato 617 volte)

"Anche nelle persone c'è sempre una parte di mistero, di cui però non dobbiamo avere paura. Se amiamo veramente qualcuno, dobbiamo accettarne anche la dimensione enigmatica". Così Patrick Modiano, scrittore francese a Fabio Gambaro in laRepubblica di sabato scorso.

Dopo averlo letto ho pensato anche che il discorso si possa riflettere all'interno. In definitiva non possiamo non amare la nostra stessa dimensione enigmatica - una mia amica direbbe il nostro demone - la nostra problematicità. O quantomeno non dovremmo temerla, evitarla. Pena una lotta perenne con noi stessi, un disaccordo insanabile.

 
Di Carvelli (del 08/11/2010 @ 09:22:51, in diario, linkato 520 volte)

Sabato sera sono andato a vedere con un amico GORBACIOf di Incerti. Il mio amico ha sollevato molte perplessità. A me il film è piaciuto e mi ha fatto piacere che Incerti, un regista validissimo che ricordo da Il verificatore, tornasse a fare film. Se qualcosa dobbiamo dire di dissonante o problematico è che il film è in certo qual modo a 1D. Come se gli mancasse un po' di profondità, una visione laterale. Ma il film ha tanti meriti e tanti modi per non far notare questa monodimensionalità: è ben girato con inquadrature che salgono invece di inchiodarsi all'azione (e il finale è rivelatorio), eccelle per l'interpretazione di un Servillo in stato di grazia e totalmente padrone della scena (questo in altro modo lo paga però il film) a cui si unisce la fotografia del bravissimo Pasquale Mari e le musiche del talentuosisssimo Theo Teardo. Vi linko due suoi pezzi.
Queste due tracce sono tratte da L'amico di famiglia.
">.
">.

 
Di Carvelli (del 05/11/2010 @ 12:00:46, in diario, linkato 581 volte)

Ritorno su Panikkar e segnalo un libro in uscita.

Propongo di attualizzare l’idea stessa esprimendola nel modo seguente: Religione è il cammino alla Pace. (…) E’ ovvio che questa pace non è solo una pace esclusivamente politica o una concordia interna. E’ un simbolo complesso e polisemico che esprime l’armonia cosmica e personale della (e nella) realtà. (…) La libertà mira alla giustizia, la giustizia alla bontà e l’armonia alla bellezza La vera pace deve fondere questi tre valori, visioni, esperienze sia in forma ‘atemporale’ o di tempo pieno (‘tempiterna’) sia in forma personale e cosmica. La parola tradizionale per questa fusione è Amore.

 

Da La religione, il mondo e il corpo di Raimon Panikkar, in uscita per jaka book

Il resto dell'anticipazione qui http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=V1X8O

 
Di Carvelli (del 05/11/2010 @ 09:01:59, in diario, linkato 621 volte)

Non si perde mai tempo a prendere in mano questo libro della insostituible Grazia Cherchi. Scompartimento per lettori e taciturni (Feltrinelli). Vi trovo questa bellissima massima di Goethe: "Non si è mai ingannati; si inganna se stessi". Per dire che è inutile aprire il campo delle lamentazioni. Più vantaggioso svelare la finestra della propria cecità. La Cherchi dà in questo libro intere e squillanti illuminazioni sulla scrittura. Da grande lettrice. Da grande editor. parlando di Tabucchi e dei libri del suo tempo loda ad esempio Notturno indiano. Salvo dissentire sulle conclusioni. E si chiede se il libro fino a una certa pagina perfetto non potesse aver trovato la fine lì. Invece di una manciata malmessa di pagine conclusive. Sono molti i libri che si rovinano dall'inizio ma altrettanti quelli che si scompongono alla fine. Meno grave che succeda al centro. Imputabile spesso ad operazioni di sostegno diversivo, a quelli che Virgilio chiamava tibicines, puntelli.

 

 
Di Carvelli (del 05/11/2010 @ 09:00:17, in diario, linkato 469 volte)
 
Di Carvelli (del 04/11/2010 @ 16:52:48, in diario, linkato 1092 volte)

Ieri ho letto un pezzo sulla nuova traduzione della già fu Montagna incantata di Thomas Mann ora magica nella traduzione della Renata Colorni per il Meridiano Mondadori. Cito l'articolo e prima, dalla vecchia traduzione della Bice Giachetti-Sorteni, un passo da quel libro in quella arcinota edizione I Corvi Dall'Oglio. Mann, innanzitutto sul tempo.

Mostra immagine originaleCiò che si chiama noia è dunque in realtà una brevità morbosa del tempo causata da monotonia; una uniformità ininterrotta abbrevia grandi periodi di tempo in un odo incredibile e spaventoso. La vita più lunga in una completa uniformità verrebbe ad essere più breve, trascorrerebbe inavvertita. L’abitudine è un addormentarsi o un ottundersi del senso del tempo e se gli anni della bella giovinezza sembrano lunghi mentre la vita ulteriore scorre via presto, ciò dipende certamente dall’abitudine. Noi sappiamo benissimo che l’intromissione di abitudini nuove e completamente diverse in quelle consuete è l’unico mezzo per trattenere la nostra vita, di ravvivare il nostro senso del tempo, insomma di raggiungere un ringiovanimento, un rafforzamento, una distensione della nostra vicenda temporale, e con questa anche un rinnovamento del nostro senso della vita.

 

LA NUOVA MONTAGNA DI THOMAS MANN ECCO PERCHÉ DA INCANTATA È DIVENTATA MAGICA

Con ogni probabilità, Thomas Mann derivò il titolo del suo romanzo La montagna magica, pubblicato nel 1924 (Meridiani Mondadori, a cura di Luca Crescenzi, traduzione di Renata Colorni, con un saggio di Michael Neumann, pagine CLXXVIII-1422, euro 55), da una frase di Nietzsche: «Ora si apre a noi il monte magico dell' Olimpo e ci mostra le sue radici». Per Nietzsche, il monte magico dell' Olimpo era il mondo di Apollo: il mondo della violenza, della dismisura, della colpa, della tenebra, miracolosamente capovolti in legge, armonia, misura, equilibrio, quiete, purezza, profezia. Non so se Mann lo amasse: forse riteneva che non era quello moderno, anzi modernissimo, dove scriveva il suo ardimentoso romanzo sinfonico. Così Mann rovesciò il significato di quell' aggettivo: magico non era più il regno di Apollo, ma quello del giovane dio rivale, Ermes. Corresse l' errore di Nietzsche perché Apollo ignora ogni magia mentre Ermes fonda il suo regno sulla magia. Profondamente nutrito di cultura mitologica, Mann sapeva che Ermes era stato concepito nella notte in un profondo antro ombroso, tra i monti e i boschi dell' Arcadia. Il dio aveva una mente dalle molte forme, che si volgeva, sempre sinuosa, da tutte le parti: il suo spirito aveva molti colori: era ondeggiante, scintillante, inestricabile; e affascinava tutti coloro che l' incontravano. Ermes giocava ironicamente con l' universo: era un grande artigiano: un ladro: un maestro di discorsi veri e falsi: conosceva il desiderio erotico senza rimedi; accompagnava all' Ade le anime dei morti, sorvegliando le frontiere, i crocicchi e le porte. Amava il viaggio, il commercio, il linguaggio, l' interpretazione. Con una geniale intuizione Mann comprese che la modernità, in quegli anni dal 1912 al 1924 in cui compose il suo libro, viveva sotto il segno di Ermes. Ma ampliò e mutò questo segno. Il mondo ermetico moderno non affondava nelle caverne, ma stava in alto, presso le cime delle altissime montagne dei Grigioni, tra le nevi, le nebbie, il freddo, il gelo, le nuvole grigio-azzurre, i radiosi e vellutati raggi di sole, il luccichio diamantino della luna, l' ovattata assenza di suoni, le cliniche dove veniva curata la Tubercolosi. Esso aveva due qualità che quello classico non conosceva. La prima era la malinconia: cara a Marsilio Ficino e a Dürer. La seconda era la fascinazione della malattia, che conduceva alla fascinazione ancora più profonda della morte. *** Il monte magico è diviso tra due spazi opposti. Il primo sono le pianure di laggiù: il lavoro, la ragione, la salute, la misura, il limite; tutte qualità che culminano nella laboriosissima Amburgo, protesa con le sue navi verso le lontananze degli Stati Uniti. Le montagne di quassù sono invece il luogo della malattia, della fascinazione, del sogno, della morte. Davanti allo sguardo di Thomas Mann e di Hans Castorp, le pianure diventano lontanissime ed estranee e presto vengono dimenticate: mentre tutta l' attenzione è concentrata sulle nevi e il sole e la malattia di quassù. Nel bel viso di Hans Castorp, l' eroe del romanzo, un' alterigia ereditaria si manifesta sotto forma di un' oscura indolenza: sottili baffetti biondi ne ornano le labbra: un certo torpore, una certa lentezza e inerzia, ne avvolge la figura; un' affabile compiacenza gli fa reputare ogni cosa degna di essere ascoltata. Vive sette anni nella grande clinica, conoscendo ogni esperienza. Dapprima quella del bianco: le pareti bianche compatte; l' infermiera con la cuffia bianca: le porte numerate laccate di bianco; i mobili bianchi, i tappeti bianchi, le tende di lino. Poi conosce i fischi e i raschi della tubercolosi: i raggi Röntgen, il dormiveglia e la febbre. E mentre i rapporti con le terre basse si sciolgono, Hans Castorp vive sempre più chiuso e incantato nell' alone della tubercolosi. Tutti i suoi sentimenti sono trasformati dalla luce morbida della malattia. Sogna sempre più profondamente, scambia le ombre per cose, e vede nelle ombre le cose. Si innamora come non si era mai innamorato: occhi slavi tra il grigioe l' azzurro lo traggono nel loro abisso; e là trova qualcosa di erotico e di androgino che aveva provato nell' adolescenza. Sale sulle montagne dei tremila metri. Vede nella neve la fonte della vita: vi adora l' origine di tutte le cose: si imbeve di quella luce «strana, delicata, misteriosamente attraente»; prova una specie di estasi, che lo porta vicino alla morte, forse oltre il paese della morte. Mentre le particelle di neve gli fioccano sul viso, il tempo si perde: non c' è più il tempo degli orologi, ma una condizione simile alla crescita segreta, strisciante, impercettibile dell' erba. Nella clinica di montagna, Hans Castorp non conosce un vero sviluppo interiore: nessun "potenziamento ermetico", nessun "accrescimento alchimistico", come Mann affermava; e alla fine ignora la pietra filosofale che aveva conquistato il suo lontano predecessore, Wilhelm Meister nei Lehrjahre di Goethe. Le terre basse diventano ancora più lontane: mentre sta disteso nella sua sedia a sdraio, Hans Castorp non scrive né riceve lettere; il suo orologio da tasca cade dal comodino e si rompe, uccidendo il tempo. Come afferma Luca Crescenzi, l' intero Zauberberg non è che un sogno ininterrotto lungo sette anni: sebbene il libro non sia veramente permeato da una profonda atmosfera onirica come quella che invade le prose di Thomas De Quincey e di Gérard de Nerval. Tutto finisce nell' agosto 1914, quando un rombo immane segna l' inizio della prima guerra mondiale, e mette fine all' epoca "borghese-estetica" dove Thomas Mann era cresciuto. Hans Castorp lascia le terre alte: ritorna nella vita, da tanto tempo abbandonata; e combatte tra il rombo dei tuoni, rossi bagliori nel cielo cupo, proiettili furibondi, schegge, scoppi, gemiti e grida, squilli di tromba e tamburi crepitanti, baionette e cadaveri. Forse muore in combattimento. Con lo scoppio della guerra si chiude il clima di Ermes: così almeno Thomas Mann sembra credere. Ma io penso che, con i suoi aspetti multiformi, la mente colorata e la fascinazione, il mondo di Ermes abbia soggiogato la maggior parte del ventesimo secolo. Ne siamo usciti da poco. O forse è impossibile uscirne. *** L' edizione dei Meridiani è eccellente. L' introduzione di Luca Crescenzi è piena di idee originali, e il commentoè un intreccio di analogie, dove appaiono e scompaiono i malinconici, gli ermetici, i romantici, Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche, George Brandes, Ricarda Huch, Freud. Renata Colorni affronta un compito ancora più difficile: rendere l' ardua prosa di Mann; quella mescolanza di lirica, razionalità e falsetto, capace di sfibrare qualsiasi traduttore. La sua versione è perfetta. Forse, inebriati dall' entusiasmo, i due curatori sopravvalutano l' arte di Thomas Mann e il Zauberberg. Mann è un grande narratore, ma non un genio del ventesimo secolo come Conrad, Proust, Kafka, Musil, la Woolf, Nabokov. Non amo il falsetto della sua prosa, né le innumerevoli nozioni e idee che la sua regale cornucopia rovescia sopra il nostro capo indifeso.
 
Di Carvelli (del 04/11/2010 @ 08:48:08, in diario, linkato 465 volte)
 
Di Carvelli (del 04/11/2010 @ 08:39:15, in diario, linkato 594 volte)

Su di lui wikipedia italiana è parca di informazioni.

Nizar Qabbani (arabo: نزار توفيق قباني, Nizār Tawfīq Qabbānī; Damasco, 21 marzo 1923Londra, 30 aprile 1998) è stato un diplomatico, poeta ed editore siriano. Tuttora è uno dei più importanti e più famosi poeti arabi nei tempi moderni.

Bisogna guardare alla versione inglese della stessa enciclopedia per sapere qualcosa in più.
http://en.wikipedia.org/wiki/Nizar_Qabbani
Di questo poeta possiedo un libro in fotocopie edito nel 1976 dall'Istituto per l'Oriente, donatomi da un'amica. Ai due sono abbastanza affezionato. Stamattina ci leggo dentro questa poesia che rende benissimo l'idea della bellezza ideale vs la bellezza reale. Ecco qua.

Non eri abbastanza bella...
Bisognava che tu passassi un giorno
tra le mie braccia
per diventare bella.

 
Di Carvelli (del 03/11/2010 @ 15:27:06, in diario, linkato 541 volte)
 
Di Carvelli (del 03/11/2010 @ 10:28:23, in diario, linkato 528 volte)

Esistono concerti belli dal punto di vista del pubblico e concerti belli dal punto di vista dei cantanti o dei gruppi. Quello di ieri al palalottomatica a Roma di Prince è forse il concerto più bello a cui ho assistito. Dal punto di vista del pubblico.
">.

 

 
Ci sono 1260 persone collegate

< agosto 2020 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
           

Cerca per parola chiave
 

Titolo
diario (3972)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019
Gennaio 2020
Febbraio 2020
Marzo 2020
Aprile 2020
Maggio 2020
Giugno 2020
Luglio 2020
Agosto 2020

Gli interventi pił cliccati

Titolo
casa (8)
diario (1)
Letti di Amicizia (81)
libri (7)
Roberto (9)

Le fotografie pił cliccate


Titolo

 


webmaster
www.lorenzoblanco.it








05/08/2020 @ 06:14:41
script eseguito in 712 ms