Affamato e inferocito, sapevo che nulla al mondo mi avrebbe costrtto al suicidio. Proprio in quel periodo avevo cominciato a capire l'essenza del grande istinto di conservazione, la qualità dui cui l'uomo è in sommo grado dotato. Vedevo i nostri cavalli sfiancarsi e morire - non posso esprimermi in altro modo, utilizzare altre parole. I cavalli non si distinguevano in nulla dagli uomini. Morivano a causa del Nord, del lavoro troppo gravoso, del cibo cattivo, delle botte - e anche se subivano tutto ciò in misura mille volte inferiore agli esseri umani, i cavalli morivano prima. E capii la cosa più importante: che l'uomo è diventato uomo non perché è una creatura di Dio, né perché nelle mani ha quella cosa straordinaria che è il pollice. Ma perché è FISICAMENTE più forte, più resistente di tutti gli altri animali, e poi perché in seguito ha saputo costringere il proprio spirito a servire con successo il corpo.
Di Carvelli (pubblicato @ 09:03:16 in diario, linkato 1048 volte)
In un racconto di Cechov dal titolo MOLTA CARTA (RICERCA D'ARCHIVIO) il pretesto della scarlattina fa nascere un dispendio di lettere tra funzionari. Spesso lo scambio di lettere formali nascondono il romanzo di una vita. Ricordo una donna disperata (una donna di quasi sessant'anni) per aver provato a risolvere un problema di esproprio di terre. Una donna lottare con l'ingiustizia e l'isolamento. Ricordo che in nome di una sua vecchia militanza avesse anche chiesto ad un partito della sinistra un aiuto ed avesse ottenuto un frustrante divaricamento delle braccia. Ricordo le lacrime e la prostrazione. Davvero alcune storie si raccontano ad ingiunzioni e documenti. Carta. Molte storie. Anche d'amore. Carta. Tanta carta. Di cui siamo pronti a giurare assai frequenti sentimenti. ma carta appunto. Molta carta. Forse troppa. Il racconto di Cechov si concludeva con la felicità di un fabbricante di carta, appunto.