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 il letto di fosdinovo... di Carvelli
 
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Dunque, poiché la cosa della quale si parte in cerca non può né deve avere un volto, come riconoscere i mezzi per raggiungerla se non dopo averla raggiunta, e che mai potrà essere la meta se non una meta apparente? Un precettore orientale non parla diversamente, là dove asserisce che il discepolo deve camminare per arrivare, spingersi avanti con la forza del suo spirito al fine di ricevere la sua illuminazione. Il compiersi dell'illuminazione è pari al subitaneo schiudersi del loto o al ridestarsi del sognatore. Non è dato aspettarsi la fine di un sogno, ci si desta spontaneamente quando il sogno è finito. I fiori non si apriranno se ci si aspetta che s'aprano, ciò avverrà da sé quando il tempo sarà maturo. L'illuminazione verso la quale si procede così non si raggiunge. Essa verrà da sé, quando il tempo sia maturo.

Cristina Campo
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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 05/07/2010

Di Carvelli (pubblicato @ 16:38:43 in diario, linkato 28 volte)
 
Di Carvelli (pubblicato @ 14:24:38 in diario, linkato 32 volte)
Nel sogno scriviamo insieme una storia. Tu non ti preoccupi dei tanti anni tuoi. Né della mia incostanza, che conosci. Nel sogno vuoi scrivere con me questa storia. Già ma quale storia? La mia storia? Una che devo averti raccontato, una che sai, che ti avrò detto? Tutto questo il sogno non lo dice. Né lo dico io.
 
Di Carvelli (pubblicato @ 10:24:59 in diario, linkato 24 volte)
 
Di Carvelli (pubblicato @ 09:16:59 in diario, linkato 30 volte)
Non stupisce la recente notizia che il divorzio sia contagioso. Ovvero: a divorzi di amici e parenti seguono divorzi di parenti e amici. Di fatto il matrimonio è un fatto sociale e come tale risponde degli stimoli della socialità. Maggiore o minore disposizione al matrimonio, maggiore o minore disponibilità ai divorzi. E poi c'è l'amore. Prima di tutto. Avanti a tutto. Nonostante tutto. Ed è un passo altro. Un po' più in là e un po' più dentro. Con tutto il suo portato di sfide, dolori: l'ideale per farci accampare per leggerezza/alleggerimento un po' di socialità. Cosa altra. Il tutto merita silenzio. Eccolo. Quello bellissimo della canzone che vi linko oggi.
http://www.youtube.com/watch?v=G-60J_HcPoI&feature=related
In cui cantano Ferrer e la Portuondo che alla fine si commuove consolata da lui. E fa sempre un certo effetto vedere una donna in età adulta piangere. Una grande attrice, una grande cantante. L'idea che si possa vivere una vita di amore e senza nessun distacco cantarne i dolori, con dolore. 
Silencio, que están durmiendo
Los nardos y las azucenas.
No quiero que sepan mis penas,
Porque si me ven llorando morirán.

Così cantano come a dire che il dolore non va ritrasmesso lì dove dolore non c'è. Deve morire con sé. Non socializzato. Continuo a leggere Tolstoj è morto di Pozner. Ci sono capitoli di inconsolabilità amorosa totalizzante. Quelli in cui Tolstoj chiede solo di morire e nient'altro. Quelli in cui la moglie manifesta dolore per la fine del loro amore. Questo accade (sono tutte pagine di diario, parole dei due) dopo anni di grandissimo amore. Pare impossibile pensare che il nuovo progetto del marito possa aver condotto la mogle sulla stada di un dolore così insopportabile e lui di conseguenza. Socialità e fine di un amore. Il tema di oggi. E via, buona giornata.
 

Fotografie del 05/07/2010

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