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 Il letto di Skaftafell... di Carvelli
 
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Non esistono terre pure o terre impure di per sè, ma solo la bontà o la malvagità della nostra mente.

Nichiren Daishonin
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 20/10/2006 @ 09:03:38, in diario, linkato 1525 volte)
Trovo in un'introduzione di Silvio Perrella ad un libro di poesie di Goffredo Poesie - come noto più prosatore che poeta (ma è interessante come nota il critico napoletano che la sua opera si inscriva perfettamente tra un apertura e una chiusura in versi) - le seguenti affermazioni da cui riflessioni a seguire. Scrive Perrella (che dell'opera di Parise è forse il più fine esegeta) parlando di un andare verso la poesia di Calvino e Parise: "Quando parlo d'attenzione nei confronti della poesia, non parlo di una diretta attenzione tecnica, ma piuttosto di un'analogia con i suoi processi compositivi. E soprattutto di un tentativo di eguagliarne la forza sintetica". Perrella si riferisce in modo particolare al Calvino de LE CITTA' INVISIBILI  e al Parise del primi SILLABARIO. Continua: "Una via di sopravvivenza al repentino mutamento del mondo eall'altrettanto repentino mutamento della letteratura, in una pratica dello scrivere che tenesse di vista, più di quanto non si fosse fatto prima, il mondo espressivo e formale della poesia". L'idea dell'adesione non tecnica ma di affinità assonante e climatica al verso in prosa, specie nell'esemplificazione così particolare e dissimile (dissimulata) delle operse scelte mi sembra particolarmente interessante e foriera di altre attualizzazioni, considerazioni sul presente e autori del presente.
 
Di Carvelli (del 18/10/2006 @ 09:08:42, in diario, linkato 828 volte)
Gli spigoli delle porte, quasi tutti i fornai, i commessi dei grandi magazzini di bricolage, i cani degli amici o amiche. Questi mi vogliono bene. Meno le moto, i pedoni, i guidatori degli autobus, un po' di più i tassisti. Molto le ragazze degli amici, le buche, i coltelli, il kebab. Non mi vogliono bene la televisione, le discoteche e i negozi di dischi. Neppure i negozi di abbigliamento, l'acqua e le fermate dei bus.
 
Di Carvelli (del 17/10/2006 @ 15:36:54, in diario, linkato 975 volte)

Queste immagini vengono da MondoBizzarro la bella galleria romana che ha ospitato quest'artista un po' retro e surreale che risponde al nome di Gilles Berquet. Qui notizie su di lui.

 

 
Di Carvelli (del 16/10/2006 @ 09:33:16, in diario, linkato 947 volte)

Svegliarsi in piena notte o aspettare la notte per assistere ad un film in televisione che senti di dover vedere assolutamente. Sono cose che puoi fare solo di sabato o di venerdì e comunque devi amare il cinema per farle. E anche molto. Il post di oggi è per tributare il giusto merito a Paradjanov (informazioni su di lui qui e qui) e al suo film Sayat Nova. Si tratta di un film prezioso. Un insieme di quadri come tableaux vivant sulla vita di un cantore-poeta georgiano/armeno almeno nelle lingue dei suoi canti. Di Paradjanov avevo già visto La leggenda della fortezza di Suram (che possiedo in una versione VHS da me registrata in qualità dubbia). Sayat Nova è un film del 1970 scandito in frasi come: "Noi cerchiamo noi stessi l'uno nell'altro" o "noi cercavamo un rifugio del nostro amore ma il cammino ci ha condotto a diventare esseri mortali". I piani dell'amore terreno e di quello spirituale si susseguono e si conseguono. La stanza è buia e scorrono le immagini nel televisore come se fosse la cornice di un quadro che cambia. Quadri perfetti che hanno la vocazione di un'arte totale. Pittorica, scenica, filmica. La probabilità del simbolo è forse un inseguimento inutile per l'ora e per il flusso. Servirebbe un frame per frame.  Il colore della melagrana che è il secondo titolo della storia di questo poeta è un altro dei simboli controversi e transustanziali. Il nettare del pomo si fonde con il sangue e anche con le tinture delle lane poi lanciate in piatti di rame a sgocciolare.

La notte è passata così in una sua parte, tra quadri che si susseguivano e silenzio. Nella finestra il buio del cielo poi la parola FINE ed un sonno ritardato.

 
Di Carvelli (del 13/10/2006 @ 16:46:38, in diario, linkato 759 volte)

Ho chiesto a google di dirmi la sua sul silenzio. In immagini. E la prima delle sue foto è questa.

di Linda Mercaldo (altre  foto qui). Tradisco la mia natura cimiteriale e mi riprometto di dare a questo finesettimana il silenzio delle tombe. Considerando come un segno la mia richiesta di pace. Magari solo per un'ora.

 
Di Carvelli (del 13/10/2006 @ 10:12:33, in diario, linkato 700 volte)
E' come rievocare un istante preciso. Solo quello. Quello, per esempio dell'inizio del popmart tour degli U2, con Pop Muzik degli M in versioone MoFo. Eravamo all'aeroporto dell'urbe. Una fila sterminata di motorini in processione sulla Salaria (un luogo che mi è fantasiosamente familiare per Bebo). Non era chiaro in che direzione si stava andando. Per dove ci saremmo persi con quelle due ruote. In mezzo ai capannoni, alle rivendite di auto. Su una pista di atterraggio. Io e...Marco no? E dopo? Eravamo contenti? Sorpresi? Stupiti? Boh ma ora se rivedo quell'inizio mi entusiasmo di ricordi.
 
Di Carvelli (del 12/10/2006 @ 12:17:10, in diario, linkato 788 volte)
C'è stata una stagione. Chitarre. Tastiere. C'è stata una stagione di completi neri, di cravatte di cuoio. Nere. Di giubbotti. Neri. Il chiodo. Nero. Di concerti in tende a strisce. Di attese interminabilie di dischi d'importazione. C'è stata una stagione che oggi non c'è più. Un tempo in mezzo. Una distanza che basta bucare una leggera tenda trasparente ed è di nuovo qui.
 
Di Carvelli (del 10/10/2006 @ 16:16:13, in diario, linkato 855 volte)
Abbiamo un appuntamento costante: le indagini sul sessoe gli italiani, le italiane. L'iconografia chissà perché è sempre la stessa. Un uomoe una donna seduti l'uno da un lato e l'altro dall'altro del letto che guardano persi nel vuoto e nervosi. Chissà perché è questa la rappresentazione del poco sesso degli/delle italiani/e
 
Di Carvelli (del 10/10/2006 @ 08:44:17, in diario, linkato 629 volte)
Con che faccia arrivano a Roma. Alla spicciolata (i primi a scendere dal treno). Poi tutti insieme (gli altri). A massa di lana che spinge. A piccoli passetti e "scusa". Sono all'altezza dei loro visi da un treno parallelo che guardo questo passaggio di mille espressioni e mille posture. Come in un televisore, nel finestrino osservo i loro primi piani. Non posso vedere la figura intera, il passo. Non posso vedere come il corpo affronti la strada. Mi limito ad osservare le braccia conserte, le mani che spiegano. Addirittura una ragazza che parla il linguaggio dei sordi ad un uomo e ne rallenta il passo. Poi facce torve, facce del sonno, facce della rabbia e della rassegnazione. Poi facce distratte o calme o vacanziere. E' il treno che viene da Albano.
 
Di Carvelli (del 09/10/2006 @ 14:50:10, in diario, linkato 733 volte)
Non ci veniva la parola poi l'hai detta tu. Flash-forward. Cioè anticipazione. Cioè l'opposto del flash-back. Cioè quel procedimento filmico o narrativo che consiste nel narrare prima ciò che avverrà in seguito. Non ci veniva la parola ma già sapevamo cosa volevamo dire. Cosa le cose volevano dire per noi. Cioè che spesso qualcosa anticipa qualcos'altro. Lo predice. E lo fa con un'immagine. Niente di più e niente di meno di questo. L'immagine che ci aveva preceduto era stata nelle nostre teste prima che ci conoscessimo. Ed era stata simile e ci aveva riguardato. Insieme ma senza che nessuno sapesse dell'altro e alla fine... E alla fine era andata proprio in quel modo e non potevamo non pensare che se dopo le cose erano andate così il merito...O la colpa...erano stati proprio di quella...e non ci veniva la parola.
 
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