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 il sabsoppalco... di Carvelli
 
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Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno.

Henry D. Thoreau
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carvelli (del 09/04/2004 @ 07:52:32, in diario, linkato 901 volte)

Sul numero in edicola di Blue c'è l'anticipazione del mio libro

LA COMUNITA' PORNO. LA SCENA HARD ITALIANA IN PRESA DIRETTA.

Si tratta di due cronache di set e, per posizone, dell'inizio del libro. Naturalmente si consiglia la visione ad un pubblico adulto. Il libro uscirà a maggio.

  

 
Di Carvelli (del 08/04/2004 @ 08:20:47, in diario, linkato 849 volte)

Indimenticabili The Smiths...dove posso li ho messi tranne qui. Eccoli.

Che dire. Quelli in alto sono due dischi amati e sentiti fino alla consunzione dei solchi. E ora quindi abbandonati alla polvere. Ieri approfittando di Mel in sconto li ho ricomprati in CD. da dove iniziare? da una stanza tutta per sé...dal concerto di fiori attesi nelle tasche (unico romano, unico italiano)? Dalle parole bellissime e dalle prime trasmissioni di passione per i libri? Dai falsetti di Morrissey giornalista musicale e autori sulla redevivicità di James Dean? Dalle schitarrate rickembaker di Johnny Marr? Heaven knows I'm miserable now...ed era una maglietta acquistata fuori dal tendastrisce...consunta pure lei...

Ma che dire Hand in glove... mi calzavano come un guanto e mi sono sempre piaciuti disco dopo disco...Well I wonder...nessuna meraviglia...E' il caso di dire There is a light that never goes out...ma Morrissey non l'ho più sentito poi...un disco e basta...per me tutto finisce lì in quei pochi dischi fatti alla fine per ottemperare un contratto, l'epoca d'oro della mia musica e del mio silenzio solitario.

Sono passati anni e facce da allora ma qualcosa rimane più dentro di prima. Una timidezza forse? ma interiore, che altri forse non vedono...una delicatezza uno stupore infantile e anche un senso di rabbia per un Inghilterra (un'Italia) che mi deve da vivere.

 
Di Carvelli (del 07/04/2004 @ 08:23:31, in diario, linkato 755 volte)

Primo di una serie di post sulle copertine.

Uno dei soliti post di fratellanza bibliofila. Non certo per fare il verso all'impareggiabile Belpoliti. Non certo per analisi troppo circostanziate. Forse solo per continuare questo dialogo da amanti delle librerie e dei libri. Sapere chi preferisce le nuove copertine carveriane e chi rimpiange quelle di Medugno. Cosa pensate dell'inflazione mattottiana (indiscutibile l'invidia per chi ce l'ha...Pasolini e Scerbanenco ma anche i fortunati di Sintonie Rizzoli) ora veleggiante su sponde Guanda Einaudi Garzanti ecc.). Ma anche Pericoli (Tullio) ha il suo appalto tentacolare pur se principalmente einaudiano. E Toccafondo? E le foto Alinari di cui si fa scudo...internazionalmente... David Grossman? ma una copertina non è solo un disegno è anche la grafica che lo conserva, lo mantine, lo incornicia. Stupore e invidia ma anche stima allora per Adelphi che lascia le cose così da un bel po' senza che questo risulti vetustà ma al contrario riconoscibilità e tradizione. Tanti ne diranno male....ma con quale dose di gelosia? E Iperborea allora...ma questo è un post collettivo e in quanto tale passibile di aggiornamenti e integrazione nonché molteplice...spero....

 
Di Carvelli (del 05/04/2004 @ 08:25:24, in diario, linkato 686 volte)
 Terminata lettura de LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK. Non supera  il capolavoro Dance dance danceTokyo blues  che rimangono insuperati, almeno penso io. Ancora non ho letto tutto ma per ora... Come Ad ovest... anche qui c'è un senso di indefinitezza finale. Come l'apertura di scenari impossibili o surreali. C'è una sparizione, un elemento magico sia pure appena accennato. L'atmosfera nel suo complesso è come sempre creata ad arte. Ad arte sono creati i rapporti tra i personaggi in questa loro adolescenza infinita che non mi è nuova nella letteratura giapponese. Credo che di Murakami leghgiamo ancora poco e molto sia da tradurre. Nel frattempo ad uso e consumo italiano c'è una ragazza straordinaria romana che ha dedicato ad Haruki un sito. In una festa ho saputio che dance sarebbe stato scritto a Roma per intero, a Trastevere... ma io sapevo invece che H.M. avrebbe vissuto in periferia della città...chissà... Il senso di non finitezza, la sospensione forse derivano da un concetto zen di cui parla Alan Watts...non ho il libro sottomano...cito a memoria. Fugen? può essere? Boh. Comunque mi è piaciuto. Ora Dovlatov.
 
Di Carvelli (del 02/04/2004 @ 08:10:19, in diario, linkato 688 volte)

Mi rendo conto che non è tempi per ripsedire DVD non funzionanti all’ufficio abbonati di CIAK ma L’ultimo metrò di Truffaut non si vedeva nelle sue sezioni ultime…Ma tant’è. L’ho spedita e speriamo che ritorni. Funzionante. Sarà possibile innescare bomba con lo scarso centimetro della custodia DVD? Bah. Ieri sera a Radio3 Suite la mitica Francesca Serafini (Accademia degli Scrausi, quelli di versi rock e libri di applicazione linguistica sui più diversi campi semantici), linguista a cui dobbiamo anche un libro per Rizzoli sulla punteggiatura, a cui ho solleticato l’idea di applicare competenze sue al porno mio, ha parlato con grande cura e dovizia del suo studio e del mio libro che lo accoglie onorato, conquistandosi la giusta attenzione in attesa che esca il libro e se ne parli a ragion veduta: il suo è un saggio interessante, ben scritto e soprattutto divertente semiserio. Continuo a leggere il mio amato Haruki Murakami

                                             

(o viceversa, così, tanto per distinguere Feltrinelli da Einaudi)

LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK

e mi lusingo di frasi tipo: La comprensione non è altro che un insieme di fraintendimenti. O di atteggiamenti che conosco: “Anche se sono per la prima volta a Roma (e per quanto ne so potrebbe essere l’ultima), non ho nessuna voglia di vedere le famose rovine o la tal fontana, e non mi va nemmeno di andare per negozi. E così mi accontenterò di starmene seduta in un caffè, ad annusare come un cane l’odore della città, ad ascoltare le voci e i rumori, e a guardare le facce delle persone che passano.”

 
Di Carvelli (del 01/04/2004 @ 08:31:00, in diario, linkato 816 volte)

E’ una ben strana categoria quella dei lettori. Sono di tutti i tipi. Dal colto bibliofilo al casuale, al meticoloso e editoso (scelgono e si muovono con grande libertà e con consapevolezza tra le case editrici). Scelgono adelphi come si sceglie la raffinatezza (quale altra casa editrice si è permessa in questi anni di lasciare immutate grafica e collane?). O sellerio per simili motivi. O mondadori con la leggerezza di chi non guarda alle proprietà (o fingono)… ed einaudi per alcuni è ancora sinonimo di Torino e di liberal pensiero. Feltrinelli è un approdo ma discutono animatamente sulla nuova sistemazione dei libri per lettera (in genere da preferire nelle biblioteche casalinghe)… Io per esempio se vedo la foto ad uno scrittore mi metto a guardare lo sfondo (inevitabilmente libri) della casa, la sistemazione dei libri. Li avrà per lettera o per edizione? E provo a riconoscere i profili, i dorsi… I librai sono amici e ci piace sapere che una semplice commessa sa cosa vende e potrebbe dispensare consigli come un critico letterario meglio come una lettrice appassionata. Ecco una delle ragioni del successo del film di Soldini AGATA E LA TEMPESTA,

                                   

un film dissonante coraggioso pur se sbavato come quando si mangia tanto e con gusto passando da una pietanza all’altra. Alla fine un film anche su questo gusto del leggere con ingordigia. Da uno di questi lettori, M. (del genere taciturno e iniziatici e di smisurata passione…i più interessanti e ricchi di sorprese scavalcato il muro dell’omertoso imbarazzo di dedicarsi a passioni così segretamente invise ai più, uomini su tutti), queste pagine con poesie bellissime di Weldon Kees (chi sarà? Investigherò!). http://www.adelphiana.it/2003/sommario2003.htm

 

 
Di Carvelli (del 31/03/2004 @ 08:15:58, in diario, linkato 1153 volte)

Leggo e consiglio PEZZO A PEZZO di Lydia Davis, un'americana finita nelle maglie strette di minimum fax che la cattura con ottima scelta di tempo non diremmo visto che il libro data 1976.

E’ straordinario il vuoto che questa piccola casa editrice romana ha riempito trasformandosi in un competitor credibile della maggiore, di quella che sa, che ha consulenti eppure… Letteratura è passione è nella casa romana lo sanno, lo fanno. Magari si può sbagliare ma sono errori veniali.

Il libro della Davis è un regalo in tutti i sensi. Cerco di ricordare i racconti che ho amato ma mi perdo. Sono brevi, alcuni brevissimi e mi piacciono in tanti. Storia, il viaggio del signor Burdoff in Germania (una costruzione narrativa cubista), il topo, madri, un paio di difetti che ho… Mi trattengo…forse non mi piace solo Il cognato, troppo fuori registro rispetto agli altri e di una magia un po’ troppo illusionista. Da leggere. Da regalare. Potrebbe tranquillamente sottotitolarsi “quello che gli uomini devono sapere delle donne” o “guida alla comprensione dell’universo femminile”… Moretti direbbe “io non parlo così” ma il suggerimento alla speculazione è legittimo. Leggo anche Shalom Alechem “La storia di Tewje il lattivendolo” ma nonostante tutto non entro nella storia, non rido e non m’intristisco (come invita o suggerisce Gad Lerner nell’intro)…mi annoio. Cosa c’è che non capisco? Cosa non vedo? Non capisco la cultura yiddish? Al libro arrivo con suggerimenti inequivocabili e stimabilissimi. L’intro di un grande giornalista. Boh. Non so…

Mi compro anche la Cvetaeva con i puntini della Feltrinelli (ora in fase conclusiva): "Un mondiale nomadismo è cominciato nel buio:/ sono gli alberi che vagano sulla terra notturna./ Sono i grappoli che fermentano in vino dorato,/ sono le stelle che di casa in casa peregrinano,/ sono i fiumi che il cammino comincia a ritroso!/ E io ho voglia di venire da te sul petto – a dormire.” Scritta il 14 gennaio 1917, giorno del mio compleanno.

 

 
Di Carvelli (del 29/03/2004 @ 18:54:24, in diario, linkato 847 volte)

Anche se Carvelli ha lanciato il sasso (dimo famo...) e ha nascosto la mano (leggasi gita genovese improvvisa) e superati i sensi di colpa (ma guarda che destino! morire con colpa!)... è contento di essere stato compianto. Non c'è che dire, per farsi notare bisogna andare in tivvù o morire mediaticamente!! Sapendo di darvi un legittimo piacere eccomi in mezzo a tanti sfortunati...

Lo so, a qualcuno sembrerà cattivo gusto ma cos'è il gusto? La parola preventiva ci deve far riflettere sull'opportunità di ben pensare alle cause prima che agli effetti delle nostre azioni...

Il resto su www.lostile.org

 

Lo scomparso RC

 
Di Carvelli (del 25/03/2004 @ 07:26:18, in diario, linkato 840 volte)

COMMEMORAZIONE PREVENTIVA PER LE VITTIME DI UN ATTENTATO

portate un mazzo di fiori per le vittime

portate una vostra foto, e diventate una vittima

GIOVEDI 25 MARZO

ORE 16.00

METRO MONTI TIBURTINI ROMA 

ILLEGAL ART SHOW 2.0

 

                                           powered by l'Ostile

 
Di Carvelli (del 24/03/2004 @ 08:29:54, in diario, linkato 794 volte)

Ieri “Non ti muovere”. Pensavo peggio. Bella l’inquadratura iniziale. Brava Penelope Cruz. Meno Castellitto (uno dei nostri attori più incisivi) sopra (urla strilli con la detta Cruz) o sotto (l’attesa della figlia in sala operatoria, professionale) le righe tranne nella scena del salvataggio estremo. Bella la scena del saggio di judo, uno dei momenti più intensi del film. Letto “La cipolla” di Antonio Moresco,

considerato ad oggi uno dei nostri migliori autori di cui già avevo letto “Gli esordi”. Questo è un librino della Bollati Boringhieri che potremmo definire un libro scritto sul corpo, nel senso che è un libro che parla del corpo (del corpo femminile, quindi non un libro universale) e di come il corpo può tenere occupato un altro corpo. Un libro di sesso esplicito (l’ho comprato al 50% da Remainders senza sapere altro che il nome e la fama dell’autore) scritto con grande maestria, quasi una piccola lezione di scrittura piena di sfumature e di sottotoni e colma di quell’attrazione che spesso tiene insieme in una morsa una storia d’amore. La tiene attaccata, avvinta ad un corpo, in un gioco di intrecci inestricabili di cui non sai sciogliere i nodi e più ti vedi più ti annodi e il corpo è spesso il suggeritore di questi legami. La dolcezza di questa commistione e di questa mentita centralità della persona nella centralità del corpo mi sembra un sentimento inesplorato, dico come sentimento-guida di una storia d’amore (che poi finirà per essere dettata dai tempi dell’attesa del coito come nucleo essenziale con tutte le dovute mistificazioni per confondere la monodimensionalità o la centralità di questa). Bello sceglierlo come oggetto di parole. C’è il sole. Da subito. Dal letto. Anche se non alza (se non a fatica) il corpo di nuoto e ginnastica acquatica. Sfatto. Sabato letto “Italiane duemilaquattro” (la tartaruga) nella sbornia da antologia che sta assalendo i nostri editori. Mi piacciono moltissimo Daniela Gambino (un racconto superbo, da antologia), la Magi, molto la Marilia Mazzeo (che a piccoli passi di piccole frasi racconta come nessuno l’immigrazione senza pietismi o indulgenze) e Grazia Verasani. Ma ripeto il racconto della mia amichetta Gambino (sono imparziale e lei lo sa, le ho detto spesso questo sì questo no…quindi…). Meno bene quello della Mander (che avevo letto con ammirazione su ‘tina). Bella la scrittura della Zoni ma il racconto è tronco e inconsistente come trama, peccato la prosa era bella. Ancora non letti tutti ma mi sembra una (fra le altre) delle antologie più interessanti perché coraggiosa (onore a Bianche e la Petit). Non di cordata o di nomi e di omologia come le due Fazi Minimum Fax (quest’ultima la comprerò perché mi sembra comunque interessante). Passo e chiudo. Cioè vado a lavoro.

 
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